Sofonisba Anguissola: “la bella pittrice cremonese”

Donne nell’Arte

-N.2

Questo articolo è il secondo numero della Rubrica Archivistica di Storia dell’Arte dal titolo “Donne nell’Arte

Oggi l’Archivio di Storia dell’Arte dedica un approfondimento a una delle pittrici più note ed affermate del XVI secolo, Sofonisba Anguissola, la cui fama ebbe una risonanza internazionale, tanto che uno dei più importanti artisti di corte del Seicento, Antoon Van Dyck, andò a trovarla nella sua casa di Palermo, poco prima della sua morte.

Sofonisba Anguissola, Autoritratto, 1556, Lancut, Muzeum-Zamek

Gli Anguissola di Cremona

La numerosa famiglia di Amilcare Anguissola, discendente dal ramo piacentino dei nobili Anguissola, risiedeva nella vivace cittadina di Cremona. Dal matrimonio con Bianca Ponzone nacquero sette figli, un maschio Asdrubale e sei figlie. Tutti furono istruiti dal padre, personaggio colto, amante dell’arte e dilettante di disegno. Tutte le figlie si dedicarono all’arte della pittura e dai racconti dei contemporanei sono noti numerosi dipinti di loro mano. La primogenita Sofonisba frequentò, insieme alla sorella Elena, la bottega di Bernardino Campi e Bernardino Gatti, entrambi attivi nella città lombarda e molto richiesti in tutto il nord della Penisola.

La formazione artistica di Sofonisba

Sofonisba, cresciuta in un ambiente familiare ricco di stimoli culturali, dovette trovarsi a suo agio nelle più importanti botteghe cittadine, frequentate da nobili committenti e artisti provenienti dalle regioni dell’Europa settentrionale. Intorno alla metà del XVI secolo, con l’avvento del dominio degli Asburgo sullo stato milanese, gli scambi con la cultura artistica delle Fiandre furono sempre più proficui. L’attenzione con cui i pittori fiamminghi riproducevano la realtà e la vita quotidiana nei loro dipinti, influenzò molto la produzione della famiglia Campi. Anche Sofonisba si mostrò sensibile a questi soggetti, come possiamo ancora vedere in alcuni suoi disegni, tra cui Il fanciullo morso da un granchio. Si tratta di un disegno pieno di vita, eseguito quasi sicuramente dal vivo, tanto è resa in maniera realistica l’espressione di dolore sul volto del bambino. Scenette casalinghe di questo genere erano molto diffuse nella cultura fiamminga, e poi nel nord Italia, basate molto probabilmente su alcuni racconti allegorici.

Sofonisba Anguissola, Asdrubale morso da un granchio, 1554, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte

Ben presto Sofonisba divenne una pittrice nota e stimata, non solo dai nobili committenti, ma anche dai suoi stessi colleghi. A testimonianza del rispetto ottenuto dalla società contemporanea possiamo osservare un dipinto attribuito ora al maestro ora all’allieva. Si tratta di un ritratto nel ritratto, Bernardino Campi è raffigurato mentre apporta gli ultimi ritocchi a un ritratto di Sofonisba, che domina il quadro e cattura tutta l’attenzione dell’osservatore. Non si hanno notizie di ritratti dell’allieva eseguiti da Campi, e secondo alcune interpretazioni questo dipinto sarebbe una sorta di tributo alla pittrice, la cui fama e bravura aveva di gran lunga superato quella del maestro. Tuttavia la raffinata esecuzione pittorica fa pensare sia opera della stessa Sofonisba, che con questo ingegnoso espediente mostrava le sue doti, proclamandosi alla pari del maestro.

Sofonisba Anguissola (?), Bernardino Campi ritrae Sofonisba Anguissola, 1559, Siena, Pinacoteca Nazionbale

Le Anguissola nel ritratto di famiglia

Sofonisba fu tra gli interpreti più sensibili ed attenti nella descrizione della realtà. Ancora oggi osservando i suoi dipinti rimaniamo stupiti dalla minuzia dei particolari, dalla vivezza negli occhi dei molti contemporanei da lei ritratti. Nelle prime fasi della sua carriera si dedicò spesso ad immortalare momenti di vita quotidiana. Come ad esempio nel dipinto oggi conservato in Polonia, dove la pittrice ritrae le sorelle Lucia, Minerva ed Europa. Dall’ambientazione ai volti delle giovani fanciulle, contrapposti a quello della più anziana serva, tutto è reso in pittura in modo estremamente illusionistico. Un pomeriggio di giochi tra sorelle è rappresentato in modo semplice, restituendo l’immagine di una famiglia colta. Le quattro donne sono ritratte in pose diverse – di profilo, di tre quarti, frontalmente – ed ognuna è caratterizzata da un’espressione che ne connota il carattere. Lucia sulla sinistra, rivolge il suo sguardo arguto, ma allo stesso tempo intimo, verso la sorella pittrice che la sta dipingendo. Mentre la piccola Europa al centro, rivolge un sorriso spontaneo a Minerva, forse compiaciuta dalla vittoria della sorella maggiore.

Sofonisba Anguissola, Ritratto delle sorelle dell’artista mentre giocano a scacchi, 1555, Poznan, Muzeum Narodowe

Sofonisba quindi rappresenta un momento vero: le sorelle non stanno semplicemente giocando a scacchi, ma si stanno divertendo. Il biografo e pittore Giorgio Vasari scrisse di:

aver veduto quest’anno in Cremona di mano di lei in casa di suo padre e in un quadro fatto con molta diligenza, ritratte tre sue sorelle in atto di giocare a scacchi, e con esso loro una vecchia donna di casa, con tanta diligenza e prontezza, che paiono veramente vive e che non manchi loro altro che la parola.

Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, edizione giuntina, 1568, p. 427

Dunque, il dipinto fu molto apprezzato dai contemporanei, ma non solo, se consideriamo la storia collezionistica del dipinto che passò da Cremona a Roma, poi a Napoli, infine in Germania entrando in ultimo nelle collezioni polacche. Probabilmente a determinare la fortuna di questo dipinto, molto intimo e privato sono stati vari fattori: da un lato la freschezza naturalistica, la resa minuziosa e brillante del dipinto stesso; dall’altro la fama della pittrice che si era velocemente, e per lungo tempo, diffusa in tutta Europa.

Il ritratto di Giovanni Battista Caselli

Nel giro di pochi anni Sofonisba ottenne varie committenze. Tra il 1557 e il 1558 parteciparono insieme alla sorella Lucia alla realizzazione dei ritratti per la galleria di uomini illustri a decorazione della camera da letto del canonico Pietro Antonio Lanzoni, detto il Tolentino. Tra le effigi di imperatori, filosofi, oratori e poeti, erano stati selezionati i notabili della Cremona contemporanea, protagonisti dell’ambiente artistico e letterario di cui faceva parte lo stesso canonico. A Lucia fu affidato il ritratto, oggi perduto, del poeta e architetto militare Benedetto Ala, mentre Sofonisba ritrasse Caselli, dando prova della maturità artistica raggiunta.

L’uomo seduto nel suo studio viene definitivamente identificato con il poeta Giovanni Battista Caselli grazie alla scritta sul dorso del libro: «RIME DEL CASELLIO». La precisione del pennello di Sofonisba ci consente addirittura di leggere le rime in volgare, dedicate alla Vergine, raffigurata in un piccolo dipinto appeso alla parete. La pittrice definisce tutti questi particolari con tocchi pittorici precisi e limpidi che delineano i lineamenti e, soprattutto, la profondità psicologica del personaggio.

Sofonisba Anguissola, Giovanni Battista Caselli, 1557-58, Madrid, Museo Nazionale del Prado

Il soggiorno in Spagna

Il coronamento della sua carriera da pittrice fu l’invito di Filippo II di Spagna, informato della sua bravura dai duchi d’Alba e di Sessa, presso cui Sofonisba aveva risieduto per un breve periodo. Nel 1560 partì alla volta di Madrid, dove rimase a lungo, ospitata dai reali e ottenendo numerosi riconoscimenti. Purtroppo, della straordinaria mole di lavori eseguiti in questo periodo non resta molto. Sappiamo dalle fonti contemporanee che si dedicò soprattutto al ritratto, immortalando le effigi della famiglia reale e dei nobili di corte. Giorgio Vasari scrisse anche che due dei dipinti eseguiti in Spagna furono inviati a Roma a Pio IV nel 1561. Non sappiamo con esattezza in quale anno Sofonisba lasciò la Spagna, ma nel 1571 sposò a Madrid il palermitano Fabrizio Moncada, fratello del viceré di Sicilia Francesco II, con cui in seguito si trasferì in Sicilia.

L’incontro tra Sofonisba e Van Dyck

Proprio a Palermo nell’estate del 1624 si recò, Antoon Van Dyck, pittore fiammingo chiamato in città dal Viceré Emanuele Filiberto di Savoia per alcune committenze. Nel suo taccuino descrisse quell’incontro, ritraendo l’ormai anziana pittrice con un rapido schizzo di penna. Sofonisba era ormai novantenne, ma nonostante ciò aveva ancora “la memoria et il cervello prontissimo”, a dispetto dei problemi di vista che l’obbligavano a “mettere il naso sopra i quadri e le carte” per riuscire a mettere a fuoco, sempre però “pigliandone gran piacere”. Si raccomandò “di non pigliare il lume troppo alto, acciocché le ombre delle rughe non diventassero troppo grandi”, aiutandolo di sua mano “ferma, senza nessuna tremula” a tracciare qualche segno con la matita. Spettò quindi al giovane Van Dyck immortalare per l’ultima volta il volto di una donna, che lasciava un’eredità immensa a tutti gli artisti.

Antoon Van Dyck, Quaderno di appunti, Londra, British Museum

Ilaria Arcangeli per Questione Civile – XXI

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