Insegnante inusuale: Vladimir Nabokov accademico

insegnante

Lezioni di Letteratura come documento di un teorico, scrittore e insegnante inusuale

Tra gli autori, soprattutto quelli che hanno influenzato attraverso le proprie penne la storia della letteratura mondiale, non è poi così comune scavalcare la barricata e dedicarsi all’altro versante dell’attività letteraria, ovvero quella dello studio e dell’insegnamento. A volte si percepisce all’interno delle memorie degli scrittori una sorta di diffidenza; altre, una vera e propria ammissione di incapacità. Scrivere è semplice; insegnare a leggere non lo è. E, invece, Vladimir Nabokov fu un insegnante d’eccezione.

Vladimir Nabokov non può essere catalogato tra questi autori. La sua attività scrittoria è stata affiancata da un’intensa dedizione didattica espressa in numerose università statunitensi – Stanford University Summer School, Wellesley College, Cornell University. Le sue lezioni sono state trascritte e raccolte in tre volumi i cui titoli in edizione italiana sono Lezioni di letteratura russaLezioni sul Don Chisciotte e il più corposo Lezioni di letteratura. Entrare così in profondità nella mente di un autore-insegnante è un’occasione a dir poco imperdibile; scoprire come Nabokov legge i testi altrui, cosa pensa della letteratura, come sceglie di muoversi all’interno delle architetture romanzesche, sono tutte indagini dall’elevata penetrazione ermeneutica. Questi tre volumi costituiscono un laboratorio eccezionale per comprendere l’opera di Nabokov in toto, e vale la pena esplorarli anche solo brevemente. Soprattutto Lezioni di letteratura, data l’ampia prospettiva.

“C’è vita oltre Lolita?”

-N. 3

Questo è il terzo numero della Rubrica di Area dal titolo “C’è vita oltre Lolita?”,appartenente alla Macroarea di Lettere e Cinema

Un approccio ravvicinato alla lettura: un insegnante d’eccezione

Innanzitutto, bisogna presentare la deontologia del lettore che sorregge l’impalcatura teorica di Nabokov: i testi vanno letti da vicino. In anticipo rispetto a quanto viene insegnato nelle università contemporanee sotto l’egida dello strutturalismo, Nabokov insiste sulla necessità del close reading; la necessità, cioè, di una lettura atta a isolare il testo dalle referenze esterne, arrivando quasi a ritagliarlo e decontestualizzarlo per far risaltare le componenti interne. Nella sua interpretazione del testo i comparti sociopolitici e le istanze culturali esterne non avevano alcun significato. Il testo era tale in quanto autosufficiente, non per essere il documento o il veicolo di circostanze e contingenze. Non a caso, l’epigrafe con cui apre Lezioni di letteratura è «Il mio corso è […] una sorta di indagine poliziesca sul mistero delle strutture letterarie»[1]. A lezione esiste solo il testo, inteso come un microcosmo chiuso e isolato. Nabokov utilizza un campo metaforico legato alla detective story per trasmettere l’idea di un lavoro ravvicinato e ossessivo che si nutre di dettagli interni.

Inoltre, Nabokov si vanta di essere un cane sciolto dal punto di vista accademico. Egli è allergico alle scuole teoriche e agli indirizzi critici, e non segue una specifica metodologia all’interno delle sue escursioni didattiche. Questo è ravvisabile soprattutto negli appunti che intervallano le lezioni; sembrano davvero degli scartafacci di studenti sotto esame, un lavoro sporco non degno di un docente del suo calibro. Ci sono disegni, tabelle, schemi, cancellature; l’amatorialità si traduce in passione, ed è la passione lo strumento più utile per decifrare il testo, non l’elucubrazione delle grandi scuole critiche. Non sorprende che, al momento di chiedere ai suoi studenti il motivo della loro presenza a lezione, Nabokov abbia apprezzato la risposta “Perché mi piacciono le storie”

Un insegnante ossessionato dai dettagli

È impossibile apprezzare le lezioni di Lezioni di letteratura senza aver prima letto le opere trattate. Nabokov, da insegnante, accompagna gli studenti e il lettore nelle profondità più remote del testo disinnescandone gli ingranaggi, denudandolo senza pudore. Non sono previste introduzioni, appigli, prospettive dalle quali osservare l’opera nella sua interezza prima di affondarcisi dentro; il contesto storico e sociale, la biografia dell’autore, gli accidenti della scrittura, sono tutti elementi che a Nabokov non interessano e che non offrono nulla alla lettura e al piacere che essa deve trasmettere. Ciò si traduce in un’analisi ossessiva dei dettagli, anche quelli più minimali; sono le minuzie del testo, gli angoli meno visibili, le componenti più importanti dell’intricata architettura testuale. 

Un esempio su tutti. Nabokov impiega buona parte della lezione su Kafka a comprendere l’effettiva natura del mostruoso insetto in cui Gregor Samsa si trasforma suo malgrado, arrivando ad escludere una volta per tutte che si tratti di uno scarafaggio. Ciò può essere ovviamente motivato dalla seconda grande passione di Nabokov, l’entomologia, ma c’è ben altro. Sono questi dettagli apparentemente superflui a sorregge l’opera, ed è su questo che il lettore deve porre la sua attenzione.

Emerge così una visione estremamente chiusa del fatto letterario, inteso come fenomeno autosufficiente, che si autosostiene e autoalimenta. Non è solo la narrativa di Nabokov ad essere postmoderna, ma anche la sua inclinazione deontologia e la sua personale teoria letteraria. Il testo esiste di per sé. 

La letteratura a metà strada tra bugia e verità: parte prima

C’è infine un ultimo aspetto dalla deontologia didattica di Nabokov che voglio evidenziare. Esso condensa, infatti, condensa ed esplicita tutti i caratteri che abbiamo osservato finora. In una frase ormai divenuta celebre all’interno della teoria letteraria, Nabokov afferma come la letteratura sia nata il giorno in cui un ragazzo primitivo ha avvertito i compagni della presenza di un lupo mentendo loro. Occorre leggere il brano nella sua interezza per fare attenzione alle espressioni e ai vocaboli adoperati:

La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzino corse via dalla valle di Neanderthal inseguito da un grande lupo grigio, girando “Al lupo, al lupo”; è nata il giorno in cui un ragazzino, correndo, gridò “Al lupo, al lupo” senza avere nessun lupo alle calcagna. È del tutto incidentale che il poverino, per aver mentito troppo spesso, alla fine sia stato divorato da un lupo in carne e ossa. Il punto importante è che tra il lupo della prateria e il lupo della bugia esiste un intermediario scintillante: quell’intermediario, quel prisma, è l’arte della letteratura[2].

La letteratura a metà strada tra bugia e verità: parte seconda

Attraverso queste dense parole Nabokov conferma ancora una volta la sua visione di una letteratura autoreferenziale, votata al piacevole e non al politico, con pochi ed essenziali appigli alla realtà. La letteratura è principalmente bugia, inventiva: il lupo non c’era quando il ragazzo lo ha evocato.

Ma non è solo bugia, quanto piuttosto un abile prodotto alchemico tra finzione e verità.

Bisogna fare attenzione a un dato importante: per Nabokov il lupo letterario si posiziona in mezzo tra il «lupo della prateria» e il «lupo della bugia», cioè tra il lupo della pura realtà e quello della pura fantasia; è, in altre parole, un lupo verosimile, e la verisimiglianza è l’ambito proprio del fenomeno letterario. L’esempio folkloristico che Nabokov utilizza è funzionale poiché sottintende la presenza potenziale di un lupo nella prateria abitata dai Neanderthal; non è implausibile che il ragazzo possa davvero essere inseguito da un lupo, solo che in quella specifica circostanza non lo era. Questa è la potenza della letteratura, quel «prisma» luminoso che riflette la realtà e la tramuta in finzione.

Aldo Baratta per Questione Civile

Bibliografia

Vladimir Nabokov, Lectures Lectures on Don Quixote (1983), trad. it. Lezioni sul Don Chisciotte, Garzanti, Milano, 1989.

Vladimir Nabokov, Lectures on Literature (1989), trad. it. Lezioni di letteratura, Adelphi, Milano, 2018.

Vladimir Nabokov, Lectures on Russian Literature (1981), trad. it. Lezioni di letteratura russa, Adelphi, Milano, 2021.


[1] Vladimir Nabokov, Lectures on Literature (1989), trad. it. Lezioni di letteratura, Adelphi, Milano, 2018, p. 35. 

[2] Ivi, p. 42.

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