“La leggenda del pianista sull’oceano”: tra musica e immagini, Novecento prende vita sul grande schermo
Dalla regia di Giuseppe Tornatore, la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, interpretato da Tim Roth, è arrivata nelle sale italiane il 28 ottobre del 1998. Vincitore ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento, nonché ai Golden Globes per la miglior colonna sonora realizzata dal maestro Ennio Morricone.
La leggenda del pianista sull’oceano, tratto dal celebre racconto di Alessandro Baricco Novecento. Un monologo, è un film che ha avuto la rara capacità di arricchire l’opera originale e non di impoverirla o stravolgerla. Un’opera, che ancor prima di approdare sul grande schermo, ha preso vita a teatro, sua destinazione d’origine:
“Non so se questo sia sufficiente per dire che ho scritto un testo teatrale: ma ne dubito. Adesso che lo vedo in forma di libro, mi sembra piuttosto un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce. […] Comunque, poco importa. A me sembra una bella storia, che valeva la pena di raccontare.”
(Novecento. Un Monologo – Alessandro Baricco, 1994, p. 8)
La storia di Novecento: trama del film
Max Tooney (Pruitt Taylor Vince), trombettista che per sei anni ha prestato servizio sul Virginian, transatlantico in viaggio tra Europa e Stati Uniti, entra in un negozio di dischi per vendere la sua amata tromba. Prima di separarsene definitivamente, decide di suonarla un’ultima volta ed è nell’interazione con il negoziante, che inizia il racconto di una storia: quella del suo migliore amico, Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento.
Durante il primo mese del primo anno del nuovo secolo, un macchinista del Virginian trova un neonato abbandonato in una scatola di limoni e decide di tenerlo con sé. È così che Novecento cresce a bordo della nave, allevato dal macchinista e dal resto dell’equipaggio. Negli anni scopre di avere un innato talento per il pianoforte, ed è suonando a bordo del Virginian che passa le sue giornate, senza mai scendere a terra.
“Il mondo, magari, non l’aveva mai visto. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave lo spiava. E gli rubava l’anima.”
(Novecento. Un Monologo – Alessandro Baricco, 1994, p.31)
Novecento suona per tutti i passeggeri, per i ricchi del piano di sopra e per i poveri emigranti del piano di sotto. Le persone sono la sua fonte di ispirazione per la musica, le loro storie e le loro ambizioni gli permettono di dare vita a melodie mai sentite prima. Novecento non ha mai desiderato la terra ferma, la nave è tutto ciò che conosce, il suo porto sicuro e a terra c’è un mare troppo vasto di possibilità. Novecento non troverà mai il coraggio di lasciare l’oceano, non scenderà mai dal Virginian e la sua storia terminerà insieme alla demolizione della sua amata nave.
Linguaggi a confronto
L’adattamento di un’opera letteraria al grande schermo, presuppone inevitabilmente di dover apportare delle modifiche. Queste, se eccessive, rischiano di stravolgere il racconto originale e di privarlo della sua essenza ma, riuscire ad adattarlo ad uno strumento di comunicazione differente è fondamentale.
In questo caso, Tornatore è stato in grado di ampliare la narrazione con coerenza: “La leggenda del pianista sull’oceano” è molto fedele al testo di Baricco nonostante le differenze. Trattandosi dell’adattamento di un testo strutturato come monologo, Tornatore non ha avuto bisogno di tagliare o eliminare elementi del racconto. La struttura già di per sé semi teatrale, con inserti didascalici, gli ha sicuramente permesso di immaginare con maggior immediatezza atteggiamenti dei personaggi sulla scena e generi di sottofondo musicale.
Partendo quindi già da una base piuttosto strutturata, ma non particolarmente lunga, Tornatore ha prediletto una strategia di espansione nel suo adattamento, andando a dilatare parti del testo, aggiungendo scene e personaggi. Ne è un esempio la figura del negoziante a cui Max racconta la storia di Novecento. Si tratta infatti, di un espediente narrativo che consente al trombettista di rimanere narratore del racconto ma con un ritmo intermittente.
Altro esempio è rappresentato dalla ragazza di cui Novecento si infatua. Nel libro questo personaggio non è presente, ma da un punto di vista cinematografico, rappresenta un’aggiunta funzionale che accresce la carica emotiva. È un’espediente per alimentare l’empatia verso il protagonista, che innamorandosi per la prima volta, sogna per un’istante la terra ferma.

Novecento e il pianoforte: la colonna sonora
L’adattamento cinematografico di Tornatore, possiede un inevitabile valore aggiunto: la musica del maestro Ennio Morricone. Per sua natura, il sonoro nel mondo del cinema rappresenta un’integrazione espressiva, emotiva e narrativa fondamentale, che arricchisce l’immagine.
Con La leggenda del pianista sull’oceano, la musica descritta da Baricco nel suo racconto prende vita. In Novecento. Un monologo la musica è narrata, è un mito da raccontare, è talento: nel film si tramuta nella voce interiore di Novecento, nel suo pensiero non verbale. Non è una musica di sottofondo, ma diretta espressione di azioni e sentimenti.
In questo scenario, il pianoforte non rappresenta un mero strumento musicale, ma è una vera e propria appendice di Novecento. Fa parte di lui, è una sua estensione psicologica ed emotiva anche visivamente: i movimenti di camera infatti, non fanno che inseguire le mani del pianista sulla tastiera. Non è un oggetto slegato dal contesto, è parte integrante della narrazione, protagonista tanto quanto Novecento.
Ennio Morricone è stato capace di creare un complesso mondo interiore, dove la musica diviene racconto biografico. È quasi sempre una musica diegetica, che ha origine all’interno della narrazione e che viene ascoltata dai personaggi stessi, fino al momento di tornare ad essere un delicato commento emotivo di sottofondo. È una scelta artistica e tecnica mirata, che non fa che amplificare la sensazione che Novecento non viva in un mondo reale, ma nel suo mondo sonoro.
Anche i silenzi, non sono mai casuali: non si tratta di mere interruzioni, o di assenza musicale. Il silenzio è un’espansione poetica della musica, che enfatizza un passaggio narrativo o un momento intimo di riflessione. Nel silenzio c’è consapevolezza, meditazione: è il custode delle paure e dei limiti che Novecento non sa come affrontare.

Ignoto e Infinito: le paure di Novecento, l’angoscia di un’epoca
La scelta del nome Novecento è di per sé simbolica: è il secolo del cambiamento e delle migrazioni di massa. Novecento, nato su un transatlantico in un punto indefinito dell’oceano tra Europa e Stati Uniti, è l’emblema delle identità spezzate.
È l’angoscia Kierkegaardiana, la vertigine della libertà, il disagio paralizzante che emerge quando hai davanti a te troppe strade tra cui scegliere. Non si tratta di una condizione necessariamente negativa, ma piuttosto del prezzo della libertà. Novecento non è un codardo, ma la rappresentazione dell’uomo moderno, angosciato dalle infinite possibilità che troverebbe scendendo sulla terra ferma.
Alla fine del film però, non è più paralizzato: sceglie coscientemente di non lasciare la nave. La sua intera esistenza e il suo potenziale artistico necessitano di un confine dentro il quale esprimersi. Raggiungere tale consapevolezza è ciò che permette a Novecento di ottenere la vera libertà. Per lui l’accettazione del limite non significa rinunciare a tutta quella città, ma dare un senso alla sua esistenza e infondo, anche alla sua morte.
“Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti loro. Tu, sei infinito, e dentro quegli 88 tasti, la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai e questa è la verità, che non finiscono mai. Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.”
(La leggenda del pianista sull’oceano – Giuseppe Tornatore, 1998)
Arianna Ambrosini per Questione Civile
Sitografia:
www.mymovies.it
www.wired.it
www.cinefacts.it
www.moviesense.io
Bibliografia:
Alessandro Baricco, “Novecento. Un monologo”, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 2024 (I ed. 1994)
Michel Chion, “L’audiovisione. Suono e immagine nel cinema”, Torino, Lindau, 2017 (I ed. 1990)

