Universo ciclico: uno sguardo scientifico alla teoria dell’eterno ritorno
“Il nodo di cause, nel quale io sono intrecciato, torna di nuovo, esso mi creerà di nuovo! Io stesso appartengo alle cause dell’eterno ritorno.” (Friedrich Nietzsche)
La natura del tempo e dell’universo è da sempre uno degli interrogativi più affascinanti per l’uomo, che sia esso scienziato o filosofo. Tra le idee più suggestive che hanno attraversato la storia del pensiero c’è il concetto di tempo ciclico: l’eterno ritorno delle cose e della combinazione degli eventi.
Tale visione, proposta in antichità dal pensiero greco e in tempi moderni in particolare dal filosofo Friedrich Nietzsche, trova oggi sorprendenti parallelismi nella fisica odierna, in particolare nella teoria della Cosmologia Ciclica Conforme (CCC) sviluppata dal premio Nobel per la fisica Roger Penrose. Inoltre, il principio matematico del pigeonhole, noto anche come principio del cassetto dei piccioni, fornisce un’ulteriore chiave di lettura per capire come la ripetizione possa emergere in sistemi con configurazioni finite.
Universo ciclico nella Grecia antica
Nella tradizione greca antica l’idea di un universo ciclico era assolutamente presente e considerata. Anassimandro, ad esempio, parlava dell’apeiron, l’illimitato da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna, immaginando un ritmo cosmico di generazione e distruzione. Eraclito, con la sua visione del divenire, descriveva il mondo come un flusso governato dal logos, principio che armonizza gli opposti e trasforma il conflitto in equilibrio. I pitagorici elaborarono invece la dottrina del Grande Anno, un ciclo immenso al termine del quale astri e uomini si ripresentano nelle stesse condizioni.
Tuttavia, furono gli stoici a radicalizzare maggiormente la visione della ciclicità della natura: secondo Crisippo, infatti, l’universo periodicamente si dissolverebbe nel fuoco (ekpyrosis) per rinascere identico successivamente (palingenesia), dando vita a una sequenza infinita di mondi perfettamente uguali. In questa prospettiva, tutto sarebbe determinato e destinato a ripetersi: eventi, azioni, destini.
Universo ciclico: Nietzsche e l’eterno ritorno
Friedrich Nietzsche sviluppò l’idea dell’eterno ritorno a partire dall’agosto del 1881, quando, durante una passeggiata nei boschi lungo le rive del lago Silvaplana in Svizzera, si fermò ad ammirare un masso piramidale che lo ispirava particolarmente.
Secondo Nietzsche ‒ che a lungo si interessò anche alla fisica e alla scienza del periodo ‒ il tempo non sarebbe lineare e unico, ma ciclico e infinito: tutto ciò che accade, dunque, si ripeterebbe eternamente, con le stesse identiche configurazioni. Questa idea, sul piano concettuale, implicherebbe una realtà in cui ogni momento, ogni scelta e ogni evento sarebbero destinati a ripresentarsi infinite volte, senza inizio né fine.
Dal punto di vista filosofico, una tale idea costituirebbe non solo un banale invito a vivere la vita con accettazione e pienezza sapendo che ogni azione potrebbe ripetersi all’infinito, ma precipuamente il cardine di buona parte del complesso pensiero filosofico Nietzschiano, dall’oltreuomo alla volontà di potenza e fino alla trasvalutazione dei valori.
Dal punto di vista logico, comunque, l’intuizione ch’ebbe il brillante filosofo tedesco si basa sull’ipotesi dell’accettazione di un tempo infinito ma di un insieme, invece, finito di configurazioni possibili dell’universo. In altre parole, se il tempo è eterno, ma le combinazioni di materia sono limitate poiché la materia stessa è finita, la realtà dovrebbe necessariamente essere ridondante.
Universo ciclico: Roger Penrose e la CCC
Se con l’avvento della fisica moderna, di Einstein e della relatività i modelli ad universo ciclico parvero venire messi definitivamente da parte, oggigiorno, specialmente a causa delle grandi difficoltà nel conciliare meccanica quantistica e relatività einsteiniana, la speculazione teorica ha ripreso a vagliare anche questo tipo di modello. Ad esempio, la teoria della Cosmologia Ciclica Conforme (CCC) del fisico premio Nobel Roger Penrose rappresenta proprio un tentativo scientifico di descrivere un universo ciclico.
La novità principale di questa teoria è il modo in cui un universo terminerebbe e il successivo inizierebbe, ovvero senza mettere in crisi le leggi della fisica attraverso singolarità nude. In parole povere, al posto di avere una singolarità violenta come nel Big Bang classico (o nei buchi neri) ‒ ovvero un punto in cui densità e temperatura diventano infinite e le leggi della fisica smettono di funzionare ‒ lo spazio-tempo verrebbe “ridimensionato” tramite uno specifico fattore scalare Ω. Questo a sua volte significa che le distanze e i tempi verrebbero “stirati” o “compressi” in modo da eliminare i punti problematici dove tutto collasserebbe.
In pratica, l’infinito futuro di un universo ‒ quando le stelle si spengono, la materia diventa rarissima e l’energia residua è quasi nulla ‒ verrebbe reinterpretato come il Big Bang del ciclo successivo, ma attraverso un particolare ridimensionamento. Così l’universo non avrebbe né un vero inizio né una vera fine: ogni eone nascerebbe dal precedente e preparerebbe il successivo, in un ciclo potenzialmente infinito, in cui però il tessuto dello spazio-tempo rimarrebbe liscio e continuo, senza il problema della singolarità.
Il principio del pigeonhole e la matematica del ritorno
Il principio del pigeonhole, o principio del cassetto, è un concetto logico-matematico semplice ma interessante che riecheggia proprio l’intuizione nietzschiana: se possiedi più piccioni che cassetti e per qualche motivo il tuo scopo è inserire tutti i piccioni nei cassetti, almeno un cassetto conterrà più di un piccione. Applicato al problema del tempo infinito e delle configurazioni finite dell’universo, questo principio implica che se il tempo (dominio) è infinito, ma il numero di configurazioni possibili (codominio) è finito, allora almeno una configurazione dovrà ripetersi infinite volte.
Questa è la base matematica che sostiene l’idea dell’eterno ritorno: con materia finita e tempo infinito la ripetizione non è solo una possibilità filosofica, ma una conseguenza matematica inevitabile.
Scienza e filosofia, un eterno ritorno
Le ipotesi sull’universo ciclico, pertanto, dalle intuizioni nietzschiane alla CCC di Penrose, non offrono soltanto un’alternativa possibile (seppur non ancora dimostrabile sperimentalmente) al modello del Big Bang, ma mettono in luce una realtà oltremodo affascinante: il tempo e lo spazio potrebbero non avere un’origine né una fine definitiva, bensì costituire una struttura eterna, in cui ogni inizio coinciderebbe con la fine e la trasformazione di ciò che è avvenuto in precedenza.
In ogni caso, è senz’altro interessante constatare come la riflessione filosofica ed esistenzialista, finanche radicata in contesti antichi, continui ad intrecciarsi con la scienza contemporanea. Domande poste millenni fa sull’origine, la natura e il destino dell’universo, infatti, trovano oggi nuova linfa nelle scoperte e nei modelli della ricerca scientifica moderna, mentre la filosofia, a sua volta, continua ad offrire prospettive capaci di stimolare ed ispirare la più avanzata teorizzazione scientifica.
Giovanni Davi per Questione Civile
Fonti:
- Krzysztof A. Meissner, Roger Penrose, The Physics of Conformal Cyclic Cosmology
- Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zarathustra
- Friedrich Wilhelm Nietzsche, La Gaia Scienza
- Amedeo Balbi, E se il Big Bang non fosse l’inizio? (YouTube Video)

