Sviluppo sostenibile e Tecnologia. Quale ruolo per l’Unione Europea?

“Sviluppo Sostenibile e Tecnologia”

-N.3

Questo articolo è il terzo numero della Rubrica Archivistica di Sociologia dal titolo “Sviluppo Sostenibile e Tecnologia

Proseguendo con l’analisi del Rapporto della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (per saperne di più, clicca qui), oggi vediamo il ruolo che, secondo lo stesso Istituto, l’Unione Europea potrebbe ricoprire per poter guidare questa grande trasformazione sostenibile.

 L’UE alla guida della trasformazione sostenibile

L’UE è l’unico grande blocco con sufficienti capacità, risorse e credibilità per poter guidare la grande trasformazione nel settore agroalimentare, necessaria per raggiungere uno sviluppo sostenibile. La Commissione ha dimostrato, almeno sulla carta, un forte impegno verso gli SDGs e, sotto la guida di Ursula von der Leyen, sembra voler portare avanti un rinnovato impegno verso la sostenibilità, in particolare dal punto di vista ambientale, grazie al lancio di un “Green Deal europeo”.

È importante sottolineare che la Commissione europea lavorerà ad una strategia coordinata per un pianeta più sano, combinando le azioni di più commissari. Gli impegni finora espressi sono di ampia portata, ma non fanno ancora riferimento al ruolo essenziale delle tecnologie digitali. Nel frattempo, ad aprile 2019 è stata firmata una dichiarazione congiunta tra la Commissione europea e 25 Stati membri per la “digitalizzazione dell’agricoltura e delle aree rurali europee”, che potrebbe portare nuovi incoraggianti sviluppi per la digitalizzazione dell’agroalimentare.

La Politica Agricola Comune, la PAC

Un ruolo chiave nella riforma dell’approccio europeo al settore agroalimentare sarà inevitabilmente giocato dalla riforma della politica agricola comune (PAC) attualmente in corso. Tra le possibili opzioni per promuovere le nuove tecnologie nella PAC vi sarebbero la concessione di un “bonus di sostenibilità” agli agricoltori, condizionato all’investimento in tecnologie per l’agricoltura di precisione, nonché la creazione di un terzo pilastro dedicato all’ambiente e alle tecnologie sostenibili.

L’aspetto più importante riguarda la distribuzione dei finanziamenti nella PAC, che non dovrebbero più essere lasciati per la stragrande maggioranza nelle mani degli attori più grandi, come avviene attualmente. I piccoli agricoltori sono quelli che meritano maggiore sostegno per guidare la filiera agroalimentare verso un percorso più sostenibile.

Adottare un modello di governance decentralizzata in tutte le politiche e gli investimenti in ambito agroalimentare dell’UE

L’attuale approccio dell’UE in termini di PAC e di sostegno allo sviluppo rurale non è sufficientemente ambizioso nel supportare la creazione di organizzazioni locali e il loro empowerment tramite nuove capacità e competenze, in particolare a livello di gestione e condivisione dei dati, ma anche di imprenditorialità e di competenze manageriali e legali necessarie per sfruttare al meglio le nuove tecnologie digitali in un contesto di mercato in continua evoluzione.

Inoltre, l’integrazione delle nuove tecnologie digitali nell’approccio attuale sembra ancora limitata e la Commissione dovrebbe adottare orientamenti, finanziamenti ad hoc e misure di sostegno non finanziario per favorire lo sviluppo di soluzioni nel contesto di comunità locali. Una maggiore integrazione di queste soluzioni negli SDG dovrebbe essere raggiunta il prossimo anno, quando la Commissione finalizzerà la propria Agenda 2030, nonché le strategie dei propri piani “Green New Deal” e “From Farm to Fork”.

Una nuova governance: la cooperazione allo sviluppo sostenibile

La Commissione dovrebbe collaborare sempre più con gli Stati membri per garantire che i finanziamenti europei e nazionali si muovano in una direzione coerente per promuovere lo sviluppo sostenibile in tutti i Paesi in cui vengono impiegati finanziamenti e risorse. Insieme all’UE, sono attivi sul campo anche influenti organismi nazionali degli Stati membri, dotati di un margine d’azione molto ampio, e tale sovrapposizione è spesso causa di una duplicazione delle risorse e di incoerenze nelle strategie perseguite.

In secondo luogo, l’UE dovrebbe garantire che i propri strumenti di aiuto allo sviluppo siano coerenti e orientati verso gli SDGs. Per esempio, gli aiuti al commercio (che rappresentano un terzo degli aiuti pubblici allo sviluppo dell’UE) dovrebbero cercare di ridurre le disuguaglianze e di “non lasciare nessuno indietro”, anche tramite l’empowerment dei piccoli agricoltori.

Al contempo, il piano per gli investimenti esterni dovrebbe puntare a sostenere in modo sistematico gli strati della popolazione più bisognosi, al fine di ridurre le disuguaglianze, investire sul capitale umano, affrontare il divario di genere, rafforzare le istituzioni e lo stato di diritto e, infine, creare le precondizioni per uno sviluppo sostenibile.

La creazione di una nuova “Banca per lo sviluppo sostenibile” dell’UE dovrebbe essere accompagnata da una revisione della governance degli aiuti allo sviluppo. Ciò è urgente non solo per il raggiungimento degli SDGs a livello mondiale, ma anche per ristabilire il ruolo dell’UE come pioniere dello sviluppo sostenibile in un contesto globale in cui nessun’altra superpotenza può assumere tale posizione.

Tuttavia, è necessaria una notevole dose di coraggio politico e di impegno, visti gli inevitabili ostacoli che si frappongono alla fusione o alla ristrutturazione di organismi giganteschi e consolidati, come la BEI e la BERS, e all’imposizione di un maggiore coordinamento tra grandi istituzioni a livello nazionale, che hanno competenze e tradizioni diverse.

Come integrare le tecnologie digitali e l’agro-ecologia nella futura politica di sviluppo sostenibile

Le tecnologie digitali sono essenziali, anche se non sufficienti, per raggiungere la sostenibilità nella filiera agroalimentare. In assenza di un impegno sostanziale da parte di donatori internazionali, la trasformazione digitale non può che esacerbare le disuguaglianze tra Paesi e all’interno dei Paesi stessi. Occorre pertanto fissare obiettivi e traguardi in termini di aiuti nei seguenti ambiti:

• aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare un salto di

qualità a livello di connettività;

• offrire un pacchetto integrato di soluzioni tecnologiche

per l’intera catena del valore;

• utilizzare condizionalità e sistemi di reportistica basati sulle tecnologie per instaurare fiducia nella catena del valore e negli aiuti internazionali;

• dare priorità alla riduzione delle disuguaglianze e del divario di genere nonché agli investimenti nel capitale umano. L’UE sarà chiamata ad aprire la strada all’uso delle nuove tecnologie a vantaggio della collettività. Un chiaro esempio si ha nel campo dell’AI, dove l’Unione Europea ha dichiarato la propria ambizione di guidare il passo verso “un’intelligenza artificiale affidabile”. Questo è un settore in cui l’Europa potrebbe davvero tentare di colmare un gap, ponendosi come guida per il resto del mondo. Il mancato riconoscimento e la mancata promozione pubblica del ruolo dell’AI e delle relative tecnologie per una società futura più all’insegna della sostenibilità rappresenterebbero un’enorme opportunità persa per l’Europa e per il mondo.

Fonte: Rapporto della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition

Alessandro De Bari per Questione Civile – XXI

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