autorità

Autorità, la silenziosa apocalisse di Jeff VanderMeer

Il secondo libro della Trilogia dell’Area X: Autorità

Siamo arrivati ad Autorità, secondo appuntamento della Trilogia dell’Area X dell’americano Jeff VanderMeer, pubblicato nel 2014. L’Area X è una zona misteriosa e disabitata lungo la costa meridionale del Nordamerica. Viene tenuta nascosta e sotto il controllo del governo per la presenza di eventi apparentemente inspiegabili alla comprensione umana.

Come precedentemente raccontato per il primo capitolo, Annientamento, l’etichetta del romanzo è quella del genere New Weird, di matrice fantascientifica e fantasy contaminato da horror e dall’abbandono al bizzarro, alle stranezze.

Caratteristiche dello stile

Dopo la contemplazione colma di fascino del primo libro, Autorità ci trascina in un’affannata ricerca di risposte agli innumerevoli quesiti che pone l’Area X. Come se Autorità fosse lo yang che completa Annientamento. Infatti, questa seconda parte è completamente diversa dalla precedente sia per forma che per contenuto.

Il protagonista non è più la biologa, a cui viene assegnato un ruolo meno centrale, ma Controllo, il nuovo direttore dell’agenzia “Southern Reach”. Il focus, però, non passa dall’interno all’esterno di questo mondo, bensì al confine: questa volta la narrazione si svolge all’interno della sede della “Southern Reach”, fondata nei pressi del confine dell’Area X.

Essere al confine però significa contaminazione. Infatti, la lettura lascia la sensazione di una continua ricerca di lucidità e stabilità che vengono sempre meno, come un segnale radio che riceve interferenze. Una tecnica di scrittura appositamente scelta ed abilmente utilizzata per questa area di contatto con l’ignoto. Il narratore adesso è esterno alla storia e onnisciente, ma non è completamente oggettivo. Il punto di vista è interno alla storia. Tutte le vicende sono narrate attraverso le sensazioni del protagonista, ed i suoi pensieri vengono costantemente riportati.

La scrittura non è più semplice e snella, come era adatta alla prima persona del diario della biologa, ma lunga, appesantita, piena di dettagli, di similitudini e metafore che accostano spesso immagini bizzarre e inusuali fra loro. Simili a dei virtuosismi barocchi, a volte hanno un esito piacevole nella lettura, ma nel complesso rallentano la comprensione e la rendono davvero poco scorrevole.

Controllo

Controllo è il soprannome di John Rodriguez, un agente che viene catapultato in quella che è la sua “ultima possibilità”. Il suo compito non è per nulla facile e lui ne è consapevole. Deve trovare risposte in un’agenzia ormai trascurata e abbandonata a sé stessa, dove le ricerche su avvenimenti completamente inspiegabili ristagnano da anni e anni come le paludi che caratterizzano il territorio di quella parte di costa.

C’è poca chiarezza da parte dei suoi colleghi, poca apertura a condividere le informazioni che non si trovano nei fascicoli ufficiali. Viene totalmente osteggiato da Grace, la vicedirettrice, in quella che è una sorta di lotta per il loro territorio, il potere decisionale. Controllo comincia ad indagare mostrandoci la sua fissazione per i dettagli come un potente mentalista. In realtà scopriremo che la maggior parte di questi sono inutili, rivelando tutto il suo lato paranoico.

L’intreccio, che non coincide con la fabula, è pieno di flashback sulla vita giovanile di Controllo, e di digressioni psicologiche sul suo personaggio. Il suo controverso rapporto con la madre, una donna brillante ma molto fredda e assente, è centrale nella narrazione. Infatti, la madre lavora da sempre per agenzie di controspionaggio federali, ed è stata lei a porlo alla direzione della Southern Reach con il preciso scopo (che si capirà tra le pagine del libro) di indagare sulla precedente direttrice, scomparsa dopo aver partecipato alla scorsa spedizione assieme alla biologa nelle vesti di una psicologa.

Temi e Personaggi

Grace, oltre a mostrare ambizioni personali di potere, è soprattutto molto legata alla direttrice. All’interno dell’agenzia aleggia ancora la sua presenza. Controllo la sente nelle vecchie foto, nelle parole di Grace, nelle scartoffie all’interno dei cassetti della scrivania. Ma soprattutto nelle inquietanti parole riprodotte dietro una porta nel suo ufficio, le stesse parole viventi all’interno della torre, che adesso viene chiamata anomalia topografica. Scoprirà che la direttrice si era già addentrata nell’area X prima dell’ultima spedizione, senza il consenso della Centrale, l’organismo che a sua volta controlla l’agenzia.

Le altre tre donne sono ritornate dalla spedizione. Si sono materializzate nei pressi delle loro case. Ma non sono più le stesse. I loro comportamenti non sono quelli scritti all’interno dei loro fascicoli.

Controllo deve e vuole interrogare solo la biologa. La biologa appare scavata, inerte e indifferente. Non trova i suoi ricordi e le interessa poco a sforzarsi per recuperarli. Si sente in gabbia ed è insofferente alle domande di Controllo, fino a provare gusto nel mettere una punta di scherno verso il direttore, facendosi chiamare Uccello Fantasma. Lei sostiene di non essere più la biologa, e le circostanze sostengono la sua tesi. Come se l’Area X risucchiasse la personalità dai corpi e restituisse solamente delle copie delle persone. Dei gusci vuoti.

Ma la biologa in qualche modo ha toccato il cuore di John lasciandolo ossessionato, anche quando cerca di nasconderlo dentro.

Autorità

Poco alla volta, Controllo riesce ad ottenere informazioni, a scavare nel passato di quella manciata di scienziati e agenti che hanno passato la loro carriera nel fango di un mistero irrisolvibile, venendo aggiornato sempre di più sulla situazione, anche dalla madre, rispondendo così a molte domande del lettore, ma non colmando il vuoto principale.

Proprio nel momento in cui John si sente condannato ad una vita piatta di resoconti, fascicoli ed interrogatori, l’Area X dà il suo segnale. La contaminazione. Il contatto ha aperto una breccia con l’anomalia. Tutto quello che ha levigato in silenzio per anni l’interno della Southern Reach decide che è il momento di agire. Le conseguenze possono essere disastrose. Ma non è ancora il momento di conoscerle.

Sappiamo solo che il bagliore che si era insediato in Uccello Fantasma l’ha messa da parte, ma non ha ancora allontanato lei e John, in una scena finale dall’ambientazione paesaggistica superba.

Autorità è il titolo del libro, come quella Autorità che si è autoproclamata sull’Area X, quella dell’uomo, che non ha alcun controllo su di essa. Quella Autorità che può solo illudersi e soccombere.

Giuseppe Russo per Questione Civile – XXI

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