Le bagnanti: un’immersione nel dipinto di Paul Cézanne

bagnanti

Novità e inspirazioni dal passato, temi noti e richiami alla vita personale, tutto racchiuso nelle pennellate dell’opera “Le bagnanti” di Paul Cézanne

Cézanne riprodusse il tema delle bagnanti per oltre vent’anni, realizzando più di duecento studi preparatori e tre grandi versioni definitive, considerate tra i capolavori dell’artista. Egli, attraverso i suoi rapidi tratti, riuscì a generare un’unica e armoniosa sintesi tra tradizione e sperimentazione, tanto da venire considerato da Picasso, massimo esponente del Cubismo, il padre di tutti noi.

Reazione a “Le bagnanti”

“Una volta vidi una magnifica versione quasi completata di quel dipinto, in cima alle scale del Jas de Bouffan. Rimase lì per tre mesi, poi Cézanne lo girò verso il muro, e infine scomparve. Non voleva parlarne, nemmeno quando il quadro brillava alla luce del sole, e bisognava passarci davanti per entrare nel suo studio in soffitta.
Che fine ha fatto? L’immagine che lo ossessionava era quella di donne che si bagnano sotto gli alberi in un prato. Ne fece almeno trenta piccoli schizzi, inclusi due o tre dipinti molto belli e intensamente lavorati, oltre a numerosi disegni, acquerelli e quaderni di schizzi che non lasciarono mai il cassetto del suo comò in camera da letto, o il tavolo nel suo studio.”

Bastano queste parole di Joachim Gasquet, poeta e critico d’arte, per intuire il temperamento del suo amico Paul Cézanne che, ossessionato dalla tematica, realizzò uno dei suoi capolavori più noti: “Le grandi bagnanti” (1894-1905), conservato presso la National Gallery di Londra.

Tuttavia, nell’analisi che segue, si prenderà in considerazione la versione delle Grandi bagnanti di Philadelphia (1906 circa), ancora più nota di quella londinese. Per mezzo di essa, infatti, sarà possibile capire le caratteristiche della pittura e del pensiero di Cézanne.

Sfondo di un quadro e sfondo della vita di Cézanne

Gli artisti sono in costante ricerca di una fonte d’ inspirazione e, spesso, trovano conforto nella natura. Cézanne si sentì compreso e accolto da una natura familiare: al Jas de Bouffan, il suo studio di Aix-en-Provence, riuscì liberamente a sperimentare. Lì egli era circondato dai paesaggi provenzali che gli permisero di percepire le forme, i colori e i cambiamenti di tutto ciò che lo circondava. Questi luoghi, cari al pittore, sono rappresentati in varie opere come Montagne Sainte-Victoire, dipinto circa ottanta volte.

Anche l’ambientazione dell’opera non fu frutto dell’immaginazione di Cézanne; infatti si pensa che il fiume in cui le donne raffigurate si stanno immergendo sia lo stesso, o un richiamo, all’infanzia dell’artista, quando trascorreva i pomeriggi a giocare nell’acqua con il suo, poi celebre, amico Émile Zola.

I soggetti delle bagnanti: tra classicità e sperimentazione

Come accennato precedentemente, Cézanne realizzò oltre duecento opere, prendendo in esame le bagnanti come soggetto: oli, acquarelli e disegni. Il tema non era certo una novità, basti pensare a opere come Diana e Atteone (1556 1559) di Tiziano Vecellio per capire che si tratti  di una rappresentazione classica nella storia dell’arte. Perché, dunque, riproporla e cosa distingue le donne di Cézanne dalle altre?

Nel dipinto preso in esame non si ammirano semplici nudi femminili: alcune fanciulle, a causa della velocità delle pennellate, appaiono quasi senza volto; altre non guardano lo spettatore; altre sono un tutt’uno con il paesaggio.

Tra figura umana e natura non c’è differenza, non c’è divisione: i corpi sono elementi naturali. Un concetto, all’apparenza, simile al panismo dannunziano ma con una differenza cruciale: i personaggi di Cézanne non sono sensuali, non sono individui, ma volumigeometrici che si fondono con la natura.

 Jennifer Orofino descrive le bagnanti come “consorelle di alberi e foglie” nel senso che, attraverso forme e curve, le donne diventano simili ad alberi, rocce e foglie creando equilibrio e armonia, non attraverso la narrazione di un mito (come Tiziano), ma tramite la geometria.

“Bisogna trattare la natura per mezzo del cilindro, della sfera e del cono.” Questa sentenza racchiude la filosofia pittorica di Cézanne: il paesaggio non è più un’”impressione” (come ritenevano, appunto, gli Impressionisti) da imprimere sulla tela, ma si può scomporre in figure.

La geometria e il volume sono i veri protagonisti dell’opera: le figure femminili sono disposte in gruppi piramidali; gli alberi formano una volta triangolare. La profondità è data dallo spazio vuoto situato al centro del dipinto, al centro del triangolo arboreo. La natura non è un’identità divina alla D’Annunzio ma una struttura visiva.

I corpi non sono aggraziati, occupano gran parte della tela e sono definiti da un deciso contorno scuro. Essi sono un esercizio pittorico, una ricerca della verità piuttosto che una fonte di bellezza e sensualità com’era stato per Renoir e Gauguin.

Un distacco classico delle bagnanti

Cézanne, coerentemente con la sua filosofia pittorica, non era solito servirsi di modelle in carne e ossa per rappresentare volti e corpi. La sua ricerca, come ampiamente spiegato, non mirava alla somiglianza, ma alla costruzione formale, alla sintesi tra figura e paesaggio. Le figure femminili delle Grandi Bagnanti non sono ritratte in maniera definita; tuttavia, è possibile individuare dei modelli noti. Tra tutti spicca una donna nella parte destra del dipinto, simile, per posizione, alla Venere di Milo conservata al Louvre. In generale il richiamo alle sculture greche è molto presente: aspetto che non stupisce se pensiamo all’attenzione e allo studio della spazialità e delle figure dentro e nello spazio.

Troviamo, quindi, un qualcosa di familiare ma non dettagliato, lo riconosciamo ma è come se le protagoniste non volessero mostrarsi a noi, come accennato precedentemente c’è chi non ha un volto definito, chi ci dà le spalle (ben sei fanciulle su quattordici). Questo senso di distacco e lontananza è accentuato dall’uso di tonalità fredde vaporose e brillanti, da pennellate rapide e pastose. Non importano i singoli soggetti ma la scena nel suo insieme. Il giornalista Patrizio Lo Votrico, a proposito delle Grandi bagnanti, scrive: “Il colore […] si allontana dal realismo tradizionale. Piuttosto che cercare di imitare fedelmente la realtà, l’artista utilizza il colore per dare forma e struttura all’immagine.”

Livia Paolizzi per Questione Civile

Sitografia

surlespasdecezanne.fr

ilchaos.com

libreriamo.it

www.musee-orsay.fr

Bibliografia

Bernheim-Jeune, 1921, p. 35 Translation of the original French text. Joachim Gasquet, Cézanne, Paris, Les Editions

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