Giovani e politica: le considerazioni sul voto

Crisi Giovanile

Il voto giovanile è lo specchio del rapporto tra giovani e politica

In questo quarto appuntamento del filone di studi sul rapporto tra giovani e politica affrontato nell’Archivio di Sociologia, si intende avanzare ulteriori considerazioni e approfondimenti nel merito dei legami tra la percezione dei giovani compresi tra i 18 ed i 30 anni e le loro inclinazioni di voto.

“I Giovani e la Politica tra ieri e oggi”

-N.4

Questo articolo è il quarto numero della Rubrica di Area dal titolo “I Giovani e la Politica tra ieri e oggi”, appartenente alla Macroarea di Scienze Umane e Sociologia

La crisi e il voto

I periodi di crisi e di cicli economici negativi rappresentano una determinante del voto, in effetti la parte dell’elettorato che più subisce queste difficoltà tenderà ad esprimersi, mediante il voto, a favore dei partiti anti-sistema, inquadrando il governo in carica come unico responsabile della difficile situazione.

I giovani di oggi, coloro che hanno tra i 18 e i 30 anni, a causa degli effetti della crisi economica e del sistema partitico, si distanziano sempre di più dalla partecipazione attiva in politica e questo si riflette in ben due processi elettorali: la propensione a supportare nuove forze politiche o, come abbiamo visto verso la fine dell’articolo precedente, la propensioneall’astensione.

In base a cosa i giovani strutturano il loro protagonismo politico? Cosa orienta la loro partecipazione durante le votazioni politiche?

Le questioni economiche nel rapporto tra giovani e politica

Le elezioni del 2013, secondo Dario Tuorto, sono state il banco di prova per valutare l’evoluzione del voto giovanile.

Le questioni economiche hanno assunto un ruolo fondamentale per i giovani, basti pensare infatti che nel 2013 il tema della disoccupazione è stato indicato come il problema più importante del Paese da circa il 68% dei giovani, senza tralasciare che il 57% degli stessi segnalava un grave peggioramento dell’economia rispetto all’anno precedente. Come i giovani anche gli elettori nella fascia tra i 31 e 60 anni hanno valutato negativamente la situazione economica.

L’area di centrosinistra ha perso un’ampia quota di consensi tra coloro che si trovano fuori dal mercato del lavoro, consensi che si sono riversati in una formazione nuova come il M5S che è stato votato da circa il 40% dei giovani elettori; percentuale che s’innalza al 52% tra i cittadini che hanno subito gli effetti in prima persona delle difficoltà economiche.

Le preferenze

A far guadagnare preferenze al centrosinistra è sopratutto il grado di competenza degli elettori, tanto è vero che la percentuale di voti per quest’area sale a oltre il 30% tra i giovani con un livello elevato di conoscenza politica, il contrario avviene per il centrodestra. Più i giovani sono coinvolti in azioni politiche e meno si orientano sui partiti di destra. Nel caso del M5S si nota come la percentuale più alta di voti, circa il 54%, provenga da giovani con titolo di studio medio-alto ma con un basso livello di interesse. Sono soggetti centrali socialmente ma periferici politicamente. La probabilità di votare il M5S passa da meno del 40% tra chi non ha vissuto disagi economici a oltre il 70% tra chi ne ha vissuti diversi, dal 20% di chi ha espresso un parere positivo sull’economia a circa il 50% tra chi ha maturato orientamenti critici.

L’influenza sul voto

Quando ci si trova all’interno dell’arena elettorale bisogna tener conto anche delle informazioni disponibili, quindi le altre variabili particolarmente importanti sono l’istruzione e l’informazione mediatica; la prima consente di acquisire le competenze e capacità necessarie per attivarsi e comprendere i valori democratici, la seconda ha trovato terreno fertile con l’avvento della rete, usata sopratutto tra i giovani divenuti fruitori della politica mediatica.

Uno spazio importante è occupato dallo studio dei temi politici, che come le valutazioni sull’economia, cambiano in ogni tornata elettorale. Come votano i giovani considerando la loro posizione sui temi?

I partiti di centrodestra vengono maggiormente votati da chi chiede una riduzione delle tasse ma anche per una maggiore protezione sociale, per una percentuale vicina al 29,4%, i contrari ad un intervento del governo in economia si schierano con il centrosinistra, e sono pari al 29,6%. Passando al M5S il rendimento è superiore sopratutto grazie alle questioni identitarie-culturali.

L’importanze dei temi nel rapporto tra giovani e politica

Per comprendere meglio l’importanza dei temi nel dibattito politico, esaminiamo brevemente alcune posizioni dell’elettorato scaturite dall’indagine Itanes del 2013, contenute nell’elaborato di Dario Tuorto. Il tema economico incentrato sul liberismo aiuta poco a strutturare le posizioni dell’elettorato, sopratutto a chi ha votato per il centrosinistra, diversamente, tra i giovani del centrodestra, tale dimensione ha un ampio margine di consensi.Tra gli elettori del M5S il profilo è uguale a quello assunto per il centrosinistra. Per il tema di stampo culturale, man mano che si passa da posizioni libertarie sui temi a posizioni più autoritarie, diminuiscono i voti per il centrosinistra e aumentano per il centrodestra; nel primo caso le percentuali per i giovani si dimezzano, passando dal 38% al 15%, nel secondo caso raddoppiano, dal 13% si passa al 33%.

Per i giovani elettori del M5S la posizione è simile a quella presa dal centrodestra, mentre nella fascia che va dai 18 ai 30 anni le percentuali di voto passano dal 40% per il libertarismo, fino ad arrivare al 47% per l’autoritarismo.

Questo andamento diversificato ci fa capire come siamo in presenza di una forte eterogeneità nella composizione del voto, che riflette la stratificazione sociale e politica dei suoi elettori, distinti per età, storia politica e temi.

Alessandro De Bari per Questione Civile

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