Halloween: dalle radici diaboliche alla modernità gnostica

Halloween

Halloween, il diavolo e il carnevale

Halloween è alle porte. Da padrone la faranno i costumi da mago, strega, vampiro, zombie, ma soprattutto da diavolo, variamente declinati, questi ultimi, nella versione «diavoletto», «diavoletta sexy» etc. È questa pratica di travestirsi da mostri, oltreché un modo per esorcizzare paure in fondo ancora persistenti in certe fasce di popolazione e più diffuse a livello inconscio di quanto si creda, un atto di ribellione. Atto che s’inscrive nell’atavica logica «carnevalesca», o meglio nel ribaltamento della logica dominante che la dimensione del «carnevale» porta con sé.

Si badi che con «carnevale» qui non s’intende il periodo di festa che, attraverso un’assimilazione cristiana, è giunto a rappresentare il preludio festoso alla Quaresima; bensì un tipo di festeggiamento che, affondando le radici nelle feste romane dei Floralia e dei Saturnalia, contempla un qualche tipo di sovversione dei rapporti di potere, un qualche tipo di liberazione degl’impulsi più ferini, un qualche invito più forte di quanto sarebbe normalmente accettabile a godersi la vita fra sesso, cibo, libertà di parola ed espressione  e libertà dal lavoro.

Il diavolo, Lucifero, il ribelle

Ribellione dunque. Questa dimensione di affrancamento dalle dinamiche sociali invalse era avvertita come necessaria in una società gerarchizzata come quella romana. E allo stesso modo, in una società fortemente repressiva come quella cristiano-centrica, sarebbe risultata irrinunciabile.

L’intera vita cristiana (come anche quella giudaica), infatti, si fonda sul principio obbedienza: il «peccato originale», o per meglio dire il «peccato dei progenitori» – che si creda o meno al dogma secondo cui avrebbe macchiato l’intera umanità – costituisce il primo e più importante atto bollato negativamente dalla Scrittura: ed è un atto di disobbedienza.

Una tradizione consolidata, interna al mondo giudaico ma soprattutto a quello cristiano dei primi secoli, ha identificato il serpente tentatore dell’episodio della Genesi con Lucifero, a sua volta fatto oggetto di un equivalenza con Satana.

La ribellione

La questione di come si sia arrivati a simili equivalenze è complessissima e impossibile da riassumere in un articolo di piglio divulgativo come questo. Ci basti riflettere, però, sul significato profondo del «peccato dei progenitori»: essi, ammoniti da JHWH – loro creatore – di non mangiare  il frutto dell’«albero della conoscenza del bene e del male», vengono persuasi dal serpente/Lucifero a trasgredire l’ordine impartito, scatenando al fine l’ira d’Iddio, il quale infine decreta la loro espulsione dal giardino di delizie che aveva preparato per loro.

Ora, quello appena schematizzato è un classico mito volto a mettere in guardia dalla hybris, o tracotanza, o ancora superbia: da quel sentimento insomma che spinge a trasgredire la legge divina.

Il punto è che, proprio come l’animale tentatore nel giardino di Eden, è sempre serpeggiato nelle migliori menti della civiltà nostra (umana) il dubbio se tali miti che mettono in guardia contro la hybris siano da considerare davvero fededegni, e soprattutto se non si possa esercitare un’analisi critica sulla morale che delineano.

Le domande «del diavolo»: la «genesi» dello gnosticismo

È a partire soprattutto dalla fioritura intellettuale conosciuta in ambiente alessandrino, ha dimostrato Jonas, che un sentimento del tragico – già notevolmente presente nella cultura greca –, incontrando le religioni di tipo orientale, ha dato origine a una interpretazione affatto originale del concetto di hybris e, più specificamente, in ambiente giudaico e poi soprattutto cristiano, a una generale rilettura della tradizione religiosa in senso critico.

Senza più parlar copertamente: come si può pensare a un buon Creatore, se la realtà ci dice l’esatto contrario? Come si può, anche ammettendo la «caduta iniziale», negare la presenza di un’entità di tipo divino dai caratteri malvagi? E poi: siamo sicuri che l’Eden sia mai esistito? E se esso non fosse esistito, se il mondo dunque fosse sempre stato quello che è oggi, come si configurerebbe il gesto «tracotante» di mangiare dall’albero della «conoscenza del bene e del male»? Infine, per quale motivo la «conoscenza del bene e del male» dovrebbe essere motivo di un’infelicità ancora maggiore dell’«ignoranza del bene e del male»?

Queste domande sono alla base dell’opzione gnostica. Lo gnosticismo è un insieme di credenze abbastanza eterogenee, diffusosi nella tarda antichità e rilanciato come sistema d’interpretazione del Cristianesimo, che si fonda sulla contrapposizione dualistica fra una divinità buona, spirituale, e una malvagia, che ha presieduto alla creazione della materialità, la quale è perciò stesso corrotta e intrisa di dolore e sofferenza.

Verso Halloween: gnosticismo e Cristianesimo

Questa concezione, penetrata in ambienti cristiani, ha dato seguito a una corrente tempestivamente bollata come eretica: lo gnosticismo cristiano. Secondo tale confessione religiosa, il dio malvagio, il creatore, che assumeva la qualificazione sinistra di «demiurgo» sarebbe coinciso col dio dell’Antico Testamento, con JHWH, insomma, il quale non avrebbe creato alcun Eden paradisiaco.

Il mondo originario, la Natura soperchiante e terribile, prodiga anzitutto di sventure per quella creatura indifesa che è l’uomo, è dunque assunto in senso totalmente negativo: positivo, al contrario, è ritenuto lo sforzo umano di resistenza alla furia della Natura entro cui si esplica la furia di JHWH.

Ne consegue la lode di Lucifero, inteso etimologicamente in senso positivo, portatore di luce ed emanazione del dio «buono»; ne consegue del pari una rivalutazione della «conoscenza del bene e del male»: questa sarebbe il presupposto necessario per cercare di migliorare la propria condizione, uscendo da un ambito totalmente naturale e costruendo civiltà, in una sorta di sfida prometeica (e perciò difficile) al grande dio malvagio.

Le possibilità dell’uomo

Ma com’è possibile all’uomo, posto sotto il giogo demiurgico, realizzare, seppur a fatica, il bene? Donde proviene la forza di sfidare la Natura? Dall’altro dio, quello spirituale e buono, di cui una scintilla (tecnicamente definita «eone») si troverebbe in ciascun uomo (o, a seconda della tradizione, in alcuni eletti).

Gesù, nella concezione gnostica, si oppone a JHWH, ed è il Maestro che indica agli uomini, attraverso l’amore e il superamento delle leggi di natura, la via perfetta per realizzare la propria dimensione luminosa e spirituale.

Simili concezioni sono state sistematicamente bollate di eresia, e quanti le professavano (in epoca tardoantica i pelagiani, i valentiniani, i seguaci di Marcione; in epoca medievale i catari, per rimanere in ambito cristiano) sono stati sistematicamente ridotti al silenzio dalla Chiesa. Del resto, essi stavano dalla parte «del diavolo» (letteralmente).

Gnosticismo e modernità verso Halloween

La furia repressiva della Chiesa, tuttavia, se su un piano più appariscente poté mostrare delle vittorie, non riuscì a domare quei fermenti di pensiero che, durante le più drammatiche crisi dell’evo moderno, tornarono prepotentemente a galla. Una cesura importantissima, il cui valore è stato già sottolineato, è quella del 1348 e della peste nera.

In quell’occasione l’Europa intesa come res publica christiana, sperimentava concretamente l’assenza della misericordia divina: un terzo della popolazione morì; genitori e figli iniziarono a considerarsi vicendevolmente nemici in quanto ipotetici portatori di peste; amicizie, amori, legami commerciali vennero troncati per sempre; e si moriva di una una malattia tremenda, che rendeva orribile il corpo dell’infetto.

Come poteva davvero il Dio misericordioso permettere tutto ciò? Questa domanda, invero, se la fecero in pochi in un primo momento: la gran massa delle plebi, guidata dalle gerarchie cattoliche o persino spontaneamente (avendo introiettato la combattiva fede di stampo medievale) iniziò a prendersela con gli ebrei, in quanto «nemici di Cristo» e «deicidi». Ma la classe intellettuale più avanzata – quanti, insomma, avevano gli strumenti per vedere un po’ più in là – fu sfiorata (inconsapevolmente e in gradi molto diversi) dall’ipotesi gnostica, preludio alle posizioni scettiche e pessimiste dell’«umanesimo tragico».

Verso Halloween: Boccaccio

Boccaccio ne è fulgidissimo esempio: ed è fulgidissimo esempio di una resilienza di tipo gnostico il suo Decameron che, preso nel suo insieme, delinea la ricreazione, ad opera dell’intelletto umano, e più precisamente del logos (la «parola»), di una nuova Natura e di una nuova Civiltà sottratte alla furia naturale e alla miseria materiale. Il tutto rigorosamente grazie a valori laici e, anzi, al più o meno velato disprezzo di una religione finalmente smascherata come metodo d’oppressione che permette di esercitare un potere sul prossimo.

E si badi che il disprezzo per la miseria materiale in Boccaccio assume, con apparente paradosso,la forma dell’invito al godimento di quel poco che di buono si può trarre dalla carne: non vale più, infatti, l’idea di una mortificazione ascetica e catartica. «La miglior vendetta è vivere bene», insomma: ed è una vendetta – ancora non esplicitamente – contro l’«Iddio pestilenziale» (per dirla con Montale) che ha gettato l’uomo in un mondo segnato da mali sì gravi.

Machiavelli, Hobbes e noi

Ma dalla cognizione del male e del dolore la modernità, con un processo che ha radici gnostiche, è riuscita a cavare fuori il progresso. Quando infatti, a livello intellettuale e via via anche popolare, si è persa la fiducia nella Provvidenza e si è fatta spazio l’idea di un disordine naturale, di un’informità del cosmo, di un dio creatore insomma malvagio, è scattata la molla: Lucifero s’è destato e ha deciso di «conoscere il bene e il male». Di farlo da sé, senza mediazioni ecclesiali o sacerdotali.

È precisamente quanto sta alla base della moderna scienza politica, i cui padri nobili, Machiavelli e Hobbes, fondano i loro sistemi su un crudo pessimismo che sottende un’indifferenza quando non una malevolenza divina e cosmica. L’inglese, anzi, teorizza lo «stato di natura» come il dominio della barbarie, della guerra, della malattia, della sopraffazione più assoluta; teorizza implicitamente una «creazione sbagliata» che l’uomo deve proporsi di redimere attraverso un atto di conoscenza e di ribellione. Non è forse Lucifero? Non è forse quel diavolo ribelle, scacciato dalla porta, rientrato dalla finestra?

Lucifero e Halloween

La modernità, insomma, ricupera Lucifero (senza dirlo quasi mai): e così riesce a sviluppare l’idea di progresso attraverso la conoscenza. Le condizioni di vita migliorano nettamente, e tutte le ideologie pienamente moderne (liberalismo, socialismo, comunismo) si propongono, preso atto dell’«inganno» del potere tirannico, diverse soluzione per realizzare «artificialmente» quel paradiso che il sovrano dell’ancien régime, i cui caratteri sacrali lo assomigliano al demiurgo di gnostica memoria, aveva sempre millantato senza aver mai realizzato. Purtroppo, ognuna di queste ideologie, e in generale la fiducia nel progresso, o in «Lucifero» inteso come summa dei valori laici e antitirannici, è venuta meno nel ‘900, e oggi, mentre siamo costretti a salvare la Natura e non più a doverci salvare da essa, pare un anticaglia che fa ridere. E Lucifero vien buono al massimo come costume per Halloween…

Andrea Monti per Questione Civile

Bibliografia parziale:

  • AA. VV., La gnosi fra luci e ombre, Roma, 2010;
  • A. Colombo, Il diavolo. Genesi, storia, orrori di un mito cristiano che avversa la società di giustizia, Dedalo, Bari, 1999;
  • A. Di Nola, Il diavolo: le forme, la storia, le vicende di Satana e la sua universale e malefica presenza presso tutti i popoli, dall’antichità ai nostri giorni, Roma, Newton Compton, 1987;
  • A. Forti, Faust. Il diavolo e la scienza, Armando editore, Roma, 2016;
  • T. Gregory, Principe di questo mondo. Il diavolo in occidente, Laterza, Roma-Bari, 2013;
  • S. Hutin, Lo gnosticismo. Culti riti misteri, Edizioni Mediterranee, Roma, 2007;
  • H. Jonas, Lo gnosticismo, SEI, Torino, 2002.
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