Aten: la rivoluzione del sovrano eretico Akhenaten

Aten

All’alba del culto di Aten, unico nuovo Dio del pantheon egizio

«Ra-Horakhty che gioisce all’orizzonte nel suo nome di luce che è in Aten»

Dopo 37 anni di regno il sovrano Amenhotep III morì e il trono passò al figlio minore Amenhotep IV, poiché il figlio maggiore Thutmosi era morto prematuramente. Il nuovo sovrano governò per 17 anni insieme a sua moglie Nefertiti, un periodo di tempo breve ma denso di eventi che stravolsero l’Egitto.

I primi anni di regno sembrano trascorrere all’insegna della tradizione; Amenhotep IV inaugura lavori sia a Soleb che a Karnak, venera tutte le divinità del pantheon egizio e mantiene i rapporti con i paesi stranieri. Anche la titolatura adottata – una sorta di annunciazione del programma religioso e politico dei sovrani – non lascia trapelare novità. Tuttavia, i lavori intrapresi vennero bruscamente interrotti, poiché sembra che il sovrano fosse intenzionato a indirizzare le energie e le risorse disponibili alla realizzazione di un nuovo progetto edilizio dedicato alla riforma del dio sole, come testimonierebbe la stele di Gebel-el-Silsileh.

“Gli Dei Egizi tra culti e misteri”

-N.5

Questo articolo è il quinto numero della Rubrica Archivistica di Storia Antica dal titolo “Gli Dei Egizi tra culti e misteri

La stele del sovrano

Rinvenuta a circa 150 km a sud di Karnak, nella stele il sovrano si descrive come il primo hem-netjer (sacerdote) della nuova divinità «Ra-Horakhty che gioisce all’orizzonte nel suo nome di luce che è in Aten» o, più semplicemente, Aten. Oltre a contenere il nome della nuova divinità – iscritto all’interno di due cartigli come i nomi dei sovrani d’Egitto – nella stele è ancora rappresentato il dio Amon, segno che, almeno all’inizio, i due culti dovettero coesistere in maniera pacifica.

Impossibile risulta comprendere se Amenhotep IV fosse intenzionato a modificare la politica religiosa sin dal momento in cui salì sul trono, o se si fosse verificato all’improvviso qualche avvenimento che lo avrebbe spinto in questa direzione. 

Origine e diffusione del termine Aten

Il termine ricorre con una certa frequenza nei Testi dei sarcofagi per indicare il disco del sole mentre sorge, risplende all’orizzonte ed emana luce.

Il termine è frequente anche nel Racconto di Sinuhe, un noto testo letterario in cui si narrano le vicende di un egiziano di nome Sinuhe che, durante una spedizione, apprende della morte del re Amenemhat I. La morte è descritta come un ritorno al disco solare, simbolo di vita.

Amenhotep III fa spesso riferimento al fatto che il dominio del faraone si estendeva a tutto ciò che il disco circonda e illumina con i suoi raggi. Gli egittologi, infatti, affermano con sicurezza che prima della salita al trono di Amenhotep IV, Aten indicava solo ed esclusivamente una manifestazione visibile del dio Ra.

I graffiti di Abu Kua e l’iconografia di Aten

Verso la fine del IV anno di regno alcuni graffiti furono lasciati dai membri di una spedizione inviata da Amenhotep IV nei pressi di Abu Kua, sulla strada per lo Uadi Hammamat. Sono di primaria importanza poiché contengono le prime raffigurazioni databili dell’iconografia del dio Aten. Essendo Aten diverso da qualunque altra divinità del pantheon egizio, il sovrano scelse di presentarlo al mondo con l’aspetto di un disco solare; i raggi di questo disco terminano con delle piccole mani.

Interessante notare come il nome del nuovo dio non termini con geroglifici che esprimono il concetto di divinità; ad esempio l’uomo seduto con la barba o il falco. Lo studioso Orly Goldwasser ritiene che tale scelta non possa essere casuale, ma costituisca un ulteriore allontanamento dalla tradizione religiosa.

Inoltre, il nome di Aten venne iscritto all’interno di due cartigli, esattamente come il nome dei sovrani, assumendo connotazioni regali. Se il re tendeva a divenire sempre più solare, il dio, a sua volta, era divenuto re.

Divenire Aten: la solarizzazione del sovrano

La rottura definitiva con la tradizione si ebbe tra il V e il VI anno di regno, quando il re abbandonò il proprio nome di nascita a favore di un nome del tutto nuovo nel panorama egizio: Akhenaten. Il significato del nome oscilla tra «Colui che è efficace/utile all’Aten» e «Spirito di Aten». L’ambiguità forse fu voluta dallo stesso sovrano. Anche la regina Nefertiti assunse un nuovo nome, ovvero Neferneferuaten Nefertiti.

È plausibile che il cambiamento del nome del re sia legato alla decisione di fondare una nuova città chiamata Akhetaten, ovvero «Orizzonte di Aten».

Il decreto di fondazione della città è datato “anno V, mese IV della stagione peret, giorno 13” ed è conservato su tre stele che circondano il territorio della nuova città, contenenti la cosiddetta «prima proclamazione».

Le stele di confine con la prima proclamazione

Le stele di confine sono in tutto 16 e sono designate ognuna con una lettera maiuscola. Questo sistema di nomenclatura fu inaugurato dall’egittologo inglese Flinders Petrie. Incise direttamente nelle pareti rocciose delle montagne che circondano il luogo scelto per edificare Akhetaten, sono costituite da una parte rettangolare con un testo in linee orizzontali di geroglifici e da una parte arrotondata, contenente un’immagine della famiglia regale intenta ad adorare Aten.

Nel corso dei secoli le stele hanno subito diversi danni. Tre stele (K – X – M), oggi molto deteriorate, contengono la cosiddetta «prima proclamazione». Il testo esprime la decisione del sovrano di presentare il suo progetto edilizio alla corte. Il re desidera creare una nuova città perché è ciò che desidera suo padre Aten, che comunica esclusivamente con lui, e afferma di non aver trovato una città già esistente dotata di tutto ciò che era necessario. Dunque, aveva dovuto cercare altrove e il suo sguardo era ricaduto sul territorio vergine che oggi ospita la città di Amarna.

Il testo prosegue con una dettagliata descrizione di quello che Akhenaten avrebbe edificato all’interno della nuova città, ma la parte più interessante è quella che, purtroppo, si è mal conservata; alcuni passi paiono alludere ad un’ostilità contro il sovrano per la sua politica. Il re risponde che è per colpa di ciò che ha udito e subito che ha preso la decisione di ripudiare il suo nome di nascita e gli dei tradizionali. Ma cosa era successo? Forse, non ci sarà mai dato saperlo.

Le altre 13 stele contengono la cosiddetta «seconda proclamazione», datata un anno più tardi. Durante l’anno VIII di regno fu aggiunto un codicillo; forse per commemorare la conclusione delle stele, forse per celebrare la fine dei lavori generali di costruzione.

Adorare Aten

Il Grande Inno rinvenuto nella tomba del funzionario di corte Ay è stato di grande aiuto per la ricostruzione del culto dell’Aten e delle sue tematiche principali.

In primo luogo, l’iconografia del dio sole come un disco solare trova un corrispettivo nelle descrizioni testuali. I testi insistono molto sul vedere il sole (Aten) nel cielo, poiché la vista è il primo mezzo di comunicazione che consente agli uomini di percepire il divino. Tuttavia, se da un lato vedere il dio in cielo implicava avere una testimonianza chiara della sua esistenza, dall’altro ne offriva solo una conoscenza parziale. Una conoscenza limitata alla sua manifestazione visibile. La natura dell’Aten è inconoscibile: è accessibile solo al figlio della divinità, ossia Akhenaten.

Oltre a vederlo, gli uomini hanno a disposizione un’altra via per entrare in contatto con lui, ossia adorandolo; Aten è visibile a tutti e il cielo è il luogo verso cui indirizzare le preghiere, poiché quella è la sede della divinità. Infatti, anche i templi dell’epoca non sono più strutture chiuse, ma furono favorite strutture a cielo aperto.

Il tema della gioia è fondamentale, poiché essa unisce il dio al suo creato; se il sole sorge gioendo all’orizzonte, tutte le forme di vita saranno animate da un sentimento analogo. Tuttavia, in quest’ottica, sembra possibile vivere in gioia solo attraverso la contemplazione dell’Aten. Infatti, anche il successo dei funzionari in campo lavorativo ed economico è strettamente legato al dio. Molti di loro non nascondono le loro umili origini, poiché sono fieri di aver raggiunto una posizione altissima nella società grazie alla benevolenza del dio e del sovrano.

Aten, un dio perfetto

Un altro aspetto primario dell’atenismo – e che lo differenzia di gran lunga dalle credenze precedenti – è il fatto di essere stato svuotato di qualsiasi elemento mitologico. Ad esempio, Amon-Ra appariva come un dio creatore che si spostava nel cielo su due barche; una per le 12 ore diurne e una per le 12 ore notturne. Il percorso seguito durante la notte dal dio preoccupava il popolo egizio, poiché Amon-Ra incontrava Apopi, simbolo del male che tentava di rovesciare la barca del dio. L’interruzione dei viaggi della barca solare avrebbe implicato la fine della vita.

Nulla di tutto ciò è presente nell’atenismo. Non è fornita nessuna informazione su cosa accada ad Aten durante le ore notturne, se non il fatto che, quando tramonta, egli riposa, mentre la terra è avvolta nell’oscurità con le sue creature gettate in uno stato equiparato alla morte.

L’assenza di un nemico rese Aten un dio perfetto, poiché il suo sorgere quotidiano divenne inevitabile, così come inconcepibile divenne la sua scomparsa.

L’atenismo fu la prima forma di monoteismo?

Nell’articolo precedente si è parlato di «crisi del politeismo» durante la XVIII dinastia. Molti studiosi sono convinti del fatto che questa crisi sia sfociata nell’adorazione di un’unica divinità, l’Aten; questo avrebbe oscurato e condannato all’oblio tutti gli altri membri del pantheon egizio. Le caratteristiche dell’atenismo sembrano, ai loro occhi, precorritrici di quelle monoteiste.

Tuttavia, secondo altri, sarebbe inappropriato parlare di monoteismo poiché, contrariamente al termine «politeismo» di origine greca, il termine «monoteismo» sarebbe stato formulato nel corso dell’Ottocento e utilizzato nella speculazione filosofica e teologica occidentale.

L’opinione prevalente è che si potrebbe definire come una forma di idolatria nei confronti di un unico dio; cosa che avrebbe rappresentato un trauma per il popolo egizio sfociato nella damnatio memoriae con la quale venne colpito non solo Akhenaten, ma anche il dio stesso. Così come il re aveva provato a cancellare ogni traccia di Amon-Ra, adesso l’Egitto stava distruggendo ogni riferimento all’Aten.

Maria Rita Gigliottino per Questione Civile

Bibliografia:

  • Marco Zecchi, Adorare Aten. Testi dalla corte del faraone Akhenaten, Bologna, 2019.
  • Francesco Tiradritti, Akkenaton. Faraone del sole, Milano, 2009.

+ posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.