L’obesità: un disturbo alimentare nell’ombra

obesità

L’altra faccia delle emozioni: l’obesità

L’obesità è un problema in continua crescita nella società attuale. Anni fa, era rilegata solo ad alcune aree del mondo: come l’America o alcune aree del Nord Europa in cui non vige una cultura del cibo e dell’alimentazione sana.

L’obesità: una conseguenza della società attuale

È noto che la dieta mediterranea sia la migliore al mondo non solo per la qualità dei cibi che dona la terra ma anche per l’aspetto culturale e antropologico che assume il cibo. Dietro la dieta mediterranea, vi sono veri e propri rituali: siamo infatti tra le poche popolazioni che prevedono il consumo del cibo a tavola e che valorizzano la stagionalità delle materie prime.

Tutto ciò ha inevitabilmente delle conseguenze sulla salute fisica, ma anche su quella psicologica dal momento che il cibo assume un significato simbolico di vicinanza e convivialità.
Purtroppo, negli ultimi anni si è registrato un aumento della prevalenza dell’obesità soprattutto nei bambini. L’Italia è infatti tra i primi paesi al mondo per bambini obesi. Questo potrebbe sembrare assurdo, considerando che seguiamo una delle migliori diete al mondo, una dieta addirittura patrimonio dell’UNESCO. L’obesità è in realtà una conseguenza di fattori genetici, ambientali e psicologici e per questo non si può ricondurre alla sola alimentazione disregolata.

Il consumo di alimenti processati ed eccessivamente lavorati è sicuramente una delle cause dell’aumento dell’obesità nella nostra società: viviamo una vita frenetica e non abbiamo tempo di preparare dei pasti sani così i cibi pronti ci vengono incontro. Purtroppo, queste pietanze sono spesso ricche di grassi saturi, conservanti che non solo non sono sani ma inducono anche un senso di sazietà inferiore e innescano un ciclo di quasi assuefazione o dipendenza: più ne mangiamo più ne desideriamo.

Il ruolo delle emozioni

L’obesità è definita una patologia cronica, di genesi multifattoriale. Tra i fattori associati all’obesità non possiamo non considerare il ruolo delle emozioni. Spesso le persone con obesità riportano alti livelli di ansia e depressione, ed è ancora in discussione se questi sentimenti costituiscano la causa o l’effetto dell’obesità stessa. Probabilmente, tutti questi fattori si influenzano a vicenda generando un circolo vizioso che intrappola il soggetto obeso.

La ricerca in ambito psicologico si è focalizzata sui potenziali fattori di rischio dell’obesità, che costituiscono in parte le sue cause. I fattori che sono risultati più deboli, e dunque di rischio, per i soggetti con obesità sono: una scarsa autostima, scarsa rete sociale e, in generale percezioni negative su sé stessi. Ogni individuo è poi inserito in una storia personale, che ha prodotto delle vulnerabilità che se intaccate attivano queste percezioni negative.

 È interessante come questi fattori di rischio, costituiscano anche delle conseguenze dell’obesità stessa, sottolineando ancora come la persona obesa sia intrappolata in un circolo vizioso. Ad esempio, spesso l’obesità può produrre un ritiro sociale e ciò ha delle ricadute sulla qualità di vita delle persone che ne sono affette.

Le emozioni costituiscono un trigger in tutti i disturbi alimentari proprio per il significato simbolico assunto dal cibo. In questi casi si parla di Emotional Eating per indicare quelle situazioni in cui si mangia in risposta ad uno stato emotivo di tristezza, ansia o rabbia. L’Emotional Eating non è di per sé patologico ed è sperimentato da gran parte delle persone nella loro vita quotidiana.

Stigma nell’obesità

A peggiorare lo stato psicologico delle persone obese c’è la forte stigmatizzazione rivolta verso queste persone. Le persone obese vengono spesso descritte come persone pigre, senza controllo e deboli. Vengono colpevolizzati per la loro condizione, sebbene la colpa per il loro sovrappeso non sia loro e mettano in atto varie strategie per cercare di perdere o quantomeno tenere sotto controllo il peso.

Questo produce non solo delle conseguenze dal punto di vista psicologico e sociale ma anche nell’ambito lavorativo: è stato dimostrato come, le persone obese, sono spesso valutate negativamente ai colloqui di lavoro, ricoprono posizioni di basso prestigio e hanno uno stipendio inferiore. Il pregiudizio verso le persone sovrappeso esista già nei bambini molto piccoli.

In un esperimento americano, mostrarono a dei bambini di 2 anni vari tipi di figure umane: alcune in sovrappeso, altre normopeso e altre magre. Questo esperimento mise in luce come bambini così piccoli esprimessero dei giudizi più negativi nei confronti di figure più cicciottelle. In un esperimento simile, condotto questa volta in bambini di 6 anni, le persone sovrappeso venivano descritte dai bambini come pigre, brutte o “che dicono le bugie”.

Sfortunatamente, questo fenomeno non si limita solo alla vita sociale e lavorativa dell’individuo ma spesso coinvolge anche gli operatori sociosanitari che dovrebbero prendersi cura della persona obesa. Questi pazienti sono spesso già demotivati a causa del loro stato emotivo e delle discriminazioni che subiscono quotidianamente. La successiva demoralizzazione da parte del personale sociosanitario alimenta le loro credenze negative e contribuisce al fallimento delle diete e dei trattamenti.

Il Binge Eating Disorder

L’obesità è inoltre associate al Binge Eating Disorder (Disturbo d’Alimentazione incontrollata o BED) e ha dei tratti in comune con i più conosciuti Disturbi del Comportamento Alimentare (anoressia, bulimia…). Il BED è stato per anni poco considerato nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) e sono nella sua quinta versione, nel DSM5, è stato inserito e riconosciuto nel capitolo dei Disturbi Alimentari.

Come altri disturbi alimentari, il BED presenta alcune caratteristiche di ossessività verso il cibo. I soggetti con BED sono ossessionati dal cibo, ci pensano spesso, programmano i loro pasti. Vi è inoltre una tematica di controllo. Il disturbo vero e proprio infatti, è caratterizzato da abbuffate che costituiscono una perdita di controllo da parte del soggetto. Durante l’abbuffata, il soggetto si trova in uno stato di dissociazione e continua a mangiare cibo, mischiando dolce e salato e non accorgendosi della consistenza o dei sapori all’interno della sua bocca.

In questi casi il cibo assume un ruolo di anestetico, permettendo al soggetto di scappare da uno stato di sofferenza interiore. Si tratta di un processo analogo alle abbuffate in pazienti bulimici. La differenza è che le persone con bulimia mettono in atto condotte compensatorie (vomito, uso di lassativi e diuretici…) mentre i soggetti con BED non lo fanno andando incontro all’aumento di peso che, a sua volta conduce all’obesità. Inoltre, l’abbuffata produce dei sentimenti di colpa e dei forti sentimenti negativi generali che peggiorano ulteriormente lo stato dell’individuo, una volta che l’effetto anestetizzante dell’abbuffata è sparito.

Trattare l’obesità a 360° gradi

Oltre alle conseguenze psicologiche e sociali, l’obesità ha delle conseguenze sulla salute degli individui che ne sono affetti. Infatti, le persone con obesità sono maggiormente a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete, cancro, osteoartriti e gotta. Sono molto comuni anche le malattie gastrointestinali e del fegato, e le apnee notturne. L’obesità limite le persone in molte aree di vita, per questo il trattamento deve essere altrettanto ampio.

Interventi di fisioterapia, nutrizione e un accompagnamento psicologico sono fondamentali. A volte si ricorre anche alla chirurgia cosiddetta bariatrica, ma questo non deve essere considerato un trattamento passivo. Al contrario il paziente deve essere consapevole e accompagnato in questo percorso, soprattutto per quella che sarà lo stato post-intervento. Una corretta psicoeducazione è imprescindibile per il recupero completo del paziente, e dovrebbe focalizzarsi sulle abitudini alimentari e sull’accettazione dell’immagine corporea.

Chiara Manna per Questione Civile

Sitografia

  • https://www.stateofmind.it/obesita/#:~:text=Tra%20i%20soggetti%20obesi%2C%20soprattutto,disturbi%20del%20comportamento%20alimentare%20(in
  • https://www.mediterraneaonline.eu/la-dieta-mediterranea-alcune-brevi-riflessioni-antropologiche/
  • Molinari, E., & Castelnuovo, G. (Eds.). (2012). Clinica psicologica dell’obesità: Esperienze cliniche e di ricerca. Springer Science & Business Media.
+ posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *