La Groenlandia è un grande problema geopolitico

Groenlandia

Da anni al centro delle mire di Stati Uniti, Russia e Cina, la Groenlandia è diventata uno dei grandi terreni di scontro tra le superpotenze mondiali

La Groenlandia è la più grande isola al mondo, con un’estensione di circa 2.200.000 chilometri quadrati, ed è anche in larga parte coperta di ghiaccio. Per questo motivo è anche una delle aree meno densamente popolate del pianeta: in totale, ha circa 56.000 abitanti. Nonostante la sua appartenenza alla placca nordamericana, la Groenlandia è sotto il controllo della Danimarca dal 1814, seppure goda di una forte autonomia. Di recente, quest’enorme isola è tornata al centro del dibattito pubblico per l’interesse strategico manifestato dagli Stati Uniti.

L’unicità della posizione della Groenlandia

La Groenlandia è al momento un caso unico nello scacchiere politico internazionale, per la sua posizione, per le sue risorse e per lo scioglimento dei ghiacci. Questa grande isola, formalmente parte del Regno di Danimarca, negli ultimi anni in particolare ha visto alcuni dei suoi ghiacci ridursi, aprendo nuove rotte di navigazione. L’aumento delle temperature nelle zone artiche, infatti, ha offerto delle possibilità commerciali prima impercorribili, colte al volo soprattutto dalla Russia e dalla Cina: la prima è già presente nell’isola con proprie basi militari, mentre la Cina sta investendo al fine di avere una maggiore presenza commerciale nella zona. Entrambe le potenze riconoscono la Groenlandia come fondamentale per la propria sicurezza, poiché il controllo militare ed economico della zona porterebbe vantaggi significativi. Tale politica, per entrambi i Paesi, è principalmente motivata dalla competizione con gli Stati Uniti, le cui politiche negli ultimi anni hanno accentuato le tensioni nella regione.

La via dell’Artico, aperta proprio dal ritiro dei ghiacciai, sarebbe il tragitto più breve per arrivare dagli Stati Uniti alle potenze asiatiche e viceversa. Questo è anche uno dei motivi per cui tutti e tre gli attori in gioco considerano fondamentale la Groenlandia: in particolare, proprio Trump è stato molto vocale a riguardo. Un altro fattore da considerare è il rapporto del Geological Survey of Denmark and Greenland del 2023, che ha messo in evidenza qualcosa di estremamente importante: il sottosuolo della Groenlandia è ricco di, tra gli altri, combustibili fossili, grafite, titanio, zirconio e anche di terre rare, queste ultime pietre angolari della transizione energetica. Data la rigidità delle condizioni climatiche, l’inospitalità del territorio e le difficoltà di estrazione e trasporto, una larga parte di queste risorse non viene ancora sfruttata: è innegabile, comunque, che chiunque riesca ad averne il controllo acquisirebbe un vantaggio non indifferente sui propri avversari.

Cronistoria dell’interesse americano per la Groenlandia

L’interesse degli Stati Uniti nei confronti dell’isola ghiacciata non è affatto una novità, anzi ha inizio almeno due secoli fa. Il Segretario di Stato William Seward, responsabile dell’acquisto dell’Alaska, mise gli occhi sulla Groenlandia intorno al 1868, avanzando una proposta d’acquisto che però venne rifiutata. Le ragioni dell’acquisto, secondo un rapporto commissionato dallo stesso Seward, avevano molto a che fare con la fauna ittica e le risorse minerarie – tratti che rimangono persistenti. Nel 1910 venne fatto un altro tentativo, attraverso un triplice scambio di territori che coinvolgeva anche la Germania: anche questo, però, si rivelò un tentativo a vuoto. La prima volta in cui gli Stati Uniti esercitarono un controllo sulla Groenlandia, seppur di breve durata, avvenne nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale: con l’occupazione nazista della Danimarca del 1940, gli Stati Uniti si mossero in fretta per occupare l’isola, per poi firmare un accordo di difesa con l’ambasciatore danese.

Alla fine della guerra, come stabilito, gli Stati Uniti avrebbero dovuto lasciare l’isola, che sarebbe tornata alla Danimarca; invece, gli americani iniziarono a trattarne l’acquisto. La ragione di questa insistenza è da cercare nel pericolo costituito dall’Unione Sovietica, che rendeva agli occhi del governo americano la Groenlandia indispensabile per la sicurezza. È del 1946 una proposta d’acquisto pari a 100 milioni di dollari in oro, rifiutata dall’allora Ministro degli Esteri danese Gustav Rasmussen. Negli anni ’50, gli Stati Uniti ottennero dalla Danimarca il permesso di costruire una base militare in territorio groenlandese, ovvero la ancora attiva Pituffik, in cambio di un canone annuo. Nel frattempo, comunque, tramite la NATO, gli Stati Uniti si impegnarono attivamente nella difesa dell’isola, contrapponendosi alla Flotta del Nord che faceva capo all’Unione Sovietica. L’annessione della Groenlandia agli Stati Uniti rimase per anni un’ambizione sopita, almeno fino agli ultimi tempi, con il primo insediamento di Trump.

Trump può davvero prendersi l’isola?

L’attuale Presidente degli Stati Uniti è stato a più riprese molto chiaro su quali siano i suoi piani per la Groenlandia: il suo obiettivo dichiarato è l’annessione. Già nel 2019 Trump aveva espresso un forte interesse per l’acquisto dell’isola, ricevendo la risposta seccata della Prima Ministra Mette Frederiksen. Nel corso del 2025, ancor prima del suo insediamento, Trump ha parlato a più riprese di una possibile annessione forzosa dell’isola, con pressioni di tipo economico o militare. Tuttavia, tale annessione appare attualmente problematica, sia per le resistenze degli attori in gioco sia per l’appartenenza della Danimarca alla NATO. In particolare, l’Unione Europea si è inserita nel discorso cercando di fare leva sulla storica cooperazione con gli Stati Uniti per ammorbidire le mire del Presidente. Al momento, la situazione tra Trump e l’Unione Europea sul fronte Groenlandia è ancora piuttosto tesa: da un lato, le aspirazioni statunitensi, dall’altro il sostegno all’indipendenza groenlandese.

Popolazione favorevole o contraria?

La sua popolazione, in merito alla questione, è piuttosto unita: secondo alcune recenti rilevazioni, solo il 6% della popolazione sarebbe favorevole a un’annessione da parte degli USA. Tuttavia, negli scorsi mesi, sono emerse diverse prove di un tentativo da parte degli Stati Uniti di fomentare quella parte secessionista della popolazione groenlandese. È bene spendere un paio di parole sulla questione dell’indipendenza groenlandese: nonostante la grande popolarità dell’indipendentismo, la Groenlandia da sola non è abbastanza forte economicamente. In una condizione di debolezza come questa, le alternative per la popolazione sono due: restare con la Danimarca oppure essere annessi dagli Stati Uniti. Per la seconda ipotesi, escluse sia l’invasione militare sia l’acquisto dell’isola per le resistenze della Danimarca e della Groenlandia stessa, l’unico strumento in mano a Trump è il soft power. Se l’obiettivo è davvero l’annessione completa dell’isola o, come appare, una maggiore influenza, sarà solo il tempo a dirlo.

Francesco Paolo Vitrano per Questione Civile

Sitografia

  • geopop.it
  • mondointernazionale.org
  • valigiablu.it
  • nationalgeographic.com
  • ispionline.it
  • innatura.info
  • euractiv.com
  • europa.today.com
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