Le fotografie che si scattano durante i viaggi dicono molto delle persone e del mondo: l’artista Corinne Vionnet lo dimostra nella sua opera Photo Opportunities (2005-2014)
L’opera di Corinne Vionnet offre l’occasione per riflettere sulle fotografie che si scattano durante i viaggi e sul perché si sceglie di immortalare determinate immagini. Questa analisi sarà preceduta da una riflessione sul fenomeno del turismo e su come sia cambiato da qualche anno a questa parte.
Viaggi: chi parte, come e perché
Perché si viaggia? Come si viaggia? Occorre, anzitutto, tracciare una sottile ma quanto mai determinante distinzione tra turisti e viaggiatori. Ciò che li differenzia sono l’approccio e l’intensità dell’esperienza che intendono vivere: da un lato il turista si sposterà seguendo itinerari predefiniti, per visitare – nel minor tempo possibile – il maggior numero di luoghi di interesse, alla ricerca di comodità e di esperienze consigliate e considerate tipiche di quella meta. Una scorpacciata di cultura (spesso apparente) con uno sforzo ridotto.
Il viaggiatore, d’altro canto, prediligerà avventurarsi e affrontare esperienze più profonde e significative, interagendo attivamente con le persone del posto, immergendosi in maniera più autentica nelle loro tradizioni. Un’apertura al mondo che parte dalla mente e dall’intraprendenza.
Questa distinzione non è volta a criticare uno dei due atteggiamenti ma ci può far riflettere su quanto la prima categoria, ai giorni nostri, stia prendendo il sopravvento sulla seconda.
I nuovi viaggi: il fenomeno del turismo di massa
Il turismo di massa è un fenomeno che, specialmente nelle grandi città, diventa sempre più tangibile; basti pensare che l’Onu abbia stimato che nel 2024 più di 1,4 miliardi i viaggiatori si siano mossi dalla propria Nazione, con un aumento dell’11% rispetto al 2023.
Nel 2024 la McKinsey & Company, attraverso un sondaggio, ha rilevato che l’80% dei viaggiatori si concentra solo sul 10% delle destinazioni mondiali. Ciò può condurre a un caso estremo, conosciuto con il nome di overtourism. Quest’ultimo è caratterizzato da un sovraffollamento turistico, concentrato in alcuni periodi dell’anno in città e siti famosi, che provoca o può provocare danni ai monumenti e all’ambiente, nonché disagi per i residenti.
Aspettative e realtà durante i viaggi
Il modo di spostarsi e di andare in vacanza cambia e come esso anche la fisionomia delle mete più gettonate. “I turisti arrivano con aspettative e stereotipi culturali, e gli abitanti, pur di non rinunciare ai profitti, si adattano a questi cliché, trasformandosi in caricature di sé stessi. E così il ciclo si autoalimenta. Le chiamano trappole per turisti ma io la vedo diversamente: non è tanto il viaggiatore a restare intrappolato quanto il luogo stesso, alimentando un circolo vizioso che svuota i luoghi della loro identità”. Queste considerazioni provengono dal saggio The new tourist (2024) di Paige McClanahan, scrittrice del New York Times.
Quasi si rimane delusi se la meta agognata differisce dai racconti triti e ritriti che provengono dai social. Durante un viaggio (da specificare, a questo punto, turistico) ci si sente obbligati a seguire pedissequamente i suggerimenti impartiti dalle principali pagine del web: attrazioni imperdibili, esperienze meravigliose, cibo squisito, panorami da urlo… Per poi, come la lista della spesa, spuntare le tappe dell’itinerario consigliato. Quest’ultimo spesso – come già accennato – privato della sua vera natura e autenticità: un supermercato per turisti ghiotti di esperienze preconfezionate.
Andiamo, adesso, ad analizzare un altro aspetto del turismo di massa. Per farlo ci serviamo, nuovamente, delle parole di McClanahan tratte dal suo già citato saggio:
“Nell’era dei social media si è accentuata la componente più consumistica del viaggio. Ci spostiamo rapidamente da un posto all’altro solo per scattare qualche selfie da postare online. Guardando gli altri visitatori, era evidente che non cercavano un’esperienza autentica, ma una performance da mettere in scena per un pubblico immaginario. La mia guida mi fece posare in punti strategici tra le rovine per evocare mistero e solitudine. E anch’io, alla fine, pubblicai un reel su Instagram con colonna sonora suggerita dalla piattaforma e foto senz’anima, più autoreferenziali che celebrative del luogo”.
Corinne Vionnet: i viaggi come non li avete mai visti prima
Si vedono ma non si guardano i monumenti, i paesaggi, la realtà e tutto ciò avviene senza rendersene conto. Per riflettere su questa situazione viene in nostro soccorso un’artista svizzero-francese di nome Corinne Vionnet, grazie alla sua opera Photo Opportunities.
Tra il 2005 e il 2014, Vionnet ha collezionato e sovrapposto numerose fotografie scattate e pubblicate dai turisti presso i luoghi e i siti più noti del mondo. Prendiamo in analisi quella del Taj Mahal: l’immagine appare sfocata, avvolta da un’atmosfera misteriosa, quasi spettrale, dominata dall’imponente monumento, circondato da una folla oceanica. Accanto al fascino che si può provare ammirando un tale collage di fotografie si nasconde molto di più. Occorre quindi svelare (qui inteso nell’accezione letterale del termine: togliere il velo, gli strati) per capire l’essenza dell’opera e il messaggio che l’artista intende comunicare.
“Photo opportunities”. Si attribuisce a Nixon la creazione di questa espressione, riferita a quei momenti orchestrati ad arte, a scenografie ufficiali pensate per i politici, dove i giornalisti non dovevano far altro che presentarsi sul set già allestito per immortalare il presidente nella luce migliore. Nasce così l’inganno: l’evento costruito, la notizia di cartone, la messinscena che si traveste da realtà.
La scrittrice e filosofa statunitense Susan Sontag, nei suoi saggi raccolti in On Photography (1977), riflette sui cosiddetti “photograph-trophies” immortalati dai turisti. Le fotografie dovrebbero incorniciare ricordi, momenti e attimi ma più passa il tempo e più la loro aura (per dirla alla Benjamin) sta svanendo: ogni immagine si può duplicare e condividere innumerevoli volte.
Fotografare da un altro punto di vista
La fotografia, da mezzo di documentazione, diventa dispositivo di standardizzazione. E in questo processo, ciò che in origine era singolare si trasforma in un visto e rivisto di fronte al quale non ci si stupisce più. Vionnet lo mostra con precisione: le sue immagini stratificate non sono soltanto opere d’arte, ma fotografie concettuali che esprimono come la nostra cultura visiva sia influenzata: si sceglie il soggetto dello scatto o ci si sente obbligati a scegliere luogo e angolazione precisa, reiterando un codice visivo collettivo?
Secondo l’artista svizzero-francese il processo è il seguente: nel momento in cui si cattura un luogo emblematico, non lo si vede per la prima volta ma lo si riconosce. La memoria inizia a scavare e collega una visione a film, pubblicità, post nei social media: niente è veramente nuovo ma è stato già costruito nel nostro immaginario preesistente.
Ci si ritrova, quindi a confermare i ricordi, replicando inquadrature già viste. Le prospettive, ritenute “giuste” per la loro familiarità, tendono a ripetersi, spesso senza che se ne abbia consapevolezza. Vengono replicate inquadrature già note, adottati punti di vista convenzionali e scelte angolazioni percepite come naturali. Lo sguardo, così, è guidato da una memoria visiva collettiva.
L’opera di Vionnet mette di fronte a una realtà: la verità è che, pur senza volerlo, si è tutti un po’ turisti, i quali dovrebbero mettere da parte l’immaginario comune alla ricerca dello scatto perfetto. Il vero viaggio, allora, non consiste nel collezionare immagini, ma nel disimparare a guardare come ci è stato insegnato. Occorre rieducare lo sguardo, restituendogli la capacità di stupirsi. In questo modo si potrà tornare a vedere- e non guardare- il mondo con occhi nuovi.
Livia Paolizzi per Questione Civile
Sitografia
d.repubblica.it
metropolitanmagazine.it
Photo Opportunities – Photographs by …
www.lensculture.com
www.fotografiaartistica.it
www.corinnevionnet.com

