La Riforma Protestante negli altri Paesi europei

Da zwingli a calvino, dagli ugonotti ai fratelli Petri e Tausen: la Riforma Protestante nel resto d’Europa

Dopo aver affrontato il tema dello scisma anglicano e della nascita del protestantesimo luterano, l’Archivio di Storia Moderna aggiunge un tassello in più agli avvenimenti che hanno portato alla diffusione del protestantesimo negli altri Paesi europei.

La Dottrina Protestante di Ulrico Zwingli

La dottrina luterana (o protestante) non si fermò di certo solo nell’Impero tedesco, ma ebbe la sua diffusione in quasi tutta Europa. Arrivò in Svizzera, dove un teologo, Ulrico Zwingli, portò alla luce la teoria. Formatosi in teologia dapprima presso l’Università di Vienna e, successivamente, presso quella di Basilea, Zwingli si avvicinò inizialmente al pensiero “umanistico “di Erasmo da Rotterdam. Prese le distanze dalla riforma protestante luterana, ma anche dalla Controriforma cattolica, in quanto rappresentavano per lo studioso il trionfo della violenza.

L’ondata riformatrice di Zwingli causò forti malcontenti, soprattutto in alcuni Cantoni svizzeri dove, seppur a stenti, il cattolicesimo resistette. Nell’ottobre del 1531 accadde l’irreparabile: i Cantoni cattolici dichiararono guerra a Zurigo, città simbolo del Protestantesimo. Durante battaglia di Kappel dell’11 ottobre, il teologo svizzero morì assassinato dai cattolici ed il suo corpo venne dato alle fiamme.

Il Calvinismo

In Svizzera la dottrina protestante non si fermò con Zwingli ma, al contrario, continuò e un altro teologo, Jean Cauvin (Giovanni Calvino in italiano), la perfezionò. Calvino nacque a Noyon (Francia) nel 1509. La sua formazione accademica avvenne tra Parigi e Orléans; proprio qui conseguì la laurea in diritto civile nel 1532.

Dopo l’inizio della Riforma Protestante, il clima in Europa era sempre più teso: in Francia, infatti, dopo la firma del Concordato con la Chiesa, il Re ebbe il potere di scegliere i vescovi, accrescendo sempre più il suo potere decisionale. L’Università di Parigi condannò le tesi luterane, ritenendole una forma di eresia; questo portò all’uccisione di alcuni riformatori francesi.

Calvino cominciò ad avvicinarsi alle tesi riformiste nel 1533. Dopo due anni fu costretto a lasciare la Francia, soprattutto dopo lo scandalo dei manifesti (affaire des placards), ovvero l’affissione di manifesti in cui si denunciava l’eresia della messa Cattolica, poiché veniva considerata una profanazione ripetere il sacrificio di Cristo durante la liturgia ecclesiastica.

Calvino si traferì a Basilea, in Svizzera, dove iniziò a scrivere la sua opera più famosa: la Institutio christianae religionis (l’Istituzione della religione cristiana).
Nel 1536 lasciò Basilea sotto falso nome per recarsi a Ferrara, dove la duchessa Renata di Francia, sensibile ai temi della Riforma, accolse un gruppo di religiosi protestanti.

Calvino a Ginevra

Dopo un breve periodo a Strasburgo, nel 1541 tornò in Svizzera, a Ginevra. Proprio qui improntò la sua dottrina:

partendo dalla base delle tesi di Martin Lutero, il calvinismo afferma che per quanto riguarda il tema della Predestinazione, solo la Grazia di Dio può salvare l’uomo ed essa è data alla nascita solo ad alcuni, ovvero ai “predestinati”; la grazia di Dio si manifesta nei fatti della vita quotidiana come il buon lavoro svolto in una bottega o in successo finanziario. Proprio su questo ultimo punto si sofferma anche il fondatore della sociologia Max Weber, affermando che il calvinismo abbia spinto lo sviluppo economico di alcuni Paesi Protestanti.

Inoltre, nel Calvinismo vi è l’istituzione del Concistoro, ovvero un organismo che vigila sui comportamenti e sulle questioni dottrinali dei fedeli. Esso è formato da dodici presbiteri, da alcuni laici e dall’ istituzione dei diaconi per i compiti amministrativi e dei dottori per la formazione scolastica.

ll Calvinismo portò alle estreme conseguenze la dottrina luterana e, a Ginevra, chi non si atteneva a tali “norme”, rischiava addirittura il rogo. Calvino morì nel 1564.

La Riforma Protestante e il movimento degli Ugonotti in Francia

La Riforma Protestante arrivò anche in Francia e questo causò un clima molto teso nel Paese, soprattutto a causa degli scontri tra i cattolici e gli Ugonotti. Questi ultimi erano i protestanti francesi, soprattutto di matrice calvinista ed erano guidati dall’Ammiraglio De Coligny.

In contrapposizione, i cattolici erano guidati dalla potente famiglia dei Guisa. Gli scontri, sempre più violenti, tra le due fazioni portarono a ben otto guerre civili, che cominciarono il 1° marzo del 1562 con la Strage di Wassy.

Secondo l’editto di Saint-Germain (17 gennaio 1562) redatto da Francesco II di Francia, gli ugonotti potevano esercitare il proprio culto ma con delle limitazioni. Il massacro di Wassy fu voluto dalla famiglia Guisa, che vedevano i protestanti, nonostante l’Editto, come una minaccia. Quel giorno morirono 23 ugonotti e vi furono un centinaio di feriti. Per i Guisa fu un disastro: non ebbero più incarichi di Stato e, cosa più grave, Jean de Poltrot de Méré (un capo protestante) uccise Francesco I.

La strage di San Bartolomeo (1572)

Negli anni seguenti, in Francia vi furono numerose guerre e, nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572, ci fu l’episodio più violento e più famoso di questa vicenda: il massacro di San Bartolomeo. Esso fu l’episodio con il quale iniziò la quarta guerra di religione.

La strage fu voluta dal re Carlo IX, persuaso da sua madre Caterina de Medici, per evitare la vendetta da parte degli ugonotti a seguito del tentato omicidio dell’Ammiraglio de Coligny.

Quella notte a Parigi si scatenò una ferocia mai vista da parte dei cattolici, arrivando ad uccidere molti protestanti; De Coligny, che non ancora si riprese dal ferimento, venne ucciso nella sua stanza, presso l’Hotel de Béthiz e il suo corpo venne gettato nella Senna, per poi essere ripescato, evirato e impiccato. La stessa sorte toccò a molti ugonotti.

Nel 1585 iniziò l’ottava ed ultima guerra di religione; essa è passata alla storia anche come “guerra dei tre Enrichi” in quanto vide protagonisti il re Enrico III di Francia, Enrico III di Navarra ed Enrico I di Guisa.

L’Editto di Nantes (1598)

Dopo la morte di Carlo IX, salì al trono suo fratello Enrico III. La Francia era ancora in balia della tensione tra i due schieramenti religiosi ma anche da quella per la successione al trono. La guerra finì con due assassinii e un’incoronazione: un sicario uccise Enrico I di Guisa, leader del partito cattolico. Il mandante fu proprio il Re Enrico III, anche lui cattolico e fervente difensore della monarchia, nonché ultimo della dinastia dei Valois. Una tragica fine, però, toccò anche a quest’ultimo: un cattolico lo uccise per vendicare la morte di Enrico di Guisa.

Enrico di Navarra, protestante, divenne il nuovo sovrano di Francia ma venne incoronato solo nel 1594, dopo aver pacificato il Paese ed essersi convertito al cattolicesimo.

Nel 1598 fece redigere l’Editto di Nantes, con il quale proclamò il cattolicesimo come religione di Stato ma consentì anche ai protestanti di esercitare il proprio culto religioso, di avere cariche pubbliche, privilegi fiscali e un proprio esercito.

La Riforma Protestante in Svezia e Danimarca

La dottrina luterana arrivò anche in Svezia. Nel Paese scandinavo i principali promotori furono i fratelli Olaus e Laurentius Petri. Studiarono entrambi in Germania e, proprio lì, entrarono in contatto con la dottrina luterana. Una volta tornati in Svezia, Olaus tornò quasi subito a Stoccolma per l’incoronazione del Re Gustav Vasa. Poco dopo, suo fratello Laurentius venne nominato Arcivescovo e ricoprì tale carica per ben 42 anni.

Olaus, dopo un periodo di vicinanza al Re, iniziò ad avere dei dissidi con il sovrano e, poco dopo, venne accusato di tradimento in quanto non rivelò il complotto contro la Corona. Inizialmente venne condannato a morte ma poi la pena venne tramutata in pecuniaria.

Anche in Danimarca arrivò la dottrina luterana; il teologo e poi Arcivescovo Hans Tausen fu tra I fautori della Chiesa Riformata Danese, il cui culto venne stabilito nel 1530.

Possiamo dire senza ombra di dubbio che la dottrina di Martin Lutero si è diffusa in pochi anni in Europa e questa ha cambiato radicalmente la storia del vecchio Continente. Il prossimo ed ultimo articolo della raccolta sarà sulla Controriforma Cattolica e sulla reazione della Chiesa di Roma.

Margherita Rugieri per Questione Civile XXI

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