Milite Ignoto: il dolore e l’onore di una nazione

Milite Ignoto

Milite Ignoto: il centenario del “fante sacro” di Roma

«Da quella Bara che riunisce er pianto

de tante madri, un fijo chiama: – Mamma!

E ogni madre risponne: – Fijo santo!

De tanti cori s’è formato un core:

ardeno tutti ne la stessa fiamma

strazziati dar medesimo dolore.»

(Trilussa, 5 novembre 1921)

Poesie, brani musicali, pellicole cinematografiche ed intere celebrazioni di Stato gli sono state dedicate. Il Presidente della Repubblica gli rende omaggio nelle celebrazioni nazionali più importanti.

Milite Ignoto

I capi di Stato di tutto il mondo gli rendono onore quando sono in visita ufficiale in Italia. Rappresenta simbolicamente tutti i caduti e i dispersi in guerra italiani. Giace sotto la dea Roma, difeso da due militari delle forze armate italiane, senza nome, senza una storia, senza identità. Caduto sul fronte durante la Grande Guerra. Soltanto l’onore e il dolore rimangono di queste spoglie.

Questa è la storia del Milite Ignoto.

“La Morte e i culti della Memoria”

-N. 2

Questo è il secondo numero della Rubrica di Rivista dal titolo “La Morte e i culti della Memoria”, che vi farà scoprire gli aspetti più particolari delle tradizioni legate al culto e alla morte nelle varie culture del mondo. La Rubrica vede la collaborazione tra le Aree di Archeologia, Cinema, Lettere, Filosofia del Diritto, Storia Moderna e Contemporanea, Storia Antica e Medievale, Affari Esteri, Arte, Filosofia Teoretica, Scienze Umane e Scienze

L’idea originaria di Giulio Douhet

L’idea è partita dal colonnello Giulio Douhet e prevedeva inizialmente la sepoltura presso il Pantheon di Roma di un soldato non riconosciuto rimasto vittima durante la Grande Guerra. La “Garibaldi. Società dei Reduci delle patrie battaglie” e la “Unione Nazionale Ufficiali e Soldati” approvarono la proposta il 17 luglio 1920.

Il colonnello vedeva nella tomba di un soldato ignoto il simbolo della vittoria ottenuta nella Grande Guerra, nonostante l’inefficienza e la farraginosa organizzazione dei dirigenti politici e militari dell’epoca.

Infatti, nel 1919 Giulio Douhet rese note dure accuse contro Luigi Cadorna, per mezzo della testata “Il Dovere”, in seguito ai noti lavori d’indagine della Commissione d’inchiesta su Caporetto. Il colonnello lamentava in particolare il vergognoso scarico di responsabilità dei generali del Regio Esercito che avrebbero affibbiato la disfatta militare alla «mancata resistenza di reparti della 2.a Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico».

La legge per la sepoltura del Milite Ignoto

Il progetto di legge per la «Sepoltura della salma di un soldato ignoto» fu approvato dal Senato il 10 agosto 1921 con votazione a scrutinio segreto. La legge fu firmata dal Re Vittorio Emanuele III il giorno successivo e pubblicata in Gazzetta ufficiale il 20.

L’anno successivo, nel 1922 venne scelto il 4 novembre come “Giornata della Vittoria” e l’Italia fu la prima nazione a istituire ufficialmente una giornata in memoria della fine della Grande Guerra. La commemorazione era finalizzata al ricordo dell’entrata in vigore dell’armistizio e sottolineare come la resa della Germania era diventata inevitabile proprio grazie all’accordo siglato a Villa Giusti.

Il nome “Milite Ignoto”, per indicare la salma del soldato senza nome, fu conferito da Gabriele D’Annunzio, in memoria dei sacrifici e degli eroismi della Grande Guerra, in memoria del soldato italiano e di tutti coloro che non fecero ritorno a casa.

Milite Ignoto

La ricerca dei caduti senza nome

Il 20 agosto 1921 il Ministero della guerra istituiva una commissione speciale. Essa aveva l’incarico di individuare le salme di undici caduti al fronte, privi di qualsiasi segno di riconoscimento.

A ottobre la commissione individuò le salme degli undici soldati in diverse località, tutti provenivano dai campi di battaglia in cui gli scontri erano stati più atroci.

Furono visitate Rovereto, le Dolomiti, gli altipiani, il monte Grappa, il Montello, il Basso Piave, il Cadore, Gorizia, il Basso Isonzo, il monte San Michele e Castagnevizza del Carso.

La scelta della salma del Milite Ignoto

A fine ottobre 1921 furono riunite nella basilica di Aquileia le undici bare, uguali per forma e dimensioni.

Il 28 ottobre fu scelta la salma del Milite Ignoto. Secondo le istruzioni, la scelta della salma doveva essere fatta da una madre di un caduto non riconosciuto in modo che la cassa prescelta non potesse ricollegarsi all’area di provenienza.

La donna che scelse la bara del Milite Ignoto da seppellire presso l’Altare della Patria fu Maria Bergamas, di Gradisca d’Isonzo, madre di un disperso irredento.

Suo figlio Antonio, era stato richiamato alle armi dall’esercito austriaco nel 1914, quando la città di Gradisca apparteneva ancora all’impero. Egli disertò, arruolandosi volontario con il Regio Esercito italiano nel 137° reggimento di fanteria della Brigata Barletta.

Cadde il 18 giugno 1916 sull’Altopiano di Asiago, durante la Strafexpedition, per difendere la sua vera patria, il Paese che amava, l’Italia, e fu decorato con medaglia d’argento al valore militare.

La sua salma venne sepolta in un cimitero che successivamente fu bombardato, rendendo impossibile il riconoscimento del defunto.

Tra le campane suonanti, gli spari delle artiglierie, le note della Leggenda del Piave suonata dalla Brigata Sassari, sorretta da quattro militari, la donna teneva in mano un fiore bianco che avrebbe dovuto gettare su una delle undici bare.

Ma, davanti alla seconda ruppe il protocollo, prese il suo velo nero e lo appoggiò, in religioso silenzio, sopra di essa, decretando così la sua scelta, in segno di lutto per tutte quelle madri a cui sono stati strappati via i propri figli per combattere una guerra disperata.

La bara prescelta fu inserita in una cassa speciale inviata dal ministero della guerra, mentre le restanti dieci salme rimasero ad Aquileia e furono sepolte il 4 novembre nel cimitero della basilica.

Il treno del Milite Ignoto verso Roma

Dopo la scelta della salma la bara fu portata presso la stazione ferroviaria di Aquileia, adagiata su un carro ferroviario con affusto di cannone.

Il treno partì la mattina successiva. Le foto e i filmati dell’epoca mostrano lanci di fiori da parte di donne e bambini, il saluto militare da parte di rappresentanze delle forze armate e di ex combattenti, folle di cittadini inginocchiarsi al passaggio del treno.

Attraverso la salma di un caduto senza nome il popolo onorava non il soldato ma l’intero esercito, non l’individuo ma la nazione, non la sofferenza di uno ma il sacrificio e la resistenza di uno Stato che ha ottenuto la vittoria nella Grande Guerra.

In quel feretro c’erano tutti gli oltre cinquecentomila caduti di guerra. Ogni madre piangeva quel soldato, perché era il proprio figlio. Ogni orfano piangeva quel soldato, perché era il proprio padre. Ogni donna piangeva quel soldato, perché era il proprio marito.

Al suo passaggio quel treno evocava dolore, dolore per la perdita me anche speranza per il futuro, sacrificio dei soldati e onore per i caduti. In quel feretro giaceva l’Italia intera.

L’arrivo a Roma e la sepoltura all’Altare della Patria

La bara del Milite Ignoto giunse alla stazione di Roma Termini il 2 novembre 1921 e fu accolta dal re e dalla famiglia reale, da bandiere, stendardi e labari militari.

Posta su un affusto di cannone, essa fu portata presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, seguita a piedi dal re Vittorio Emanuele III e dalle altre cariche dello Stato.

La bara rimase nella basilica fino al 4 novembre, giorno della solenne cerimonia di sepoltura, in occasione del terzo anniversario della vittoria della Grande Guerra.

Caricata su un affusto di cannone, venne trasportata presso l’Altare della patria. Avanti ad essa un lungo corteo delle varie armi di Esercito, Marina, Guardia di Finanza e Guardia di Pubblica Sicurezza. Ad essi seguivano dieci madri e dieci vedove di caduti, rappresentanti di cariche dello Stato e dell’Esercito e rappresentanze di mutilati ed ex combattenti.

All’Altare della Patria attendevano il corteo il re Vittorio Emanuele III con la famiglia reale e le più alte cariche dello Stato. Vi erano inoltre rappresentanze di madri e di vedove di caduti, rappresentanze di grandi mutilati, rappresentanze di associazioni e di ex combattenti.

La bara fu portata a spalla verso la tomba dell’Altare della Patria e sepolta solennemente, accompagnata dal saluto militare.

Grande onore e valore trasparivano dal sacello del milite. L’evento rimbombò in tutta la nazione. Furono spedite oltre trentamila cartoline da tutta Italia, oggi conservate presso il Museo Centrale del Risorgimento.

L’Altare della Patria e Angelo Zanelli

Il corpo del Milite Ignoto aveva viaggiato da Aquileia a Roma in una semplice bara, che fu cambiata prima del suo trasferimento nel luogo dove ancora oggi si trova.

Il sarcofago fu realizzato da Guerrieri Fedro, un’ebanista specializzato dell’Istituto San Michele. Egli applicò sul legno di quercia inserti in ferro battuto, simbolicamente ricavato da scudi e dei supporti formati da bombe SIPE.

La salma fu posta all’interno di in uno dei monumenti più simbolici della Capitale e di tutta la Nazione. Il Vittoriano (la cui costruzione era iniziata nel 1885 per volere di Umberto I di Savoia, al fine di celebrare il padre Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia), aveva accolto, in corrispondenza della prima terrazza, il così detto Altare della Patria.

Il progetto architettonico era stato affidato allo stesso architetto del Vittoriano, Giuseppe Sacconi, mentre la decorazione scultorea fu elaborata dal bresciano Angelo Zanelli

La sua vittoria al concorso pubblico indetto per l’occasione arrivava in seguito alla realizzazione di altri importanti monumenti, come quello in memoria di Giuseppe Zanardelli a Salò, il busto in marmo di Gasparo da Salò per il municipio salodiano, e il fregio in bronzo per un magnate del nord America, mai portato a termine.

Zanelli si era trasferito a Roma da Firenze nel 1903, dopo aver vinto un pensionato artistico dell’Accademia di Firenze per proseguire i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Il concorso pubblico per l’Altare della Patria

L’ 8 giugno 1908 fu indetto il concorso per la decorazione dell’Altare della Patria. Nel gennaio 1909 Antonio Fradeletto, della sottocommissione tecnico-artistica, propose di decretare vincitore il progetto di Zanelli.

Tuttavia, la Commissione per il monumento preferì un testa a testa finale fra Zanelli e il carrarese Arturo Dazzi. I loro bozzetti furono trasposti nelle dimensioni naturali in gesso e furono esposti sull’altare stesso al fine di rendere al meglio l’effetto finale d’insieme. Nel corso della cerimonia di inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II, il 4 giugno 1911, in occasione dei cinquant’anni dell’Unità del Paese, il popolo acclamò a gran voce vincitore il pannello di Zanelli.

Milite Ignoto

L’ufficialità della vittoria arrivò solo il 30 novembre 1911, quando la Commissione reale scelse definitivamente il vincitore.

Il fregio dell’Altare della Patria e la Dea Roma

Zanelli riprese i modelli scultorei dell’antichità, come l’Altare di Pergamo o l’Ara Pacis, e scelse di raffigurare due grandi cortei. Le due schiere di personaggi rappresentano l’Amor patrio e il Lavoro, che convergono verso la statua della Dea Roma, posta al centro al di sopra della tomba del Milite.

I lavori proseguirono per molti anni, viste le imponenti dimensioni delle sculture marmoree. Il bassorilievo infatti fu realizzato in tre blocchi rettangolari, a loro volta costituiti da più massi uniti tra loro.  Il completamento del monumento avvenne solo il 25 aprile 1925 (Natale di Roma), quando fu inaugurata la statua della Dea, un monolite alto 5,65 metri, del peso di 39 tonnellate.

La Dea Roma si erge all’interno di un’edicola mosaicata con tessere dorate, vestita con il peplo romano e pelle di capra, con un elmo coronato da una testa di lupo, mentre tiene tra le mani una lancia e la rappresentazione della Vittoria alata.

L’iconografia della statua è un chiaro riferimento alla Atena Parthenos, statua crisoelefantina, andata perduta, che era posta all’interno del Partenone, nel naos, la parte più sacra del tempio.

Una simbologia che venne riproposta per l’Altare della Patria, che nel corso dei lavori aveva accolto la salma del Milite Ignoto, la cui presenza arricchì fortemente il valore emblematico del monumento.

La cripta del Milite ignoto

A completamento del monumento fu subito promossa la realizzazione di uno spazio sacro nell’ambiente che accoglieva le spoglie del Milite.

Nel 1925 il giornalista e storico Primo Acciaresi ottenne l’adesione delle associazioni delle madri e vedove dei caduti di guerra, nonché di gran parte della stampa. Di fronte a questo trasporto, la direzione artistica del Vittoriano iniziò a lavorare al progetto decorativo.

Tuttavia, vi furono vari ostacoli che ritardarono l’inizio dei lavori, non solo di carattere economico, ma anche ragioni ideologiche. L’aspetto religioso, che avrebbe assunto lo spazio, sarebbe entrato in contrasto con i valori patriottici incarnati nel monumento del Milite Ignoto. Per questi motivi il progetto originario fu ridimensionato e fu costruito un edificio a croce greca sormontato da una cupola. La tomba, però, fu posizionata in una nicchia ad arcosolio, raggiungibile tramite un cunicolo.

L’architetto, Armando Brasini, si ispirò all’architettura romana e paleocristiana, mentre l’elemento decorativo dei mosaici, eseguiti da Giulio Bargellini, si rifaceva alla tradizione bizantina.

Il programma decorativo dopo varie discussioni fu ridotto alla rappresentazione della Crocefissione in corrispondenza della tomba. Lungo le pareti della cripta sono raffigurati i Santi protettori delle forze armate italiane: San Martino, San Giorgio, San Sebastiano e Santa Barbara. Infine, la cupola è decorata con la rappresentazione della Madonna di Loreto, patrona dell’Aeronautica Militare.

I lavori furono ultimati nel 1935, e l’inaugurazione avvenne il 24 maggio, in occasione del ventennale dell’entrata in guerra dell’Italia.

L’iscrizione sulla lapide

Fu anche posta una nuova lapide al sacello che nella parte interna conserva un’iscrizione che commemora la medaglia d’oro assegnata simbolicamente al Milite Ignoto:

“degno figlio di vna stirpe prode / e di vna millenaria civilta’ resistette / inflessibile nelle trincee piv’ contese / prodigo’ il svo coraggio nelle piv’ / crvente battaglie e cadde combattendo / senz’altro premio sperare che la / vittoria e la grandezza della patria / xxiv maggio mcmxv iv novembre mcmxviii”.

A cento anni dal Milite Ignoto

Nulla quel giorno distolse l’attenzione dall’ignoto milite, «il Fante sacro di Roma». Allora come oggi, giorno in cui festeggiamo il centenario dalla sua sepoltura.

Attorno al “Figlio di tutte le madri d’Italia”, il Crociato, il Legionario, si unirono tutte le Italie, in una storia millenaria che sa di eterno.

Alessio Costanzo Fedele e Ilaria Arcangeli per Questione Civile

Bibliografia e sitografia

Parte storica:

G. Rochat, Giulio Douhet, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 41, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1992;

G. Rochat, L’inchiesta su Caporetto e la lotta politica nel 1919, in Il movimento di liberazione in Italia, n. 85, 1966;

G. Rochat, L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, 1919-1925, Laterza, 2006;

A. Tognasso, Ignoto militi, Milano, Zanoli, 1922;

Ministero della guerra, Ufficio Onoranze Soldato Ignoto, Circolare n. 71 del 30 settembre 1921 (PDF), su Il Parlamento e la Prima Guerra Mondiale;

https://pochestorie.corriere.it/2018/11/06/il-milite-ignoto-le-undici-bare-e-la-scelta-di-maria-bergamas/.

Parte artistica:

Il milite ignoto: da Aquileia a Roma: 4 novembre 1921- 4 novembre 2011, Roma, Gangemi, 2011;

https://vittoriano.beniculturali.it/it/luoghi/altare-della-patria-e-tomba-del-milite-ignoto;

http://giovaniscultori.it/angelo-zanelli/;

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