Stendhal: l’autore realista dal fascino senza tempo

Stendhal

Vita e opere di Stendhal, l’autore del Realismo ottocentesco

L’archivio di Lettere va oggi alla scoperta di un autore dal fascino eterno, amante dell’Italia e dell’arte in tutte le sue forme: stiamo parlando di Marie-Henri Beyle, conosciuto da tutti con lo pseudonimo di Stendhal in onore dell’omonima città tedesca di provenienza del critico d’arte tedesco e capostipite del Neoclassicismo, Johann Winckelmann.

Celebre per la stesura di due romanzi capostipiti del Realismo ottocentesco, Il rosso e il nero (1830) e La Certosa di Parma (1839), alcune opere teatrali e alcuni contributi in tema di storia dell’arte e di critica letteraria. La sua fama è però diventata tale da dare il nome anche a una sindrome studiata dalla branca degli studi psicologici e psichiatrici: la sindrome di Stendhal. Attraversando la lettura de Il rosso e il nero, ripercorriamo le motivazioni che hanno consegnato Stendhal alla sua fama senza tempo.

Il Rosso e il nero

Il romanzo prende spunto dall’affaire Berthet, avvenuto nel 1827 presso il Tribunale del dipartimento di origine di Stendhal: il figlio di un maniscalco fu condannato a morte per aver assassinato l’amante, moglie di un notaio di provincia. Il romanzo sviluppa e arricchisce l’episodio, il quale rappresenta per l’autore la manifestazione di un’energia popolare che la società della Restaurazione reprime.

Il rosso e il nero è un romanzo realistico che sviluppa i suoi episodi sullo sfondo della struttura sociale della Francia immediatamente precedente la rivoluzione del 1830. Alcune tematiche che ricorrono continuamente nella narrazione sono le opposizioni tra Parigi e la provincia, tra borghesia e nobiltà, e infine tra gesuiti e giansenisti. Grazie alla sua capacità di rappresentare i rapporti tra i personaggi e la loro psicologia, Stendhal traccia un affresco della società reazionaria post-napoleonica, mostrando le ambizioni e l’ipocrisia di cui si nutrono i rapporti umani nella quotidianità della vita di provincia.

Stendhal definisce in questi termini il suo lavoro, alludendo all’esigenza realistica intrisa al romanzo:

«Un romanzo è uno specchio che passa per una via maestra e ora riflette al vostro occhio l’azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l’uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada in cui è il pantano, e più ancora l’ispettore stradale che lascia ristagnar l’acqua e il formarsi di pozze.»

Il riferimento agli aspetti più bassi rappresentati nel romanzo, indicati metaforicamente con il termine “fango” e la contrapposizione all’azzurro dei cieli mostrano le incoerenze e i contrasti interni alla società francese del periodo successivo alla Restaurazione. Questi cambiamenti sono rappresentati in letteratura francese anche da altri autori lungimiranti e sensibili ai processi socioculturali della propria epoca.

Un parallelismo con Baudelaire

Tra i poeti più lungimiranti va indubbiamente menzionato Charles Baudelaire. Il poeta francese mostra le continue dicotomie ed incoerenze della società a lui contemporanea, mettendone in luce gli aspetti più bassi e degradanti. La sua poesia si avvicina ad aspetti della vita quotidiana che nelle convenzioni letterarie non erano mai stati accettati in poesia, cambiando per sempre il paradigma letterario della civiltà occidentale. 

Di seguito i vv. 6-9 della celebre poesia L’albatro, primo dei sei componimenti della sezione Spleen e Ideale della raccolta I fiori del male. In questa sede Baudelaire paragona il poeta ad un uccello bianco; esso, anticamente, simboleggiava la purezza e l’arte, ma che in questa sede assume delle caratteristiche inedite. L’albatro viene definito “maldestro e impacciato”, proprio lui che invece fino ad ora era sempre stato “il Re dell’azzurro”.

E già il re dell’azzurro, maldestro e impacciato,
Strascina pietosamente accanto a sé
Le grandi ali bianchi come se fossero remi.
Com’è sinistro e fiacco il viaggiatore alato!

L’azzurro richiama alla mente le parole di Stendhal con “l’azzurro dei cieli” citato ne Il rosso e il nero. Baudelaire qui riflette sul nuovo ruolo dell’artista nella società di massa, tema che verrà affrontato direttamente nel poemetto in prosa Perdita d’aureola (1869).

Il volo dell’albatro è allegoria della condizione di prestigio da sempre rivestita dai poeti: qui, però, l’uccello marino viene catturato, tormentato e deriso dai marinai. Molto probabile è la conoscenza da parte di Baudelaire della Ballata del vecchio marinaio (1798) di Samuel Taylor Coleridge, rappresentante emblematico del Romanticismo inglese assieme a William Wordsworth. Nell’opera di Coleridge il tema centrale è infatti proprio l’uccisione di un albatro da parte di un marinaio. Questo gesto rappresenta l’inizio di una serie di vicende funeste e sventurate per l’uomo che si sviluppano per l’intera opera.

La Sindrome di Stendhal

Dopo una lettura attenta delle tematiche affrontate dagli autori romantici e in particolar modo dell’attività di Stendhal, possiamo addentrarci nella comprensione di uno dei disturbi più interessanti che sono stati collegati alla sua attività letteraria e che prende il suo nome: la sindrome di Stendhal.

Questa sindrome fu proposta e analizzata dalla psichiatra Fiorentina Graziella Magherini nel 1997; ad oggi non è stata definita come una vera e propria patologia. La dottoressa osservò e descrisse la comparsa di alcune crisi psichiatriche inaspettate in turisti al cospetto di opere d’arte. È stato dunque valutato il rapporto tra arte e psicopatologia in un’ottica psicoanalitica e neurobiologica, mostrando che alcune aree del cervello si attivino particolarmente poiché sono coinvolte nella formazione del vissuto emotivo. 

Conclusione

L’interesse per le opere di Stendhal traspare anche dall’attenzione che i registi e il mondo del cinema hanno riservato alle opere più significative; è il caso del film La Certosa di Parma, uscito nelle sale nel 1947, diretto da Christian Jacque. Da menzionare vi è anche la miniserie televisiva diretta da Jean-Daniel Verhaeghe  de Il rosso e il nero, uscita nel 1997. Alla sindrome di Stendhal è invece dedicata una pellicola di Dario Argento, La sindrome di Stendhal, thriller psicologico uscito nelle sale italiane nel 1996.

In conclusione, l’autore francese ha lasciato un segno nel panorama culturale collettivo europeo grazie alla sua capacità di rappresentare gli aspetti contraddittori della società francese del XIX secolo senza però mettere mai in secondo piano la componente estetica e raffinata della sua narrazione, che conferisce ai romanzi di Stendhal quel fascino imperituro.

Giulia Marianello per Questione Civile

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