Le nuvole come simbolo di mutevolezza: un viaggio tra l’arte surrealista di René Magritte e la musica evocativa dei Pink Floyd in Obscured by Clouds
Le nuvole, elemento liminale tra cielo e terra, sono da sempre fonte di fascino e ispirazione per artisti, poeti e musicisti. Simbolo di mutevolezza, sogni effimeri, mister e ambiguità, le nuvole si prestano a molteplici interpretazioni, configurandosi quale ponte tra realtà e immaginazione. L’articolo propone un viaggio che percorre la pittura surrealista di René Magritte e la musica evocativa dei Pink Floyd di Obscured by Clouds. Esplorando, tra quadri e musica, come le nuvole possano raccontare storie profonde e sfuggenti.
Stando alle parole di David Gilmour, componente dei Pink Floyd:
«La musica è come una nuvola che si sposta lentamente, cambiando forma e colore, ma sempre presente».
Cenni biografici di Magritte
René Magritte (Lessines,1898- Bruxelles, 1967) fu un pittore belga, protagonista del movimento surrealista. Soprannominato le saboteur tranquille, peculiarità della sua arte fu insinuare dubbi sulla dicotomia realtà-sogno. Le sue opere varcano le soglie del razionale, presentando l’ordinario in chiave umoristica.
L’infanzia dell’artista fu segnata da trasferimenti e traumi infantili. Nel 1912 la madre decise di togliersi la vita, gettandosi nel fiume Sambre, venendo ritrovata con una camicia avvolta sul viso. Tale evento avrà il suo corrispettivo grafico in Les Amants e L’histoire centrale, le cui figure presentano il viso coperto da un velo bianco.
Trasferitosi a Charleroi, Magritte iniziò gli studi classici e successivamente si concentrerà sulla pittura. Nel 1916 l’artista si iscrisse all’Accademia di belle arti di Bruxelles ove si interessò al Cubismo e al Futurismo. Nel 1923 inizia a lavorare come grafico pubblicitario e, nel 1925, si iscrive al gruppo surrealista di Bruxelles. Del 1926 è il suo primo quadro surrealista, Le Jockey Perdu.
Nel 1927 si ebbe la sua prima personale nella galleria Le Centaure di Bruxelles. La mostra fu un fallimento, tanto a livello economico quanto dal punto di vista della critica. Nel 1928 si trasferì a Parigi con la moglie Georgette, ove vivranno sino al 1930. Nel 1930 Magritte e la moglie torneranno a Bruxelles. Il loro appartamento diverrà punto di riferimento del Movimento Surrealista belga, dal 1999 è stato adibito a casa-museo.
Durante la Seconda guerra mondiale, Magritte si trasferì a Carcassone. La sua produzione artistica sentì l’influsso del periodo bellico. Contemporaneamente il suo stile pittorico vide una fase di sperimentazione, denominata stile alla Renoir o solare. Nel 1947 si conclude lo stile solare, che lascia il posto al periodo vacche.
Nel 1967, il 15 agosto, morì a causa di un tumore al pancreas, nella sua casa a rue des Mimomas a Bruxelles.
Magritte: l’uomo dietro le nuvole
Tra gli elementi pedissequi nella produzione artistica di René Magritte vi sono le nuvole. Il suo stile pittorico è carato da un uso di immagini apparentemente semplici ma cariche di ambiguità e paradossi visivi. Tra sogni ed enigmi, le sue opere sfidano le convenzioni della realtà.
L’irrazionalità dei contenuti delle sue opere dialoga con la sua tecnica, precisa e quasi fotografica.
Nella sua produzione le nuvole si configurano quali elementi che infrangono la continuità della realtà, introducendo un senso di straniamento. Esempio cardine di tale uso dei biocchi si trova in Il figlio dell’uomo: ove il cielo nuvoloso contribuisce a rendere un’atmosfera sospesa, quasi onirica. Nella tela, un uomo in abito scuro e cappello a bombetta ha il volto nascosto da una mela verde sospesa davanti a lui. Sullo sfondo, un cielo azzurro con nuvole bianche si stende calmo e uniforme. Le nuvole, apparentemente semplici, presentano un ruolo fondamentale: creano un’atmosfera sospesa, quasi irreale, che contrasta con la resa fotografica del soggetto umano. La loro presenza suggerisce che dietro l’apparenza quotidiana si cela sempre qualcosa di nascosto, un mistero che sfugge alla comprensione immediata.
L’artista usa le nuvole quale metafora visiva della mente e dell’inconscio, di quelle parti in noi mai completamente visibili o comprensibili. Le nuvole, in continuo mutamento, rappresentano le idee, i pensieri e le emozioni che si formano e si dissolvono, come le immagini nei suoi quadri.
«Non vediamo mai le cose per ciò che sono, ma per ciò che noi stessi siamo».
Tale frase del pittore aiuta a comprendere come, nella sua produzione, esse non siano solo sfondo ma specchi dell’interiorità umana, del mistero che ogni persona porta dentro di sé.
I Pink Floyd e Obscured by Clouds: un album tra sperimentazione e transizione
Nel 1972 esce Obscured by Clouds, settimo album in studio dei Pink Floyd. Nato come colonna sonora La Vallée, diretto da Barbet Schroeder. La formazione della band ai tempi vedeva: al VCS3 e alla chitarra slide Gilmor, alla batteria Mason, al basso Waters e alle tastiere Wright.
Caratterizzato da una produzione calda e avvolgente, i testi riflettono temi di natura, mistero e introspezione. Il gruppo produsse l’album con la metodologia utilizzata per creare More. Seguirono una traccia grezza del film, utilizzando i cronometri per specifiche inserzioni. Creando pezzi di musica d’atmosfera, connessi tra loro, poi adattati con dissolvenze incrociate alla versione finale. La colonna sonora fu registrata in sole due settimane, agli Strawberry Studios. Per l’occasione la band utilizzò per la prima volta il sintetizzatore analogico VCS3. Al termine delle registrazioni la band aveva dieci nuove canzoni: sei cantate e quattro strumentali.
La traccia che dona il nome all’album, Obscured by Clouds, è strumentale e rende l’idea del cielo coperto da nuvole. Luce e ombra si mescolano creando un paesaggio sonoro in continua mutazione. Il brano, con chitarre mobili e da synth avvolgenti, dipinge un cielo coperto da biocchi che mutano forma e colore, riflettendo stati d’animo mutevoli. La musica diviene paesaggio emotivo. Un invito a perdersi nel flusso delle sensazioni, nella medesima maniera in cui ci si perde ad osservare un cielo nuvoloso.
David Gilmor, chitarrista e voce, descrisse così l’album:
«è un lavoro che cattura un momento di quiete e riflessione, un invito a perdersi in un mondo di sensazioni e immagini».
Obscured by clouds, già dal titolo, evoca quel velo che offusca la chiarezza. L’ idea si riconnette al senso di mistero e ambiguità presente nelle opere di Magritte.
Le atmosfere evocate dall’album sono rarefatte, melodie fluttuanti e testi che rimandano a paesaggi emotivi e mentali nebulosi.
Magritte e i Pink Floyd: le nuvole e la metafora della mutevolezza
Oltre al loro valore simbolico in arte e musica, le nuvole ci rammentano anche la natura fluida e interconnessa del nostro pianeta. Sono parte integrante del ciclo dell’acqua, essenziali per il clima e la vita sulla terra. Oggi che il cambiamento climatico sta mutando i modelli meteorologici, le nuvole divengono anche un monito, segnale dall’allarme della fragilità degli equilibri naturali.
Questa duplice valenza, artistica e ambientale, rende le nuvole un simbolo potente e attuale.
Le nuvole di Magritte e dei Pink Floyd ricordano come, il nostro rapporto con la natura sia complesso, sfuggente e ricco di sfumature.
Ne Il figlio dell’uomo, il cielo nuvoloso è calmo ma enigmatico: le nuvole qui sembrano sospendere il tempo. Le nuvole di Magritte rendono la sensazione del momento catturato al di fuori della realtà ordinaria. Alla medesima maniera, Obscured by Clouds con i suoi suoni crea un’atmosfera sospesa, liminale, ove le note appaiono intrecciarsi come nuvole in un cielo mutevole.
L’arte visiva di Magritte ci invita a guardare oltre la superficie. La musica dei Pink Floyd ci trasporta, invece, in un paesaggio sonoro. Qui le nuvole diventano simbolo di confusione, di oscurità e di riflessione interiore.
Conclusione
In tale prospettiva, le nuvole sono molto più di semplici formazioni di vapore acqueo nel cielo. Le nuvole sono simboli di mistero, cambiamento e introspezione, in grado di evocare emozioni profonde sia nell’arte visiva che nella musica. Magritte, con la sua produzione artistica ci illustra come le nuvole possano nascondere e rivelare, prendendo in giro la nostra percezione della realtà.
I Pink Floyd in Obscured by Clouds ci guidano in un viaggio sonoro tra emozioni e paesaggi interiori. Qui le nuvole divengono metafora di ciò che è nascosto e incerto.
Guardare il cielo nuvoloso diviene in tale ottica un atto di contemplazione e meraviglia, invito a lasciarsi avvolgere dal mistero e a scoprire nuovi significati.
Tanto la produzione di Magritte, quanto quella dei Pink Floyd ci invitano ad una riflessione più profonda. Entrambi ci portano a interrogarci su cosa si nasconda dietro la superficie. Quali sono, dunque, le verità oscurate dal velo di nuvole che oscura la nostra visione? La risposta ce la donano Magritte con le sue immagini visive potenti e i Pink Floyd con un linguaggio musicale etereo e coinvolgente.
Maria Domenica Ferlazzo per Questione Civile
Bibliografia e sitografia:
finestresullarte.info
The Lunatics, Tutte le canzoni dei Pink Floyd. Il fiume infinito, Giunti Editore S.p.A, Firenze, 2019.
pinkfloyd.com
www.musee-orangerie.fr

