Raffaello e i cartoni degli arazzi vaticani

Nel precedente articolo abbiamo ripercorso il sodalizio tra Raffaello e Marcantonio Raimondi nel business della produzione di stampe. Grazie a questo mezzo, le invenzioni del “divin pittore” si diffusero in tutta la penisola, influenzando artisti e seducendo collezionisti appassionati. Inoltre, la fama di Raffaello aveva varcato le Alpi quando nel 1517 furono spediti nelle Fiandre i prototipi da lui ideati per essere intessuti da artigiani esperti.

La commissione degli arazzi

Gli arazzi erano stati commissionati nel 1514 da Leone X per la Cappella Sistina come ci racconta il biografo Giorgio Vasari nelle Vite:

venne volontà al Papa di far panni d’arazzi ricchissimi d’oro e di seta infilaticci; per che Rafaello fece in propria forma e grandezza di tutti, di sua mano, i cartoni della medesima grandezza coloriti, i quali furono mandati in Fiandra a tessersi, e finiti vennero a Roma. La quale opera fu tanto miracolosamente condotta, che di gran maraviglia è il vedere come sia possibile avere sfilato i capegli e le barbe, e dato morbidezza alle carni: opera certo più tosto di miracolo che d’artificio umano, perché in essi sono acque, animali, casamenti, e talmente ben fatti, che non tessuti ma paiono veramente fatti col pennello

Questa testimonianza ci fa capire lo stupore dei contemporanei di fronte agli arazzi, frutto di una manifattura raffinata e resa ancora più sorprendente dall’interpretazione di Raffaello degli Atti degli Apostoli.

Cosa raffigurano gli arazzi?

Infatti, il soggetto scelto doveva idealmente completare il messaggio evangelico già messo in opera con le commissioni dei papi Sisto IV e Giulio II. Il primo aveva chiamato i maggiori artisti del Quattrocento a dipingere lungo la porzione alta delle pareti della Cappella le Storie dell’Antico e Nuovo Testamento. Il secondo aveva convinto il grande Michelangelo ad affrescare la volta con le scene della Genesi.

È stato ricostruito che gli arazzi con le storie dell’apostolo Pietro erano appese in corrispondenza delle storie di Mosè, mentre quelle dell’apostolo Paolo si raffrontavano con gli affreschi della Vita di Cristo.

La produzione dei cartoni

Per consentire la corretta traduzione delle scene in una fitta trama di fili, Raffaello, dopo aver impostato la composizione generale e aver studiato le singole figure, dovette ricreare ogni immagine a grandezza naturale. Inoltre, egli dovette tenere conto della finta intelaiatura architettonica affrescata nella porzione superiore della parete, dove finte paraste dividevano le scene.

Questa impresa fu possibile grazie alla partecipazione dei suoi allievi che probabilmente intervennero nella fase finale di pittura dei cartoni, necessaria affinché gli artigiani tessitori potessero seguire i chiaroscuri e le cromie del progetto originario.

Raffaello, Predica di San Paolo, 1515-16, Londra, Victoria & Albert Museum
Bottega di Pieter van Aelst, Predica di San Paolo, 1517-19, Pinacoteca Vaticana

L’invio dei cartoni nelle Fiandre

Una volta completati i cartoni furono inviati a Bruxelles nella bottega di Pieter van Aelst, a cui fu conferito il titolo di arazziere papale. Per replicare correttamente l’immagine, ogni cartone fu tagliato in strisce verticali alte 90 centimetri, che una dopo l’altra furono posizionate sotto i telai a bassa orditura.  Il prodotto finale riproduce specularmente il cartone eseguito da Raffaello, seppur con qualche variazione cromatica e piccoli cambiamenti.

Raffaello, Pesca miracolosa, 15151-16, Londra, Victoria and Albert Museum
Bottega di Pieter van Aelst, Pesca miracolosa, 1517-19, Pinacoteca Vaticana

Sette arazzi furono consegnati in tempo per la liturgia dedicata a Santo Stefano del 26 dicembre del 1519, quando furono ammirati con grande entusiasmo dal papa e i suoi collaboratori, che stupiti da così tanta magnificenza affermarono di essere di fronte a un miracolo e non a un’opera prodotta dall’uomo. Solo nel dicembre di due anni dopo furono spediti altri tre arazzi, a cui dovevano seguire altri sei che probabilmente non furono mai realizzati, forse a causa della scomparsa di Leone X nel 1522.

Etienne Dupérac, Maiestatis Pontificiae Dum in Capella Xisti Sacra Peraguntur Accurata Delineatio, 1578

La fortuna dei cartoni

Il risultato di questa commissione fu talmente straordinario che i cartoni ideati da Raffaello furono utilizzati per produrre altre serie di arazzi. Il sovrano francese Francesco I fu il primo ad ordinare una serie di arazzi, andati distrutti durante la Rivoluzione francese. Anche Enrico VIII chiese la sua serie, arrivata a Westminster nel 1542 e alla fine degli anni ’40 avevano la loro serie sia Carlo V di Spagna che il Cardinale Ercole Gonzaga a Mantova. Tutte queste repliche riproducono fedelmente le composizioni raffaellesche, ma variano nell’impaginazione dell’immagine con la realizzazione di bordature sempre diverse.

Dove si conservano oggi i cartoni?

Molto probabilmente i cartoni di Raffaello rimasero nella bottega dell’arazziere almeno fino al 1573, ad eccezione del cartone con la Conversione di San Paolo che invece viene menzionato già dal 1521 nelle collezioni veneziane del Cardinale Grimani.

Nel 1623, Carlo I Stuart acquistò i cartoni a Genova ma non è noto come fossero arrivati nella città e probabilmente ancora sotto forma di strisce da 90 centimetri, visto che ognuna di esse ha impresso il timbro del sovrano.

Molto probabilmente solo alla fine del secolo le strisce vennero riunite in occasione del restauro eseguito dal pittore inglese Parry Walton. Nel 1697, gli arazzi furono esposti pubblicamente per la prima volta ad Hampton Court affinché fossero ammirati e copiati dagli artisti.

Dopo vari spostamenti i cartoni hanno trovato sistemazione nel South Kensington Museum, oggi noto come Victoria and Albert Museum, che quest’anno in occasione delle celebrazioni dedicate a Raffaello ha messo a punto un progetto di studio e riallestimento (https://www.vam.ac.uk/blog/projects/raphael-in-the-making).

Gli arazzi vaticani dal loro arrivo a Roma ad oggi

Anche gli arazzi una volta giunti a Roma non ebbero vita facile. Nel 1527, furono trafugati dai lanzichenecchi di Carlo V durante l’assalto al Palazzo Apostolico, e solo dopo molti anni tornarono in Vaticano. Nel 1798, furono nuovamente sottratti, questa volta dalle truppe napoleoniche e riconsegnati nel 1808 al Cardinale Ercole Consalvi.

Solo nel 1932 si decise di esporre gli arazzi nella Pinacoteca Vaticana dove ancora oggi è possibile ammirarli.

Lo scorso febbraio in occasione delle celebrazioni dedicate a Raffaello, i Musei Vaticani (http://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/eventi-e-novita/iniziative/Eventi/2020/500-anni-morte-raffaello-arazzi-in-cappella-sistina/video-arazzi-raffaello.html) hanno proposto un suggestivo allestimento degli arazzi nella Cappella Sistina, rievocando quindi l’antico aspetto dell’ambiente.

Ilaria Arcangeli per Questione Civile – XXI

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