Cime Tempestose: Brontë, Wagner e l’adattamento di Fennell

Cime Tempestose

Cime Tempestose: tra brughiera e Gesamtkunstwerk, il tragico e l’amore assoluto

Cime Tempestose di Emily Brontë: quando un classico di questo calibro torna al centro del dibattito attraverso la settima arte, la questione non può riguardare soltanto la mera riuscita estetica dell’operazione. Ogni adattamento di un classico è, implicitamente, un atto critico: stabilisce quali elementi debbano essere messi in rilievo, quali attenuati, quali reinterpretati alla luce di una diversa sensibilità storica. Con la sua versione del romanzo di Emily Brontë, Emerald Fennell interviene su un’opera che, fin dalla pubblicazione nel 1847, ha resistito alle letture rassicuranti.

Cime tempestose non è, infatti, un romanzo d’amore nel senso convenzionale del termine: è un laboratorio narrativo in cui l’eros viene sottratto alla moralizzazione e restituito alla sua dimensione assoluta, verace, reale. 
Ebbene, per meglio comprendere la direzione teorica dell’adattamento, oltre che l’enorme portata (non si fosse capito abbastanza) di questo intramontabile classico, in questa sede verrà tentato un esperimento singolare: non tanto un confronto con altre versioni cinematografiche, quanto con l’estetica musicale dell’eterno Richard Wagner, in particolare con uno dei più grandi mostri sacri della musica classica, il suo Tristan und Isolde. 


 Amore e ontologia: la dissoluzione dell’io in Cime Tempestose

Nel romanzo, la dichiarazione di Catherine – «Io sono Heathcliff» – costituisce uno dei vertici concettuali dell’opera. L’affermazione, infatti, non va letta come iperbole sentimentale, ma come vera e propria enunciazione ontologica. L’identità non è qui un’entità stabile e autosufficiente; è attraversata, destabilizzata, ridefinita dal legame con l’altro.

Brontë anticipa una concezione dell’eros estremamente moderna, una concezione che non si limita alla dimensione psicologica, ma investe la struttura stessa dell’essere umano. L’amore non è solo relazione tra due soggetti distinti: è esperienza di sconfinamento, di perdita della forma individuale. E la violenza che ne deriva non è accidente narrativo, ma conseguenza logica di questa impostazione.

In Wagner, d’altro canto, una dinamica analoga si manifesta tuttalpiù sul piano musicale e drammaturgico. In Tristan und Isolde, l’amore non è scelta deliberata ma una necessità ineludibile. L’accordo iniziale, sospeso e irrisolto, inaugura un processo armonico che rifiuta la chiusura tonale tradizionale. La tensione non si scioglie nel mondo del giorno – quello dell’ordine politico e del matrimonio – ma trova compimento solo nella dissoluzione finale, nell’ enorme Liebestod (morte d’amore). E l’adattamento di Fennell accentua, per l’appunto,  questa dimensione assoluta dell’eros.

Se nel romanzo la potenza distruttiva del legame tra Catherine e Heathcliff è filtrata da una struttura narrativa mediata e stratificata, il film tende a rendere immediatamente percepibile la natura totalizzante del loro rapporto. La riduzione della distanza narrativa comporta una maggiore evidenza sensibile della passione, che assume tratti quasi operistici nella sua estrema intensità.


 Natura e orchestra: il paesaggio di Cime Tempestose come principio strutturante

Inoltre, nel romanzo della Brontë, lo sfondo, la brughiera, non è semplice scenario, ma un vero e proprio palcoscenico Wagneriano. Essa è una forza attiva che modella il comportamento e l’immaginario dei personaggi. L’asprezza del paesaggio, l’isolamento, il vento incessante costituiscono un correlativo oggettivo della tensione interiore.

La contrapposizione tra Wuthering Heights e Thrushcross Grange non è solo architettonica, ma simbolica: natura contro civiltà, impulso contro forma, eccesso contro misura.In Wagner, la funzione simbolica del paesaggio è grandemente assolta dall’orchestra. La musica non accompagna solamente l’azione scenica; ne costituisce la sostanza emotiva e concettuale. L’idea di Gesamtkunstwerk – l’opera d’arte totale – implica che ogni elemento concorra alla costruzione di un’esperienza immersiva, in cui parola, suono e gesto si fondono in un’unica tensione drammatica.

Il film di Fennell conserva la centralità del paesaggio, seppur lo declini in una chiave più consapevolmente estetica. La natura appare, infatti, come amplificazione visiva del conflitto interiore. Rispetto al romanzo, nel quale la rudezza della brughiera possiede addirittura tratti quasi anti-romantici, la rappresentazione cinematografica in esame tende a sottolinearne la dimensione iconica, rendendola egregiamente quale elemento strutturale

Struttura narrativa e ambiguità morale in Cime Tempestose

Uno degli aspetti più complessi del romanzo è la sua architettura narrativa. La storia, infatti, è filtrata attraverso narratori interni, con un sistema di cornici che genera distanza critica e ambiguità. Heathcliff emerge come figura irriducibile a una categoria morale univoca: vittima e carnefice, escluso e dominatore. Catherine non è eroina romantica né semplice antagonista; è personaggio tragico, attraversato da una contraddizione insanabile.

Ebbene, il passaggio al linguaggio cinematografico comporta inevitabilmente una semplificazione di questa stratificazione. L’adattamento di Fennell opta infatti per una maggiore linearità, concentrando l’attenzione sull’asse centrale del legame tra i protagonisti. La componente sociale – fondamentale nel testo, dove la questione della classe e dell’esclusione alimenta la spirale di vendetta – non scompare, ma viene subordinata alla rappresentazione della dinamica passionale.

In questo senso, il film si avvicina ancor più alla prospettiva wagneriana, in cui il conflitto politico e istituzionale resta sfondo necessario ma non centro concettuale. Come in Tristan und Isolde, la dimensione tragica prevale su quella sociologica: ciò che conta è l’esperienza interiore, la tensione verso l’assoluto.

Romanticismo e modernità: l’amore come esperienza limite

Il confronto tra Brontë e Wagner consente di individuare un’importantissima linea di continuità nel romanticismo europeo: la concezione dell’amore come esperienza che eccede la misura borghese. Non strumento di integrazione sociale, infatti, ma forza centrifuga. Non promessa di armonia, ma evento destabilizzante.

L’adattamento di Fennell si colloca consapevolmente in questa tradizione. La scelta di insistere sulla dimensione sensibile e corporea del legame tra Catherine e Heathcliff non ne banalizza la portata teorica; al contrario, la rende visibile in un contesto culturale che tende spesso a ridurre l’amore a categoria psicologica o relazionale.

Nel film, pertanto, la passione non produce maturazione o riconciliazione. Genera frattura, ossessione, distruzione. È un’energia che non si lascia ricondurre all’ordine. In questo senso, la trasposizione appare meno interessata a una lettura conciliativa del testo e più incline a valorizzarne la radicalità.

Conclusione: il tragico come eredità squisitamente europea

Il dialogo ideale tra Cime tempestose e Tristan und Isolde permette di leggere l’opera di Emerald Fennell non come semplice aggiornamento contemporaneo, ma come inserimento consapevole in una tradizione tragica. In entrambi i casi, l’amore è infatti esperienza che mette in crisi l’identità, la legge, la società. Non si lascia addomesticare né trasformare in racconto edificante.

Se la modernità tende a concepire le relazioni in termini di equilibrio e compatibilità, tanto Brontë quanto Wagner – e, in questa linea, Fennell – richiamano una genealogia alternativa: quella dell’eros come forza assoluta, che oltrepassa i limiti dell’io e si consuma nel proprio eccesso.

È in questa tensione irrisolta, infine, più che nella fedeltà letterale al testo, che l’adattamento cinematografico trova il proprio significato teorico. Il classico non viene semplicemente riprodotto; viene interrogato nel punto in cui continua a risultare problematico. Ed è proprio questa problematicità, eredità del romanticismo europeo, a mantenerne intatta la potenza critica.

Il presente articolo è dedicato a Federico Frusciante, Youtuber e critico cinematografico italiano recentemente scomparso, in memoria del suo grande contributo alla riflessione sul cinema e sulla cultura visiva.

Giovanni Davi per Questione Civile

Fonti e Bibliografia: 

  • Tristan und Isolde – Richard Wagner (1865)
  • Cime tempestose (Wuthering Heights) – Emily Brontë (1847)
  • Cime Tempestose – film di Emerald Fennell (2026)


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