Giovani e politica: tra disillusione e partecipazione

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Giovani e politica in Italia: disillusione o nuove forme di partecipazione?

Spesso, nel dibattito pubblico, si sente dire che i giovani siano disinteressati alla politica. Quanto c’è di vero in questa affermazione? Non potrebbe forse essere la politica tradizionale ad aver smesso di parlare alle nuove generazioni? Le elezioni mostrano forti livelli di astensionismo, specie tra gli under 30, e questo numero parrebbe destinato a crescere[1].
Tuttavia, nuove forme di partecipazione raccontano un quadro diverso, fatto di impegno diffuso e pratiche innovative. L’attivismo giovanile in Italia, in particolare, è in aumento, anche se non sempre ciò si traduce in un coinvolgimento in associazioni tradizionali o nella partecipazione politica. Esempio di tale fenomeno sono state, ad esempio, le manifestazioni per la Palestina o quelle per il clima, che hanno smosso una fiumana di giovani cittadini (e non solo).

Questo articolo esplora il dualismo apparente tra disillusione e partecipazione alternativa, cercando di capire cosa stia davvero accadendo nel rapporto tra le nuove generazioni e la politica in Italia.

La disillusione dei giovani verso la politica tradizionale

È innegabile che molte rilevazioni e sondaggi evidenziano una distanza tra i giovani e le istituzioni tradizionali. L’astensione giovanile alle elezioni, percepita sempre più come un fenomeno ricorrente, ha alimentato il dibattito sul “deficit di cittadinanza” nelle nuove generazioni. Dietro a questo fenomeno si nascondono ragioni profonde: una crisi fiduciaria nei confronti dei leader e dei partiti, la percezione che le promesse politiche non vengano mai davvero mantenute e un sentimento diffuso di scarsa rappresentanza. Anche la precarietà economica e lavorativa, il fatto di dover affrontare percorsi di studio ed un ingresso nel mondo del lavoro incerti, contribuiscono ad una rassegnata sfiducia verso chi governa.

A tutto questo si aggiunge la sensazione che la politica istituzionale parli molto poco delle priorità reali dei giovani: futuro lavorativo, precarietà, ambiente, ma anche diritti civili e questioni di genere. Quando le forme tradizionali di partecipazione (come l’adesione ai partiti ad esempio) sembrano offrire poche o nessuna risposta concreta, molti giovani scelgono la distanza come modo per manifestare disagio o per tentare di mandare un messaggio, nonostante il contesto non particolarmente recettivo. Interpretare l’astensione come apatia o disinteresse è riduttivo però. Spesso, dietro a questo fenomeno, si cela una scelta difficile, uno scetticismo motivato verso le procedure politiche che non rispondono ormai da anni alle urgenze ed i disagi quotidiani. La “disillusione”, in tale senso, va letta come sintomo di una sistema che non va, che fatica a rinnovarsi, più che come un fallimento morale delle nuove generazioni.

Nuove forme di partecipazione politica dei giovani

L’altra faccia della medaglia è più vivace: i giovani partecipano, ma in modi diversi e che spesso non vengono riconosciuti come “politici” dalla narrazione dominante. L’impegno civico e sociale ha trovato nuovi canali di espressione: volontariato, associazionismo locale, attività nelle scuole e nelle università e forme diffuse di solidarietà che si attivano attorno a tematiche specifiche. Movimento globali e locali, dalle campagne per il clima alle lotte per i diritti civili, dalle mobilitazioni anti-guerra fino alle campagne per l’inclusione, hanno spesso visto un alto protagonismo giovanile, costante e perfino creativo.

I social media hanno senza dubbio ampliato ed amplificato lo spettro della partecipazione. Petizioni online, campagne di sensibilizzazione, raccolte fondi e mobilitazioni di massa promosse tramite social sono strumenti che i giovani impiegano quotidianamente. Attivisti, collettivi digitali e pagine tematiche non sostituisco le istituzioni tradizionali, ma creano un network di informazione e diffusione decisamente più rapido rispetto al passato.
Molte delle mobilitazioni giovanili hanno spesso specifiche aree tematiche di comune interesse: i diritti della comunità LGBTQIA+, la lotta al patriarcato, l’ambiente, la tutela delle minoranze e diverse cause legate alla giustizia sociale. Questi movimenti creano una comunità di impegno che ha come scopo, tra gli altri, anche quello di fornire pratiche di organizzazione e comunicazione alternative rispetto a quelle più tradizionali.

Infine, il protagonismo locale è un terreno ricco: l’opportunità di partecipare a consigli di quartiere, promuovere campagne di riqualificazione urbana, mettere in piedi esperienza di economia solidale, sono tutte forme concrete ed attive di politica “dal basso”, che mostrano come la partecipazione sia spesso pratica e quotidiana, piuttosto che simbolica.

Il caso italiano: giovani e politica tra segnali di cambiamento e ritardi

Rispetto ad alcuni Paesi europei, l’Italia ha storicamente mostrato resistenze maggiori nell’assorbire queste nuove forme di partecipazione nel sistema politico formale. Le strutture partitiche e i meccanismi istituzionali faticano molto a svecchiarsi e ad aprirsi a nuovi linguaggi meno convenzionali. Tuttavia, negli ultimi anni, sono comparsi alcuni segnali positivi: sono aumentate le esperienze di amministrazione locale guidata da giovani, sono cresciuti, anche se in minima misura, gli spazi di partecipazione civica nei territori e sono nate campagne di sensibilizzazione partite “dal basso” che hanno raggiunto il dibattito pubblico.

Si sono viste anche sempre più figure giovani emergere nelle istituzioni locali: sindaci, consiglieri e amministratori under 35, che portano pratiche nuove e spesso un approccio molto più orientato all’innovazione. Progetti di cittadinanza attiva e politiche giovanili sperimentali dimostrano che, quando le istituzioni sanno ascoltare ed aprirsi, il potenziale partecipativo delle nuove generazioni si traduce effettivamente in risultati concreti.

Conclusione

I giovani in Italia non sono apatici, quantomeno non tutti: molti sono critici, selettivi e soprattutto molto demoralizzati. Nonostante ciò, si sono più volte dimostrati inclini ad impegnarsi e partecipare, seppur attraverso forme meno convenzionali.
La sfida per la politica è chiara: riconnettersi con le nuove generazioni è ormai imperativo. Le istituzioni tradizionali devono imparare i linguaggi dei più giovani, ascoltarli ed includere le loro priorità nelle agende pubbliche, in modo da poter trasformare le nuove pratiche di partecipazione in canali di influenza riconosciuti e validi. Se la democrazia vuole rimanere vitale, ed in tempi come questi è più necessario che mai, dovrà saper riconoscere e valorizzare anche questi nuovi attori, non per nostalgiche riforme di facciata, ma costruendo spazi reali di rappresentanza e responsabilità.

Sofia Marchesin per Questione Civile

Sitografia e bibliografia

  • ISTAT; La partecipazione politica in Italia – Anno 2024
  • Open Online; “Alle elezioni più social di sempre, voterà meno di un under-35 su due”.
  • Consiglio Nazionale dei Giovani; “Europee 2024, al voto il 47% dei giovani rispetto al 43% degli over 54. Solo l’8% degli under 35 si ritiene molto soddisfatto del dibattito”.
  • Rapporto EURES per il Consiglio Nazionale dei Giovani e l’Agenzia Italiana per la Gioventù; “Giovani 2024: il bilancio di una generazione”.
  • Quaderno 48, Fondazione CRC, Italia Non Profit, Eclectica+; “Giovane a chi? Numeri e voci di nuova cittadinanza attiva (e non)”.

[1] Consiglio Nazionale dei Giovani

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