La scuola italiana è un disastro: lettera di una pittrice finlandese

la scuola italiana

“Ciao, ciao Siracusa. Hola España”. La scuola italiana è sotto le aspettative di Elin Mattsson

Ormai per fare un po’ di becero clickbait basta davvero poco, e, di giorno in giorno, i titoli dei quotidiani più diversi si ripetono sulle stesse sterili tematiche. Eccoci qui, allora, anche noi, per prendere posizione nell’ennesimo dibattito di cui si potrebbe fare a meno, riguardante questa volta la scuola italiana. Ma se la questione disturba finanche il Ministro dell’Istruzione e del Merito, nei palazzi di rappresentanza, vuol dire che una qualche ufficialità e gravità questa questione dovrà pur averla, no?

L’antefatto alla lettera aperta di Elin Mattsson sulla scuola italiana

Tutto è partito da una vacanza della famigliola scandinava Mattson in Sicilia. Attratta dalla bellezza dei luoghi e dal clima invidiabile, con la possibilità per papà Mattsson di lavorare da remoto per la compagnia di cui è manager, la signora Elin Mattsson, suo marito e i suoi tre figli rimangono a Siracusa anche oltre le vacanze estive. Non è la prima volta: la famiglia si ferma in diversi paesi europei, grazie alla flessibilità lavorativa dei coniugi Mattsson. Ma questa volta il soggiorno sarà breve: meglio la Spagna per l’educazione dei figli di questo nucleo familiare nordico, trapiantato, forse, troppo a Sud. La lettera aperta pre-partenza di Elin Mattsson, pittrice finlandese, madre quarantaduenne di due figli, studenti di 6 e 14 anni rispettivamente, è sconvolgente, a detta dei giornali che la stanno riportando e commentando.

La lettera imposta una critica dura al sistema d’istruzione italiano: pochi stimoli, pochi gioco e momenti di svago o ludici, poca empatia da parte del corpo docenti e poca preparazione. Si aggiungano ore da 60 minuti (in Finlandia sono da 50’) sempre seduti al banco, e nessuna pausa tra un’ora e l’altra.

Lo scomodo di una famiglia, lo scomodo delle istituzioni e della scuola italiana

Non vogliamo anche noi cadere nella facile trappola del patriottismo becero, ma c’è da riconoscere che, sebbene la Finlandia goda di un sistema di istruzione sicuramente più foraggiato del nostro, riconosciuto quale uno dei più funzionanti del continente, tuttavia, nel campo della pedagogia e dell’istruzione (dice niente il metodo Montessori? La lezione di Don Milani?), la nostra storia e la nostra tradizione sono indiscutibili.

Tra il dire e il fare c’è il proverbiale mare, si sa, ma tra le criticità individuate da una signora non addetta ai lavori, che parla con il solo titolo qualificante di “madre dei suoi figli”, che vuole il meglio per loro e per la loro formazione, ci fa capire come in questi tempi di vacche magre, la componente privata – in questo caso una pittrice-mamma (chiedo scusa per l’orrenda etichetta, che è abusata, tuttavia, nella prosa giornalistica che sta facendo saltare di testata in testata questa apparente notizia) – debba supplire alle mancanze strutturali di una classe dirigente disinteressata a quella che un tempo era la “pubblica istruzione” e che si sta trasformando sempre più in qualcosa che riguarda affari privati, scelte personali, indirizzi individuali. Le nomenclature, ricordiamolo, non sono mai casuali.

Una lettera, centinaia di polemiche

Interessante notare come la signora Mattsson non riesca a cogliere il facilissimo motivo alla base di tanta arretratezza: i tagli alla pubblica istruzione… volevo dire, all’istruzione e al merito, si portano dietro una storia decennale, che pare abbia futuro. Ci dispiace che l’aspettativa esterna di un’Italia alla “Dolce vita” (che si potrebbe percepire in vacanza, non in soggiorni prolungati) sia lontana dall’essere realtà, perché, come ricorda il sindaco di Siracusa: “È noto che il sistema scolastico finlandese è tra i migliori al mondo: ma qui gli insegnanti, pagati poco, fanno miracoli”.

Anche il ministro Valditara ammette un primato dei docenti italiani “i migliori al mondo”, senza, tuttavia, approfondire il quadro generale della situazione scolastica italiana. L’abbandono scolastico è ancora troppo alto, il numero di laureati sotto la media UE. Ma per quest’ultimo aspetto, ormai, c’è un altro ministero ad hoc. Ad approfondire, però, la situazione italiana non è nemmeno la signora Mattsson, che, con arroganza e pressapochismo, a detta di molti, non riconoscerebbe anche i meriti del nostro sistema. E nel frattempo le folle inferocite del Web si separano, parteggiando chi di qua, chi di là.

Una letterina innocua su un giornale di provincia diventa un caso nazionale: è proprio l’ora di mettere mani in pasta, e lavorare al risanamento della nostra istruzione!

 Riccardo Stigliano per Questione Civile

Sitografia

www.siracusanews.it

www.orizzontescuola.it

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