Vladimir Nabokov, lo scrittore: c’è vita oltre Lolita?

Nabokov

Vladimir Nabokov, come il papà del bestseller più discusso d’America fu adombrato dalla sua “Lolita

Scrittore, saggista, romanziere, russo, americano, scacchista, lirico, simbolista, professore, entomologo, cercatore di farfalle, marito, fine intellettuale, papà. Tutte queste vite possono coesistere sotto un solo nome, quello di Vladimir Nabokov: lo scrittore più discusso e anche uno dei più eclettici della sua generazione, erede delle firme russe d’Ottocento.

“C’è vita oltre Lolita?”

-N. 1

Questo è il primo numero della Rubrica di Area dal titolo “C’è vita oltre Lolita?”, appartenente alla Macroarea di Lettere e Cinema

Esportò e contaminò la letteratura russa creando un incontro culturale indimenticabilmente cristallizzato in ogni riga che scrisse e che poi per lungo tempo fu adombrata dalle ingiurie e dalla fama di un solo titolo: Lolita.

Un autore troppo problematico

Vladimir Nabokov era un personaggio straordinariamente poliedrico e complesso. La sua vita e la sua cultura affondano le radici nell’eredità dei grandi autori russi e sorgono, tra gli altri, dalle ceneri di Tolstoj, Puškin, Dostoevskij, Gogol’ e Turgenev. Dalla letteratura russa il suo gusto letterario cominciò poi a spostarsi sempre più verso Occidente. Nabokov iniziò a contaminare i temi tradizionali slavi con la cultura tedesca, inglese ed infine statunitense trasportando l’ossessione per l’analisi del mondo interiore, della moralità e della legge dei maestri russi verso il ragionamento sul falso perbenismo europeo e sulle derive della società americana fatta di sesso, violenza, innovazione e sogni. Il tutto tramite un occhio critico fuori dal comune e l’ironia frizzante di un pensatore raffinato.

Si intende allora da dove venga la nostra domanda che è quasi una provocazione: come è possibile ridurre tutto questo, ridurre Vladimir Nabokov ad un solo titolo? E, più ancora, c’è vita oltre Lolita?

Le origini di Vladimir Nabokov

Nabokov nasce a Pietroburgo nell’aprile 1899. È figlio di Elena Ivanovna Rukavišnikova e Vladimir Dmitrievič Nabokov, noto giornalista e politico (eletto anche al parlamento russo, la Duma), d’idee particolarmente progressiste (contrario, ad esempio, alla pena di morte) che morì assassinato durante una conferenza a Berlino nel 1922.

L’eredità della sua famiglia, d’antica aristocrazia, fu prima di tutto culturale, dal momento che, come in tutte le più insigni famiglie dell’epoca, anche in casa Nabokov si parlava fluentemente russo, francese ed inglese.

Questo permise al giovane Vladimir di apprendere le lingue che gli salveranno la vita quando la famiglia decise di trasferirsi in Gran Bretagna dopo la rivoluzione del 1917, ma anche di comporre versi e prosa in tutti e tre gli idiomi.

Gli studi e la prima produzione

Nel 1922 Vladimir Nabokov si laureò al Trinity College in slavo e lingue romanze, trasferendosi subito dopo a Berlino dove perse il padre. È in questo periodo che avviene il suo incontro con la letteratura che – non molti sanno – avvenne tramite la poesia e, più in particolare, tramite il simbolismo. Non perdeva occasione per scrivere e si diceva componesse persino in bagno sin da ragazzino. Eppure, quando i suoi primi versi arrivarono nelle mani di una poetessa russa amica del padre di Vladimir, ciò che disse fu:

Dica a suo figlio che non sarà mai uno scrittore”.

Per nostra impagabile fortuna Nabokov non si lasciò fermare. Nel 1925 sposò l’amore della sua vita (che più avanti divenne anche il suo personalissimo correttore di bozze), Vera Slonim. Nel frattempo continuò a comporre pubblicando i suoi primi lavori nel 1926, anno in cui verrà stampato il suo romanzo d’esordio Mašen’ka (Maria) che inaugura la sua prima stagione compositiva.

Quest’ultima appare caratterizzata da forti influssi pirandelliani e kafkiani, ma sostanzialmente si impernia sulla riproposizione moderna di temi tradizionali della letteratura russa quali quelli dello sdoppiamento, il dualismo del reale, il problema della moralità legato al falso perbenismo e all’analisi dei vizi umani (tipici il vizio del gioco e del bere) ereditati in gran parte dai grandi russi come Dostoevskij e Gogol’.

La seconda produzione: Vladimir Nabokov negli States

Nel 1940 Nabokov si trasferì negli Stati Uniti prendendo la cittadinanza nel 1945. Il romanziere conosceva bene l’inglese (tanto che nel 1967 scriverà proprio in questa lingua la sua autobiografia Parla, ricordo), ma l’incontro con la società statunitense fu sconvolgente.

La frammentarietà dell’io e la violenza dei vizi dell’uomo diventeranno i temi fondamentali della scrittura di Nabokov. Egli, infatti, cominciò ad affrontare, distruggendoli, tutti i suoi miti e le sue ossessioni, primi fra tutti il perbenismo e il sesso. 

Nel 1941 pubblicò La vera vita di Sebastian Knight, un libro visionario che gioca sul labile confine tra realtà e finzione. Il protagonista è uno scrittore-detective che ha perduto le tracce del fratello.

Nel 1955 concluse Lolita, il libro scandalo, l’opera che fu definita al contempo di uno psicopatico e di un genio, la più scabrosa delle critiche alla moralità occidentale e americana, il più discusso dei romanzi, l’opera a cui il nostro scrittore deve la fama – forse eterna – e a cui i suoi altri titoli il quasi totale oblio.

Eppure, Lolita non è l’unico né l’ultimo dei suoi titoli statunitensi. Di lì a poco Nabokov comporrà anche Pnin (1957), ispirato alla sua traumatica esperienza di professore russo espatriato in occidente e che venne pubblicato a puntate sul The New Yorker per garantirgli degli introiti mentre cercava qualcuno che pubblicasse proprio Lolita.

Nel 1962 pubblicò Fuoco Pallido e nel 1969 Ada o ardore, una cronaca familiare, pieno di ironia e sarcastico gusto dissacrante per la passione, per il sesso, per il concetto di vizio e virtù e per la letteratura stessa. L’incipit, ad esempio, è la parodia esatta della prima frase di Anna Karenina:

«Tutte le famiglie felici sono più o meno diverse tra loro; le famiglie infelici sono tutte più o meno uguali.»

Nabokov oltre Nabokov: storia di critica, traduzioni, scacchi e farfalle

Se identifichiamo Vladimir Nabokov con uno romanziere russo famoso e affermato nel suo tempo, dobbiamo anche sapere che esiste un Nabokov oltre Nabokov.

Il romanziere che immaginiamo, infatti, non fu soltanto romanziere. Mentre componeva i suoi titoli più importanti, Nabokov si dedicò anche alla critica letteraria, componendo diversi saggi, tra cui Lezioni di letteratura, Lezioni di letteratura russa e Lezioni sul Don Chisciotte, tutte ispirate alla sua carriera di professore presso la Cornell University di Ithaca, tutta condotta al suono di un unico motto:

“Da lettori saggi non leggeremo l’opera di un genio col cuore, e tantomeno col cervello, ma con la spina dorsale- perché è là che si manifesta il fremito rivelatore”.

Nel frattempo, tradusse anche l’Evgenij Onegin di Puškin, Un eroe del nostro tempo di Lermontovm e Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll.

Trovò anche il tempo di dedicarsi alle sue passioni al di fuori della letteratura e dell’insegnamento: gli scacchi e le farfalle. La sua carriera da entomologo fu, ad esempio, brillante. Tanto che nel 1940 gli fu chiesto di organizzare la collezione di farfalle del Museo di Zoologia Comparata presso l’Università di Harvard. Certo un bel successo per un pingue intellettuale che amava uscire con la moglie a caccia di farfalle nei parchi vicino casa. Il paleontologo Stephen Jay Gould ha persino preso ispirazione dalle sue teorie circa il numero di cromosomi che servivano per distinguere le varie specie di insetti, per scrivere il suo saggio I Have Landed.

Per finire, bisogna rendere onore anche alla sua spietata passione per gli scacchi di cui, pare, amasse non la parte dedicata all’intrattenimento, ma la complessità. Passò la maggior parte del tempo a risolvere i problemi del gioco su diversi database a sua disposizione.

Conclusioni

Se sei lo scrittore che ha infranto i tabù sessuali ancora in piedi in pieno Novecento, creando un mondo di applauditi dissensi e criticate ideologie attorno alla sola parola “ninfetta”, non puoi rincorrere farfalle per hobby. 

Se ti descrivi come un irriverente pensatore dall’ironia corroborante, padre di un bestseller su uno scandalo sessuale, non puoi dire di aver amato una sola donna per tutta la vita e – Dio non voglia! – di aver scritto altri libri.

Se sei un rifugiato politico russo non puoi comprendere i segreti della società occidentale. 
Se sei un professore devi portare a termine un programma e stare attento a non creare troppe menti. 
Se sei un uomo per bene non puoi dire le cose come stanno: al loro posto devi usare profumate metafore. 

Se racconti le cose come stanno nessun editore pubblicherà il tuo libro.


E se tutto questo è vero, Vladimir Nabokov non è mai esistito. E con lui Lolita.

Noemi Ronci per Questione Civile

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