“Dei Sepolcri”: da Napoleone Bonaparte a Ugo Foscolo

Dei Sepolcri

“Dei Sepolcri”: come Ugo Foscolo risponde all’Editto di Saint-Cloud

In questo articolo a doppia firma, appartenente alla Rubrica di Rivista “La Morte e i culti della Memoria”, le Aree di Lettere e di Storia Moderna e Contemporanea parleranno di come Ugo Foscolo, attraverso la famosissima opera “Dei Sepolcri”, risponde all’Editto di Saint-Cloud, emanato da Napoleone Bonaparte nel 1804.

“La Morte e i culti della Memoria”

-N. 9

Questo è il nono numero della Rubrica di Rivista dal titolo “La Morte e i culti della Memoria”, che vi farà scoprire gli aspetti più particolari delle tradizioni legate al culto e alla morte nelle varie culture del mondo. La Rubrica vede la collaborazione tra le Aree di Archeologia, Lettere, Filosofia del Diritto, Storia Moderna e Contemporanea, Storia Antica e Medievale, Affari Esteri, Arte, Filosofia Teoretica e Scienze Umane

La Francia rivoluzionaria

Un brevissimo accenno sulle condizioni della Francia alla fine del ‘700: dilaniata dai debiti e da condizioni finanziarie disastrose, nel 1789 è vicina ad un evento storico spartiacque nonché fondamentale ovvero quella che passerà alla storia come la Rivoluzione Francese.

Manca il pane, il popolo è allo stremo; dopo aver consultato il ministro Necker, il Re Luigi XVI convoca gli Stati Generali, ovvero l’assemblea delle tre classi sociali: Nobiltà, Clero e Terzo Stato. Quest’ultimo propone delle riforme, che però vengono respinte; a quel punto il Terzo Stato si autoproclama Assemblea Nazionale.

Il 14 luglio viene assaltata, da parte del popolo, la Bastiglia: è l’inizio della Rivoluzione che porterà la Francia ad avere una prima Costituzione nel 1791.

La storia non finisce qui come sappiamo ma a noi interessa un giovane personaggio che, proprio in quel periodo, abbraccia le idee rivoluzionarie. Stiamo parlando di Napoleone Bonaparte.

Chi è Napoleone Bonaparte?

Napoleone Buonaparte (cambierà successivamente il cognome) nasce ad Ajaccio (Corsica) nel 1769. Nobile, proviene da una famiglia di origini italiane, è figlio di Carlo Buonaparte, avvocato e di Letizia Ramolino.

Inizia la carriera militare e viene ammesso alla scuola militare di Brienne, dove rimane fino al 1784. Successivamente entra presso la Scuola militare di Parigi.

Passano alcuni anni e, nel 1796, Napoleone si vede affidare il comando della Campagna d’Italia. Proprio da quel momento comincia l’ascesa di Napoleone; fin da subito mostra subito le sue abilità militari, sconfiggendo, con un esercito inferiore e mal equipaggiato, gli austriaci e i piemontesi.

Vengono proclamate le Repubbliche Transpadana e la Cispadana, mentre l’anno successivo nasce la Repubblica Cisalpina. Sempre nel 1797, viene stipulato il Trattato di Campoformio, che cede il Veneto agli austriaci.

Napoleone “Imperatore dei Francesi”

Dopo l’Italia, il generale Bonaparte approda in Egitto; la campagna nel Paese africano però è una disfatta. Data la grave situazione politica in Francia, Napoleone decide di tornare. Nel giro di poco tempo, rovescia il potere del Direttorio, con un colpo di stato, passato alla storia come il “Colpo di stato del 18 brumaio” (ovvero il 9 novembre secondo il calendario rivoluzionario).

Istituisce un triumvirato composto da tre consoli, di cui lui è il primo e vara una serie di misure economiche e militari. Inoltre firma un Concordato con la Chiesa Cattolica nel 1801. Nel 1804 emette anche il famoso “Codice Napoleonico”.

Sempre nel 1804 il grande “passo”: viene nominato “Imperatore dei francesi”, mentre l’anno successivo Re d’Italia.

La questione delle sepolture: l’Editto di Saint-Cloud

Napoleone vara un altro importante decreto, che rappresenterà una svolta per quanto riguarda la questione dei cimiteri e delle sepolture.

Il 12 giugno 1804 viene emanato il “Décret impérial sur les sépultures” o comunemente chiamato “Editto di Saint-Cloud” (nome della residenza dove viene firmato).

La questione delle sepolture dei defunti era già aperta da tempo; le tumulazioni, dal Medioevo, avvenivano nelle chiese (per i benestanti, per i poveri erano destinate fosse comuni) e, per questo, il dibattito si fa sempre più forte, in quanto, per ragioni di igiene pubblica, era diventato troppo pericoloso.

L’editto napoleonico va a disciplinare questo aspetto: innanzitutto vengono vietate le tumulazioni nei luoghi sacri e nei centri urbani; dunque esse dovevano avvenire fuori dalle città.

Vengono istituti nuovi cimiteri, vengono concessi terreni per costruire cappelle di famiglia. Il documento, inoltre, impone che tutte le lapidi dei cittadini fossero uguali (secondo il principio rivoluzionario di uguaglianza) ma viene addirittura istituita una commissione di magistrati che doveva decidere se far costruire monumenti commemorativi alle famiglie più ricche.

La riforma dei cimiteri arriva anche in Italia; da ciò il famoso scrittore Ugo Foscolo prenderà spunto per scrivere una delle sue opere più famose: “Dei Sepolcri”.

Foscolo e il valore dei sepolcri

Nel pensiero foscoliano, la componente filosofica del materialismo è ponderata in quanto arriva all’autore non soltanto dall’influenza settecentesca, ma anche dallo studio dei poeti classici. Tale filosofia sosteneva la concezione che tutto il reale fosse materia, per cui ne deriva un conseguenziale rifiuto della persistenza dello spirito all’avvenuta morte, in quanto quello non esistente, da ciò una negazione del trascendente.

Posta l’adesione alla filosofia materialistica, ci si aspetterebbe da Foscolo un’altrettanta aderenza all’editto napoleonico, ma i concetti di tomba e sepoltura attraversano tutta la produzione foscoliana: basti pensare a In morte del fratello Giovanni, ad  A Zacinto e ancora alle Ultime lettere di Jacopo Ortis. La tomba si configura, infatti, per il poeta come un legame tra chi è scomparso e chi, invece, è ancora.

Essa riveste un ruolo di sopravvivenza del ricordo del defunto nel mondo dei vivi: la “lacrimata” sepoltura, intrisa dalle lacrime di chi ha amato il defunto, diventa mezzo per non cedere “all’eterna obblivione” la “cara e travagliata esistenza”.

La tomba diventa così porta del ricordo. In un passo, estrapolato dalla prima parte delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, datato 25 maggio, Jacopo, definisce la morte non dolorosa, a patto: «Che se taluno metterà le mani nella mia sepoltura e scompiglierà il mio scheletro per trarre dalla notte in cui giaceranno, le mie ardenti passioni, le mie opinioni, i miei delitti – forse;». La sepoltura diventa veicolo prescelto per la conoscenza di chi è defunto, per la perennità del ricordo e anche mezzo di dialogo tra il defunto e che gli è sopravvissuto, attraverso quella che Foscolo definisce nel Dei sepolcri “corrispondenza d’amorosi sensi”.

Dei sepolcri, la risposta di Foscolo all’editto di Saint-Cloud

Proprio all’interno di questo poemetto in endecasillabi sciolti, definito dallo stesso autore “carme”, la tomba, o sepoltura, assume un ruolo centrale. Mentre in In morte del fratello Giovanni a emergere sono da un lato il ruolo di intermediario tra morto e vivi, rivestito dalla tomba, dall’altro il tema dell’ultimo ritorno nella terra natia, da parte di Foscolo, rimarcato poi in A Zacinto, dal carme emergono altri aspetti.

La genesi del componimento foscoliano si ravvisa infatti in una discussione avvenuta tra il poeta e Ippolito Pindemonte, dedicatario del carme, a Venezia nel 1806, proprio riguardante l’editto napoleonico.

Pur riprendendo, in posizione incipitaria, e ribadendo i temi di matrice materialistica -«All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?» scrive Foscolo- l’autore supera quelle posizioni, rifugiandosi nell’illusione di una possibile sopravvivenza dopo la morte.

La sopravvivenza diventa possibile nel momento in cui è materialmente fattibile, per i vivi, recarsi fisicamente sulle lapidi dei propri cari. La tomba diventa recettore e vettore di valori civili, assurgendo, di conseguenza, a una finalità pedagogica.

Già nelle Ultime lettere la tomba era luogo prescelto per eternizzare il defunto e mezzo di informazione presso i posteri. In Dei sepolcri la funzione pedagogica della tomba viene espletata soprattutto dalla visita alle “urne de’ forti”, che accendono gli animi a egregie imprese e rendono nobile la terra che ne ospita le spoglie.

Dei sepolcri: il valore pedagogico

Ad esemplificazione della funzione pedagogica delle sepolture il poeta scrive delle tombe di Santa Croce: Machiavelli, Michelangelo, Galileo, Alfieri, che prima si era recato presso i marmi di quegli stessi grandi uomini e con le ossa dei quali anch’esso ora riposa. Ossa che “fremon amor di patria”, scrive Foscolo, e che, se rese oggetto di pellegrinaggio, avrebbero potuto ispirare eroiche azioni. Dalla memoria l’Italia, allora assoggettata, avrebbe potuto trarre linfa per il riscatto e l’azione.

Da ciò si evince l’importanza che Foscolo attribuisce alla sepoltura, per cui mai avrebbe potuto essere d’accordo con una modalità di sepoltura, che in realtà era già stata portata avanti nell’epoca dei lumi. Basti ricordare che lo stesso Parini era stato seppellito fuori dalle mura cittadine, dove la Musa della poesia brancolava, tra i tumuli plebei, cercando il capo sacro. Ossa sacre, scrive il Foscolo, probabilmente insanguinate dalla testa decapitata di un ladro. 

L’idea di imporre una sepoltura uguale a tutti e al di fuori delle mura cittadine avrebbe voluto dire non solo la perdita dell’identità del singolo, ma anche defraudare la famiglia dell’illusione e della consolazione. Inoltre, sarebbe venuta a mancare la funzione storico, civile e pedagogica che la sepoltura rivestiva nell’ispirarne i visitatori.

La stessa Cassandra, profetessa di sventure, avrebbe portato i giovinetti troiani presso le tombe dei progenitori: da lì, nonostante sarebbero stati schiavi in Grecia, avrebbero assorbito quello che la loro civiltà era stata e avrebbero nella loro mente eretto monumento perenne di quella.

Poesia e sepoltura

Ruolo eternizzante maggiore della sepoltura ha per Foscolo la poesia. Questa, di fatti, sopravvive anche al deterioramento materiale del sepolcro. Alle tombe, sottoposte a una naturale erosione e a un conseguenziale deterioramento, si affianca la poesia, intangibile. Una poesia che da quelle tombe ha imparato e ha tratto slancio e che a quelle sopravvive, ricordando nei secoli chi viveva quegli avelli.

E così come le sepolture rappresentano un legame fisico con qualcosa che è stato, che è dunque il passato, la poesia fa lo stesso. Le grandi civiltà, gli uomini periscono e scompaiono, non restano che le loro sepolture, stimolo per le azioni future. E al disfacimento di quelle, anch’esse soggette alle leggi della materia, null’altro resta se non il ricordo di quegli uomini grandi, vincitori e vinti, capaci di ispirare azioni e canti perenni e immortali.

Rosita Castelluzzo e Margherita Rugieri per Questione Civile

Bibliografia e sitografia

G. Baldi, S. Giusso, M. Razzetti, G. Zaccaria, La letteratura, vol. 4, Torino, Paravia, 2006.

U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, 1802.

U. Foscolo, Dei sepolcri, 1807.

Editto di Saint Cloude

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