Il vuoto pieno dello sguardo, tra Modigliani e Lévinas
Gli occhi, apparentemente vuoti dei ritratti di Amedeo Modigliani, rientrano tra le immagini maggiormente enigmatiche della pittura del Novecento. Nei suoi ritratti lo sguardo non si offre, non rende né trasparenza né dialogo, ma rimane sospeso nel limen del silenzio che disorienta. L’arte del pittore potrebbe riassumersi nella domanda: cosa significa incontrare un volto che non ci guarda?
La questione trova il fronte speculativo all’interno della filosofia di Emmanuel Lévinas. Per il filosofo francese il volto dell’Altro è l’epifania dell’infinito, luogo ove siamo chiamati a una responsabilità di tipo etico e che eccede ogni conoscenza o possesso. Nell’assenza dello sguardo realistico, i volti di Modigliani appaiono quali custodi di una verità silenziosa, affine a quella levinasiana: invece di lasciarsi catturare, l’alterità interpella, resiste ed eccede.
Terreno ove pittura e filosofia si intersecano, l’arte di Modigliani è l’esempio che ci illustra come l’enigma del volto resti sempre aperto.
Amedeo Clemente Modigliani, cenni biografici e artistici
Amedeo Clemente Modigliani nacque nel 1884 a Livorno, da padre italiano e madre francese. Fu vittima di una salute cagionevole e morì a soli 35 anni a causa di una meningite tubercolare.
Dal 1898 frequentò lo studio del pittore Guglielmo Micheli e studiò all’Accademia di Belle Arti di Venezia, per poi trasferirsi nel 1906 a Parigi. Si distinse per il suo stile unico, caratterizzato da linee fluide, forme allungate e volti stilizzati. Il successo della sua arte è dato soprattutto dai ritratti, caratterizzati dal collo lungo e dagli occhi sprovvisti di pupille.
Gli occhi vuoti che rappresentava sulla tela non possono essere ignorati. Modigliani viveva una forte incapacità comunicativa con i membri dell’altro sesso e un’irrequieta paura delle donne: tale rapporto travagliato ha portato in ambito pittorico alla manifestazione del suo cruccio, ovvero l’incapacità di rappresentare l’anima di qualcuno sulla tela. Poiché gli occhi sono lo specchio dell’anima, Modigliani sceglie di non completare gli occhi nei suoi ritratti se sentiva di non aver compreso la persona che stava ritraendo.
«Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi»
Per cogliere l’essenza profonda dei modelli, Modigliani sceglieva di lasciarne le pupille vuote per donargli trasparenza. Dar vita agli occhi era per il pittore un gesto di intimità totale: per questo motivo solo nei ritratti delle persone a lui vicino gli occhi vengono dipinti per intero. Ciò accade nel caso della sua amata, Jeanne Hébuterne.
Nel ritratto di Léopold Survage, Modigliani dipinse un occhio vuoto e l’altro dotato di pupilla, dichiarando all’amico:
«Ti ho dipinto così perché con uno guardi il mondo, mentre con l’altro guardi dentro di te»
Emmanuel Lévinas, cenni biografici e di pensiero
Lituano di origine, Emmanuel Lévinas venne al mondo il 12 gennaio 1906. Si formò dapprima sui testi della tradizione ebraica e sui classici letterari russi. All’età di 17 anni giunse a Strasburgo ove studiò filosofia. Proseguì lo studio a Friburgo, si concentrò sulla fenomenologia di Husserl e fu allievo di Martin Heidegger. Rientrato a Parigi acquisì la cittadinanza francese e visse sulla propria pelle la tragica esperienza della Seconda guerra mondiale. Arruolato nell’esercito francese, fu deportato in un campo di sterminio; nonostante le origini ebraiche riuscì a salvarci perché graduato.
Tornato a Parigi iniziò una collaborazione con il Collège Philosophique. Il suo pensiero filosofico si distinse per la centralità attribuita all’etica rispetto all’ontologia e alla conoscenza. Lévinas, criticando la logica totalizzante della filosofia occidentale tradizionale, propose una filosofia che parte dall’etica.
Visage è, nel pensiero levinasiano, un’esperienza etica immediata: il volto, per il filosofo, manifesta l’alterità radicale dell’altro irriducibile a un concetto o a un dato. Guardare il volto dell’altro vuol dire subire un incontro con qualcosa che eccede e che non è possibile né dominare, né possedere.
L’altro non è mai totalmente conoscibile, né riducibile a ciò che io ne penso: nel volto dell’altro si esprime una dimensione di infinito. Tale infinito non è da intendere sul piano dell’astrazione, bensì quale trascendenza che irrompe nella relazione con l’Altro. Ciò rende impossibile possedere o neutralizzare l’Altro: ogni tentativo al riguardo risulta solo una forma di violenza. Inoltre, il volto dell’Altro è anche quell’esperienza originaria che richiama alla responsabilità personale.
Lévinas elargì la nozione di visage prettamente nei suoi testi Totalità e Infinito: saggio sull’esteriorità e in Altrimenti che essere o al di là dell’esistenza.
Il volto, enigma estetico in Modigliani ed enigma etico in Lévinas
La ritrattistica di Modigliani e il pensiero di Lévinas trovano il loro fil rouge nell’idea del volto, del visage, quale traccia di un’alterità che sfugge.
Modigliani con i suoi volti allungati e stilizzati rifiuta la mimesi realistica. I volti dipinti dal pittore eludono dal senso psicologico e individuale e si configurano quali essenze sospese. L’assenza delle pupille nella gran parte dei suoi ritratti sovverte la funzione tradizione dello sguardo quale specchio dell’anima. Seguendone l’assunto, Modigliani tramuta lo sguardo in un’apertura verso il non rappresentabile, verso il non dicibile. Il volto in Modigliani non è mai chiuso in un’identità, ma è aperto all’alterità; esiste quale enigma che vela e interroga senza offrirsi come oggetto definitivo di conoscenza.
Secondo Lévinas, quando si guarda un volto si entra in contatto con una presenza che eccede l’immagine. In tale visione il volto è enigma poiché, seppur dinnanzi a me, esso non è mai del tutto afferrabile. Il volto non è una semplice forma che l’Altro deve “vedere”, ma qualcosa che non si può chiudere in un concetto.
Modigliani e Lévinas redigono una critica in una società ove il volto è sempre più consumato quale immagine e marchio, dimostrando che il volto non coincide mai con quello che vediamo o pensiamo. Il volto rimanda all’infinito, ad una dimensione che va oltre l’ontologia, poiché non si può possedere.
Lo sguardo come fenditura in Modigliani e lo sguardo nudo per Lévinas
Nella ritrattistica di Modigliani, gli occhi vuoti sono una deliberata scelta poetica e metafisica. Il vuoto negli occhi è una fenditura verso l’altrove. Gli sguardi privi di pupille rompono l’illusione di possedere l’immagine: ciò che crediamo di vedere ci sfugge nell’istante in cui ci guarda;ciò che non è rappresentato, prende le vesti di qualcosa che eccede la rappresentazione.
Il vuoto degli occhi ritratti da Modigliani diviene simbolo visivo di ciò che per Lévinas è l’esperienza morale più radicale. Per il filosofo la maggiore esperienza morale percepibile è l’incontro con un volto che lo spettatore non può mai comprendere pienamente, ma unicamente rispettare e servire.
«Il volto è significazione senza contesto»
Nella tradizione occidentale lo sguardo si è configurato quale atto di appropriazione, ma Lévinas sovverte il paradigma. Guardare il volto dell’Altro è un incontro etico, perché il volto non può essere semplicemente guardato come fosse un oggetto. Il volto parla nel silenzio, con la sua sola presenza vulnerabile.
Negli occhi vuoti dipinti da Modigliani viene azzerato ogni tipo di appiglio psicologico e ogni rassicurazione identitaria. Nel vuoto delle pupille vi è un oltre, un’apertura verso l’invisibile. Questo non detto visivo modiglianesco corrisponde nel pensiero di Lévinas all’Eccedenza dell’Altro. Tale eccedenza è ciò che il mio sguardo non può catturare, ma che mi attira verso l’Altro, interpellandomi e mettendomi in questione.
Il volto è segno della trascendenza, un luogo ove il visibile cede il passaggio all’invisibile e l’estetico viene soppiantato dall’etico.
Modigliani elimina la sicurezza dello sguardo, cosicché non possiamo realmente leggere i volti e comprendere chi sono. La medesima inquietudine è in Lévinas l’incontro con l’Altro. L’Altro disarma, spoglia del potere del nostro stesso sguardo e mette in crisi poiché non racchiudibile nel nostro pensiero. In questa crisi nasce l’etica: si è chiamati da ciò che non si può dominare.
La resistenza al possesso
Modigliani e Lévinas condividono la medesima intuizione: il volto non è oggetto di consumo, ma un luogo di trascendenza. Il volto è un fuori portata che mantiene la distanza tra me l’Altro. Nella pittura occidentale il ritratto ebbe la funzione di fissare l’identità del soggetto. Il ritrattista, tramite la rappresentazione dell’Altro catturava l’essenza del soggetto, rendendolo conoscibile e possedibile. Il ritratto realistico è un atto di potere e pone il soggetto al servizio dello sguardo dello spettatore.
Modigliani rompe tale paradigma poiché le fisionomie non coincidono con una personalità riconoscibile: nei suoi ritratti il volto non è oggetto da decifrare e il pittore in tal modo sottrae il volto al potere dello sguardo.
Parimenti, Lévinas elaborò il suo pensiero quale critica della volontà di possesso che domina la storia del pensiero occidentale. La filosofia occidentale è stata un’ontologia del Medesimo, che riduce l’Altro a ciò che appartiene o che comprende. L’incontro con il volto dell’Altro scardina tale logica. Il visage non può essere contenuto nel mio sapere e resiste a categorizzazione e appropriazione. Il volto dell’Altro resiste al potere e mette in crisi, rammenda che non lo spettatore non è il centro dell’essere.
La resistenza all’appropriazione viene tradotta da Modigliani in linguaggio visivo. I volti da lui ritratti sembrano chiudersi nel silenzio, chiusura data a preservarne la loro alterità. Lo spettatore è costretto a sostare dinnanzi al volto senza poterlo leggere: ogni volto resta altro, custodendo il segreto della loro essenza inafferrabile.
Tramite l’arte Modigliani realizza un gesto etico: restituisce al volto l’inviolabilità. Il pittore ci educa inconsapevolmente e visivamente al pensiero levinasiano: invece di dipingere la persona, Modigliani dipinge l’impossibilità di possederla. Il visage resiste al possesso, quale luogo ove il potere si infrange. In tale limen nasce un nuovo modo di vedere e vivere l’Altro: non come oggetto, bensì quale presenza inviolabile.
Maria Domenica Ferlazzo per Questione Civile
Bibliografia e sitografia:
www.fondazioneamedeomodigliani.org
www.arteinbreve.it
www.ilchaos.com
www.filosofiaenuovisentieri.com
E. Lévinas, Altrimenti che essere o al di là dell’esistenza

