Peter Brooks e la teoria narrativo-pulsionale

Peter Brooks

Peter Brooks: letteratura e psicoanalisi, testo e coscienza

La teoria narrativo-pulsionale formulata da Peter Brooks si è presto affermata all’interno del dibattito accademico come una delle più fortunate e interessanti congiunzioni tra letteratura e psicoanalisi. Le due discipline sono sempre state in qualche modo collegate, come due cugine spesso dispettose l’una con l’altra ma sempre legate da un’affinità genetica. Basti pensare che lo stesso Freud era un avido lettore e fine critico, e non era raro utilizzasse esempi letterari e strutture narrative nel corso dei suoi casi clinici: una delle sue opere più interessanti, Il Perturbante, fa ampio riferimento al mondo della letteratura. Peter Brooks, uno dei più rinomati teorici letterari della scorsa generazione, ha dimostrato con esempi efficaci tratti dalla letteratura occidentale – soprattutto francese – quanto il testo e la mente funzionino secondo una grammatica comune: la narrazione e le pulsioni hanno dinamiche simili.

Al di là del principio di piacere: Eros e Thanatos

Prima di affrontare la teoria narrativo-pulsionale di Brooks, occorre perciò riepilogare velocemente la base argomentativa dalla quale è partito, ovvero la teoria delle dinamiche pulsionali descritta da Freud all’intero de Al di là del principio di piacere. Per Freud, la mente umana è regolata da due moti distinti e antinomici: una «pulsione di vita» altrimenti detta Eros, che «pur senza rinunciare al proposito finale di ottenere piacere, esige e ottiene il rinvio del soddisfacimento, la rinuncia a svariate possibilità di conseguirlo e la temporanea tolleranza del dispiacere sul lungo e tortuoso cammino che porta al piacere»[1]; e una «pulsione di morte» altrimenti detta Thanatos, «a cui aspetta il cui compito di liberare interamente dall’eccitamento l’apparato psichico, o di mantenere costante o quanto più basso possibile l’ammontare di eccitamento in esso presente»[2].

In altre parole, Eros punta al concatenamento dell’energia allo scopo di ritardare il soddisfacimento del piacere e mantenere così il moto, mentre Thanatos mira alla liberazione del piacere per tornare ad uno stato inorganico di non-movimento. La coscienza, secondo Freud, sarebbe costantemente disciplinata dallo scontro tra queste due pulsioni.

Peter Brooks rilegge Freud

La teoria letteraria di Brooks recupera fedelmente quanto formulato da Freud, ed è stata per questo motivo definita “teoria narrativo-pulsionale”. Secondo Brooks esiste una vera e propria «erotica del testo»[3] secondo la quale la narrazione letteraria, altrimenti detto lo svolgimento del plot, si muove secondo dinamiche identiche alle pulsioni di Eros e Thanatos prima descritte. Nella fattispecie, Brooks afferma:

Possiamo, in breve, concepire la lettura in funzione della trama come una forma di desiderio che ci spinge avanti, sempre più addentro nel testo; i racconti, parlano di desiderio […] e al tempo stesso lo suscitano e vi ricorrono come a una forza propulsiva e dinamica di produzione di significati[4].

Il lettore, insomma, è combattuto tra il desiderio di proseguire nella letteratura per soddisfare il proprio piacere e ottenere uno stato di quiescenza – ovvero di non-lettura –, e il desiderio di sostare nella trama, di sprofondare nell’intreccio, per aumentare il piacere ritardando la fine e concatenando il senso in unità più intricate. È questo il funzionamento proprio dei migliori romanzi secondo Brooks: motivare il lettore affinché egli decida di rimandare il più possibile la fine delle vicende, attraverso plots sempre più complessi e intricati.

Alla scoperta della fine

Fabio Vittorini, un teorico della letteratura appartenente alla nuova generazione, riprende Brooks e lo parafrasa in uno dei suoi ultimi lavori: il testo ospita sia una «spinta semiotica in avanti (anticipazione)»[5] che una «spinta semiotica all’indietro (retrospezione)»[6]. Il dualismo motorio è lo stesso descritto da Freud: il soggetto è incitato a «correre alla fine e a sostare nel mezzo, a concludere e a ripetere, a sciogliere e a (col)legare, a esplicare e a implicare»[7], ora nei confronti della trama e della lettura ora nei confronti del desiderio e del piacere.

Alla luce di quanto affermato finora, è allora possibile adoperare la teoria narrativo-pulsionale di Brooks per riflettere sulla costruzione degli intrecci all’interno della narrativa contemporanea. Il racconto modernista e il racconto postmoderno annichiliscono di fatti la pulsione di morte e il conseguente desiderio della fine, cioè di giungere alla conclusione del testo. Le trame sembrano non finire, attraverso vari stratagemmi ora contenutistici ora formali. Il lettore è costretto a sostare all’interno dell’intreccio, naufrago negli eventi raccontati, senza la possibilità di liberarsi dall’opera. Mise en abyme, finali che si ritorcono in qualità di nuovi inizi in urobori infiniti, discese continue dentro la psiche dei personaggi, sono tutte strategie utili a ritardare la conclusione delle vicende e a prolungare quindi il piacere. 

Una corretta teoria letteraria di matrice psicoanalitica

La teoria narrativo-pulsionale di Brooks dimostra così, più di quanto facciano molte altre teorie letterarie di ispirazione psicoanalitica, quanto il linguaggio dell’inconscio e il linguaggio della finzione siano gemellari. Un altro importante teorico di questa scuola, il compianto Francesco Orlando, insisteva ad esempio su quanto il dialogo tra psicoanalisi e letteratura debba fondarsi più sulla dimensione formale che su quella contenutistica, al contrario di come procedono la maggior parte dei critici: è la retorica, il funzionamento basilare del testo, ad essere in comune tra le due discipline, e non meramente le situazioni, le tematiche, i personaggi e così via.

Aldo Baratta per Questione Civile – XXI

Bibliografia

  • Brooks Peter, Reading for the Plot (1984), trad. it. Trame. Intenzionalità e progetto nel discorso narrativo, Einaudi, Torino, 1995;
  • Freud Sigmund, Jenseits des Lustprinzips (1920), trad. it. Al di là del principio di piacere, in Id., Tre saggi sulla teoria sessuale. Al di là del principio del piacere, Bollati Boringhieri, Torino, 2012;
  • Orlando Francesco, Per una teoria freudiana della letteratura, Einaudi, Torino, 1973;
  • Vittorini Fabio, Raccontare oggi. Metamodernismo tra narratologia, ermeneutica e intermedialità, Pàtron Editore, Bologna, 2017.

[1] Sigmund Freud, Jenseits des Lustprinzips (1920), trad. it. Al di là del principio di piacere, in Id., Tre saggi sulla teoria sessuale. Al di là del principio del piacere, Bollati Boringhieri, Torino, 2012, p. 147.

[2] Ivi, p. 225.

[3] Peter Brooks, Reading for the Plot (1984), trad. it. Trame. Intenzionalità e progetto nel discorso narrativo, Einaudi, Torino, 1995, p. 41.

[4] Ibidem.

[5] Fabio Vittorini, Raccontare oggi. Metamodernismo tra narratologia, ermeneutica e intermedialità, Pàtron Editore, Bologna, 2017, p. 48.

[6] Ibidem.

[7] Ivi, p. 49.

+ posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.