Patrimonio culturale a rischio: conflitti armati

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Cosa accade al Patrimonio culturale quando una Nazione è in guerra? Cosa sta accadendo in Ucraina?

Patrimonio culturale: identità e memoria da preservare

“…e quelle opere immortali che erano e saranno sempre nostre dovunque la fortuna le sbalzi ritornate alla patria loro albergano qui fra noi beando gli occhi e gli animi nostri e quasi gridando ci esortato ad emulare quei divini artefici nati da una stessa madre con noi che imitando questa natura e imitando questo cielo e questi campi e questi colli a se medesimi acquistarono e alla patria mantennero nome e gloria più durevole dei regni e delle nazioni”.

(Giacomo Leopardi, 1818)

Queste parole di Leopardi racchiudono un concetto fondamentale alla base di tutte le forme di tutela e di conservazione del patrimonio culturale: l’immortalità dell’arte. Proprio in virtù di questo principio ogni tipo di emergenza culturale è memoria del passato, e quindi rappresentazione identitaria di una comunità, che deve essere trasmessa alle generazioni future. Solo tramite precise operazioni di tutela è possibile intervenire per contrastare l’inesorabile deterioramento fisico – perché pur sempre di materia sono costituiti i beni culturali, tranne nei casi di beni immateriali – attraverso il restauro preventivo e il monitoraggio costante.

Tuttavia, non sempre i danni sono prevedibili e in caso di calamità naturali o conflitti armati la protezione del patrimonio diventa una vera e propria corsa contro il tempo. L’attuale situazione dei beni culturali ucraini ha di nuovo posto l’Occidente di fronte alle immagini di distruzioni e di messa al riparo, troppo simili alle fotografie storiche dei danni della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, non bisogna andare così indietro per trovare tantissime altre testimonianze delle azioni belliche mirate a danneggiare la memoria di un paese. Basti pensare alla guerra dei Balcani o alle azioni terroristiche dell’Isis.

L’UNESCO e la Lista del Patrimonio Mondiale

L’organizzazione che sul piano internazionale coordina le operazioni di salvaguardia del Patrimonio è nota con l’acronimo UNESCO: United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization. Dal momento della sua creazione in seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale (1945) ad oggi l’UNESCO ha svolto un’intesa attività, che ha prodotto numerosi documenti fondamentali nel campo della tutela. La prima azione in tal senso fu la stipula della Convenzione per la protezione dei Beni Culturali in caso di conflitto armato, firmata a L’Aja. In essa si introdusse il concetto fondamentale di “beni culturali”, ovvero beni di “grande importanza per il patrimonio culturale dei popoli” (Convenzione, 1954, art.1).

Un ulteriore punto di svolta fondamentale fu la Convenzione firmata a Parigi nel 1972 quando fu istituita la Lista del Patrimonio Mondiale. In essa furono fatti confluire tutti i siti la cui protezione è ritenuta fondamentale in quanto riconosciuti come d’eccezionale valore per l’umanità. Questa novità serviva a sottolineare che le testimonianze storiche e culturali collocate in territori politicamente diversi erano in realtà beni dal valore universale. La Lista viene periodicamente aggiornata dagli organi dell’UNESCO che vagliano le proposte avanzate dagli stati membri. Dal punto di vista pratico rientrare nella Lista significa non solo l’accrescimento del prestigio di un determinato sito, ma anche una maggiore protezione in caso di conflitto armato.

Lo scudo blu: proteggere il patrimonio

Infatti, sin dalla Convenzione de L’Aja fu stabilito che l’apposizione di uno scudo blu sui beni culturali a rischio, sarebbe servito da monito per le forze armate sul campo. Nel corso degli anni furono poi stabiliti anche nuove versioni dello scudo blu. La Convenzione del 1999 introdusse lo scudo blu delimitato da una linea rossa per contrassegnare un bene di cui si riconosce “massima importanza per l’umanità”. Un caso a parte costituiscono invece i siti iscritti alla Lista UNESCO, per cui è stato elaborato un simbolo specifico di forma circolare a ricordare la terra e la natura in cui è iscritto un quadrato simbolo invece delle opere umane.

Tomba di Askia in Gao (Mali) con lo scudo blu posto a segnalare il sito di rilevante interesse culturale

In seguito allo scoppio delle ostilità tra Ucraina e Russia, l’UNESCO ha subito dichiarato la necessità di apporre lo scudo blu sui beni a rischio. Si tratta infatti della primissima operazione da coordinare sul campo con l’intervento delle autorità locali. Il processo di marcatura ha avuto inizio il 20 marzo dal sito UNESCO di L’viv, ovvero Leopoli, il cui centro storico di tremila ettari è un esempio unico al mondo di commistione di diversi stili architettonici.

Patrimonio ucraino: operazioni di salvaguardia

L’UNESCO organizza periodicamente gli incontri con i professionisti ucraini responsabili del patrimonio mobile e immobile. Questo al fine di garantire l’approvvigionamento dei materiali necessari per l’imballaggio di opere d’arte o per la protezione dei monumenti all’aperto. Tutte queste operazioni si svolgono in accordo con gli altri partner internazionali come l’ICCROM (International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property), ICOM (International Council of Museums), ICOMS (International Council on Monuments and Sites).

L’iniziativa più importante dall’inizio del conflitto è la nascita dell’Heritage Emergency Response Initiative (HERI) di cui fanno parte direttori, conservatori e restauratori dei musei ucraini. Si tratta di una vera e propria unità di crisi che sta lavorando sul campo alla protezione dei beni, raccogliendo sistematicamente tutte le informazioni sui reati contro il patrimonio culturale al fine di programmare le operazioni di messa in sicurezza dei beni danneggiati. Tutti gli aggiornamenti vengono resi noti sul sito dell’ICOMOS Ukraine attraverso una mappa con indicati tutti i siti colpiti.

Mappa dei crimini contro il Patrimonio culturale ucraino (19 marzo 2022: data ultimo aggiornamento)

Attraverso le testimonianze dirette di chi sul campo sta lavorando incessantemente per mettere in sicurezza il patrimonio ucraino sappiamo che la situazione è drammatica, ma che le operazioni hanno avuto prontamente inizio con lo scoppio del conflitto. Le opere mobili come sculture, dipinti e manoscritti sono stati in gran parte trasportati in depositi di sicurezza al riparo dalle esplosioni.

La documentazione delle opere a rischio

La parte più importante di queste operazioni, ora che il conflitto è ancora in atto, è proprio la documentazione continua dei danni, delle perdite, degli incendi, al fine di poter programmare già da ora il pronto intervento appena il fuoco sarà cessato. Proprio per questo sul sito dell’ICOMOS Ukraine è stato creato un forum che può essere compilato da chiunque abbia notizia di un bene colpito, indicandone quindi la tipologia, la collocazione, ed allegando possibilmente materiali fotografici e video.

Dopotutto – come già accaduto nel corso di altre guerre, prima fra tutte la Seconda Guerra Mondiale – la documentazione fotografica gioca un ruolo fondamentale per la ricostruzione. Sono molte le immagini che ci vengono mostrate ogni giorno dai canali di informazione. Tra le più simboliche certamente quella del Cristo del Golgota, opera del XV secolo, che è stato separato dal suo altare ligneo posto nel cortile della Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine di Leopoli. Nella fotografia si vedono cinque uomini che trasportano l’antichissima statua in un deposito. Sembra quasi di assistere a una moderna rappresentazione della “Deposizione di Cristo”.

Trasporto del Cristo del XV sec. rimosso dal suo altare, Leopoli

Inoltre, l’UNESCO in collaborazione con l’UNITAR sta costantemente monitorando con immagini satellitari i siti prioritari esposti al conflitto o già coinvolti. Questa tecnica era stata largamente utilizzata per monitorare lo stato di degrado dei siti archeologici di Iraq, Siria e Libia durante l’avanzata del cosiddetto Stato Islamico. Infatti, in situazioni come queste riuscire ad intervenire prontamente non è possibile, soprattutto se si verifica l’uso di esplosivi che determinano danni più importanti. La documentazione pertanto è importantissima perché facilita le operazioni di recupero e di ricostruzione.

Il grido di aiuto per proteggere il patrimonio

Gli appelli di aiuto nel corso di queste settimane si sono propagati sul web. Il 5 marzo la presidente della sezione ucraina dell’ICOMS, M. Haida, ha denunciato il mancato rispetto dell’articolo 21 dello statuto dei principi etici dell’ICOMS da parte della Russia. Ha inoltre dichiarato:

“Questa guerra è una sfida diretta ai valori fondanti dell’UNESCO. Tali valori includono la necessità di ogni individuo e stato membro di promuovere e proteggere l’intera diversità del patrimonio mondiale per le generazioni future. […] Questa guerra è un assalto diretto ai nostri valori per preservare l’architettura storica e la cultura più ampia dell’Ucraina. La distruzione intenzionale del Museo Prymachenko a Ivankiw, così come il bombardamento del sito commemorativo di Babyn Yar, sono a dir poco un oltraggio.”

Anche dagli altri professionisti del mondo della cultura sono moltissimi gli appelli. Sul sito del Maiden Museum appare nella home una lettera d’appello alla comunità mondiale. Infatti, grazie all’intervista di Stefano Milani del Giornale dell’Arte (21 marzo 2022) a I. Poshyvailo, direttore del Maidan Museum e membro dell’HERI, apprendiamo la preoccupazione concreta che il Museo possa diventare un obiettivo di guerra, in quanto simbolo della «Rivoluzione della dignità» del 2014. Il Direttore ha poi ricordato l’importanza degli incontri di formazione organizzati dall’ICCROM tra il 2015 e il 2019 a Roma, in quanto gli hanno fornito la giusta preparazione al peggio della guerra.

Pagina Home del sito web del Maiden Museum

Conclusioni

La cooperazione tra Stati e Organizzazioni sta facendo la differenza in questi drammatici momenti. Numerosi aiuti arrivano ai musei, archivi e biblioteche ucraine da tutto il mondo e ne sono testimonianza i post sui social delle Istituzioni. Si tratta di aiuti concreti che permetteranno di imballare al meglio tutti i beni mobili, ma anche di aiuti virtuali come la messa a disposizione di server stranieri al fine di preservare tutti i dati inventariali e la documentazione digitalizzata.

Inoltre, proprio oggi 6 aprile è prevista un’audizione del nostro Ministro della Cultura, Dario Franceschini, in presenza delle Commissioni riunite si Affari esteri e Cultura, in cui si discuterà dei temi legati alla salvaguardia del Patrimonio ucraino.

Alcuni post della pagina Facebook “Центр порятунку культурної спадщини” (Centro di salvataggio del Patrimonio ucraino)

Ilaria Arcangeli per Questione Civile

QC Today e la guerra in Ucraina

Vi invitiamo a seguire tutti gli aggiornamenti sul Patrimonio ucraino e sul conflitto con la Russia sulla pagina Instagram di Questione Civile.

Bibliografia

Convenzione per la protezione dei Beni Culturali in caso di conflitto armato, L’Aja, 1954

Distinctive marking of cultural property: rules and practices, UNESCO / Blue Shield International, 2021

https://www.unesco.org/en/articles/endangered-heritage-ukraine-unesco-reinforces-protective-measures

D. Fiorani, Patrimonio storico-architettonico e conflitti: riflessioni per il restauro, in Quaderni di restauro architettonico della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per Napoli e Provincia. Anno 5, numeri 8-10 (gennaio 2016-giugno 2017), pp. 29-42

https://www.maidanmuseum.org/en/node/2113

https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/lo-spettro-dell-urss-su-monumenti-e-memorie-/138762.html?fbclid=IwAR3xOlTeAowLr_6f0YHa5pIcb03QGvWUp6p0xZsrns4wWVWLODetTdW_Bv8

https://www.icomos-ukraine.com/heritage-alert

https://www.camera.it/leg18/1132?shadow_primapagina=13999

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