Piramidi: ai tempi della loro costruzione

Piramidi

L’intuizione geniale dietro la costruzione delle piramidi

L’Egitto è indiscutibilmente il regno delle piramidi. Gli storici non possiedono il numero preciso delle piramidi costruite poiché nessun documento dell’Antichità ne fa un censimento completo, ma sicuramente furono molte se si considera che questi giganteschi monumenti funebri furono costruiti per i sovrani e le loro regine durante l’Antico e il Medio Regno.

La piramide a gradoni di Djoser, sovrano della III dinastia, è datata intorno al 2650 a.C. ed è considerata la prima; da allora lo sviluppo architettonico dei complessi piramidali non fece che perfezionarsi e arricchirsi di elementi fino alla VI dinastia, che segnò l’apogeo della costruzione delle piramidi.

La decadenza si registra dalla VII dinastia in poi ed è dovuta principalmente a una carenza di risorse economiche: per costruire una piramide erano impiegati milioni di metri cubi di pietre, mattoni crudi, calcare bianco, graniti, oro e pigmenti, oltre ai 20-30.000 uomini che vi lavoravano e alloggiavano in cittadine edificate accanto ai cantieri.

Secondo quanto emerso dagli studi archeologici, sembra che i cantieri restassero aperti almeno vent’anni prima di portare a termine la costruzione.

Perché una piramide?

La piramide è il risultato di uno sviluppo architettonico che ha inizio verso il 3200 a.C.. In questo periodo ad Abido appaiono le prime tombe dei ricchi, una classe elitaria che avrebbe presto unificato l’Egitto. Queste tombe non solo erano più grandi e decorate, ma erano anche edificate mediante l’uso dei mattoni crudi in luoghi distanti dai primi centri abitativi.

Tra queste, quella più famosa è la tomba Uj di Scorpione: si tratta di una sovrastruttura in mattoni crudi suddivisa in ben dodici stanze, al di sotto della quale giaceva il sepolcro del sovrano.

Da questa si passerà alla mastaba tipica dei re della I dinastia. Parallelamente alla mastaba si sviluppa il recinto sacro o funerario, ovvero un grande muro che circonda l’area sacra dedicata al culto del sovrano caratterizzato da rientranze, nicchie e pilastri nella parte esterna e da una parete completamente liscia nella parte interna.  

Il passaggio successivo fu quello di mettere insieme sepolcro, mastaba e recinto, dando vita alla prima piramide della storia.

La piramide: una gradinata per raggiungere il cielo

L’edificazione della prima piramide della storia nacque sicuramente dall’intuizione geniale di un architetto che conosciamo con il nome di Imhotep, il braccio destro del sovrano. Partendo dalla mastaba classica, il progetto prevedeva la sovrapposizione di altre tre mastabe, che poi divennero cinque per un totale di sei piani degradanti, ovvero i famosi sei gradoni.

La tomba divenne lo specchio del suo palazzo reale nell’altra vita e si sviluppava in camere, corridoi e magazzini sotterranei. All’epoca doveva apparire come una grande città, poiché occupava quindici ettari di superficie e contava la presenza di cappelle, santuari, terrazze, colonne e statue.

La forma piramidale fu la conseguenza diretta della necessità di rendere la tomba di Djoser più elevata rispetto alle tombe dei suoi predecessori. La forma piramidale aveva i suoi vantaggi, poiché la base quadrata consentiva una grande stabilità grazie alla materializzazione del volume che si concretizzava in un solo punto nello spazio attraverso gli assi diagonali.

Djoser e Imhotep vennero glorificati e divinizzati dagli egizi delle epoche successive, divenendo il simbolo di un glorioso e perduto Antico Regno.

La piramide perfetta

La prima piramide perfettamente geometrica comparve durante il regno del re Snefru, primo sovrano della IV dinastia. Le leggende popolari ritraggono Snefru come un re perfetto che amava rivolgersi ai suoi sudditi con benevolenza, ma d’altronde era semplice per un faraone controllare i testi che ne avrebbero tramandato la memoria.

La verità scritta sulla pietra ci racconta innanzitutto una storia di ambizione: Snefru decise di innalzare la piramide a gradoni più alta che fosse mai esistita. Scelse come località Meidum, nei pressi del Fayyum. Dopo dieci anni di regno e di lavori decise di abbandonare il sito quasi ultimato della sua dimora eterna, di trasferire la capitale più a nord e ricominciare tutto daccapo. Per quale motivo?

L’ipotesi più accredita è di natura politica: Meidum era troppo arretrata e slegata dai percorsi commerciali. Accompagnato dal fidato fratello Nefer-maat, suo visir e capo architetto, Snefru scelse la piana di Dahshur come sede della prima piramide geometricamente perfetta.

La piramide come un raggio splendente

I lavori iniziarono pensando a un colosso di circa centotrenta metri con una pendenza di 58°. L’impresa era talmente immensa che coinvolse l’intero Paese. Tra gettiti fiscali e manovalanza, la popolazione fu costretta a sostenere questa follia e a soccombere alla forza coercitiva dello Stato. Tuttavia, qualcosa sfuggì al controllo del faraone: a metà dei lavori, un cedimento costrinse a una modifica strutturale.

Sul rivestimento esterno della piramide si erano formate delle crepe, segno che il terreno stava per cedere alla montagna di pietra. Per superare il problema e stabilizzare l’edificio, venne aggiunta una fascia laterale di blocchi di sostegno che ridussero la pendenza a 54°. La parte superiore venne completata riducendo ulteriormente l’inclinazione a 43°.

La piramide fu portata a compimento e raggiunse l’altezza massima fino ad allora, cioè cento metri, ma il risultato fu del tutto insoddisfacente, considerando che avrebbe potuto toccare i centocinquanta. Oggi gli archeologi la chiamano “piramide romboidale”.

Le piramidi di Giza

Nella sala 37 del Museo egizio del Cairo si può a malapena notare una statuina con i tratti di Cheope. Per ironia della sorte, a parte qualche iscrizione e qualche papiro, il ricordo di questo sovrano passa da un manufatto in avorio di circa sette centimetri alla maestosa realizzazione in pietra di circa 147 metri di altezza, l’unica delle sette meraviglie del monto antico rimasta ancora in piedi.

Ma chi era Cheope? Per Erodoto non c’erano dubbi: Cheope era stato per gli egizi il tiranno più odioso, colui che li aveva costretti a stravolgere le loro vite per lavorare per lui e per soddisfare ogni suo capriccio. La mania di grandezza non deve sorprendere: era il figlio di Snefru.

Cheope poté contare sulle abilità del progettista Hemiunu per realizzare il suo progetto. Un elemento più di tutti la pone al di sopra di ogni altra costruzione dello stesso genere: il suo orientamento quasi perfetto con il nord geografico, con una deviazione di soli 5°.

Su questo aspetto sono state elaborate teorie di ogni tipo, ma dalle loro straordinarie conoscenze astronomiche gli egizi poterono senza dubbio trarre tutti gli elementi necessari per l’orientamento della piramide. La perfezione tecnica della piramide di Cheope include anche il livellamento degli angoli con differenze che non superano i ventuno millimetri.

Sembra quasi incredibile, ma furono gli antichi egizi con i loro semplici strumenti a portare a compimento questo edificio unico al mondo.

La grande piramide

Era chiamata anche Akhet Khufu, ovvero «Orizzonte di Cheope». Il nome serviva a sottolineare l’ascesa di Cheope al cielo come il sole, poiché egli stesso era il sole, ovvero Ra.

Una delle più importanti innovazioni della Grande Piramide era il progetto della camera interna, collocata stavolta nel cuore dell’edificio, quasi a voler simboleggiare il movimento ascensionale compiuto dal sovrano, simile a quello di Ra quando sorgeva all’orizzonte.

Interessante che dal 1934 comparve un cartello recitante la scritta: «Alle persone malferme e in salute la visita è sconsigliabile causa aria calda e mefitica». Infatti, all’interno della Grande Piramide l’aria era irrespirabile. Inizialmente gli archeologi non riuscivano a capirne il motivo, soprattutto perché erano stati trovati dei condotti minori riconosciuti come condotti di ventilazione, i quali si diramavano a ventaglio dalla camera funeraria e arrivavano quasi ai bordi esterni dell’edificio.

In realtà un’ispezione più approfondita portò alla luce un particolare: i condotti erano chiusi ermeticamente con pietre di bloccaggio. A cosa servivano, allora, quei condotti? Secondo alcuni studiosi erano una sorta di rappresentazione terrena di alcuni movimenti celesti, in particolare degli astri circumpolari. Il punto di congiuntura di questi movimenti era la camera funeraria del sovrano. I condotti, dunque, tracciavano il posto riservato al faraone all’interno di quell’ordine cosmico di cui egli stesso era garante sulla terra.

Il mistero delle piramidi

Come vennero erette le piramidi? Quale mistero si cela dietro la loro costruzione? Queste domande hanno dato vita a numerose ipotesi e teorie nel corso dei secoli, alcune più fantasiose, altre più concrete. Furono opera degli schiavi? O c’è lo zampino di qualche alieno?

Nel prossimo articolo parleremo proprio di questo.

Maria Rita Gigliottino per Questione Civile

Bibliografia:

Stefania Bonura, Alla scoperta dei segreti dell’Antico Egitto, Newton Compton Editori, 2018. Toby Wilkinson, L’antico Egitto. Storia di un impero millenario, Einaudi, 2012.

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