Waking Life: dal linguaggio al corpo di Gilles Deleuze

Waking Life

Waking Life: il linguaggio come virus e la rappresentazione delle parti estese di Deleuze

Diretto da Richard Linklater nel 2001, il film Waking Life è un susseguirsi di sogni fatti dal protagonista, un ragazzo che non riesce più a svegliarsi dallo stato di sogno e inizialmente ignaro di sognare. Usando quale strumento di composizione continui e frastornanti dialoghi filosofici, il regista sfida la percezione della realtà e affronta sotto forma onirica la dualità mente-corpo creando un collage sul senso e lo scopo dell’universo. Nella pellicola, girata con la tecnica del rotoscope, si trova l’eco degli assunti esposti da Gilles Deleuze nel suo Cosa può un corpo? ove viene esplicata l’idea per cui il corpo non è definito dalla sua materia stabile, ma dal rapporto dinamico tra le sue parti:

«È come arrivare su questo pianeta con una scatola di pastelli. C’è chi ha la scatola da otto pastelli e c’è chi invece ha quella da sedici. Ma quello che conta è quello che fai con i pastelli, con i colori, che ti hanno dato: non state a preoccuparvi di colorare dentro o fuori dai contorni. Colorate fuori dai contorni dico io, anche fuori dalla pagina, non mettetevi limiti!»

Waking Life

Wiley Wiggins interpreta il protagonista anonimo di Waking Life, pellicola uscita nel 2001 e diretta da Richard Linklater. Il film è un viaggio filosofico sulla profondità della mente umana e sulle ambiguità della realtà. L’utilizzo della tecnica del rotoscope genera un’atmosfera onirica che consente il coinvolgimento dello spettatore nel viaggio del protagonista. Il protagonista, che all’inizio della pellicola sembra svegliarsi da un sogno ricorrente, viene catapultato in una serie di conversazioni filosofiche. Il limen tra sogno e realtà è sbiadito e l’animazione vibrante esalta la fusione tra i due mondi e il protagonista intrattiene continui dialoghi filosofici con i personaggi che incontra.

Il film, infatti, esplora la natura della realtà, la percezione del tempo, il concetto di libertà dell’individuo, l’esistenza dell’io e il concetto di identità personale e invita lo spettatore a porre la sua identità in discussione. Spinge all’esame della nostra percezione del mondo, usando quali strumenti le conversazioni quotidiane e varie citazioni alla filosofia antica e postmoderna.

Il film palesa la non-sovrapponibilità tra conoscenza e coscienza e come l’arrivo alla seconda sia possibile unicamente tramite un processo mediato dal nostro intelletto che conduce lo spettatore a possedere materialmente qualcosa che abbiamo esperito unicamente in maniera fuggevole.  Da un sogno apparentemente mosso dal caos si giunge alla coscienza dell’onirismo e l’esperienza del sogno sembra essere l’unica mediante cui è possibile per il protagonista avere chiaro ciò in cui crede:

«La vita da svegli è un sogno sotto controllo»

La massima di George Santayana è il leitmotiv di Waking Life. Su di essa ruota anche quello che appare essere l’obiettivo del sogno pedissequo del protagonista: avere il predominio sull’incontrollabile.

Cosa può un corpo? di Gilles Deleuze

In Cosa può un corpo? Gilles Deleuze, riprendendo degli assunti elargiti da Spinoza, riflette sul concetto di corpo. Deleuze pone in discussione la tradizionale scissione tra mente e corpo e tra interiorità ed esteriorità. Tra i concetti di maggiore valenza esposti nel saggio vi è il concetto di parti estese: nel contesto spinoziano le parti estese sono componenti materiali del corpo, che entrano ed escono pedissequamente dalla sua composizione; sono parti variabili, capaci di mutare senza distruggere l’identità del corpo.

Deleuze sottolinea come un corpo non sia definito da ciò che lo compone in un dato momento, ma dal modo in cui le sue parti si relazionano tra di esse: si tratta dunque di un rapporto di movimento e di riposo che le parti mantengono. Per capire il corpo ci si deve interrogare su cosa il corpo può fare, quale composizione dinamica può perdere o acquisire parti estese e come il rapporto tra le parti estese si configura come ciò che determina la potenza di un corpo.

Le modificazioni del corpo corrispondono sempre a delle modificazioni dell’anima, poiché anima e corpo sono intese quali due attributi di una stessa sostanza. Le idee che ha l’anima sono parallele agli affetti del corpo: le modificazioni del corpo date dalle parti estese si riflettono dunque nella mente.

Il corpo si definisce anche tramite i rapporti che stabilisce con altri corpi. Le emozioni sono in tale visione dettate proprio dalla percezione di questi incontri: si prova gioia se l’incontro con un altro corpo rafforza il rapporto interno delle sue parti estese, aumentandone la potenza; contrariamente, si prova tristezza se l’incontro distrugge o disturba il rapporto interno delle parti.

La rappresentazione indiretta delle parti estese in Waking Life

Le parti estese sono, dunque, i componenti materiali e variabili di un corpo e ciò che lo costituisce nella sua potenza d’agire. In Waking Life tale concetto viene raffigurato in maniera implicita.

Lo stile visivo del film, dettato dall’uso della tecnica del rotoscope, è di per sé una metafora delle parti estese. I corpi dei personaggi sono costantemente cangianti, quasi fluttuanti e non stabili. Linee, contorni e colori dei corpi si muovono, dissolvendosi e deformandosi, e dando la percezione che le parti del corpo non siano mai fissate. Tale elemento riflette l’idea che il corpo non è definito dalla sua materia stabile, ma dal rapporto dinamico tra le sue parti. L’instabilità visiva della pellicola riflette il concetto che le parti estese entrano ed escono dal corpo continuamente, senza che esso perda la propria coerenza funzionale.

La mancanza dell’identità fissa del soggetto segue il concetto del corpo come flusso: il protagonista anonimo si muove tra sogni, idee, incontri e stati di coscienza senza avere una direzione lineare e, proprio come accade ad un corpo le cui le parti estese cambiano costantemente, l’identità del protagonista muta, sfaldandosi, disperdendosi e poi ricomponendosi. 

Ciò dimostra come il corpo del soggetto non sia una sostanza fissa, ma un cosmo variabile di relazioni.

In Waking Life gli incontri del protagonista prendono le vesti di ciò che modifica il corpo. In ogni conversazione il protagonista incontra una persona con un punto di vista differente e tali incontri modificano il suo modo di essere, riverberando, in senso spinozista, le affezioni che modificano il corpo. Vi sono incontri che aumentano la potenza del corpo del protagonista, ispirandolo o facendolo riflettere, e incontri che la confondono o la disturbano.

Incontri deleuziani in Waking Life

Nel film vi sono alcune scene che, pur non illustrando in maniera didascalica le parti estese, le incarnano indirettamente. Viene espressa in Waking Life l’idea che il corpo è una composizione dinamica, le cui parti sono intercambiabili finché si mantiene un rapporto coerente.

L’intro della pellicola vede il protagonista svegliarsi all’interno di un sogno: egli fluttua sopra il suolo per poi essere trascinato verso l’alto come fosse un pallone e in tale scena il corpo perde il peso fisso e i suoi limiti stabili. Le parti estese perdono qui il vincolo della forma e della gravità, dando una rappresentazione del corpo come potenza di variazione: una massa di forze e affetti.

In un’altra scena il protagonista incontra un uomo che gli parla delle tematiche del sogno lucido e del risveglio: in questo caso, il personaggio esplica come il soggetto può aumentare la consapevolezza e controllare i propri sogni. Nella scena si sente l’eco della riflessione sulla capacità di gestire le affezioni, nonché i modi tramite cui il corpo è modificato dai suoi rapporti. In senso spinozista ciò implica aumentare la potenza del corpo, tramite la consapevolezza della propria plasticità.

Vi è, infine, un dialogo che il protagonista intrattiene con una figura femminile che cambia forma mentre parla. La donna durante il suo discorso cambia stile visivo e muta la sua forma, dando la parvenza che il suo corpo non sia mai lo stesso: si tratta di un esempio della trasformazione continua delle parti estese. L’identità non si configura tramite un corpo stabile, bensì da una coerenza interna del mutamento.

Il linguaggio come virus in Waking Life

Waking Life ruota tutto sull’espediente del dialogo. L’idea che traspone è quella del linguaggio quale virus, facendo eco alle ideologie di William S. Burroughs. Come un virus, il linguaggio è capace di infettare le menti, influenzando il modo in cui pensiamo e percepiamo poiché le parole sono ciò tramite cui le idee possono diffondersi e prendere forma nella società. Il linguaggio, dunque, non è solo un mezzo di comunicazione, ma anche un modo per formare e controllare il pensiero. In Waking Life i personaggi conversano su come il linguaggio sia in grado di manipolare la realtà e come le idee possono infettare gli individui. È il linguaggio, in tale ottica, a portare l’umano ad adottare un dato punto di vista o un dato comportamento.

La metafora del linguaggio quale virus si configura come una velata critica alla società. Riflettendo sulle narrazioni dominanti e su come le parole possano essere utilizzate per controllare o liberare gli individui, lo spettatore è portato a considerare come le parole influenzano la nostra vita quotidiana e le nostre interazioni sociali.

Nella scena conclusiva di Waking Life il protagonista si dissolve sino a scomparire, divenendo assenza di forma e puro movimento. Si tratta di una rappresentazione estrema del corpo come flusso di forze. Il corpo viene sganciato da qualsivoglia fissazione materiale: diviene unicamente rapporti e variazioni, senza sostanza fissa.

Maria Domenica Ferlazzo per Questione Civile

Sitografia:

www.ilsuperuovo.it

www.mymovies.it

www.ondacinema.it

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