Benedetto Robazza: un piccolo museo a tema dantesco

Benedetto Robazza

Intervista a Eleonora Gregorio responsabile del Museo Benedetto Robazza

Per la nostra Rubrica su Dante Alighieri, “700 anni con Dante” siamo andati in un luogo speciale dove sembra quasi di poter entrare nell’opera dantesca. Infatti, nel Museo Benedetto Robazza di Rocca Priora (RM) sono conservate opere d’arte incentrate proprio sulla Divina Commedia. Per raccontarvi al meglio la storia dell’artista che le ha realizzate abbiamo intervistato Eleonora Gregorio, storica dell’arte responsabile del Museo. Robazza celebra Dante con il grande fregio, in cui sono raccontati tutti e trentatré i canti dell’Inferno. Vi invitiamo a seguire le nostre pagine social dove potrete trovare anche dei contenuti video di questa intervista.

“700 anni con Dante”

-N. 14

Questo è il quattordicesimo numero della Rubrica di Rivista dal titolo “700 anni con Dante“, finalizzata ad analizzare la figura del Sommo Poeta da diversi punti di osservazione. La Rubrica vede la collaborazione tra le Aree di Storia Antica e Medievale, Economia, Affari Esteri, Lettere, Scienze Umane, Storia Moderna e Contemporanea, Arte, Cinema, Tecnologia, Filosofia del Diritto, e Filosofia Teoretica

Quando è nato il Museo Benedetto Robazza?

«Il museo Benedetto Robazza è stato inaugurato nell’aprile del 2018, fortemente voluto dall’amministrazione comunale, a seguito di questa grande donazione dell’artista Mario Benedetto Robazza a favore del comune di Ricca Priora. Le opere donate, non si trovano solo nel museo, ma molte sono esposte nelle strade del paese, come fontane e monumenti, e costituiscono un vero e proprio museo a cielo aperto, che culmina nel Museo Robazza.»

Robazza era legato a Rocca Priora?

«Moltissimo. Mario Benedetto Robazza, che è venuto a mancare nel giugno dello scorso anno, era romano di origine, nato nel 1934, rimasto orfano di padre durante la guerra. La madre però si è risposta con un uomo di Rocca Priora; quindi, lui fu sempre molto legato alla cittadina e ha deciso di omaggiarla in seguito al successo ottenuto come artista.»

Dove si è formato Robazza come scultore? Chi sono stati i suoi maestri?

«In realtà Robazza è completamente autodidatta, ha scoperto la passione per l’arte quando rimasto orfano del padre ha dovuto sostenere la madre. Sulle sponde del Tevere andava raccogliendo l’argilla, che poi impastava per creare delle piccole sculture, personaggi del presepe o marionette, che andava a vendere a Piazza Navona. Da quel momento comprende la sua vocazione per l’arte e dopo l’arruolamento in marina, si trasferisce in Belgio dove frequenta una bottega per l’intaglio delle pietre, oltre che studi incentrati sulla gemmologia e oreficeria. Questi sono di fatto gli unici studi che compie, non ha mai avuto contatti con l’accademia, ne approcci didattici al fare artistico. Sicuramente è sempre stato molto affascinato dai grandi artisti del Rinascimento, come Michelangelo, soprattutto per la potenza delle sue sculture, dove l’elemento della forza e della muscolosità è sempre presente.»

Robazza si concentra molto sulle tematiche dantesche. Quando ha iniziato ad appassionarsi alla divina commedia a Dante in generale?

«Nella sua produzione artistica la prima testimonianza del suo interesse alle tematiche dantesche, in particolare all’inferno, è quando realizza la tela, oggi concertata nella seconda sala del museo. Realizzata nel 1991, è una grande tela in tempera che è una sorta di grande riassunto di tutti i canti principali dell’inferno. È una sorta di preludio a quello che sarà in grande fregio che realizzerà nel 1994, anticipando quindi la volontà di dare forma al racconto dantesco.

Dopo il 91 inizia a studiare con disegni a carboncino e dipinti ad olio di tutti gli episodi dell’Inferno che trasferirà sul fregio esterno. Un tema questo che scopre già negli anni 80, dove si era trasferito negli anni 60 aprendo uno studio che fece conoscere ed apprezzare la sua arte oltreoceano, ancora prima che in Italia. A new York si confronta con la scena artistica contemporanea e si rende conto che effettivamente non esistevano opere contemporanee che richiamassero Dante. Negli anni 90 tornano in Italia si concentra su questo tema con l’idea di tornare in America e mostrare opere legate alla divina commedia.»

Quindi questo messaggio dantesco con le opere di Robazza è arrivato oltreoceano. Oggi invece come è recepito? Secondo te quando vengono i visitatori si sentono più a contatto con Dante e la sua poesia, vedendo queste opere?

«Assolutamente sì, tanto che noi abbiamo riscontrato un grande interesse per il poema dantesco grazie a questa opera, soprattutto da parte dei bambini e dei ragazzi, che vengono in visita con le scuole. Soprattutto le classi liceali che si stanno approcciando allo studio della divina commedia, hanno di forte il fregio una concretezza di quello che studiano in classe. Riconoscono i personaggi e restano affascinati di come Robazza abbia deciso di dare forma e fisicità a questi personaggi.»

In questo caso effettivamente l’arte aiuta a comprendere meglio la poesia che invece può essere più ostiche soprattutto per i più giovani.

«Tra l’altro la commedia arriva oltreoceano grazie a Robazza, ma non solo in America, bensì anche in Cina perché il fregio è stato esposto per tre anni, dal 1996 al 1999.»

Il fregio di cui ci parli è quindi l’opera più importante di Robazza. Ma come lo ha realizzato, cioè che tecnica ha utilizzato.

«Effettivamente è un’opera molto particolare, perché Robazza è certamente uno scultore tradizionale di opere a tutto tondo, ma non è questo il caso. Il grande fregio di Dante infatti è composto da 18 pannelli, ciascuno di due metri per due metri e mezzo, realizzati in polvere di marmo resinato. L’artista ha quindi creato questo impasto di materiale misto tra marmo polveroso e plastico, ovvero la resina, che poi ha inserito come fossero dei calchi, all’interno di formelle che aveva precedentemente preparato. Effettivamente la sua azione artistica è interventa non sul risultato, ma sulla preparazione delle formelle, che ha scolpito e che poi con l’inserimento del composto hanno portato al fregio.

Si tratta di un’opera molto fragile, che lui ha immaginato sin dalla sua creazione per un’esposizione esterna, e necessita di continui restauri e cure. Nell’ultimo anno la figlia di Robazza (nome della figlia?) che è una restauratrice, si occupa dell’opera di manutenzione del fregio

Quindi come avviene la valorizzazione di questo patrimonio a tema dantesco? Quest’anno con la ricorrenza del 700º anno dalla morte di Dante, avete organizzato iniziative particolari?

«La valorizzazione è sicuramente uno degli aspetti più importanti per noi, avendo una vocazione didattica, con le scuole ad esempio. L’anno dantesco è iniziato per noi già a gennaio dello scorso anno e si concluderà con una serie di eventi ancora fino a marzo. Sono state organizzate sia conferenze tematiche sulla parte Letteraria, coinvolgendo professori di lettura, esperti dantisti, che hanno analizzato l’opera dantesca sotto diversi punti di vista. Mario Pisano ha accostato la figura di Dante ad altri poeti, anche contemporanei, mentre la prof Martina Michelangelo ha affrontato la commedia da punti di vista particolari come quello del Fantasy, oltre a parlarci delle Ecloghe. Sono poi state organizzate conferenze più a tema storico artistico a cui hanno preso parte Vanda Lisanti e Ilaria Arcangeli, che ci hanno parlato della fortuna di Dante nell’arte.»

Una grande proposta culturale per i cittadini e turisti. Ma l’attrattiva per il museo è dovuta alla presenza di opere di altri artisti?

«Si oltre la collezione permanente delle opere di Robazza, ospitiamo periodicamente delle mostre temporanee. In occasione del 700enario dantesco, stiamo ospitando una piccola mostra di illustrazioni a fumetto, opera di un’artista giovane del nostro territorio, Lorenzo Colangeli, che ha illustrato digitalmente ma a fumetto il quarto il quinto canto della divina commedia. Una mostra quindi particolare ma sempre a tema dantesco.»

Ilaria Arcangeli per Questione Civile

L’intervista è stata realizzata con il contributo della Redazione. Si ringraziano Salvo Lo Magno e Giulia Marianello per la partecipazione all’iniziativa. Per tutte le informazioni sul Museo Benedetto Robazza potete visitare: http://www.comune.roccapriora.roma.it/zf/index.php/musei-monumenti/index/dettaglio-museo/museo/1 https://www.facebook.com/museobenedettorobazza/

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