Lo sviluppo sostenibile e le prospettive europee

Soltanto in tempi recenti il significato di “sviluppo sostenibile” è stato inserito nel vocabolario comune delle civiltà industrializzate.

Ma cosa s’intende per sviluppo sostenibile?

Questo termine rappresenta la capacità della specie umana di riuscire a vivere, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere gli ecosistemi naturali da cui traggono le risorse per vivere e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive.

A tal fine è stato adottato un programma d’azione globale, in maniera unanime dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite con la risoluzione 70/1 del 15 settembre 2015, finalizzato a sradicare la povertà, proteggere il pianeta e garantire la prosperità e la pace. Prende così forma l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, comprendente 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs ), che gli stati si sono impegnati a perseguire entro il 2030.

Tali obiettivi risultano articolati a loro volta in 169 ‘target’ o traguardi specifici, tra loro interconnessi e indivisibili; si supera così l’idea di una sostenibilità intesa come una questione unicamente ambientale e si afferma una visione dello sviluppo, che bilancia le sue tre dimensioni – economica, sociale ed ambientale.

I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile sono: sconfiggere la povertà; sconfiggere la fame; salute e benessere; istruzione di qualità; parità di genere; acqua pulita e servizi igienico-sanitari; energia pulita e accessibile; lavoro dignitoso e crescita economica; imprese, innovazione e infrastrutture; ridurre le disuguaglianze; città e comunità sostenibili; consumo e produzione responsabili; lotta contro il cambiamento climatico; vita sott’acqua; vita sulla Terra; pace, giustizia e istituzioni solide; partnership per gli Obiettivi.

La green economy come motore di sviluppo sostenibile?

Motore dello sviluppo sostenibile è di certo la Green Economy, in questo quadro, la Nuova Agenda strategica dell’UE 2019-2024, approvata dal Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019, indica, tra le priorità dell’UE per il prossimo quadro politico, quella di “Costruire un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero”. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato una serie di obiettivi programmatici strettamente connessi con l’attuazione dell’Agenda 2030, quali, tra gli altri, la presentazione di un Green New Deal per l’Europa, ossia una vera e propria “legge europea” sul clima che dovrebbe tradurre in disposizioni giuridicamente vincolanti l’obiettivo di far divenire l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050.

In particolare, al fine di trasformare l’economia dell’Unione europea per un futuro sostenibile, la Commissione ha annunciato la necessità di: accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile e intelligente; progettare un sistema alimentare giusto, sano e rispettoso dell’ambiente “dal produttore al consumatore”; preservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità; perseguire l’obiettivo “Inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche; promuovere finanziamenti e investimenti verdi a garanzia di una transizione giusta; riorientare gli investimenti pubblici, i consumi e la tassazione verso le priorità verdi; stimolare la ricerca e l’innovazione, fare leva sull’istruzione e sulla formazione.

Quale modello di sviluppo sostenibile?

Bisogna precisare che sussiste un modello di sviluppo sostenibile fondato su quattro pilastri strettamente interconnessi e sinergici:

1 la sostenibilità ambientale, incentrata su una transizione verso la neutralità climatica con una trasformazione dell’economia che coinvolgerà i settori dell’energia, dell’edilizia e dei trasporti, dell’industria, dell’agricoltura e dei servizi;

2 gli incrementi di produttività, ossia gli investimenti pubblici e privati nelle tecnologie innovative, comprese le tecnologie digitali avanzate, per promuovere la creazione di nuovi beni, servizi e modelli imprenditoriali;

3 l’equità, intesa come piena attuazione al pilastro europeo dei diritti sociali;

4 la stabilità macroeconomica, in cui a livello nazionale occorrono politiche di breve periodo improntate alla responsabilità in ambito economico, di bilancio e finanziario e un’adeguata pianificazione strategica nel più lungo periodo, mentre a livello di UE bisogna ricorrere ad interventi tesi a rafforzare la zona euro.

Quali priorità per le politiche nazionali ed europee?

Vengono determinate così delle priorità a livello europeo, che vedono la creazione di un Piano di investimenti per un’Europa sostenibile che mobiliti investimenti privati e pubblici per almeno 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio, così finanziato: un bilancio a lungo termine che destinerà alle spese per il clima e l’ambiente 503 miliardi di euro nel periodo 2021-2030, il Programma InvestEU che mobiliterà circa 279 miliardi di euro di investimenti privati e pubblici, e infine con il Meccanismo per una transizione giusta che mobiliterà almeno 100 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2021-2027, quest’ultimo destinato per quelle regioni più esposte alle ripercussioni negative della transizione a causa della loro dipendenza dai combustibili fossili.

Tale Meccanismo sarà composto da: un Fondo per una transizione giusta, che dovrebbe generare finanziamenti tra i 30 e i 50 miliardi di euro nel periodo 2021-2027, un regime specifico per una transizione giusta nell’ambito del Programma InvestEU per mobilitare fino a 45 miliardi di euro, ed, infine, uno Strumento di prestito per il settore pubblico presso la Banca Centrale Europea destinato a mobilitare tra 25 e 30 miliardi di euro di investimenti nel “green”.

In linea con la direzione indicata per l’Unione Europea, gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati espressi nel discorso del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha enunciato le linee programmatiche del nuovo governo nell’ambito della Nota di aggiornamento al DEF 2019, prevedendo l’adozione di: un piano pluriennale di investimenti pubblici, misure finalizzate alla riconversione ecologica delle imprese e all’efficienza energetica, anche attraverso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, interventi volti a stimolare gli investimenti privati.

Nuove alleanze globali per il clima?

In tale prospettiva, si sottolinea come l’Unione Europea possa e debba essere un pioniere mondiale dello sviluppo sostenibile, particolare rilevanza assume quindi la costruzione, nel settembre 2018, dell’Alleanza Africa – Europa per gli investimenti sostenibili e l’occupazione, la quale indica le principali linee d’azione per l’UE e i suoi partner africani, al fine di attrarre gli investitori privati, migliorare il contesto imprenditoriale, sostenere l’istruzione e lo sviluppo delle competenze ed, infine, stimolare gli scambi commerciali.

Tale alleanza completa il partenariato politico di lunga data, proponendo di passare dalla dinamica donatore-beneficiario a un’alleanza tra pari.

L’Unione aspira ad essere in prima linea nel coordinamento degli sforzi internazionali verso la creazione di un sistema finanziario che promuova la crescita sostenibile a livello mondiale, attraverso una strategia e un’architettura internazionale coerenti, che facciano leva sugli sforzi di istituzioni quali la Banca Mondiale, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la Banca Centrale Europea per gli investimenti e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, che contribuirebbero a sviluppare la finanza sostenibile e a mobilitare gli investitori internazionali a favore di investimenti sostenibili in tutto il mondo.

Il Rapporto 2019

Il Rapporto 2019 sullo Sviluppo Sostenibile Globale, discusso durante il vertice dell’HLPF “Accelerare l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” – SDGs Summit e del Climate Action Summit – evidenzia, in particolare, come nonostante i progressi compiuti in diversi settori, la risposta globale non sia stata abbastanza ambiziosa, soprattutto con riferimento al contrasto ai cambiamenti climatici, alla tutela dell’ambiente ed alla garanzia di uno sviluppo giusto ed equilibrato. Tale risultato ha consentito l’adozione della Dichiarazione politica “Political declaration of the Sustainable Development Goals Summit: gearing up for a decade of action and delivery for sustainable development”, dove i leader mondiali hanno condiviso l’esigenza di fare di più per conseguire gli SDGs entro il 2030.

A testimonianza della loro determinazione ad attuare l’Agenda 2030 e a raggiungere i suoi obiettivi, i leader mondiali hanno confermato gli impegni volti a: concentrare le politiche e le azioni in via prioritaria sui più poveri e più vulnerabili, rimuovere tutte le barriere legali, sociali ed economiche per raggiungere l’uguaglianza di genere, mobilitare finanziamenti adeguati e ben indirizzati delle risorse nazionali, pubbliche e private, prevedendo un contesto favorevole agli investimenti sostenibili, risolvere le sfide attraverso la cooperazione internazionale e il partenariato globale, rinnovando l’impegno per il multilateralismo e assicurando che le istituzioni multilaterali siano al passo con i rapidi cambiamenti in corso; utilizzare la scienza, la tecnologia e l’innovazione con una maggiore attenzione alla trasformazione digitale per lo sviluppo sostenibile.

Il Financing for Sustainable Development Report 2019, infine, raccomanda di rimodellare i sistemi finanziari nazionali (ristrutturando il debito sovrano per rispondere a strumenti di debito più complessi e a un panorama dei creditori più diversificato) e internazionali, in coerenza con lo sviluppo sostenibile, perché altrimenti non saremo in grado di mantenere gli impegni su questioni critiche come la lotta ai cambiamenti climatici e lo sradicamento della povertà nel mondo entro il 2030.

Alessandro De Bari per Questione Civile XXI

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