Castelseprio: le storie della Vita di Cristo

Le storie della Vita di Cristo a Castelseprio: “ancora e non di nuovo antiche”

Non sempre la storia dell’arte è fatta di certezze. Anzi, molto spesso il nome dell’artista e le date di realizzazione di un dipinto, un affresco o una scultura sono informazioni a noi ancora ignote. Non sempre, infatti, siamo così fortunati da avere la firma dell’artista o un documento, come un contratto o un inventario, che possano chiarire le circostanze della committenza.

Chiaramente più si va indietro nel tempo, e più diventa difficile mettere insieme questi indizi, anche quando ci troviamo di fronte a qualcosa di assolutamente unico e straordinario. Ed è proprio questo il caso delle scene raffiguranti le Storie dell’Infanzia di Cristo dipinte sulle pareti di una piccola e isolata chiesetta del varese, nota come Santa Maria foris portas.

Dove si trova la Chiesa?

La chiesa di Santa Maria foris portas si trova nel comune di Castelseprio in provincia di Varese, a duecento metri di distanza dalla cinta muraria di un antico castrum. Di questo antico insediamento resta solo questo edificio, sopravvissuto alla distruzione e l’abbandono, grazie alla devozione legata al luogo di culto. Le sue origini risalgono almeno al V secolo d.C. ed assunse per tutto l’Alto Medioevo un ruolo di primo piano nelle vicende politiche della regione.

Esterno della Chiesa di Santa Maria Foris Portas

Castelseprio: la riscoperta degli affreschi

L’antica decorazione della chiesa era celata da scialbature e pitture del XV e XVI secolo. Solo nella primavera del 1944 tornarono alla luce in seguito alla scoperta, dell’archeologo e storico Gian Piero Bognetti, di alcuni graffiti incisi sull’intonaco antico. Fra questi fu individuato un nome, Arderico, che fu identificato con l’arcivescovo di Milano tra gli anni 936-948, facendo ipotizzare quindi che gli affreschi fossero stati eseguiti prima di tali date.

Le scene dell’abside orientale

Le scene, in alcuni punti molto lacunose, sono disposte su due registri. In quello superiore, a cominciare dal lato nord sono raffigurati: l’Annunciazione, la Visitazione, la Prova delle acque amare, il Sogno di Giuseppe, il Viaggio a Betlemme. Sulla parete al di sopra dell’arco absidale è raffigurato il Trono vuoto fra due angeli. Il ciclo riprende a destra della curva dell’arco con l’assai articolata Natività di Cristo e l’Adorazione dei Magi. Segue la Presentazione dopo il vano della finestra sud.

Schema degli affreschi dell’abside orientale della Chiesa


La scelta iconografica

La narrazione delle Storie dell’infanzia di Cristo sembra tratta da una lettura dei Vangeli apocrifi diffusi soprattutto nella cultura greco ortodossa. Una scelta iconografica particolarmente significativa, che potrebbe avere a che fare la volontà di ribadire la duplice natura di Cristo; la natura umana, raccontata nelle scene della vita di Cristo incarnato, e quella divina come simboleggia la figura del Cristo Pantocrator. Dunque, il ciclo di affreschi sarebbe una dichiarazione di risposta contro l’arianesimo, una dottrina diffusasi tra i popoli germanici tra il V e il VI secolo, che non credeva nella natura divina di Gesù.

Castelseprio
La nascita di Cristo
Castelseprio
L’adorazione dei Magi

Lo stile vibrante

Tuttavia, ciò che rende davvero uniche queste scene è la messa in opera di un disegno rispondente alle leggi della prospettiva; esse, in seguito alle invasioni barbariche, erano state abbandonate a favore invece di immagini più bidimensionali.


I tanti personaggi appaiono vibranti, colti in movimento, e posizionati nello spazio dentro architetture rese in prospettiva: ad esempio, l’angelo dell’Annunciazione che discende impetuosamente dall’alto, o Maria che si alza affaticata dopo aver partorito. I particolari dei volti sono restituiti in pittura con rapide pennellate da cui emerge la vitalità delle espressioni e degli occhi.


Tutte queste caratteristiche insieme all’uso di una tecnica a metà tra quella dell’affresco e la pittura a secco, ci consentono di ricondurre questo ciclo decorativo alle pitture di epoca antica e rispondenti ai canoni dello stile ‘classico’.

Castelseprio
La prova delle acque amare

Il dibattito intorno alla datazione

Sin dalla riscoperta di queste pitture, il dibattito circa la loro datazione è stato molto accesso. La prima teoria collocava la decorazione nel periodo di dominazione longobarda tra il 671 e il 700, quando gli orientamenti religiosi ariani minavano le credenze cattoliche. Per spiegare la straordinaria vitalità classica degli affreschi li si ritennero opera di artisti provenienti dall’oriente.
Dopodiché, furono avanzate varie proposte di datazione, tra VII e la prima metà del X secolo. Coloro che collocano gli affreschi all’VII secolo si basano sui confronti con alcuni lacerti di pittura trovati nella Chiesa di San Salvatore a Brescia, solitamente ritenuti di epoca longobarda o carolingia.

Castelseprio
La fuga in Egitto

Castelseprio: le indagini diagnostiche

Essendo tutt’altro che risolta questa diatriba, nel corso degli ultimi decenni si è fatto ricorso a varie tecnologie per la datazione dei materiali impiegati nella costruzione della chiesa e negli affreschi. Sono stati prelevati vari campioni sia del cocciopesto del pavimento che dei muri perimetrali. I risultati oscillano nell’arco cronologico che va dal 787 all’865, consolidando quindi l’opinione che l’edificio sia sorto e successivamente decorato nella prima età carolingia, forse su iniziativa del conte dei Castelseprio, Giovanni.

Nonostante queste indagini ci sono ancora dei dubbi sulla fondazione della chiesa. Infatti, era pratica molto comune ristrutturare edifici religiosi, anzi soprattutto la pavimentazione e il soffitto erano tra gli elementi che più spesso venivano sostituti.
Per fare chiarezza sulla sequenza cronologica di costruzione dell’edificio e della sua successiva decorazione, sono state eseguite altre indagini più specifiche su una delle travi del soffitto che entra a contatto con lo strato murario corrispondente alle pitture. Sono stati prelevati cinque campioni: quattro si collocano fra la fine del IX e il X secolo, mentre uno al VI secolo. Si è quindi ipotizzato che alcuni materiali dell’originaria chiesa costruita nel VI secolo, durante la dominazione bizantina, fossero stati riutilizzati per i rifacimenti eseguiti tra IX e X secolo.

Questa ipotesi avvalorerebbe la primissima datazione proposta dagli studiosi, quella che riconosce negli autori degli affreschi artisti orientali arrivati in epoca giustinianea o postgiustinianea, e quindi come espressione della cultura bizantina ellenizzante in cui rientra l’Annunciazione della parete palinsesto nell’abside della chiesa di S. Maria Antiqua a Roma, da considerare degli anni di Giustino II (565-578).
Tuttavia, come ha scritto lo storico dell’arte John Mitchell, «for the moment, S. Maria foris portas at Castelseprio continues to keep its secrets».

Ilaria Arcangeli per Questione Civile

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