Briciole di Calcutta come posto lontanissimo di Ettore Sottsass?

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Le briciole di Calcutta come posto lontanissimo di Ettore Sottsass: tra libertà e isolamento

«e il mondo è un tavolo e noi siamo le briciole»

Ettore Sottsass J. fu un designer e architetto italiano. Oltre a collaborare con Poltronova e con l’Olivetti, fu fondatore del Gruppo Memphis, il cui nome vede le sue radici nella canzone di Bob Dylan, Stuck inside of Mobile with the Memphis Blues Again (1966). Barbara Radice, seconda moglie di Sottsass, lo descrisse come un uomo profondamente insoddisfatto, solitario ed infelice, avvero a qualsiasi forma di istituzione e per cui il denaro non ha nessun valore. Analizzando i contribuiti che Sottsass ha lasciato all’ambito del pensiero, con testi come Di chi sono le case vuote? e Per qualcuno può essere lo spazio, emerge la sua caratura provocatoria interiore. Infelice e sovversivo, plasmò il concetto di spazio lontanissimo: spazio al limite tra la libertà e l’isolamento e che sembra uno strumento funzionale per proporre un’analisi filosofica del testo Briciole di Calcutta (2018).

Ettore Sottsass e Calcutta: ritratti per linee generali

Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917- Milano, 2007) fu tra i più autorevoli innovatori del design italiano del Novecento. Cresciuto a Torino conseguì la laurea in architettura al Politecnico della città nel 1939. Dopo la guerra aprì a Milano il suo studio, cominciando un percorso che lo condusse dal modernismo funzionalista al radical design dei 60’-70’. Giungendo poi alla fondazione del gruppo Memphis, nel 1981. La sua opera è intrisa di elementi pedissequi, quali: il colore quale vibrazione spirituale, l’uso dell’ironia e dell’anti-funzionalismo. Sottsass indaga inoltre il rifiuto del buon gusto borghese, la conciliazione tra tecnologia e umanesimo e l’input della dimensione autobiografica.

Contraddittoria, nel suo percorso fu la sua partecipazione volontaria alla Divisione Monterosa, episodio che contrasta con la visione cosmopolita e pacifista maturata negli anni successivi.

È possibile rilevare tra il padre del design italiano e l’attuale musica italiana indie, un fil rouge. Tale connessione è data dalla consonanza malinconica intrinseca tanto in Sottsass che nell’opera musicale di Calcutta.

Edoardo d’Erme, in arte Calcutta, nasce nel 1989, figlio della provincia e della cultura pop diffusa. Il cantautore, parimenti al designer, possiede la sensibilità di tramutare il quotidiano in qualcosa di significativo.  Tra gli elementi identitari della sua poetica figurano: il minimalismo emotivo, la traslitterazione di colori pop in suono, un’estetica dell’imprecisione vocale e l’uso dell’ironia dismessa. Nel 2015 Calcutta, oltre ad assumere la figura di portavoce del movimento italiano indie, con il suo album Mainstream, ha ridefinito il linguaggio della canzone pop. Incentrando la stessa, sulla semplicità dei dettagli quotidiani quali centro emotivo della narrazione.

Analisi di Briciole di Calcutta

«ti ricordi? Andavamo a passeggiare nei ricordi»

L’incipit è un paradosso sul camminare nei ricordi. L’immagine evocata tramuta la memoria in un luogo fisico, un paesaggio mentale. Tale movimento va verso un tempo condiviso e risulta incrinato dalla domanda “ti ricordi?”, implicante un senso di incertezza. Una memoria che non è più reciproca, o che rischia di non esserlo. La passeggiata diventa gesto fragile: il passato si può sfiorare, ma non afferrare.

«e il mondo è un tavolo e noi siamo le briciole»

Tale riduzione di scala riduce l’immensità del mondo a un tavolo e le persone a delle briciole. Le briciole, sono ciò che resta, staccate dal pane possono essere spazzate via con un gesto minimo. Seppur minuscole, condividono uno spazio lontanissimo comune: anche quando sembrano spazzate via, sono vicine tra loro per forza di cose. Il tavolo, piano d’appoggio, è metafora delle relazioni umane: luogo stabile ove permangono i residui di ciò che un tempo è stato intero. Si è piccoli come briciole, rispetto al mondo e alla propria storia. 

«e tutti i giorni, camminavi con la nebbia nei risvolti»

La nebbia, ciò che rende tutto indistinto, si annida nei risvolti dei pantaloni: in un dettaglio poco visibile. Nelle pieghe del quotidiano, nei risvolti, vengono nascoste quelle forme di tristezza e disorientamento non dichiarate.

«ma le tue parole soffiano le briciole, verso un arcipelago diventano le isole»

Il finale vede il rovesciamento delle briciole: da segno di precarietà a basi per un possibile nuovo ordine. Dall’essere residui divengono spazio abitabile, divengono arcipelago: insieme di isole, ciascuna delle quali autonome ma facenti parte del medesimo tutto. Pur se soffiate via, le briciole nel disperdersi trovano la loro nuova configurazione.

L’idea che il frammento, la rottura, possano creare un ordine diverso, libero dalle forme originarie, fa eco all’estetica di Sottsass.

Il Posto Lontanissimo di Ettore Sottsass, libertà o isolamento

Nel trattare del posto lontanissimo, Sottsass evoca uno spazio sia mentale che geografico. Si tratta di un altrove che percorre la sua opera e la sua biografa. Non luogo fisico in senso stretto, definisce il modo sensibile di stare nel mondo concreto: mai del tutto dentro e mai completamente al di fuori. Luogo sospeso tra il bisogno di liberarsi dalle costrizioni del presente e la consapevolezza che ogni distanza comporta un costo, spesso dato dall’isolamento. Il posto lontanissimo di Sottsass è come una forma di libertà: qui l’oggetto, e l’essere, può esistere senza dover giustificare la propria funzione. In anni ove il design italiano aveva quale peculiarità il razionalismo e l’ideologia dell’efficienza, Sottsass compie un’azione sovversiva.

Egli si colloca altrove: lontano dai dogmi del buon gusto e della serialità industriale. In un altrove che è territorio spirituale e rituale, ove l’oggetto smette di essere prodotto e diviene simbolo, “briciola” della vita emotiva. La distanza in tale ottica diviene metodo creativo: sottrarsi a ciò che è pluricodificato. È dal posto lontanissimo che vengono alla luce oggetti ibridi come la Valentine, i Totem e la Memphis. Ogni lontananza porta con sé una quota di solitudine e Sottsass lo percepisce. Il suo essere altrove rispetto al “tavolo” del mondo è una strategia di sopravvivenza. Ma se dal “tavolo” ci si deve allontanare così tanto per passare da “briciole” ad “isole”, resta l’enigma: è davvero libertà o solo sovversione?

Le briciole di Calcutta come segno d’esistenza nello spazio immaginativo di Sottsass

Nella poetica di Calcutta le briciole sono ciò che permane dopo la frattura: dopo il gesto, il pasto, l’amore. Le briciole, piccoli frammenti che sfuggono alla volontà e rimangono quali residui di un’esperienza. In Briciole, tali presenze minime divengono metafora della memoria: rimembrano ciò che non è più pieno ma nemmeno del tutto scomparso. Unità minima dell’esistenza, le briciole prefigurano ciò che resta quando tutto il resto è passato.

Da qui nasce un nuovo spazio immaginativo, reso da segni che ricuciono la mappa dell’essere. Tale poetica del frammento vede un parallelo nell’opera di Ettore Sottsass. Anche per lui, ciò che è minuto, marginale, imperfetto, diviene significativo. Gli oggetti di Memphis sono spesso composti da elementi che appaiono quali “briciole” del linguaggio del design. Si tratta di pezzi scomposti, forme che non pretendono compiutezza. Invece di cancellare il frammento Sottsass sceglie di esaltarlo, considerandolo punto di partenza per immaginare una realtà altra: più emotiva e meno disciplinata.

Tra le briciole di Calcutta e i frammenti di Sottsass vige la medesima logica: tramutare il resto in origine. Entrambi lavorano contro la retorica dell’intero, dell’oggetto chiuso. Prediligono ciò che rimane aperto. In tal modo si lascia spazio allo sguardo e alla memoria. Le briciole, parole disperse o pezzi di colore, indicano che qualcosa è avvenuto: qualcuno è stato lì, loro ne sono l’esile testimonianza. Il loro valore consiste nell’essere piccole, chiedono così cura, attenzione, vicinanza; in tale prossimità nasce il loro potere immaginativo. Le briciole non sono ciò che cade, ma ciò che resta: ed è restando che le briciole ci parlano eternamente, come dei ricordi.

Conclusione

Leggere Briciole di Calcutta attraverso il concetto di spazio lontanissimo di Sottsass permette di cogliere la profondità emotiva della canzone. Le briciole rappresentano non solo i ricordi, ma anche un viaggio interiore verso spazi di nostalgia e desiderio. Le briciole ci riflettono il passato e il come esso continui a plasmare, immancabilmente, la nostra realtà presente.

Maria Domenica Ferlazzo per Questione Civile

Sitografia e fonti:

Calcutta, Briciole, 2018, in Evergreen.

Sottsass, Ettore, Di chi sono le case vuote?, Adelphi, Milano, 2021.

Sottsass, Ettore, Per qualcuno può essere lo spazio, Adelphi, Milano, 2017.

www.memphis.it

www.rollingstone.it

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