Nolde: il tormentato ponte tra l’anima e l’arte

Nolde

L’Espressionismo tedesco e l’esperienza di Nolde come sguardo alternativo e autentico del mondo

L’opera Girasoli del pittore danese Nolde offre l’occasione per riflettere sull’animo umano, sulla necessità di esternare le proprie emozioni e su quanto queste ultime plasmino il mondo a noi circostante, rendendo la realtà carica di soggettività.

Nolde: dei Girasoli inaspettati

“I colori erano la mia felicità. Era come se essi avessero amato le mie mani… I colori dei fiori che sbocciano e la purezza dei colori, mi sono piaciuti molto.”

Da uno sfondo blu profondo e intenso emergono due corolle gialle, piegate verso il basso e sorrette da uno stelo spesso e robusto verde smeraldo. Sono i Girasoli dipinti nel 1932 da Nolde, pseudonimo del pittore danese Emil Hansen.

L’opera assume un forte significato simbolico, che va oltre la classica e delicata rappresentazione floreale. In questo olio su tela il soggetto si carica di una dimensione più complessa e meditativa, esprimendo luce e vitalità, evocando la maturità, il ciclo della vita, la caducità e la rinascita.

Ciò che salta subito all’occhio è l’intensità dei colori, stesi con una gestualità quasi drammatica, che suscitano un senso di angoscia e malinconia. Non ci si aspetterebbe di provare tali sentimenti davanti a una tela che raffigura dei girasoli.

Nolde e van Gogh a confronto

Facendo una comparazione tra l’opera di Nolde e i Girasoli di Vincent van Gogh, questi ultimi risultano, invece, luminosi e vivaci. La celebre serie di tele venne eseguita dal pittore olandese per abbellire e rendere accogliente la Stanza Gialla di Arles nella quale egli abitò dal 1888 e dove ospitò Gauguin durante una, poi tragica, convivenza. La stesura dei colori appare pastosa ma distribuita in modo controllato. Le tonalità sono chiare e lasciano trasparire calma, armonia e conforto. Inoltre, i fiori disposti nel vaso delicatamente appoggiato su una superficie contribuiscono a creare un’atmosfera ordinata. I girasoli, in questo caso, sono molti e rappresentano le varie fasi della vita, alcuni, infatti, sono dei boccioli, altri rigogliosi e altri ancora appassiti.

La differenza maggiore tra i due artisti risiede nel fatto che appartenevano a due movimenti artistici diversi, van Gogh all’Impressionismo e Nolde all’Espressionismo. Lo storico dell’arte Wilhelm Valentiner (1922) affermò:

“Tutti abbiamo sentito parlare dell’espressionismo, ma molti pensano che sia semplicemente una forma più estrema dell’impressionismo. Al contrario, è un nuovo sistema di espressione nelle arti grafiche e plastiche delle bellezze nascoste e mai del tutto evidenti”

Inoltre, il pittore e incisore Oskar Kokoschka (1971) aggiunse:

“L’espressionismo tedesco e anche quello russo vanno intesi come un risveglio morale e culturale della vera natura dell’uomo e come un impegno politico e sociale. Essenzialmente l’espressionismo deve essere visto come movimento rivoluzionario, come bisogno di comunicare con le masse”.

Nolde e la breve esperienza al Die Brücke

Il primo movimento organizzato dell’Espressionismo tedesco fu Die Brücke (Il Ponte), nato nel 1905. Già dal manifesto scritto da Ernst Ludwig Kirchner nel 1905, emergeva la volontà degli artisti di creare un’arte autentica che sfidasse le convenzioni della pittura tradizionale così come le allora dominanti scuole dell’impressionismo e del post-impressionismo.

I soggetti rappresentati su dipinti e stampe comprendevano ogni tipo di soggetto: dalla figura umana, al paesaggio, alla natura morta, eseguiti in uno stile semplificato che enfatizzava contorni audaci e colori decisi. D’impatto erano anche le immagini e le tematiche proposte: la vita quotidiana urbana, i corpi, la natura primordiale e i ritratti psicologici. Gli artisti coinvolti miravano a fondare un’arte dalla dimensione collettiva, spontanea e ribelle, lontana dalle convenzioni accademiche e dall’astrattismo ma vicina a una pittura che riuscisse a plasmare l’inquietudine e la verità emotiva dell’esperienza umana, travolta dall’onda della modernità.

Nolde aderì al Die Brücke nel 1906 per poi abbandonarlo già l’anno seguente. Infatti, il suo individualismo, il suo temperamento difficile e la sua visione spirituale dell’arte (questo aspetto emerge particolarmente nella sua “Ultima cena” del 1909) erano incompatibili con lo spirito comunitario, cooperativo e giovanile del gruppo tedesco originario. Egli era, insomma, un artista dallo spirito libero, capace di percorrere la propria strada in solitudine.

Nolde: i Girasoli come specchio dell’anima

Tra i soggetti preferiti di Nolde vi erano i girasoli, ai quali era particolarmente legato poiché quelli che dipingeva erano i fiori presenti al centro del giardino nella sua dimora di Seebüll. Inoltre, erano piantati in modo da formare due lettere: la A e la E, rispettivamente le iniziali di Ada, sua moglie, e di Emil. Perché, allora, un elemento naturale carico di significato affettivo viene raffigurato dall’autore appassito, cupo e freddo?

Nolde rappresenta un soggetto grazioso in modo triste e drammatico perché, per lui, un fiore non è un mero ornamento, ma un essere vivente che racchiude forza, fragilità e tutta l’angoscia dell’esistenza.

“Nella mia arte uso tutti i mezzi che ho a disposizione per ottenere l’effetto che desidero. Desidero veramente che l’opera mia esca dalla materia, come nella natura la pianta cresce dal terreno che le è adatto.” (Emil Nolde, Lettera del 20 ottobre 1906)

La bellezza non deriva dalla forma perfetta, ma dalle sensazioni che un soggetto può provocare e smuovere nell’animo. All’armonia, all’ordine e alla luce di van Gogh Nolde preferisce l’energia, la tensione e il movimento emotivo. L’Espressionismo rompe l’illusione della piacevolezza decorativa: gli artisti non vogliono rappresentare ciò che vedono ma trasporre sulla tela i propri stati d’animo.

L’espressione negata

Così anche un fiore associato alla gioia e alla solarità diventa fragile e inquieto, proprio come qualsiasi uomo negli anni ’20 e ’30 del Novecento: costretto a vivere e a resistere nel dramma quotidiano.

Una tragedia che Nolde stesso, come essere umano e come pittore visse. Nonostante la sua iscrizione al partito nazista il regime giudicò il suo stile “degenerato” proprio per l’intensità dei colori e la gestualità intensa, presentate come prova della presunta corruzione morale dell’arte moderna. L’opera “Girasoli” venne quindi confiscata e inclusa nella mostra del 1937 dell’Arte degenerata di Monaco di Baviera. Così un’anima tormentata e desiderosa di comunicare all’ampio pubblico le proprie emozioni venne soffocata nel silenzio pittorico, appassendosi proprio come i girasoli durante la notte.

Livia Paolizzi per Questione Civile

Sitografia

  • artesvelata.it
  • restaurars.altervista.org
  • analisidellopera.it
  • arstorica.it

+ posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *