Il decalogo delle politiche per la sostenibilità.

Il decalogo delle politiche per la sostenibilità

Il decalogo delle politiche per la sostenibilità fa parte di:

“Sviluppo Sostenibile e Tecnologia”

-N.5

Questo articolo è il quinto numero della Rubrica Archivistica di Sociologia dal titolo “Sviluppo Sostenibile e Tecnologia“

Proseguendo con l’analisi del Rapporto della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (per saperne di più, clicca qui), vediamo quello che potrebbe rappresentare il decalogo delle politiche per la sostenibilità. Oggi vediamo i prime cinque punti.

1. Connettività: verso soluzioni economicamente vantaggiose. L’inizio del decalogo delle politiche per la sostenibilità.

Il decalogo delle politiche per la sostenibilità, inizia con la connettività, una precondizione essenziale per qualsiasi progetto di digitalizzazione, in tutti i settori. Tuttavia, le esigenze dell’agricoltura di precisione sono con ogni probabilità molto diverse da quelle, per esempio, di veicoli autonomi o industria 4.0. In agricoltura la connettività dovrà garantire un’ampia copertura e bassi costi di implementazione e di manutenzione, in quanto la maggior parte delle applicazioni necessita di una larghezza di banda e di una latenza ridotte.

Uno studio di previsione condotto dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo (2016) ha confermato che la copertura 5G diventerà estremamente rilevante, se non addirittura cruciale, in agricoltura, in particolare per utilizzi quali la mappatura dell’umidità del suolo in tempo reale, la fertilizzazione a tasso variabile (inclusa la rilevazione dell’azoto), la semina di precisione, la gestione dell’azienda agricola incentrata sui dati, la connessione a parchi eolici e l’accesso ai mercati mondiali. Il bisogno di connettività potrebbe, quindi, in assenza di un intervento pubblico, generare una nuova forma di divario digitale tra chi ha accesso al 5G e chi invece non ne dispone.

Ciò potrebbe verificarsi tra aziende agricole grandi e piccole (con le prime in grado di sfruttare le economie di scala e risorse finanziarie maggiori e, quindi, di adottare il 5G più rapidamente), tra aree con connettività 4G/5G e aree in cui sono assenti perfino connessioni a banda larga di base, nonché tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo.

2.Impiego della tecnologia per massimizzare la resa e ridurre l’utilizzazione del suolo

Una volta garantita la connettività, secondo il decalogo delle politiche della sosteniblità, è necessario mettere in campo l’intero stack di tecnologie IoT. Il problema sta nel fatto che mentre l’Internet delle cose è già in uso negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, in altre parti del pianeta questa prospettiva è ben lontana dal realizzarsi. Come osservato in uno studio per il Servizio di ricerca del Parlamento europeo, il tasso di assorbimento medio dell’azoto nei cereali a grano minuto in Europa non supera il 50%, il che significa che il 50% va a finire nell’aria, nel suolo o nelle acque sotterranee.

Considerando un costo dei fertilizzanti azotati intorno ai 180 euro all’ettaro, ciò comporta un risparmio potenziale consistente. Nei Paesi in via di sviluppo tale potenziale di risparmio è ancora più elevato, in quanto, secondo lo studio, meno del 10% delle applicazioni a spruzzo colpisce una pianta malata, un’erbaccia o un parassita e quindi il 90% della sostanza vaporizzata viene dispersa nel suolo, nell’acqua o nell’aria. Il risparmio potenziale ammonta a 170 euro per ettaro.

Le politiche pubbliche potrebbero favorire l’adozione di nuove tecnologie, ricompensando gli agricoltori per le riduzioni dei costi così generate. Start-up quali la tedesca PEAT (creatrice dell’app Plantix) e la californiana Trace Genomics stanno già immettendo sul mercato applicazioni per il riconoscimento delle immagini che migliorerebbero in modo sostanziale la capacità degli agricoltori di analizzare il suolo, prevenire la nascita di colture malate e adottare misure proattive per ottimizzare la capacità di produrre raccolti sani.

3.Imprenditorialità, sviluppo delle capacità e trasferimento di tecnologie: arrivare ai piccoli agricoltori

L’era moderna dell’agricoltura basata sui dati impone una riflessione aggiornata sui sistemi e sulle pratiche di divulgazione agricola. Mentre numerosi aspetti di questi programmi (come trasferimento di tecnologie e migliori pratiche) sono tuttora importanti, le tecnologie digitali applicate all’agricoltura e a tutte le sue attività from farm to fork” aggiungono al quadro un nuovo livello di complessità che necessita dell’aggiornamento di queste pratiche di sviluppo delle capacità, al fine di integrare le implicazioni della tecnologia digitale.

In primo luogo, gli agricoltori hanno bisogno delle competenze richieste per essere “pronti per la digitalizzazione” così da poter trarre vantaggio dalle soluzioni tecnologiche: utilizzo di internet, telefoni cellulari, social media, app di messaggistica e conoscenza dei dati e di come possono essere raccolti, condivisi e utilizzati. In secondo luogo, i Paesi hanno bisogno di un’infrastruttura di base che renda possibile l’adozione di strumenti per l’agricoltura digitale e dei relativi programmi di divulgazione digitale, garantendo disponibilità, connettività, costi accessibili e impiego delle TIC nel settore dell’istruzione.

Infine, sono necessari programmi e politiche di supporto per le strategie digitali (e-government), nonché politiche e norme per la regolamentazione della governance dei dati, affinché questi ultimi restino aperti e accessibili a tutti gli stakeholders, soprattutto agli agricoltori. Risolvendo questi problemi, l’assistenza risulterà più efficace, in quanto i servizi di consulenza potranno fornire agli agricoltori informazioni e suggerimenti personalizzati, consentendo loro di aumentare le rese e di scalare posizioni nella catena del valore, il che renderà i sistemi agroalimentari più sostenibili a livello globale.

4.Aggregazione dei dati: un nuovo strumento per una governance distribuita e sostenibile

Il decalogo delle politiche per la sostenibilità fa presente che secondo OnFarm (un provider di piattaforme IoT per aziende agricole connesse), l’azienda agricola media genererà 4,1 milioni di data point entro il 2050. L’utilizzo dei dati raccolti per migliorare direttamente le pratiche di produzione potrebbe generare un incremento del reddito del 20%, riducendo al contempo il consumo di erbicidi e di combustibile del 10-20%. Tuttavia, il problema principale dei dati è costituito dal fatto che i piccoli agricoltori non sono ancora ben attrezzati per utilizzarli al meglio.

Di conseguenza, saranno necessari nuovi servizi dedicati e nuove soluzioni che portino possibilmente verso una gestione dei dati di tipo partecipativo, garantendo al contempo la fornitura di competenze di base e assicurando il graduale trasferimento di responsabilità alle comunità locali. Tutto ciò, unito a investimenti adeguati in materia di connettività, potrebbe rappresentare una soluzione per i circa due terzi della popolazione rurale dei Paesi in via di sviluppo, costituita da 3 miliardi di persone che vivono in circa 475 milioni di piccole fattorie a conduzione familiare, lavorando appezzamenti di terreno inferiori ai 2 ettari.

Alcune delle misure che potrebbero consentire di superare i problemi di assorbimento della conoscenza e di azione collettiva potrebbero essere le seguenti:

Finanziamenti su base comunitaria; Uberisation dei beni; Combinare le competenze con soluzioni di agro-ecologia intelligente; Mettere in contatto società di assicurazione e finanziatori con gli agricoltori; Collegare le comunità di agricoltori smart alla catena del valore.

5.Riequilibrio del potere contrattuale lungo la filiera agroalimentare

Una volta che la connettività, i dati e la tecnologia saranno effettivamente disponibili sul campo, i piccoli agricoltori dovranno essere collegati alle catene di approvvigionamento globali, questo è quanto si evince nel decalogo delle politiche della sostenibilità . Qui, però, dovranno rapportarsi con attori che operano su scala molto più grande di loro, con il rischio elevato di trovarsi in situazioni di dipendenza economica, o di perdere ulteriore potere contrattuale. I governi possono allora intervenire per mitigare il superiore potere contrattuale di una serie di soggetti, quali commercianti al dettaglio, imprese di trasformazione dei prodotti agricoli, grossisti, cooperative, organizzazioni di produttori o singoli produttori potenti.

Ciò richiede l’adozione di strumenti politici specifici, quali norme finalizzate a proteggere gli attori più piccoli nei confronti dei grandi produttori e rivenditori al dettaglio, nonché norme sull’abuso di dipendenza economica. Perciò è necessario lavorare all’elaborazione di modelli di contratto e alla fornitura di servizi di consulenza. Questo tanto nell’ambito dei rapporti tra agricoltori e distributori, quanto in quello dei rapporti tra agricoltori e gestori dei dati quando l’opzione dell’agricoltore-gestore diretto non è praticabile.

A questo proposito, la tecnologia blockchain e gli smart contracts potrebbero diventare strumenti in grado di accrescere la fiducia in un rapporto contrattuale altrimenti squilibrato. Un buon esempio di ciò è costituito da BlocRice, la blockchain di Oxfam che collega i produttori di riso del villaggio cambogiano di Reaksmei, nella provincia di Preah Vihear, con altri attori della catena di approvvigionamento per garantire agli agricoltori più poveri un trattamento equo.

Nel prossimo articolo analizzeremo gli ultimi cinque punti di questo decalogo. 

Fonte: Rapporto della Fondazione Barilla

Alessandro De Bari per Questione Civile

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