Berlusconi: vita di un antiafrodisiaco dell’amor politico

Berlusconi

Ascesa e discesa di Berlusconi

Il giorno 12 giugno è passato a miglior vita il Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. È difficile affrontare in poche righe la parabola politica del Caimano e soprattutto non è semplice non cadere nell’agiografia in seguito all’ondata emotiva del momento.

La discesa in campo di Berlusconi

Il 26 gennaio 1994 fu inviato un messaggio televisivo registrato a tutti i telegiornali delle reti televisive nazionali della durata di 9 minuti, in cui si vedeva Berlusconi seduto alla sua scrivania che annunciava che sarebbe sceso in campo nell’agone politico. Si potrebbe partire da qui per analizzare il quasi trentennio berlusconiano.  Il nome dato al suo partito, Forza Italia, richiamava direttamente una tipica esclamazione che il pubblico degli stadi soleva e suole intonare quando gioca la Nazionale di calcio (anche se oggi si preferisce un più apolitico Forza azzurri). Le metafore calcistiche sono solo il primo passo di un cambiamento più radicale che stava avvenendo sotto gli occhi di tutti consciamente o meno.

Silvio Berlusconi nel 1994

La fine dei partiti novecenteschi, si pensi alla Dc, al Pci, al Psi, al Pri che o si sono sciolti, o si sono scissi o sono dovuti passare per una rifondazione, ha lasciato campo libero al manager che diceva che la differenza tra la gestione di un partito e la gestione di un’azienda è inconsistente.

Il vuoto lasciato dalla stagione di Tangentopoli è stato colmato da un nuovo modo di fare politica, un modo che aveva l’obiettivo di gettarsi alle spalle la politica della Prima repubblica e di tracciare una nuova via: i candidati per le elezioni erano scelti sulla base di provini alla maniera televisiva. Forza Italia è stato, ed è tuttora, il primo partito della storia repubblicana a non avere uno statuto: la volontà del leader è la volontà del partito. La nuova creatura berlusconiana ha vinto le prime elezioni politiche a cui ha partecipato vincendo su un PDs a guida Occhetto: il vecchio contro il nuovo, il Novecento al crepuscolo, la fine del secolo breve, la caduta degli dei.

Nuovo scenario politico: l’homo novus Berlusconi presidente del Consiglio

Berlusconi è diventato presidente del Consiglio dei ministri alla guida di una coalizione di centrodestra: Lega Nord e Alleanza Nazionale. Questo scenario è stato possibile per il fatto che nel 1991 e nel 1993 sono passati due referendum: il primo sull’abolizione delle preferenze plurime, il secondo sull’abolizione della quota proporzionale al Senato. Nacque l’Italia del tendenzialmente maggioritario. Il sistema dell’alternanza tra le due coalizioni ha portato Berlusconi ad essere il Presidente del Consiglio più longevo della storia repubblicana italiana. Ma è necessario indagare il perché di tanto consenso.

Di sicuro hanno giocato un ruolo determinante le reti televisive che possedeva, ma non si può spiegare il successo di un politico solamente in questo modo. Berlusconi è arrivato dopo il crollo del muro di Berlino, dopo la stagione di Tangentopoli che ha dissetato l’arsura di rivalsa dei cittadini verso una classe politica arroccata che non si è messa in discussione dopo Piazza Fontana, dopo Piazza della Loggia dopo l’Italicus, dopo la bomba alla stazione di Bologna, dopo l’uccisione di Moro dalle Br.

Le monetine lanciate a Craxi sono un simbolo evidente di quella stagione. Berlusconi ha incarnato l’uomo nuovo, il self made man, l’uomo che era fuori dalla politica e ha preso il posto dei corrotti, un uomo che aveva una retorica viscerale, un uomo che è riuscito a far dimenticare che il suo nome compariva nelle liste della Loggia P2. Il personaggio irriformabile, un po’ come il don Abbondio manzoniano, aveva un suo sistema che gli ha permesso di restare sempre al timone malgrado fuori il mondo gli crollasse attorno: Dell’Utri, Tarantino, i rapporti con la mafia, l’incandidabilità al parlamento, il caso Ruby, Berlusconi è sopravvissuto a tutto.

Berlusconi, il modello da imitare

Berlusconi è stato un esempio dal punto di vista manageriale sul come si costruisce un impero televisivo e su come far vincere le Champions League al Milan. Dal punto di vista prettamente politico, la situazione è diversa: non si può negare che abbia rivoluzionato il modo di gestire le relazioni internazionali a volte sostituendosi al Ministro degli Esteri, ma non si possono dimenticare alcuni eventi che hanno segnato la storia di questo Paese.

Eventi come il G8 di Genova del 2001, il 25 aprile che diventa festa della libertà, per citarne alcuni, sono simboli di un nuovo modo di fare politica: una politica che ha abbandonato i vecchi schemi novecenteschi che si apprendevano nelle scuole di partito, una politica che oscilla come un pendolo instabile tra il privato e il pubblico mettendo in moto un meccanismo di obnubilamento che non consente di percepire più la differenza, una politica che vorrebbe dare risposte immediate a interrogativi difficili, una politica che ha generato un riso incerto tra la compassione e l’irrisione sui volti dei Capi di Stato e di Governo stranieri. Una politica che ha aperto il famoso campo, su cui Berlusconi è disceso, ad una formazione politica che, come Berlusconi nel 1994, libando sulle ceneri di partiti farraginosi e sistemici, voleva aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, ma è rimasta intrappolata nell’olio.

Alessandro Villari per Questione Civile

Bibliografia

Umberto Gentiloni-Silveri, Storia dell’Italia repubblicana 1943-2019, Bologna, Il Mulino, 2019.

Sitografia

www.repubblica.it

www.corriere.it

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