Petrarca agli albori del metodo filologico

Petrarca

Francesco Petrarca: l’iniziatore del metodo filologico moderno e il Virgilio Ambrosiano

La nascita del metodo moderno vede l’iniziatore in Francesco Petrarca, letterato dalla spiccata sensibilità e sempre in fervida dialettica con l’antico.

Mentre generalmente si è soliti collocare l’abbrivo del metodo filologico moderno nel XV secolo, in quel periodo che è definito Umanesimo; Bracciolini, Niccoli, i grandi cacciatori di manoscritti, Barbaro, Guarino, Vittorino, Beroaldo, i grandi maestri, e Valla e Poliziano, gli indagatori e i “padri” del metodo.

Cenni biografici su Francesco Petrarca

Nato ad Arezzo, nel 1304, Francesco de Pentraco, tale patronimico gli derivava dal nome del padre, il notaio Petracco di Parenzo, fu un intellettuale multiforme. Divenuto chierico, per poter coltivare l’amore per gli studi, si pose al servizio del cardinale Colonna, per il quale dovette svolgere numerosi incarichi diplomatici. I ruoli a lui affidati lo portarono a viaggiare, a operare e a vivere tra Italia e Provenza.  

La sua produzione letteraria fu varia, Petrarca si mosse abilmente sia sul tavolo dell’antichità classica, che sul volgare; ciononostante produsse la maggior parte delle opere in latino. Ma, nonostante disprezzasse l’utilizzo del volgare, oggi la sua fama è dovuta ai Rerum vulgarium fragmenta, maggiormente conosciuto sotto il titolo di Canzoniere.

Petrarca filologo

Sebbene siano proprio i Rerum vulgarium fragmenta a donare lustro al poeta, sarebbe ingiusto non lumeggiare uno degli aspetti più fervidi e fecondi del suo operato: l’attenzione per il mondo dell’antichità, che si intreccia fittamente con la sua produzione creativa.

Precursore dei grandi “cacciatori” di manoscritti, Francesco Petrarca instaurò un rapporto nuovo e definibile oggi di “mutuo soccorso” coi codici contenenti i classici; a dispetto dei suoi contemporanei, che si limitavano ad attingere da quelli, usando loro la riverenza che si riserva alle auctoritates (le autorità, o per meglio dire, gli autori modello di un intera cultura)–basti pensare all’operato del Boccaccio, sempre pronto a scusare le mende dei grandi autori e ad accusare gli svogliati copisti–, dai codici posseduti dall’Aretino emerge un fitto dialogo instaurato coi grandi scrittori.

A Petrarca, infatti, premeva colmare i luoghi aporetici e ovviare alle lacune dei codici; vi sono luoghi in cui si interroga sulla toponomastica di un luogo o sulla sua posizione geografica e postille, sua manu apposte; un esempio esplicativo è rappresentato da una postilla in cui, accanto a un guasto, si legge “emergam ut potero” (emergeró come potrò), segno dello sforzo dell’intellettuale.

La tecnica del Petrarca

A cosa sarebbe però dovuto questo rapporto tutto nuovo con l’antico? Illustri studiosi sottolineano le differenze che intercorrono tra le finalità petrarchesche e quelle che muoveranno all’acquisizione e canonizzazione del metodo oggi in auge.

Se il rapporto del Petrarca coi classici è sicuramente un caso piuttosto isolato durante il periodo preumanistico, invero è impossibile non considerare il filo rosso che lo lega ai grandi filologi umanisti. Benché le finalità dell’intervento petrarchesco fossero ben distinte da quelle che spingeranno Poliziano un secolo dopo, sarebbe ingiusto e ingeneroso considerarne l’operato di minor importanza.

L’intento degli Umanisti sarà ridare luce e dignità a opere silenziose da secoli, spesso divenute palinsesti o “incatenate in oscure prigioni”; il fine del Petrarca, invece, era stato più “egoistico”. Le opere classiche rappresentavano la linfa dei suoi scritti, alla cui base vi erano i principi creativo e di veritas. Proprio a quest’ultima si doveva la necessità da lui avvertita di vagliare la veridicità delle fonti.

Petrarca non cede all’auctoritas, bensì si pone in aperto confronto con l’autor e, di volta in volta, decide chi ritenere più attendibile. La sua operazione di ricostruzione dei luoghi guasti, però, non è ancora un’operazione filologica, ciò che importa all’Aretino è il senso, il messaggio, l’informazione contenuta. Invece di un’emendazione attenta, opera una ricostruzione limitandosi a trarre il senso e l’informazione che gli occorrono, non avvalendosene, qualora risultasse impossibile sanare la lacuna.

La Senile XVI 5

Esemplificativa di come Petrarca conduca le sue indagini è la Senile 5 del XVI libro; indirizzata a Carlo IV, Petrarca reputa apocrife due lettere attribuite l’una a Giulio Cesare e l’altra a Nerone.

L’Aretino contesta con una certa acribia la paternità delle lettere, connotando come “buaggini” gli espedienti utilizzati dai falsari. L’indagine è dipanata attraverso una prima analisi, inerente alla lettera “di Cesare”, in cui il poeta si sofferma velocemente sullo stile. In particolare, rileva delle incongruenze tra l’uso epistolare proprio di Cesare e quello ivi riscontrato. Riportando, infatti, alcuni stralci di epistole, emerge come fosse estranea la consuetudine del plurale maiestatis (plurale di grandezza) a Cesare.

Si è stati soliti affiancare l’esperienza petrarchesca a quella valliana, ma intercorrono delle notevoli differenze: alla base dell’analisi valliana, condotta nel De falso credita et ementita donatione Costantini, vi è la conoscenza della diacronia della lingua latina; Petrarca basa la sua smentita, più che sullo stile, sulla disamina di alcuni dati storici. Chi sarebbe il nominato zio di Cesare, se storicamente non si conosce neppure il padre? Chi mai avrebbe considerato l’Austria come territorio Orientale? Quando mai Cesare si sarebbe autodefinito “re”, conscio che quell’appellativo “frutta[sse] in Roma odio e pericolo”? E ancora: Nerone, che aveva in disprezzo tutti gli Dei, si sarebbe mai definito “Noi Nerone amico degli Dei?”.

Tale è dunque un assaggio di come il Petrarca, a caccia di quelli che vengono definiti i firmissima veri fundamenta (fermissimi fondamenti del vero), si rapportasse col fatto storico.

I postillati petrarcheschi e il Virgilio Ambrosiano

Testimoni parlanti dell’operare petrarchesco sono i postillati, considerati preziosissimi già alla morte del poeta.

Petrarca interloquiva fittamente con gli autori classici, commentando i passi da lui letti e cercando di emendare al meglio i luoghi che gli apparivano guasti. Talvolta per l’emendazione si serviva anche dell’aiuto di altri codici riportanti lo stesso passo.

Il poeta dialogava alla pari coi grandi autori, rintracciando analogie e differenze tra le loro opere e quelle degli autori cristiani. E proprio i margini dei codici classici in suo possesso rappresentano la cartina di tornasole di questo colloquio che travalica i confini spazio-temporali.

Tra tutti i postillati, spicca il Virgilio Ambrosiano. Tra i testi da questo tramandati si annoverano le opere virgiliane e l’esegesi di Servio, il quale frontespizio reca una preziosissima miniatura realizzata dal Martini. L’importanza di tale postillato è data dal ruolo da esso svolto: in esso si tiravano le fila della ricerca svolta sugli altri postillati, lì si raccoglieva tutto, in una sorta di enciclopedia frammentaria dell’antichità, pronta all’uso.

E proprio sopravvivenza e circolazione dei postillati petrarcheschi, dovute agli intellettuali e letterati che si mossero attorno al Petrarca, renderanno possibile conoscere la metodologia petrarchesca.

Sebbene l’habitus (costume) mentale del Petrarca fosse ancora immerso nella temperie medievale, distante dunque da quello umanistico, i semi del nuovo metodo filologico erano stati gettati: il rapporto con l’antico stava cambiando.

Rosita Castelluzzo per Questione Civile – XXI

Bibliografia e sitografia:

  • M. Bertè – M. Petoletti, La filologia medievale e umanistica, Bologna, Il Mulino, 2017;
  • G. Cappelli, L’umanesimo italiano da Petrarca a Valla, Roma, Carrocci Editore Aulamagna, 2018;
  • V. Fera, Genesi del metodo filologico in età umanistica in Quattro conversazioni di filologia, Roma, Bulzoni, 2016;
  • F. Fracassetti (a cura di), Lettere senili di Francesco Petrarca, volgarizzate e dichiarate con note da Francesco Fracassetti, Vol. II, Firenze, Le Monnier, 1870;
  • M. Sambugari – G. Salà, Letteratura aperta, Dalle origini all’età della Controriforma, Firenze, La Nuova Italia, 2020;
  • www.ambrosiana.it;
  • www.treccani.it.
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