Strage di Bologna: la verità dopo oltre quarant’anni

Strage di Bologna

Chi ha voluto la strage di Bologna?

In questo primo numero della Rubrica “Ombre repubblicane” si parlerà, in riferimento anche agli ultimi sviluppi delle indagini, della strage più grave del secondo dopoguerra italiano: quella alla stazione ferroviaria di Bologna del 2 agosto 1980.

” Ombre repubblicane”
– N.1
Questo è il primo numero della Rubrica di Rivista dal titolo “Ombre repubblicane” , finalizzata ad analizzare il periodo più buio della storia repubblicana italiana.  La rubrica vede la collaborazione tra le Aree di Affari Esteri e Storia Moderna e Contemporanea

La strage del 2 agosto 1980

La stazione di Bologna Centrale rappresenta il più importante nodo ferroviario d’Italia. La mattina del 2 agosto del 1980 l’edificio era pieno di persone: gli italiani pronti a godersi le ferie e i turisti che arrivavano dall’estero per visitare il Bel Paese.

Una mattina tranquilla fino a quella tragica ora delle 10:25: un boato e l’edificio che rimbalzò su stesso. Macerie, sangue, feriti e morti: la città sprofondò in un incubo.

Si potrebbe parlare senza ombra di dubbio di uno scenario di guerra: poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, cittadini volontari, tassisti… tutti si diedero da fare in quell’inferno fatto di lamiere e polveri.

Venne istituita anche una specie di “infermeria viaggiante” grazie al famoso Autobus della linea 37, divenuto simbolo della strage.

L’esplosione fu così violenta che ribaltò il treno Ancona-Chiasso, fermo sul primo binario e i taxi che sostavano fuori la stazione e così potente da disintegrare letteralmente una persona, la 24enne Maria Fresu, il quale corpo non venne mai ritrovato, ma venne riconosciuta tramite pochi resti ritrovati pochi giorni dopo.

85 morti e 200 feriti: questo fu il bilancio finale.

Disgrazia o attentato? Le prime ipotesi

La posizione ufficiale delle autorità di polizia e del Governo Italiano, presieduto da Francesco Cossiga, fu quella dell’esplosione di una caldaia. I periti, però, non ci misero molto a smenitire tale ipotesi: l’esplosione fu di natura dolosa, quindi si trattò senza dubbio di un attentato (in quel momento storico infatti l’Italia viveva la stagione degli anni di piombo e dello stragismo; una lunga scia di sangue tra attentati, spatatorie, manifestazioni violente che il Paese si trascinava dal 1969).

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini si precipitò nel tardo pomeriggio a Bologna; indimenticabili le sue strazianti lacrime davanti ai giornalisti, prova della sua grande sensibilità e della sua vicinanza ai cittadini.

Arrivarono più rivendicazioni, dalle Brigate Rosse ad altri gruppi ma tali furono più dei depistaggi; non a caso le stesse organizzazioni smentirono il loro coinvolgimento. Si iniziò a parlare invece di “terrorismo nero”; arrivò infatti una rivendicazione da parte di un gruppo terroristico di matrice neofascista, ovvero i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari).

Le indagini

Il 28 agosto la Procura di Bologna emise 28 ordini di cattura nei confronti di esponenti di alcuni gruppi di estrema destra con l’accusa di associazione sovversiva, banda armata ed eversione dell’ordine democratico. A questi se ne aggiunsero altri 50 ma tutti vennero scarcerati l’anno successivo.

Bisogna parlare però di due arresti importanti:

Il 5 febbraio del 1981, Giuseppe Valerio Fioravanti (Leader dei NAR) e altri terroristi si trovavano a Padova, nei pressi del canale Scaricatore e stavano recuperando un borsone pieno di armi nascosto proprio lì. Il caso volle che fossero scoperti da una pattuglia dei carabinieri; da lì nacque un violento scontro a fuoco, nel quale Fioravanti uccise i due agenti Enea Codotto (25 anni) e Luigi Maronese (23 anni). Il terrorista nero rimase ferito gravemente alle gambe e poco dopo venne arrestato in un appartamento usato come covo dal gruppo.

Francesca Mambro, compagna di vita di Fioravanti e terrorista venne arrestata presso l’ospedale Santo Spirito di Roma l’anno successivo, esattamente il 5 marzo, dopo essere rimasta ferita durante un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine in quanto poco prima compì insieme ad alcuni complici una rapina a Piazza Irnerio. Nello scontro a fuoco morì un ragazzo di 15 anni, Alessandro Caravillani.

Sia Fioravanti sia Mambro avevano precedenti penali pesantissimi: omicidi, tra cui quello del Procuratore della Repubblica di Roma Mario Amato e rapine. Fioravanti era accusato anche di banda armata, detenzione illegali di armi, detenzione di stupefacenti, ricettazione e di altri capi di imputazione.

I depistaggi delle indagini : la falsa pista internazionale e il coinvolgimento dei servizi segreti

Come in quasi tutte le stragi che hanno segnato la storia d’Italia degli ultimi 50 anni, anche nelle indagini sulla strage di Bologna non mancarono i depistaggi; questi ultimi furono costrutiti in maniera dettagliata dal SISMI (servizio segreto militare) con il coivolgimento di Licio Gelli, maestro venerabile della Loggia Massonica “Propaganda 2”.

Durante quel periodo il SISMI era guidato dal Generale Giuseppe Santovito, iscritto alla Loggia Massonica “Propaganda 2” di Licio Gelli. Il vicepresidente era il Generale Pietro Musumeci, anch’egli iscritto alla P2; fu lui a creare un dossier falso per indirizzare gli inquirenti e i magistrati verso la pista internazionale.

Altri due ufficiali del SISMI risultarono coinvolti nel depistaggio: il consulente Francesco Pazienza (già coinvolto nel crac del Banco Ambrosiano) e il Colonnello dei Carabinieri, nonché anche lui ufficiale del SISMI Giuseppe Belmonte.

I processi sulla strage di Bologna: il primo

Nel 1987 iniziò il primo processo: Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Sergio Picciafuoco, Roberto Rinani (militante di destra) e Paolo Signorelli (terrorista di estrema destra) vennero accusati di strage e banda armata; Giuseppe Belmonte, Licio Gelli, Pietro Musumeci e Francesco Pazienza vennero accusati di calunnia aggravata al fine di assicurare l’impunità agli autori della strage; vennero accusati di banda armata anche Gilberto Cavallini ed altri terroristi.

L’anno successivo vennero emanate le seguenti condanne: ergastolo per strage per Fioravanti, Mambro, Picciafuoco e Fachini, condanne per calunnia aggravata per i tre ufficiali del SISMI e per Licio Gelli, assoluzioni per gli altri reati.

Nel 1989 iniziò il processo d’appello e nel 1990 arrivò la sentenza: assoluzione per strage per Fioravanti, Mambro, Picciafuoco, Fachini, Signorelli e Rinani, conferma dell’accusa di banda armata, conferma dell’accusa di calunnia aggravata (pena ridotta da 10 a 3 anni).

Nel 1992 le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione dichiararono che il processo d’appello doveva essere rifatto in quanto la sentenza era priva di fondamento. Il nuovo processo d’appello del 1994 ribaltò la precedente sentenza: ergastolo per strage per Fioravanti, Mambro e Picciafuoco, mentre Facchini venne assolto; conferma delle accuse di banda armata e calunnia aggravata.

Nel 1995 la Cassazione confermò la sentenza d’appello; nel 1996 Picciafuoco venne assolto dalla Corte d’Appello di Firenze, sentenza confermata dalla Cassazione l’anno successivo.

Secondo e terzo processo (1997-2020)

Nel 1997 venne condannato, in un altro processo, Luigi Ciavardini, anche lui membro dei NAR. Accusato di strage e banda armata, venne condannato a 30 anni di carcere. Dopo l’annullamento e un nuovo processo, nel 2007 venne confermata la condanna.

Nel 2007 venne rinviato a giudizio Gilberto Cavallini, già imputato per banda armata. Il 9 gennaio di quest’anno viene condannato all’ergastolo con l’accusa di aver fornito documenti falsi e base logistica a Fioravanti e Mambro.

Gli ultimi sviluppi sulla strage di Bologna

L’11 febbraio di quest’anno la Procura Generale di Bologna ha chiuso le indagini sui mandanti e sui finanziatori: Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato (Capo dell’ufficio Affari riservati del Ministero degli Interni), Mario Tedeschi (senatore del MSI). Spuntano anche due nuovi indagati per depistaggio: l’ex generale del SISDE, Quintino Spella e all’ex carabiniere Piergiorgio Segatel.

Ortolani e Gelli vengono definiti i finanziatori della strage: proprio qualche giorno fa è uscita la notizia di un enorme flusso di denaro (5 milioni di dollari) da Gelli direttamente ai NAR.

Ci sarebbe un collegamento anche con il Caso Moro, in quanto risulta sotto inchiesta anche l’amministratore degli appartamenti di Via Gradoli, strada divenuta celebre durante il sequestro del Presidente della DC. In quella via ci sarebbero stati anche covi dei NAR.

Altro indagato è Paolo Bellini, ex terrorista di Avanguardia Nazionale, già prosciolto nel 1992. La Procura Generale di Bologna lo ha rinviato a giudizio, in quanto spunta in un video girato poco prima della strage da un turista.

La verità sulla strage di Bologna, nonostante gli atti desecretati e le ultime novità, rimane ancora lontana e fitta di misteri. Avranno mai giustizia le 85 vittime?

Margherita Rugieri per Questione Civile

Sitografia

www.espresso.repubblica.it

www.ilfattoquotidiano.it

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