La Bestia del Gévaudan: storia del mostro che terrorizzò la Francia del XVIII secolo
Durante il periodo che andò dal 1764 al 1767, la regione del Gévaudan, nel sud-centro della Francia (oggi corrispondente al dipartimento di Lozère) divenne il teatro di una serie di omicidi terrificanti, attribuiti ad un misterioso predatore, divenuto poi famoso con l’appellativo di Bestia del Gévaudan.
1764: la Bestia del Gévaudan attacca “ufficialmente” per la prima volta
Il 30 giugno 1764 venne registrato il primo attacco ufficiale della Bestia. La giovane vittima, Jeanne Boulet, aveva solo 14 anni e venne assalita e sbranata mentre pascolava le pecore. Tuttavia, alcuni testimoni sostennero che già alcune settimane prima un’altra giovane, sempre addetta al bestiame, avesse subito un attacco del genere. La ragazza, sopravvissuta, descrisse il suo aggressore come un grosso e feroce lupo, diverso da ogni altro presente in quella zona.
L’8 agosto 1764 fu denunciata una seconda vittima, sempre una giovane ragazza di 14 anni, che viveva a Masméjean. Le seguenti vittime, furono registrate nel settembre 1764 nei dintorni della foresta di Mercoire. Successivamente, furono ritrovate altre sei vittime (tre ragazzi, una donna, una bambina e un pastore).
L’8 e il 10 ottobre, due giovani tornarono a casa denunciando di essere stati aggrediti da una grossa bestia e di essere scampati miracolosamente alla morte. Il 19 ottobre una contadina fu ritrovata fatta a brandelli e parzialmente divorata vicino a Saint-Alban-sur-Limagnole. Nei mesi successivi, la lista delle vittime crebbe a dismisura.
In totale, gli attacchi documentati della Bestia tra il 1764 e il 1767 furono 270, con 136 vittime accertate. Molti storici, tuttavia, stimano che le vittime siano state circa 500, anche se non è possibile confermare questo dato. Le vittime furono principalmente donne e bambini, che solitamente venivano decapitati o parzialmente divorati.
La descrizione della creatura data dai testimoni
I sopravvissuti agli attacchi descrissero la creatura come un lupo, sì… ma non un lupo. Tale descrizione coincide perfettamente con quella data della Bestia nel 1763 quando, lungo il confine della regione francese del Delfinato, era stata registrata una serie di aggressioni sia ai danni dei pastori che ai danni del bestiame. La Bestia così era stata descritta:
«… delle dimensioni di un lupo molto grande, color caffè bruciato chiaro, con una striatura nera sul dorso, la pancia di colore bianco sporco, la testa molto grande, una specie di peluria che forma un fiocco sulla testa e vicino alle orecchie, la coda ricoperta di pelo come quello di un normale lupo, ma più lunga, e portata arrotolata all’estremità».
Dunque, si parla di una creatura notevolmente grande – delle dimensioni di un grosso vitello o addirittura di un cavallo – dalle fattezze di un canide. Alcune testimonianze, tuttavia, contrastano dalla descrizione “ufficiale” della Bestia del Gévaudan: esse la descrivono piuttosto come un felino dal pelo rossiccio e dalle grosse zampe, con lunghi e letale artigli. Tali descrizioni della creatura e le tremende ferite lasciate sui corpi delle vittime contribuirono a far crescere l’orrore nella popolazione del Gévaudan.
La reazione dello Stato e della società
In pochi mesi la situazione divenne così drastica che lo stesso re Luigi XV dovette intervenire, inviando truppe e ufficiali per dare la caccia alla Bestia. Venne addirittura offerta una lauta ricompensa a chi avesse catturato o abbattuto la creatura: questo spinse numerosi uomini ad unirsi alla caccia. Inoltre, il fenomeno divenne un vero e proprio caso mediatico: giornali, fogli locali e internazionali diffusero la notizia dei feroci attacchi.
Il 31 dicembre 1764 il vescovo di Mende Gabriel-Florent di Choiseul-Beaupré chiese per iscritto preghiere e penitenze ai fedeli. Venne addirittura richiamato un versetto della Bibbia: «il dente delle belve manderò contro di loro», volendo identificare la Bestia come una punizione divina. Il vescovo ordinò quaranta ore di preghiere recitate per tre domeniche consecutive. Furono inoltre organizzate una serie di processioni con l’intento di scacciare dalla zona la creatura, oramai dai più ritenuta una presenza demoniaca.
La prosecuzione della caccia e l’abbattimento della Bestia del Gévaudan
Nonostante gli sforzi del capitano Duhamel, del reggimento Clermont-Prince e dei cacciatori della zona, gli attacchi continuarono. Dato l’insuccesso di Duhamel, egli venne allontanato dalla zona e al suo posto giunsero Jean Charles Marc Antoine Vaumesle d’Enneval e suo figlio. D’Enneval era divenuto noto per aver ucciso più di 1200 lupi durante le sue battute di caccia. Tuttavia, l’operato di D’Enneval fu infruttuoso.
Nel settembre 1765, il portavoce di corte e cacciatore reale François Antoine uccise un enorme lupo presso l’abbazia di Chazes, che venne ritenuto la Bestia. Purtroppo, gli attacchi ripresero dopo poco tempo. Questo fece pensare che il lupo che era stato abbattuto non fosse la Bestia o, peggio ancora, che in circolazione ve ne fosse più di una. Infine, nel giugno del 1767, Jean Chastel – cacciatore locale – uccise un grosso lupo, ritenuto finalmente la Bestia del Gévaudan. Infatti, dopo la caccia di Chastel, gli attacchi cessarono.
Interpretazioni e teorie
La Bestia del Gévaudan e la sua storia misteriosa hanno generato una serie di teorie e speculazioni. Alcune di queste canoniche – una creatura simile a un lupo o un branco di lupi – fino ad altre più sensazionalistiche. In molti infatti, parlarono di una iena fuggita, di un grosso felino importato, una creatura ibrida o addirittura un mostro di natura sovrannaturale.
Ad oggi, le teorie più accreditate sono tre:
- La teoria del lupo: molti storici e studiosi del caso ritengono che la Bestia possa essere stata un grosso lupo solitario o un branco di lupi inferociti;
- Altre bestie esotiche: si ipotizzò che la Bestia potesse essere una creatura importata dall’Africa, come una iena, un leone o altra specie esotica;
- Cause umane o miste: ulteriori teorie suggeriscono che uno o più essere umani possano aver approfittato degli attacchi della Bestia per commettere una serie di omicidi. Altre teorie, invece, ritengono possa esservi stato un mix tra attacchi animali e interferenze umane.
Il contesto sociale e culturale dell’epoca e l’impatto sulla memoria storica
La storia della Bestia del Gévaudan si inserisce in un contesto frammentato e molto particolare: la Francia della seconda metà del XVIII secolo era uscita malconcia dalla Guerra dei Sette Anni, con crisi economiche e senso di insicurezza. Il Gévaudan, territorio rurale, isolato e montuoso, forniva lo scenario perfetto per una storia del genere. Le cronache dell’epoca, inoltre, sfruttarono la vicenda per arricchire i giornali di cronache nera, rendendo la Bestia del Gévaudan un fenomeno mediatico.
La Bestia creò un profondo impatto sulle comunità locali. I pastori e i cacciatori si organizzarono in gruppi, mentre alle donne e ai bambini venne posto il divieto assoluto di allontanarsi dai villaggi. Com’è comprensibile, una situazione del genere non fece altro che creare e aumentare una cattiva reputazione per il territorio del Gévaudan.
La storia della Bestia del Gévaudan si radicò nella memoria collettiva, contribuendo alla nascita di leggende locali e stimolando la letteratura popolare e successivamente cinematografica. Oggi la vicenda è spesso oggetto di tour e visite nelle zone del Lozère, con musei e percorsi turistici che rievocano la Bestia.
Una storia che ancora affascina a distanza di secoli
Se la storia della Bestia del Gévaudan è popolare ancora oggi questo è dovuto ad una serie di fattori eterogenei: realtà che si mischia con la fantasia; paura dell’ignoto e incontro-scontro tra mondo civilizzato e selvaggio; incapacità dello Stato di fronteggiare la minaccia.
In definitiva, la vicenda della Bestia del Gévaudan continua ad essere un mistero: non sappiamo con certezza cosa fosse quell’animale (sempre che solo di un animale si trattasse) che mietè decine di vittime in pochi anni. Ma quel che resta è una storia che unisce terrore reale, mito e memoria collettiva.
Saverio Francesco Frega per Questione Civile
Bibliografia e Sitografia
G. Todaro, La bestia del Gévaudan, Lulu.com, 2007
www.storia-controstoria.org
www.margeride-en-gevaudan.com
www.history.com

