Orologio meccanico: la forma del tempo che scorre

orologio meccanico

L’origine e il funzionamento dell’orologio meccanico

Il blog Paleofuture di Gizmodo inserisce l’orologio meccanico nella sua classifica delle tecnologie più importanti della storia dell’uomo alla posizione numero 53. Il blog, però, dà una connotazione negativa all’orologio, che viene visto come un’invenzione capitalistica, un promemoria quotidiano della disumanità che sopportiamo ogni giorno dovuta allo strano concetto di “essere puntuali”.

Nel bene e nel male, l’orologio può essere considerato una delle più importanti icone delle contraddizioni della nostra società, dall’epoca moderna alla contemporaneità. Senza dubbio, l’orologio meccanico resta una delle più grandi applicazioni di tecnica, abilità umane e studio nella storia dell’uomo. Un’ invenzione capace di mantenere lo stesso fascino attraverso i secoli, nonostante il progresso tecnologico che ha portato alla nascita dell’orologio digitale, alla recente diffusione dello smartwatch ed a risolvere il problema di avere sotto controllo lo scandirsi del tempo con soluzioni differenti.

L’orologio medievale

Le fonti che possediamo non ci riportano con certezza il nome della mente che ha ideato il meccanismo dell’orologio. Possiamo affermare, però, che i primi orologi meccanici furono costruiti all’inizio del Trecento per essere istallati sulle torri e sui campanili delle città. Secondo alcune fonti, il primo fu installato proprio a Milano nel 1309. Questa invenzione segna una profondissima rivoluzione nella società dell’epoca; precedentemente, infatti, il tempo era scandito dalle campane delle torri dei signori e dai campanili delle Chiese che annunciavano i momenti di preghiera, attorno ai quali veniva organizzata una giornata di lavoro.

Un altro metodo relativamente diffuso consisteva del dividere sempre in dodici ore il periodo di luce, dall’alba al tramonto, con le antiche meridiane. Metodo che, come è facile immaginare, creava enormi discrepanze durante l’anno solare.

L’orologio rese sempre uguali le ore del giorno e quelle della notte, donando a tutti la possibilità di calcolare e di disporre del proprio tempo. Si creò un nuovo concetto di tempo, costante e comune, poiché condiviso da tutti e non imposto dai padroni. Per certi versi, l’orologio segna il passaggio culturale dalla società medievale a quella rinascimentale.

Componenti dell’orologio meccanico medievale

A livello tecnico, i primi orologi sono formati da tre parti: la carica, il quadrante e lo scappamento.

La carica è composta da un peso sorretto da una corda, a sua volta avvolta attorno ad un cilindro solidale con l’asse dell’orologio. La gravità tende a portare il peso verso il basso, per cui peso e corda fanno girare l’asse dell’orologio.

Il quadrante, che esprime la misura del tempo, serve a far vedere quanti giri ha eseguito l’asse. Inizialmente vi erano 24 caselle. Solo in seguito prevalse l’uso di dividere il giorno in due parti da dodici ore.

Nello scappamento vi è il cuore dell’orologio; due ruote girevoli, munite di denti o pioli, urtano le palette di un asse, chiamato verga, spingendo prima in un senso e poi in un altro il bilanciere sull’estremità superiore, il foilot. Per questo motivo questo orologio viene chiamato anche orologio a verga e foilot. Lo scappamento dà il ritmo all’orologio, in modo che l’asse giri lentamente e a velocità costante, trasformando il moto continuo in moto alterno.

L’arte dell’orologeria

Nei secoli l’orologio si è sviluppato e trasformato nel meccanismo, nei modelli e nelle dimensioni. Nell’Europa occidentale, dallo sviluppo dei primi orologi, l’orologeria è diventata una vera e propria arte che abbina innovazione scientifica a design e moda. Sono numerosi i mastri orologiai che in tutta Europa hanno contribuito a questo sviluppo con una ricerca incessante nelle loro botteghe.

Una prima diffusione degli orologi portatili, detti da taschino per la consuetudine di portarli nella tasca, avviene già nel secolo XV, grazie all’invenzione della molla di carica. Nonostante la tradizione attribuisca l’invenzione al tedesco Henlein, che nel 1524 ne registra la prima regolare vendita su vasta scala, la prima testimonianza di un orologio da taschino si trova in una lettera del 1462 dell’orologiaio mantovano Bartolomeo Manfredi, che ne offriva un modello al Marchese Federico Gonzaga.

L’orologio a pendolo e altre innovazioni

Sarà successivamente Galileo, nella prima metà del Seicento, ad intuire, grazie ai suoi studi sul moto dei corpi, il successivo balzo tecnologico, ovvero l’orologio a pendolo. La base di tutti i meccanismi che Galileo va ad analizzare nel suo corso di insegnamento è proprio la leva. Sulla scia di questi studi, fu il fisico olandese Huygens a costruirne il primo esemplare, nel 1656.

Successivamente, tra il 1674 e il 1675, Huygens introdusse la molla a spirale che sostituisce il peso, già pensata da Leonardo da Vinci, e per la prima volta la lancetta dei minuti. Nel tempo, altri orologiai di spicco lavorarono sull’orologio a pendolo, correggendone alcuni difetti.

Il primo a pensare di proteggere il meccanismo dell’orologio in un involucro chiuso fu Daniel Quare. Nel 1715 George Graham inventò lo scappamento a cilindro per l’orologio a pendolo.

Intorno al 1750, l’inglese John Harrison costruì il primo cronometro marino, un orologio a molle in grado di calcolare con precisione la longitudine in alto mare.

Il genio di Breguet sull’orologio meccanico

Il contributo all’orologeria di Abraham Luis Breguet, da molti ritenuto il padre dell’orologeria moderna, è stato fondamentale. Breguet sviluppò la sua passione ed il suo talento nel laboratorio del negozio del suo patrigno a Parigi, dimostrando di essere un prodigio. Le morti improvvise della madre e del patrigno misero il giovane Breguet in seria difficoltà, riuscendo solo da trent’enne, nel 1775, ad intraprendere a pieno regime l’attività di orologiaio.

Perpetual

È nel 1780 che per la prima volta egli cambiò il mondo dell’orologeria; davanti al Duca di Orleans presentò un oggetto la cui idea sembrava provenire dal futuro: un orologio in grado di ricaricarsi da solo. Si trattava del primo orologio meccanico automatico perpetuo, capace di continuare a segnare il tempo per sempre.

Un peso oscillante di platino che spinto dal movimento del corpo del possessore dell’orologio mentre cammina, ricarica e alimenta l’intero meccanismo. L’orologio perpetuo diventò il simbolo della regalità, del potere e della ricchezza.

Tourbillon

L’invenzione che forse rappresenta di più l’apice del suo genio dirompente arriva nel 1801: il Tourbillon. Questa innovazione raggiunse la perfetta fusione tra l’utilità meccanica e la ricerca estetica. Il Tourbillon sfidava, letteralmente, la legge di gravità; Breguet, infatti si era reso conto che proprio questa forma impediva la perfetta precisione nei meccanismi dei suoi orologi. I cambiamenti di altitudine e di posizione dell’utilizzatore corrispondevano a cambiamenti nel tempo segnato dall’orologio. Decise di innestare le parti più sensibili alla gravità dei suoi meccanismi in una gabbia rotante, che compie un’intera rivoluzione su se stessa ogni 60 secondi, annullando l’effetto della gravità e correggendo gli errori.

L’orologio meccanico da polso

Nel 1810, infine, Breguet compì la sua ultima grande rivoluzione: fu il primo a pensare di mettere un orologio al polso di qualcuno, regalando al mondo il concetto moderno di orologio. Carolina Bonaparte, la regina di Napoli, pagò una cifra spropositata per essere la prima nella storia ad indossare un orologio. Da quel momento l’orologio da polso diventò il nuovo status symbol di ricchi e potenti in tutto il mondo.

Inizialmente, la diffusione degli orologi da polso portò a fissare orologi da tasca a grossi bracciali, ma l’arricchimento sia tecnico che estetico continuò a svilupparsi con nuove innovazioni, come la carica a corona di Adrien Philippe e il miglioramento del sistema di carica con un ingranaggio supplementare, fino ad arrivare ai modelli che oggi allacciamo ai nostri polsi.

All’italiano Divino Pisa, inoltre, si deve l’invenzione, nel 1958, del primo orologio mosso dal magnetismo terrestre, a lungo esposto nel museo della scienza e della tecnica di Milano.

Giuseppe Russo per Questione Civile – XXI

Foto di copertina di Tomasz Mikołajczyk da Pixabay.

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