Egittologia: piccola disciplina per una grande civiltà

Egittologia

Egittologia, lo studio della terra in cui storia e leggenda si incontrano tra le dune del deserto del Sahara

Il Nilo, le Piramidi, i Faraoni, le divinità dai nomi e dalle storie particolari. Le mummie, i sarcofaghi, la Sfinge, i templi. Queste sono solo alcune delle bellezze che, irrimediabilmente, catturano l’attenzione di grandi e piccini quando per la prima volta sentono parlare della civiltà Egizia. Tra tutte le civiltà antiche è quella che probabilmente incuriosisce di più e che ha spinto molti giovani ad intraprendere studi di stampo storico ed archeologico, portando alla nascita di una vera e propria disciplina: l’Egittologia.

Il compito che l’Egittologia si è assunta non è facile: studiare in modo scientifico la cultura dell’Antico Egitto dal V millennio a.C. sino alla fine del dominio romano nel IV secolo.

Nonostante la mole gigantesca di scoperte realizzate c’è ancora molto da scoprire. L’Egitto è quello che potremmo definire “un cantiere sempre aperto”, poiché c’è e ci sarà sempre uno studioso, un archeologo o un egittologo pronto a scavare nella storia di questa grande civiltà.

L’interesse per l’Egitto

L’Egitto non ha attratto gli uomini solo nei secoli più recenti, ma ha da sempre esercitato un fascino talmente grande che troviamo testi e documenti di autori greci e latini come Erodoto, Plutarco, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio, che offrono uno spaccato soprattutto degli usi e dei costumi dell’Antico Egitto. A giudizio degli storici lo scritto più importante sarebbe quello realizzato da un certo Orapollo: Hieroglyphica. In quest’opera l’autore elenca una serie di segni figurativi e attribuisce ad ognuno di questi un significato preciso. Quest’opera si pone come pilastro fondamentale per il successivo studio della scrittura dell’Antico Egitto.

La prima notizia di uno studio sulle antichità egizie risale al XVI secolo, quando a Roma vennero scoperti alcuni obelischi egizi di epoca romana. I geroglifici autentici che li ricoprivano furono poi alla base degli studi linguistici attuati nel XVII secolo dal gesuita Athanasius Kircher. Per quanto limitati fossero i risultati raggiunti, essi sono importanti per la grande cura con cui furono ottenuti e per l’aver strutturato una prima storicizzazione della lingua egiziana.

Sarebbe stato scorretto non citare questi documenti, ma è importante tenere a mente che essi non rientrano a pieno titolo sotto il nome di “Egittologia”. Essi rappresentano perlopiù opere redatte per interessi personali o piccoli studi privi di una concreta fondatezza; hanno in realtà offerto un aiuto molto limitato agli egittologi. Dunque, quando si può davvero parlare di Egittologia?

La nascita dell’Egittologia

«Soldati, considerate che dall’alto di queste piramidi quaranta secoli vi guardano» disse Napoleone Bonaparte nel suo discorso all’esercito nel 21 luglio 1798. Questa data è considerata dai maggiori storici l’alba dell’egittologia, poiché è proprio al futuro imperatore del Primo Impero francese che si deve il primo serio contributo alla disciplina. Napoleone era sbarcato presso Alessandria d’Egitto per contrastare gli inglesi, ma al tempo stesso riconosceva la grandezza del luogo in cui era giunto.

Nella sua immaginazione sarebbe stato in grado di emulare Alessandro Magno e portò con sé letterati, archeologici, artisti, incisori e scienziati. La trasferta egiziana fu senz’altro una disfatta sul piano militare, ma sul piano culturale rappresentò un trionfo, tanto che lui stesso la descrisse come «la gloria delle armi associata alla scoperta artistica». L’entourage che accompagnò Napoleone aveva documentato e studiato la terra dei faraoni realizzando la monumentale Description de l’Egypte (1809-1828). Nell’opera gli studiosi descrivevano non solo i vari aspetti della civiltà egizia, ma fornivano anche una rilevazione cartografica del territorio e accurate descrizioni di monumenti. Tra questi la famosa Stele di Rosetta.

Fu proprio la decifrazione dei geroglifici della Stele di Rosetta nel 1822 ad opera dell’egittologo francese Jean-Francois Champollion a segnare l’effettiva e reale nascita dell’egittologia moderna.

La conoscenza della scrittura e la scoperta nel 1818 dell’ingresso della piramide di Chefren grazie all’archeologo italiano Giovanni Battista Belzoni favorirono l’organizzazione di un elevato numero di spedizioni.

Le scoperte furono talmente tante da rendersi necessaria la fondazione del Museo Egizio del Cairo prima e del Museo Egizio di Torino poi. Grazie al XIX secolo che rappresentò un trampolino di lancio, il XX secolo può vantare ritrovamenti sensazionali e celebrare imprese spettacolari, prima credute impossibili.

L’Egittologia: una disciplina difficile

Gli stessi studiosi ammettono che non è sempre facile destreggiarsi nella storia di questa grande civiltà. Su un piano prettamente storico, infatti, la ricostruzione è difficile a causa dell’elevato numero di sovrani e di eventi che si sono succeduti. A ciò si devono aggiungere le numerose opere d’arte e architettoniche, i manuali di matematica e medicina, i romanzi e le poesie.

E come dimenticare la religione? Già nel mondo antico gli Egizi erano considerati il popolo più religioso; avevano centinaia di divinità da adorare e praticavano il culto degli animali e degli oggetti inanimati.

Nonostante gli Egizi abbiano aiutato gli studiosi con i loro scritti, la loro cultura è profondamente stratificata ed intrecciata. Gli egittologi, però, proseguono nella loro opera di ricostruzione, per liberare completamente dai granelli di sabbia la vita di un mondo lontano nel tempo, ma vicino alla nostra sensibilità.

Conclusione

Le vicende che hanno creato e forgiato questa disciplina, per quanto di nicchia, sono molteplici. L’interesse e l’amore per questa civiltà, tuttavia, in alcuni momenti hanno offerto al lettore immagini distorte ed imprecise dovute a fenomeni che oggi gli storici definiscono “egittomania”, come l’innalzamento in alcuni giardini italiani di obelischi e sfingi come decorazioni. Insieme cercheremo di far luce sulla storia del popolo che divenne grande tra le dune del deserto del Sahara, Ra permettendo.

Maria Rita Gigliottino per Questione Civile – XXI

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