La maledizione di Tutankhamon tra leggenda e verità

maledizione di Tutankhamon

La maledizione di Tutankhamon e una strana successione di morti

Cosa conosciamo della maledizione di Tutankhamon?

Il 26 novembre 1922 l’inglese Howard Carter ruppe i sigilli della tomba che aveva appena trovato; ai suoi occhi apparve una delle più straordinarie scoperte mai realizzate da un archeologo: la tomba di Tutankhamon.

Nel 1925 il mondo poté vedere il volto di un faraone ormai dimenticato e di cui si sapeva molto poco, grazie alla magnifica maschera d’oro decorata con vetri colorati e pietre preziose rinvenuta all’interno della tomba, insieme ad altre sorprendenti ricchezze.

Gli storici ritengono che Tutankhamon visse e regnò durante l’epoca d’oro dell’Antico Egitto, un’epoca in cui Tebe e Luxor rappresentavano la potenza egemonica del mondo civilizzato. Ma cos’altro sappiamo di questo faraone? Perché tutti parlano di una maledizione?

Tutankhamon, faraone di un regno breve e agitato

«Tutankhamon è un personaggio che provoca una certa frustrazione perché non riusciamo a capire bene chi è. Abbiamo prove che dimostrano che faceva parte della stirpe regale, e sappiamo che suo padre era un re, ma non riusciamo a capire quale.»

Gay Robins, professore di antica arte egizia presso la Emory University of Atlanta

È certo che il piccolo Tutankhamon (in origine Tutankhaten in onore del culto di Aten) trascorse l’infanzia negli splendidi palazzi dell’allora capitale Akhetaton, oggi Tell el-Amarna. Il sovrano Akhenaton (suo padre o suo suocero, o forse entrambe le cose) morì durante il diciassettesimo anno di regno. Gli storici non sanno ancora oggi chi abbia regnato dopo di lui, poiché vi fu un periodo di forte confusione e tensione. Quel che è certo, è che intorno al 1333 a.C. prese il potere Tutankhamon.

Il nuovo faraone venne accolto con benevolenza da parte del popolo egizio, il quale desiderava chiudere la spiacevole parentesi atenista e riportare alla luce la religione tradizionale. Tutankhamon avviò la ricostruzione degli antichi templi di Tebe e modificò il suo nome da Tutankhaten a Tutankhamon in onore del dio Amon, ma durante l’ottavo anno di regno morì.

Tutankhamon, una mummia avvolta nel mistero

L’apertura del sarcofago portò alla luce oggetti preziosissimi, ma fece anche sorgere numerosi interrogativi. Il primo riguardava la causa della morte di Tutankhamon.

I resti erano in pessime condizioni a causa di una combustione chimica che aveva trasformato in fuliggine parte dei tessuti. Grazie allo studio della struttura ossea gli esperti stabilirono che il re fosse morto all’incirca quando aveva 18 anni: ciò vorrebbe dire che era salito al trono alla tenera età di otto o nove anni. Questa conclusione porta ad un’ulteriore domanda: essendo così giovane, fino a che punto i suoi consiglieri lo ascoltavano?

L’ipotesi più attendibile è che quando Tutankhamon cominciò a diventare grande e a prendere decisioni autonomamente, alcuni consiglieri iniziarono a temere che presto non avrebbe avuto più bisogno del loro aiuto. Si trattò di un omicidio? Chi lo commise? Ay, il suo consigliere e successore al trono, o Horemheb, comandante in capo dell’esercito e successore di Ay? Le analisi sembrano confermare che possa trattarsi di omicidio, sia perché fu rinvenuto un corpo estraneo nel cranio del faraone, sia perché la lettera inviata al popolo ittita dalla vedova di Tutankhamon lascia intendere che la giovane non si fidava più di nessuno.

Che motivo avrebbe avuto una sovrana egizia di chiedere in matrimonio un re straniero? All’epoca era vietato alle principesse o alle regine egizie di sposare un principe o un re straniero, poiché costui avrebbe potuto rivendicare il controllo sull’Egitto. Per arrivare a formulare una richiesta del genere, quindi, doveva essere successo qualcosa di estremamente grave. Alla fine la giovane sposò Ay, che fu incoronato faraone.

La maledizione di Tutankhamon, casualità o verità?

La riscoperta della tomba nel 1922 fu celebrata come un grande trionfo per l’archeologia. Gli storici volevano capire chi fosse quel re, per quanto tempo avesse governato e come fosse morto. Ben presto, però, sorse un’altra domanda che non aveva niente a che fare con l’archeologia e che era decisamente più inquietante: perché le persone coinvolte a qualche titolo nel ritrovamento della tomba morivano prematuramente e in circostanze insolite?

Si verificarono malattie improvvise, un suicidio, un omicidio, diverse morti e fatti inspiegabili tra quanti avevano visto il sarcofago. Si arrivò a pensare che si trattasse di qualcosa di più che di semplici coincidenze. Per alcuni la spiegazione era palese: la mummia di Tutankhamon era protetta da una maledizione che fu liberata all’apertura della tomba.

I giornali dell’epoca raccontano che Lord Carnarvon, il patrocinatore della spedizione, fu la prima vittima della mummia. Dopo aver abbandonato la Valle dei Re per qualche giorno, non vi fece più ritorno: fu consumato da una malattia e da un’infezione che si estese in tutto il corpo in meno di una settimana. La notizia della sua morte fece il giro del mondo. In quel momento prese forma la leggenda secondo la quale chiunque avesse profanato la tomba sarebbe stato punito.

La maledizione di Tutankhamon miete oltre venti vittime

Soffermandosi sulla storia della maledizione e analizzando come morirono i profanatori della tomba, sembra che questa agisse sotto forma di infezione. Mark Nelson decise di studiare la maledizione come una qualsiasi malattia infettiva. Poiché non tutti quelli che entrarono a contatto con la tomba morirono, lo studioso ipotizzò che le vittime dovevano essere entrati a contatto con l’egente infettivo o tossico in un momento preciso.

Stando al suo ragionamento, erano quattro i momenti in cui sembrava più probabile che la maledizione si fosse risvegliata:

  1. ingresso nella camera funeraria;
  2. apertura del sarcofago esterno;
  3. sollevamento dell’ultimo coperchio del sarcofago;
  4. esame della mummia di Tutankhamon.

In realtà, risultò impossibile giungere ad una conclusione attendibile da un punto di vista scientifico perché, nonostante alcune persone morirono, altre vissero per diversi decenni. Mark Nelson fornì una spiegazione medica per le vittime, basandosi in particolare sul fatto che la presunta maledizione agisse come un’infezione e studiando la morte di Lord Carnarvon: ai tropici o nei climi caldi come quello dell’Egitto, i batteri che normalmente vivono sulla pelle possono approfittare di una piccola ferita per entrare nel tessuto, infettandolo. Quel che probabilmente accadde fu che raggiunsero un vaso sanguigno ed entrarono in circolo intaccando l’intero organismo. Sembrò trattarsi, dunque, di setticemia, un’infezione terribile anche per la medicina moderna.

Fu Tutankhamon la prima vittima?

Forse non sapremo mai come e perché Tutankhamon sia morto, ma quando si indaga su una maledizione bisogna seguire tutte le piste. La più importante, in questo caso, potrebbe fornircela proprio il faraone, ma solo qualora medici ed esperti riuscissero a mettersi d’accordo sulle cause del decesso e sull’età precisa di Tutankhamon all’epoca dei fatti.

Infatti, nonostante le numerosissime indagini dal 1922 ad oggi, non sappiamo realisticamente e concretamente cosa sia avvenuto. Qualcuno ancora oggi crede che il giovane faraone sia stato assassinato. Qualcun altro afferma che il frammento estraneo rinvenuto nel cranio non sia la prova dell’omicidio, ma qualcosa che presumibilmente deve essere caduto dalle mani di chi si occupò della mummificazione.

Nel caso in cui fosse valida l’idea dell’omicidio, però, gli studiosi concordano nel ritenere Ay responsabile. Le ricerche continuano e si concentrano soprattutto su alcuni tipi di spore, muffe e microbi presenti nel cadavere, ma la leggenda di Tutankhamon perdurerà insieme all’idea che il destino dei profanatori sia in qualche modo intrecciato a quello del giovane faraone.

La gente vuole più mistero e più romanticismo, e cosa meglio di una maledizione?

Maria Rita Gigliottino per Questione Civile

Bibliografia

  • Howard Carter, Tutankhamen, Garzanti, Milano, 1973.
  • Howard Carter, La scoperta della tomba di Tutankhamon, White Star, Vercelli, 2005.
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