Sarah Bernhardt in Art Nouveau: divinamente nuova

Sarah Bernhardt

Sarah Bernhardt di Clairin tra fascino, talento e arte

Nel 1876 al Salon di Parigi viene esposta un’opera che, sia per il soggetto rappresentato che per la tecnica usata, colpisce i critici d’arte. Si tratta del ritratto di Madame Sarah Bernhardt realizzato da Georges Jules Victor Clairin. L’attrice era estremamente nota al tempo e apprezzata in tutto il suo talento e Clairin, prima suo amante e poi fedele amico, vuole renderla eterna non solo nel teatro ma anche nella storia dell’arte. Per questo sceglie di rappresentarla secondo l’estetica dell’Art Nouveau.

Sarah Bernhardt al Petit Palais

Camminando tra le sontuose sale del Petit Palais a Parigi, l’attenzione ricade su un quadro. Lo sguardo del soggetto rappresentato è magnetico e porta l’osservatore ad avvicinarsi e a chiedersi come quegli occhi così profondi e ammalianti l’abbiano tanto catturato.

La bellezza e il fascino del dipinto non passarono inosservati neanche nel 1876, quando l’opera venne esposta al Salon (l’esposizione periodica di pittura e scultura, tenutasi al Museo del Louvre dal 1667 al 1890) dello stesso anno. In quell’occasione tutta la stampa notò il ritratto di Madame Sarah Bernhardt, celebre attrice della Comédie Française, realizzato da Georges Jules Victor Clairin.

Sarah Bernhardt vista da Théodore Véron

Il pittore e critico d’arte Théodore Véron ne Le Salon de 1876: mémorial de l’art et des artistes de mon temps fornisce una descrizione dettagliata ed esaustiva del quadro:

«Il ritratto di Mme Sarah Bernhardt è certamente una delle opere più salienti del Salon, tanto per l’originalità della composizione quanto per lo splendore della colorazione […] M. Clairin la rappresenta avvolta in una lunga vestaglia bianca di raso con una coda che si sfila, distesa su un ricco divano di raso rosa e appoggiata a un cuscino dello stesso tessuto decorato d’oro; alla sua destra e sul retro di questo appartamento interamente orientale, si trova uno specchio veneziano circondato da tende di velluto viola; alla sua sinistra una pianta tropicale abbassa le sue ampie foglie verdi sopra l’attrice e scultrice meditativa; Ai suoi piedi, un grande levriero giallo di grande razza si appoggia sulle sue lunghe zampe e allunga la sua testa fiera e aristocratica.»

Nel suo ritratto – uno dei più amati dalla Bernhardt – è immortalata in una stanza dall’atmosfera intima e rilassata, mentre regge delicatamente un ventaglio nella mano destra. Particolari, questi, che non vengono notati immediatamente dall’osservatore, poiché quest’ultimo viene completamente assorbito dallo sguardo irresistibile de la Divine, soprannome con cui l’attrice era conosciuta al tempo. Se si ha la percezione di trovarsi all’interno di una pubblicità i cui soggetti principali sono la Bernhardt, i suoi occhi magnetici e accattivanti e il suo corpo longilineo e morbido, si può affermare di essere davanti a un esempio di Art Nouveau.

Sarah Bernhardt: un esempio di Art Nouveau

L’Art Nouveau ebbe come obiettivo quello di far diventare ogni elemento della vita quotidiana un’opera d’arte: architettura, arredamento, gioielli, vetrate e persino oggetti comuni come lampade e posate dovevano costituire un’idea di design unitario. Novità, irregolarità, armonia e bellezza sono condensate in questa corrente artistica, la quale rivoluzionò le arti decorative e il design, spianando la strada al Modernismo e alle principali correnti artistiche del Novecento come l’Art Déco, il Bauhaus e il Movimento Moderno nell’architettura.

Il termine Art Nouveau risale al 1884, quando sulla rivista belga L’Art Moderne venne descritto il gruppo artistico Les XX. Di quest’ultimo facevano parte venti tra pittori, scultori e designer belgi che, rifiutati dall’esposizione ufficiale (come era accaduto a Parigi per il Salon des Indépendants) inaugurarono uno spazio dedicato interamente a loro e alle loro opere. Tuttavia, grazie a Siegfried Bing, un mercante d’arte tedesco-francese e alla fondazione della sua Maison de l’Art Nouveau (1895), questa corrente artistica si diffuse in tutta Europa e sotto vari nomi come: Jugendstil in Germania, Wiener Secession in Austria, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Modernismo in Spagna, Liberty o Floreale in Italia e Modern Style in Gran Bretagna. L’Art Nouveau non divenne solo una corrente artistica, ma una vera e propria moda del vecchio continente, riconoscibile e desiderata e in linea con la sua epoca di diffusione.

Le caratteristiche principali di questo movimento artistico – che ebbe in pittura tra i suoi principali rappresentanti Gustav Klimt e Alfons Mucha – sono le linee morbide e organiche, ispirate dalla forma e dal dinamismo del mondo vegetale; la rappresentazione dei motivi floreali e ornamentali è, infatti, molto ricorrente. Non si tratta, tuttavia, di mere decorazioni, ma di immagini evocative e metaforiche della vitalità e della grazia spesso incarnate da figure femminili.

Sarah Bernhardt simbolo della Belle Époque

Lo stile Art Nouveau era in sintonia con l’epoca moderna, quella della Belle Époque, durante la quale la borghesia desiderava immagini innovative, comunicative e raffinate. Gli artisti Art Nouveau erano in grado di creare grafiche, architetture e dipinti riconoscibili, attraenti e memorabili al pari di veri e propri manifesti pubblicitari.

Quello di Sarah Bernhardt non è, quindi, soltanto un ritratto, ma un simbolo della Belle Époque, del progresso e dell’innovazione pittorica che parte dall’eleganza, dalla raffinatezza e dal fascino che generano un interesse senza tempo. Clairin dipinge fuori dalle rigidità accademiche, valorizzando il carisma dell’attrice e la sua modernità.

Sarah Bernhardt, un talento oltre ogni tecnica

«Mademoiselle Sarah Bernhard non è carina, ma ha lineamenti raffinati e intelligenti che Clairin è riuscito a rendere solo un volto regolare e volgarmente sensuale come quello che dipingerebbe un Cabanel.»

Con queste parole Émile Zola, in occasione del Salon del 1876, critica proprio il modo in cui il pittore Georges Clairin ha rappresentato l’attrice. Per lo scrittore francese – che giudicando negativamente il pittore, fa un elogio implicito alla complessità di Sarah Bernhardt – dal dipinto non traspare la vera natura del volto dell’attrice e la sua unicità. Colei che veniva soprannominata La Voix d’or, la Divine, la Scandaleuse, Monstre sacré viene qui trasformata in una figura troppo regolare, troppo conforme ai canoni estetici dell’epoca; addirittura, assimilabile allo stile di Alexandre Cabanel, pittore accademico noto per figure femminili idealizzate e ammiccanti.

Un ritratto che, insomma, non rende giustizia a una donna che ispirò opere teatrali (in particolare Aiglon di Edmond Rostand), che dal 1893 assunse la direzione del Théâtre de la Renaissance e poi del Théâtre des Nations e che ha scritto alcune opere teatrali da sola.

Forse proprio questa ambivalenza, tra immagine pubblica ed essenza individuale, rende il dipinto così interessante e magnetico.

Livia Paolizzi per Questione Civile

Bibliografia

William Hardy, Guida allo stile Art Nouveau, De Agostini

Sitografia

https:petitpalais.fr

https:catalogue.bnf.fr

https:histoireparlesfemmes.com

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