La Loggia P2

La Loggia P2: dalla nascita alla scoperta

La Loggia P2, l’ombra della Prima Repubblica

La Loggia Massonica P2: lo Stato nello Stato

– N.1

Questo articolo è il primo numero della Rubrica Interarchivistica dal titolo ” La Loggia Massonica P2: uno Stato nello Stato che vede la collaborazione tra gli archivi di Storia Contemporanea e Storia delle Relazioni Internazionali

Con questa Rubrica Interarchivistica, collaborazione tra l’Archivio di Storia Contemporanea e l’Archivio di Storia delle Relazioni Internazionali, cercheremo di fare luce su uno dei punti più oscuri della recente storia italiana: quello sulla Loggia Massonica P2.

La nascita della Loggia P2

La Loggia “Propaganda” nasce all’interno del Grande Oriente d’Italia dopo la proclamazione del Regno d’Italia, precisamente nel 1877; si tratta di un’organizzazione interna alla Massoneria per garantire maggiore riservatezza a iniziati di maggior importanza.

La Loggia continua la sua attività fino al 1925, quando viene sciolta per mano del fascismo; si ricostituisce a Parigi nel 1930. Nel secondo dopoguerra, il Grande Oriente rientra in Italia e si ricostituisce la Loggia, con il nome di “Propaganda 2”. Nel 1965 (stando a quanto dice la Commissione d’Inchiesta), entra in Massoneria un personaggio ancora sconosciuto all’epoca: si tratta di Licio Gelli.

Incredibilmente, in pochi anni e aiutato dal Gran Maestro Giordano Gamberini, Gelli riesce a scalare la struttura gerarchica della Massoneria, venendo inserito nella Loggia Propaganda e ad avere, già nel 1969, ruoli di rilievo. Nel 1970, il successore di Gamberini, Lino Salvini, gli affida il compito di riorganizzare la Loggia “P2”, che assumerà il nome di “Raggruppamento Gelli-P2”

La struttura della “nuova” P2 di Gelli

Gelli riforma la Loggia P2, cercando adepti nel mondo delle forze armate, dei servizi segreti, della politica, della magistratura, della finanza, dell’editoria.

“Un’altra circostanza di estremo interesse al fine di valutare il clima politico della Loggia P2 in questa sua prima fase organizzativa, e la natura dell’attività attraverso essa condotta da Licio Gelli, è la testimonianza di una riunione tenuta presso il domicilio aretino del Gelli (villa Wanda) nel 1973…. Licio Gelli si rivolse agli astanti affermando che la situazione politica era molto incerta; esortandoli a tenere presente che la massoneria, anche di altri Stati, è contro qualsiasi dittatura di destra e di sinistra e che la Loggia P2 doveva appoggiare in qualsiasi circostanza un governo di centro il Venerabile invitava infine i presenti ad operare a tal fine con i mezzi a loro disposizione e pertanto a ripetere il discorso ai comandanti di brigata e di legione alle loro dipendenze” (Commissione d’Inchiesta sulla P2).

La Loggia P2 di Gelli non è la classica Loggia massonica, ma qualcosa di diverso. Non rispetta la tradizione della Massoneria ma guarda ai vari aspetti del Paese, tra cui molto alla politica. Il Grande Oriente d’Italia non guarda di buon occhio la nuova organizzazione, tanto che ne decreta lo scioglimento, ma non servirà a nulla in quanto la P2 ne esce rafforzata e Licio Gelli diventa Maestro Venerabile.

Cenni su Licio Gelli

Licio Gelli, Maestro Venerabile della Loggia P2

Torneremo a parlare della P2 nel prossimo paragrafo; soffermiamoci ora su colui che l’ha trasformata.

Chi è stato Licio Gelli? È nato a Pistoia il 21 aprile del 1919; a diciotto anni parte volontario per partecipare alla Guerra Civile Spagnola. Nel 1939 rientra in Italia, a Pistoia; da qui fa carriera diventando responsabile dei GUF (Giovani Universitari Fascisti) anche se non va all’Università: infatti ha solo la licenza elementare.

Nel 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre, prende il grado di sottotenente, diventando  ufficiale di collegamento tra la Repubblica Sociale Italiana e le SS naziste. Quando comincia a capire che gli equilibri della guerra si sono capovolti (ovvero che la guerra va a favore degli alleati), inizia a collaborare con i partigiani di Pistoia.

Collabora anche con gli americani e con i servizi segreti italiani. Dopo la guerra diventa un commerciante, poi apre una libreria e, poco dopo, diventa collaboratore di due deputati democristiani.

La Commissione parlamentare che ha indagato sulla P2 parla di un’informativa denominata “COMINFORM” che indicherebbe Gelli come collaboratore dei servizi segreti sovietici.

Nel 1952 diventa presidente dello Stabilimento della Permaflex di Frosinone. Verso la fine degli anni ’60 lascia la Permaflex e fonda la ditta di confezioni “Giole” a Castiglion Fibocchi, vicino Arezzo.

La scoperta della Loggia P2

Dopo una breve parentesi su Licio Gelli, torniamo alla Loggia P2.

È il 17 marzo 1981: quella mattina, su mandato di due magistrati della Procura di Milano, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, la Guardia di Finanza perquisisce “Villa Wanda”, la residenza di Gelli, e la fabbrica “Giole”.

Perché i magistrati milanesi mirano proprio alle proprietà di Licio Gelli? Perché in quel momento stanno indagando su un altro controverso personaggio di quegli anni, ovvero il banchiere Michele Sindona.

Sindona possedeva fino a qualche anno prima diverse banche, tra cui la Banca Privata Finanziaria, con sede a Milano, e la Franklin National Bank di New York. Nel 1974 il mercato azionario crolla e per Sindona iniziano i guai; da lì emergono tutte le irregolarità delle sue banche e ciò porta al fallimento della Banca Privata, della Franklin Bank e degli altri istituti di Sindona.

Nel frattempo, le magistrature, sia italiana sia statunitense, cominciano ad indagare; nel 1979, Sindona arriva addirittura a simulare un finto rapimento per cercare di uscire pulito dalle vicende a suo carico. Proprio dall’indagine su di lui emerge il nome di Gelli (la storia di Michele Sindona verrà approfondita nel secondo numero della Rubrica).

Le liste degli affiliati alla P2

Presso la “Giole” di Castiglion Fibocchi, gli uomini delle Fiamme Gialle trovano delle “liste” contenenti 962 nomi tra cui molti eccellenti. Spiccano i nomi di ministri, parlamentari, magistrati, alti dirigenti ministeriali, esponenti del mondo imprenditoriale, della finanza, delle forze armate, dello spettacolo, giornalisti,  tra cui: Angelo Rizzoli, Silvio Berlusconi, Roberto Calvi, Michele Sindona, il Generale del SISMI (Servizio Segreto Militare) Giuseppe Santovito, il Generale del SISDE (Servizio Segreto Civile) Giulio Grassini, Walter Pelosi, segretario del CESIS (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza), l’imitatore Alighiero Noschese, Maurizio Costanzo e tanti altri.

La prima pagina del quotidiano “Il Giorno” del 22 maggio 1981

Il terremoto politico

Dopo la scoperta delle liste, i giudici milanesi Turone e Colombo chiedono un incontro al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ma non è in Italia in quel momento; quindi, il 25 marzo, vanno a parlare con il Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani.

Nel frattempo, trapelano informazioni e la stampa comincia a parlare della P2; Forlani, pressato dalle interrogazioni parlamentari e dalla stampa, il 20 maggio decide di rendere pubbliche le liste degli appartenenti alla Loggia P2; tra queste figurano tre Ministri del suo governo, tra cui quello di Grazia e Giustizia.

A giugno, il Presidente Forlani si dimette; al suo posto arriva il repubblicano Giovanni Spadolini. Con la legge n. 517 del 23 settembre 1981 viene istituita la Commissione Parlamentare d’Inchiesta, che sarà guidata dalla democristiana Tina Anselmi. L’anno successivo, con la legge n. 17 del 25 gennaio 1982 viene decretato lo scioglimento della Loggia P2, in attuazione dell’articolo 18 della Costituzione italiana.

Margherita Rugieri per Questione Civile – XXI

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