Giovani e politica. Raccolta sul loro rapporto e conclusioni.

Disaffezione, giovani e politica.

Nel guardare alle trasformazioni del rapporto tra giovani e politica e della partecipazione attiva, ci siamo soffermati inizialmente sull’origine della disaffezione della stessa, che non è un qualcosa di contemporaneo, e che trova nell’insoddisfazione di tipo istituzionale verso le tradizionali forme di aggregazione e verso il governo la causa principale dell’allontanamento dei giovani dalla sfera politica. Nel 2013 solo il 6,7% della popolazione dai 14 anni in su partecipava ai comizi, mentre solo l’1,1% prestava attività gratuita per un partito, complessivamente circa 5 milioni e 700 mila persone, pari al 10,8% della popolazione dai 14 anni in su, ha partecipato attivamente.Numeri, questi, che ci fanno capire come sia più facile parlare di politica piuttosto che praticarla.

Questo è riconducibile sia alla crisi dei partiti politici, i quali non riescono più a tenere saldi i vincoli di fedeltà che assicuravano consensi e garantivano un alto e stabile coinvolgimento degli elettori, sia alla fine delle tradizionali agenzie di socializzazione come la famiglia e la scuola, la prima vista come strumento di trasmissione politica, la seconda invece come luogo di formazione e costruzione relazionale.

Accanto a questi momenti di delegittimazione e di sfiducia rientra la crisi economica, che ha portato un’intera generazione a percepirsi come perduta e priva di futuro.

La reazione dei giovani.

Spinti dal desiderio di riconoscimento sociale e dal senso di appartenenza comunitaria, i giovani vedono nel volontariato e nei movimenti associazionistici un modo per poter arricchire le proprie conoscenze e competenze utili anche nel mondo del lavoro.

Non è un caso se la percentuale di giovani che non ha mai fatto esperienze di volontariato diminuisca dal 64,8% del 2013 al 55,2% del 2017, dato importante che ci consente di capire come questo sia un processo trasformativo e di cambiamento, del quale sentirsi protagonisti a pieno titolo.

Nel 2013 il numero di volontari era stimato in 6,63 milioni di persone, corrispondente ad un tasso di volontariato totale del 12,6%, e il non incoraggiare questi processi rischierebbe di produrrefrustrazione e demotivazione oltre che impoverire le competenze, il capitale umano e sociale. Accanto ad una fase di declino delle forme di identificazione dei partiti tradizionali, la partecipazione al voto diventa un momento importante della vita politica di una realtà comunitaria.

Le caratteristiche sociali individuali.

Il contesto sociale in cui si vive e le caratteristiche sociali individuali, come il reddito e l’istruzione, accompagnate dalle questioni economiche e dai temi del dibattito politico, determinano la collocazione sociale dei cittadini in una posizione che potremmo definire centrale o periferica.

Più è elevato il livello di istruzione, maggiore è l’impegno che viene dedicato alla partecipazione politica, infatti nel 2013 il 10,7% dei laureati ha partecipato a comizi, il 6,7% a cortei e il 2,5% ha svolto attività gratuita per un partito.

La posizione lavorativa è un’ulteriore componente esplicativa importante, difatti a partecipare attivamente alle manifestazioni di piazza sono soprattutto quelle categorie che devono dare visibilità alla protesta per poter veicolare le proprie richieste.

Le persone che si trovano al centro, a differenza di quelle periferiche, sono vicine ai luoghi della politica, ricevono stimoli, e da questo deriva un’interpretazione della disaffezione elettorale come fenomeno proprio della fascia più marginale della popolazione, vista come apatica e isolata.

Tutto questo si riflette in due processi elettorali: la propensione a supportare nuove forze politiche, come accaduto nel 2013 con l’irruzione del M5S, votato da circa il 40% dei giovani elettori, percentuale che s’innalza al 52% tra i cittadini che hanno subito gli effetti in prima persona delle difficoltà economiche, o il ricorso all’astensionismo.

Le variabili del voto.

Altre variabili particolarmente importanti che influenzano il voto sono: l’istruzione, che consente di acquisire competenze e capacità necessarie per attivarsi e comprendere i valori democratici, e l’informazione mediatica, usata sopratutto tra i giovani divenuti fruitori della politica della rete; uno spazio importante è occupato anche dallo studio dei temi politici, che, come le valutazioni sull’economia, cambiano in ogni tornata elettorale.

Il tema economico ha assunto un ruolo fondamentale per i giovani: basti pensare che nel 2013 il tema della disoccupazione è stato indicato come il problema più importante del Paese da circa il 68% dei giovani, senza tralasciare che il 57% degli stessi segnalava un grave peggioramento dell’economia rispetto all’anno precedente.

I giovani di oggi, coloro che hanno tra i 18 e i 30 anni, a causa degli effetti della crisi del sistema partitico, si distanziano sempre di più dalla partecipazione attiva in politica,assumendo così lo status di“nuovi disaffezionati”.

Come ridurre questa frattura.

Questa frattura è riducibile, sicuramente, investendo sullo strumento dell’educazione civica, trasmessa mediante gli istituti scolastici, per formare una cultura e consapevolezza civica e di funzionamento del sistema politico ed istituzionale.

I giovani dovrebbero riconnettersi con la politica sperimentando modalità diverse di interazione e, al contempo, la politica dovrebbe circondarsi di giovani leaders con cui le generazioni presenti e future possano identificarsi e di cui possano fidarsi.

Incentivare percorsi per la partecipazione ai comitati di quartiere, mediante i quali riuscire a costruire una cittadinanza critica e attiva, rappresenterebbe una di queste modalità.

Le fasi della partecipazione ai comitati, movimenti o associazioni, potrebbero essere:

  • 1. Avvio;
  • 2. Informazione;
  • 3. Attivazione;
  • 4. Consultazione;
  • 5. Partecipazione attiva;
  • 6. Decisione partecipata;
  • 7. Valutazione;

È importante, quindi, garantire al cittadino questi momenti di partecipazione in cui poter far emergere i propri bisogni; momenti che, però, non devono essere ermetici, anzi, è necessario che movimenti, associazioni e comitati collaborino tra di loro il più possibile, in modo tale da poter ricollegare le loro attività in progetti civici concreti, che possano influenzare le scelte delle istituzioni politiche ai vari livelli territorial

Tutto questo è necessario dal momento che il volontariato risulta essere l’unica realtà aggregativa e sociale che nella quotidianità riesce a intercettare i problemi avvertiti dai cittadini e, in un momento storico di profonda crisi partitica,in cui, peraltro, il volontariato non venga supportato dalle amministrazioni locali, lo stesso deve configurarsi nel segno di un civismo politico e democratico fondato sulla partecipazione e su un programma di governo della città a vantaggio della grande maggioranza dei cittadini, in contrasto con gli interessi forti presenti nella stessa.

Termina così la prima raccolta di sociologia elaborata mediante l’ausilio di testi, riviste sociologiche ed alcuni elementi tratti dalla mia tesi di laurea.

Alessandro De Bari per Questione Civile – XXI

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