L’intelligenza Artificiale vista da Maurizio Caminito
Molto spesso le più grandi invenzioni della storia sono sottovalutate, criticate e viste con sospetto e l’Intelligenza Artificiale è una di quelle. Su questo concetto si basa l’ultimo libro di Maurizio Caminito, che racconta l’AI attraverso le biografie di chi l’ha immaginata, costruita e, a volte, coraggiosamente accompagnata tra i fuochi del giudizio sociale.
Seguire il filo delle esistenze umane che hanno determinato il percorso dell’AI è un modo per avvicinarsi, senza perdersi, nei labirinti del codice e alle astrazioni della teoria computazionale. Questa è la scommessa narrativa che Maurizio Caminito accoglie nel suo saggio Vite intelligenti. Donne e uomini nella storia dell’Intelligenza Artificiale, pubblicato da Nutrimenti Edizioni. Un volume che si distingue nel panorama della divulgazione scientifica italiana per la capacità di fondere rigore storico e sensibilità letteraria in un racconto corale e spesso sorprendente.
“In fondo passano i decenni, ma la materia del contendere è sempre la stessa: abbiamo delle macchine in grado di usare il linguaggio umano, di giocare a scacchi, di vedere e risolvere molti dei nostri quesiti, ma saremo mai in grado di costruire l’Intelligenza Artificiale Generale?”
Il risultato è un’opera che costruisce una galleria di ritratti umani in cui algoritmi e utopie digitali prendono forma attraverso i fallimenti e le visioni di chi ha consacrato la propria esistenza a un campo ancora in divenire. Un testo che non si limita a tracciare una semplice cronologia dello sviluppo tecnologico.
Il racconto come metodo nell’intelligenza artificiale
Caminito articola il proprio lavoro in tre sezioni distinte, ma profondamente dialoganti. La prima, Testi, computer e algoritmi, ricostruisce le radici storiche e concettuali della disciplina, tracciando le traiettorie che dai primi pensatori computazionali portano alle macchine dei nostri giorni.
La seconda parte, Visioni, promesse e paradossi, entra nel territorio delle narrazioni culturali: utopie e distopie, letteratura fantascientifica, aspettative collettive. L’autore dimostra come l’AI non sia mai stata soltanto una questione tecnica, ma un campo in cui le fantasie del presente si sono sempre intrecciate con la ricerca più rigorosa.
La terza sezione, Moralità, emozioni e creatività, chiude il cerchio sui nodi etici dell’era digitale e sul ruolo delle emozioni, focalizzandosi sulla natura della creatività automatizzata e sulla responsabilità che accompagna qualsiasi sistema capace di operare in autonomia.
Biografie al posto delle equazioni
Vite intelligenti differisce dalla saggistica convenzionale essenzialmente per la scelta deliberata di narrare la storia attraverso biografie che non sono semplici schede anagrafiche, ma ritratti a tutto tondo che restituiscono spessore psicologico ai protagonisti. Da Alan Turing (la cui parabola, tra genio matematico e persecuzione istituzionale, è trattata con equilibrio tra documentazione e empatia) a Marvin Minsky, fino agli imprenditori dell’attuale panorama tecnologico globale.
L’autore non nasconde le contraddizioni dei propri personaggi e lascia che visionari generosi convivano con calcolatori spregiudicati ed eccentrici che hanno scontato, con la marginalità accademica, le intuizioni più audaci. Elon Musk, Alex Karp, Rosalind Picard e Cynthia Breazeal vengono ritratti con uno sguardo che non teme la complessità, evitando tanto l’agiografia quanto la demonizzazione semplicistica.
Le donne e l’intelligenza artificiale: una storia da riscrivere
Uno degli aspetti più rilevanti del saggio è l’attenzione riservata alle figure femminili, sistematicamente escluse dalla memoria ufficiale della disciplina. Caminito riconosce apertamente come la narrazione tradizionale della tecnologia abbia oscurato il contributo delle donne, lavorando per colmare questa lacuna con una cura narrativa esemplare.
“Le donne non sono più solo pioniere che lottano per il riconoscimento dei loro contributi, ma sono diventate le custodi attive del futuro etico e responsabile dell’Intelligenza Artificiale”
Le storie di Ada Lovelace, Grace Hopper, Margaret Hamilton e delle cosiddette Top Secret Rosies (le sei matematiche che programmarono l’ENIAC durante la Seconda guerra mondiale) vengono riportate alla luce con la stessa attenzione riservata ai nomi più celebrati. Fotografate accanto alle macchine che avevano esse stesse programmato, per anni erano state scambiate per modelle decorative piuttosto che riconosciute come le architette di ciò che oggi chiamiamo software.
Ada Lovelace: prima programmatrice e voce dell’intelligenza artificiale poetica
Ada Lovelace occupa un posto centrale nel libro. Figlia di Lord Byron e di Annabella Milbanke, crebbe in bilico tra l’immaginazione romantica del padre e la disciplina razionale imposta dalla madre che aveva scelto l’educazione matematica come antidoto al temperamento “pericoloso” della famiglia. Da questa tensione nacque una mente capace di intuizioni straordinarie.
“Ada previde che la macchina avrebbe potuto comporre musica, generare grafici e avere applicazioni in vari campi, ben oltre la matematica pura.
In sostanza, stabilì il concetto di programma […]”
Fu lei a redigere il primo algoritmo della storia per la macchina analitica di Charles Babbage e fu ancora lei a intravedere, con anticipo fulminante, che un calcolatore avrebbe potuto manipolare simboli e produrre arte. Oggi è celebrata dall’Ada Lovelace Day e dal linguaggio di programmazione che porta il suo nome; nel libro di Caminito torna alla vita come personaggio letterario vivo.
Dall’intelligenza artificiale all’etica digitale: voci critiche e nuove leader
La terza sezione del saggio è la più attuale. Affrontando le derive della sorveglianza algoritmica e dell’automazione incontrollata, Caminito si confronta con pensatori come Miguel Benasayag, il cui scetticismo sulla deriva computazionale è narrato attraverso una biografia che intreccia filosofia, militanza politica e riflessione tecnologica.
“Il pericolo maggiore per Benasayag non è la macchina in sé, ma il fatto che l’essere umano finisce per misurare se stesso in termini di performance e funzionalità, emulando la macchina.”
Le voci contemporanee di Timnit Gebru, Fei-Fei Li, Mira Murati e Daniela Amodei chiudono il volume segnalando una transizione storica. Dalla marginalità alla leadership, alcune donne guidano oggi le riflessioni più avanzate sull’inclusività e sull’etica nell’intelligenza artificiale. Il messaggio implicito del libro è che comprendere l’AI richiede anche di riconoscere chi ne ha tracciato le regole e chi è stato deliberatamente escluso.
Un’opera più attuale di quanto si possa immaginare
Vite intelligenti è un saggio che merita di entrare nella biblioteca di chi voglia avvicinarsi all’intelligenza artificiale con gli occhi aperti sulla sua dimensione umana e culturale. Caminito dimostra che la storia della tecnologia è, in fondo, sempre una storia di persone: delle loro utopie e dei loro insuccessi, dei sogni coltivati in laboratorio e delle ossessioni che non hanno trovato riconoscimento in vita.
L’approccio biografico è una precisa scelta epistemologica e questa tecnica emerge da contesti, conflitti e relazioni umane. Nel pieno di un dibattito pubblico sull’AI spesso polarizzato, questo volume offre esattamente ciò di cui si ha più bisogno.
Valentina Botrugno per Questione Civile
Bibliografia
Caminito, M., Vite intelligenti. Donne e uomini nella storia dell’Intelligenza Artificiale, Roma, Nutrimenti, 2026
Sitografia
Ada Lovelace Day Finding Ada: https://findingada.com
Treccani Enciclopedia della Scienza e della Tecnica: https://www.treccani.it

