Giovanni Falcone: trent’anni dalla strage di Capaci

Giovanni Falcone

Capaci trent’anni dopo: ricordiamo la figura di Giovanni Falcone

Oggi ricorre il trentesimo anniversario della strage di Capaci e questo articolo è dedicato a colui che ha sacrificato la sua vita per la lotta alla mafia, ovvero il giudice Giovanni Falcone. Ripercorreremo le tappe fondamentali dall’inizio della sua carriera fino alla morte, avvenuta il 23 maggio 1992 presso lo svincolo autostradale di Capaci (PA).

Cenni biografici su Giovanni Falcone

Giovanni Falcone nasce a Palermo nel 1939. Dopo essersi diplomato, nel 1957 si trasferisce presso l’accademia navale di Livorno, per poi lasciarla dopo pochi mesi. L’anno successivo torna nella sua amata Palermo e si iscrive presso la facoltà di Giurisprudenza.

Dopo essersi laureato, nel 1964 vince il concorso per entrare in magistratura e comincia a lavorare presso Lentini, per poi passare a Trapani (dove ricopre la carica di sostituto procuratore); qui inizia ad occuparsi di indagini su Cosa Nostra, istituendo il suo primo processo contro la Cosca Licari. Durante quasi tutti gli anni ’70 resta in carica a Trapani ma nel 1978 torna nel capoluogo siciliano, dove lavora sotto il giudice Rocco Chinnici.

L’ingresso di Giovanni Falcone nel pool antimafia

Nel 1979 entra a fare parte, insieme al suo amico di sempre, nonché magistrato, Paolo Borsellino, della nuova squadra del giudice Rocco Chinnici, ovvero il famoso “pool antimafia”, istituito dopo l’assassinio del giudice e deputato Cesare Terranova, avvenuto per mano della cupola palermitana di Cosa Nostra.

Il primo incarico nel pool fu un’indagine su un costruttore edile di Palermo, tale Rosario Spatola, coinvolto nel riciclaggio di denaro che deriva dal traffico di droga dei clan mafiosi italo-americani; è così che Falcone fa emergere i collegamenti tra mafia siciliana e mafia americana.

Addirittura, grazie ad un assegno bancario, riesce a svelare il bluff del banchiere Michele Sindona, smascherando il finto sequestro da quest’ultimo inventato. Sindona (clicca qui per approfondire), infatti, era iscritto alla Loggia massonica Propaganda 2 di Licio Gelli, responsabile del crack dei suoi istituti bancari e mandante dell’omicidio dell’avvocato e commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli.

Famosa nella sua carriera è anche l’inchiesta “Pizza Connection”, che è stata condotta dalla Federal Bureau Investigation (FBI) in collaborazione con la magistratura italiana, che riesce a sferrare un primo colpo alla mafia siculo-americana e che sventa il traffico di stupefacenti usato per rilevare pizzerie e ristoranti italiani negli Stati Uniti. Nell’ambito di tale inchiesta, viene arrestato Gaetano Badalamenti, elemento di spicco della mafia siciliana; in particolar modo mandante dell’omicidio dell’attivista politico Peppino Impastato, avvenuto a Cinisi (PA) nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978.

Attacco al cuore dello Stato

Dal 1980, in Sicilia l’ascesa dei clan dei Corleonesi diventa sempre più forte; la situazione nella Regione è sempre più pericolosa. Nei primi anni ’80 vennero uccisi uomini dello Stato, tra cui il Presidente della Regione Piersanti Mattarella (fratello dell’attuale Presidente della Repubblica), il Generale dell’Arma Carlo Alberto Dalla Chiesa, l’onorevole Pio La Torre (fautore della Legge Rognoni-La Torre (41-bis)), il capo della squadra mobile Boris Giuliano e il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.

Nel 1983 Cosa Nostra colpisce al cuore anche la Magistratura siciliana; Rocco Chinnici muore in un attentato e la guida del pool antimafia passa al giudice Antonino Caponnetto. Nel frattempo, entra nella squadra un altro magistrato, Leonardo Guarnotta.

La svolta: l’arresto di Buscetta e il Maxiprocesso di Palermo

Sempre negli anni ’80 arriva una svolta ovvero una testimonianza chiave che porterà all’istituzione del Maxiprocesso di Palermo. La suddetta testimonianza è quella di Tommaso Buscetta.

Chiamato “Don Masino”, Buscetta è un esponente di spicco di Cosa Nostra, soprattutto durante la prima guerra di Mafia. Dopo la strage di Ciaculli, diventa latitante, fino al 1972, anno del suo arresto; sconta 8 anni e nel 1980, ottenuta la semilibertà, ne approfitta e scappa in Brasile.

Nel 1983 viene di nuovo arrestato e, durante la detenzione, incontra, per la prima volta Giovanni Falcone. L’anno successivo viene estradato in Italia (per la seconda volta); da quel momento inizia a collaborare con il magistrato antimafia, descrivendo in modo preciso la struttura e la gerarchia mafiosa.

Con le dichiarazioni di Buscetta, il pool comincia a lavorare al processo; nel frattempo però vengono uccisi due poliziotti nonché collaboratori di Falcone: Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. A quel punto, per questioni di sicurezza, Falcone e Borsellino vengono “prelevati”, insieme alle loro famiglie e portati all’Asinara, una piccola isola sarda. I due magistrati preparano l’istruttoria e il 10 febbraio 1986 inizia il processo.

Dura più di un anno e si conclude con la famosa sentenza dell’Ucciardone, che da un colpo durissimo alla Mafia, infliggendo 360 pene per oltre 2000 anni di carcere.

Lo scioglimento del pool antimafia e il fallito attentato dell’Addaura

Caponnetto lascia il pool poco dopo per limiti di età e al suo posto subentra Antonino Meli. La scelta suscita molte polemiche, anche perché Meli stravolge tutto il lavoro svolto negli anni precedenti e, nel 1988, scioglie il pool.

Falcone, obiettivo di Cosa Nostra, si salva nel tentativo di attentato organizzatogli nel 1989; un gruppo di mafiosi aveva piazzato un borsone contenente una cinquantina di candelotti di tritolo tra gli scogli (Falcone alloggiava in una casa al mare affittata, nella località siciliana dell’Addaura).

Gli ultimi anni di vita di Falcone sono segnati da scontri interni alla magistratura, ma anche con la politica, in particolare quella siciliana e con Leoluca Orlando.

La strage di Capaci

Il 23 maggio del 1992, Falcone, in compagnia di sua moglie, Francesca Morvillo (anche lei magistrato), atterra all’aeroporto di Punta Raisi di Palermo e decide di prendere la guida di una Fiat Croma di colore bianco.

In un’altra macchina ci sono i tre agenti della scorta: il capo scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. C’era anche anche una terza macchina della scorta, una Croma azzurra.

Sull’autostrada A29, presso lo svincolo di Capaci, alle ore 17:58, all’improvviso, una violentissima esplosione distrugge buona parte della strada, prendendo in pieno le due auto del corteo; i tre agenti muoiono sul colpo, mentre Falcone e la Morvillo successivamente in ospedale. L’autista Giuseppe Costanza e gli altri agenti si salvano miracolosamente.

Quasi due mesi dopo, il 19 luglio, perderà la vita anche Paolo Borsellino nella strage di Via d’Amelio. Moriranno anche i suoi cinque agenti della scorta.

Per la strage di Capaci sono stati emessi, in primo grado, ventiquattro ergastoli, tra cui quelli di Totò Riina e Bernardo Provenzano; ventisei anni a Giovanni Brusca (colui che ha premuto il telecomando dell’esplosivo). In appello vengono inflitti altri ergastoli; la Cassazione conferma ventuno condanne.

Le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e il nuovo processo

Nel 2008 vi sono delle novità: Gaspare Spatuzza, mafioso anch’egli, rilascia alcune dichiarazioni: circa un mese prima della strage di Capaci, lui e altri esponenti si recano a Porticello (in località Santa Flavia, a pochi chilometri da Palermo) per incontrare un certo Cosimo, che consegnerà loro dei cilindri recuperati in mare. Quei cilindri si rivelano essere degli ordigni; dopo averli caricati, vengono portati in un magazzino, dove, testuali parole “con scalpello e martello”, viene estratto l’esplosivo.

Dopo questa deposizione, la Procura di Caltanissetta riapre le indagini; nel 2014 si apre il processo “Capaci bis”, che porta alla condanna di altri mafiosi. Due ergastoli ai boss Giuseppe Barranca e Cristofaro Cannella, trent’anni a Cosimo d’Amato mentre dodici a Spatuzza. Nel luglio 2020 la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta conferma altri quattro ergastoli, quelli di Salvatore Madonia, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello, che avrebbero avuto, secondo i magistrati, un ruolo fondamentale nelle fasi di preparazione della strage.

Margherita Rugieri per Questione Civile

Sitografia

  • www.archivioantimafia.org/bio_falcone.php
  • www.archivioantimafia.org/bio_buscetta.php
  • www.archivioantimafia.org/atti_falcone.php
  • www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Mafia-processo-Capaci-bis-confermati-4-ergastoli-e-assoluzione-e53d1ee4-0c9e-4b29-a496-2656dface53f.html?refresh_ce
  • Verbale dell’interrogatorio di Gaspare Spatuzza.
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