Guillermo Lorca e la favola come soglia mitica

Guillermo Lorca

Guillermo Lorca: le favolacce nell’arte tra mito e sognoùì

Guillermo Lorca Garcìa-Huidobro sta piano piano conquistando il mondo dell’arte contemporanea. Con Esplendor de la noche, sua personale attualmente visibile al Moco Museum di Barcellona, curata da Simon De Pury, il pittore cileno ha conclamato l’inizio della sua influenza anche in ambito europeo.

La sua pittura, circoscrivibile in quella tendenza del realismo magico che percorre da Hyeronimus Bosch a Remedios Varo, è contaminata parimenti da influenze realiste e romantiche. Tali influenze discenderebbero dal regalo, in età infantile, di un libro di favole dotato di illustrazioni di Gustave Doré: storie che lo affascinarono per la loro rappresentazione dicotomica del bene e del male.

Studiando i grandi maestri della pittura classica e gli artisti rinascimentali e barocchi, Lorca nella sua arte combina il surrealismo e l’oscurità della fantasia post-contemporanea, redigendo scene di lusso seducente e indiretta violenza.

I suoi mondi, popolati da creature mitologiche e del regno animale, si stagliano su tele di formato monumentale. Dando alla presenza della figura femminile il ruolo della bilancia che mantiene il delicato equilibrio delle forze dicotomiche. Nel suo cosmo pittorico Lorca attua una rappresentazione visiva delle teorie sugli archetipi elargite da Carl Gustav Jung.

Guillermo Lorca

Guillermo García-Huidobro nasce 1984 a Santiago del Cile, dall’affermata scrittrice Beatriz García-Huidobro. Si avvicina alla pittura a soli otto anni. Dopo la maggiore età si iscrive alla Bachelor of Art Catholic University, in Cile. Insoddisfatto dall’ambiente accademico nel 2006 lascia l’università per dedicarsi ad un apprendimento maggiormente diretto. Si sposta in Norvegia, ove diviene assistente del pittore post-moderno Odd Nerdrum. Nel 2007 Guillermo torna a Santiago del Cile, qui ha luogo la sua prima personale Diebushka, presso la galleria Matthei. Tra il 2009 e il 2010 realizza dei murales per la stazione Baquedano di Santiago: divenendo il più giovane artista ad esibirsi all’interno della metro. I murales dipingono persone comuni di nazionalità cilena.

Nel 2013 Guillermo Lorca partecipa alla Art Spot in Miami, nel medesimo anno recita nel film Summer of the flying Fish, diretto da Marcela Said. Nella pellicola il pittore interpreta sé stesso. Nel 2018, al National Mudeum of Fine Arts di Santiago, si tenne la sua personale Nocturnal Animals. Nello stesso anno è attivo anche in Italia e Spagna.

Il banditore d’arte e collezionista Simon de Pury scoprì l’opera del pittore su Instagram e si offrì di curarne le mostre. Grazie a lui Espelondor de la noche di Guillermo Lorca è attualmente visibile al Moco Museum di Barcellona.  

Articolandosi nel binomio tra bellezza e paura, l’arte di Lorca pone l’interrogativo della piena comprensione dell’umano e sull’equilibrio che vibra tra bene e male. Ricca di simbolismo psicologico e mitologico, nelle tele di Lorca è pedissequa la presenza di animali. Gli animali che rappresentando gli istinti primari divengono metafora del confine tra preda e predatore. A fare da contrappeso alla presenza degli animali nelle tele di Lorca è la presenza dei bambini. Vengono ritratte bambine tra figure mitologiche ed animalesche, quale addendo delle dinamiche di potere.

La favola

Il termine favola viene utilizzano in ambito pittorico perlopiù per designare scene mitologiche, allegoriche o narrative. Il termine viene utilizzato per quelle scene che non si limitano al mero ritratto o paesaggio, bensì narrano una storia. Nel Rinascimento, il termine era usato in sostituzione di “mito”. Per pittura favolistica si intende quella pittura che articola in sé: narrazione, elemento simbolico o allegorico e una componente fantastica o straniante rispetto al reale. In questo genere pittorico animali, oggetti e figure acquisiscono una connotazione simbolica, avendo valore oltre sé stessi e riflettendo idee morali, psicologiche e esistenziali. La pittura Favolistica invita lo spettatore a una lettura onirica del sottotesto presente nella composizione.

Guillermo Lorca trasporta molti elementi della pittura favolistica nelle sue opere. Le sue tele sono connotate da una narratività sospesa. Le sue opere suggeriscono un racconto ma non lo risolvono. La sua arte è connotata da un forte simbolismo visivo. Le figure, con le loro pose veicolano temi quali l’innocenza, la violenza latente, la natura selvaggia e il binomio tra soggezione e dominio.

Seguendo la logica del realismo magico le scene dei suoi dipinti sono figurative, credibili nella forma, ma cariche di irrazionalità. Quella di Lorca è un’atmosfera favolistica rivisitata. Le sue favolacce evocano un senso di meraviglia, inquietudine e riflessione sul mondo interiore: empatizzando con l’evoluzione della favola nell’estetica contemporanea.

Il mondo di Guillermo Lorca e il femminino sacro di Jung

La pittura di Lorca è teatro dell’inconscio, animato da figure che incarnano tensioni archetipiche profonde. Le sue scene oniriche parlano un linguaggio dei sogni, che fa eco a quello dei sogni di Carl Gustav Jung. Jung riteneva i sogni la via privilegiata di accesso al Sé. Le figure femminili di Lorca rappresentano manifestazioni dell’anima: archetipo junghiano che incarna il principio di vita, di realizzazione e di mediazione con l’inconscio.

La loro è un’innocenza inquieta: come fossero manifestazioni del femminino sacro, in esse coesistono Eros e Thanatos, grazia e ferocia. Al loro interno si riversano le qualità della Grande Madre junghiana: generatrice e distruttrice.

Le figure bambine rimandano alla purezza originaria della psiche e alla vulnerabilità del Sé nascente. Gli animali feroci si prestano nelle composizioni quali figure totemiche, simboli di istinti primordiali. La loro presenza nel cosmo di Lorca non è mai realmente minacciosa: gli animali divengono specchi e compagni. Un esempio può essere la bambina lorchiana dormiente accanto ad un lupo: esempio di come ella abbia accettato la sua ombra, integrandola.

Gli animali che popolano i suoi quadri accompagnano le figure femminili nel viaggio iniziatico verso il Sé. Sono guide, protettori, messaggeri: manifestazioni dell’ombra redenta, di quella forza istintuale che muta in sapienza. Le sue protagoniste incarnano l’archetipo dell’Anima, mediatrice tra conscio e inconscio. In chiave junghiana il femminino è il principio del magico psichico: elemento che percepisce, accoglie, connette e trasforma.

Bloccate in gesti rituali, come nutrire animali feroci e danzare fra fiori e violenza, manifestano il movimento dell’individualizzazione. Tale movimento è un confronto con le forze oscure dell’inconscio, improrogabile per la rinascita spirituale. Jung tratta il concetto quale reintegrazione dell’istinto nel sacro, ritorno dell’anima al corpo. L’animale diviene un ponte tra conscio e inconscio, simbolo dell’unità smarrita tra umano e natura, spirito e materia.

La presenza animale quale simbolo dell’ombra junghiana

Nel pensiero di Jung l’Ombra è la somma di tutto ciò che l’individuo- o la cultura- tende a rimuovere, negare, reprimere. È l’insieme di: istinti, passioni, violenza, spontaneità e vitalità non riconosciute. Un’energia psichica vitale che, integrata, conduce alla totalità del Sé. In Lorca, tale energia, si metamorfizza nella forma animale.

Leoni, tigri, corvi, cani, popolano le sue tele: creature che, pur incarnando istinto e forza bruta, appaiono in intimità con figure infantili e femminili.

Questa dicotomia tra innocenza e ferocia trova eco nel dramma junghiano dell’individuazione: la riconciliazione con l’Ombra. Jung vedeva negli animali la rappresentanza dell’irruzione dell’inconscio nella coscienza. Gli animali comunicano tramite un codice istintivo, prerazionale, in contatto con le radici arcaiche dell’anima.

In Lorca, l’animale protegge, guarda, minaccia e accompagna: il suo sguardo è spesso puntato verso lo spettatore. Voce dell’inconscio che interpella l’io: gli rammenta ciò che tenta di ignorare e sfonda la barriera tra quadro e realtà. L’animale si configura quale specchio dell’anima, rivelando l’ambivalenza profonda dell’essere umano.

In alcune tele Lorca ci presenta degli animali quasi umanizzati, concentrati in un’atmosfera di sensualità e calma irreale. Junghianamente parlando, tale passaggio può rappresentare sia la trasformazione dell’Ombra quale forza creativa, sia il rischio dell’inflazione psichica.

L’animale diviene simbolo di potenza riconciliata: essendo anche memoria della parte selvaggia che ci abita.

Tradizioni mitiche, da Hermes alla Dea Ecate, vedono l’animale quale psicopompo: colui che accompagna l’anima nei passaggi liminali. Tale funzione archetipa viene inconsciamente ripresa da Guillermo Lorca. Nelle sue opere l’animale è materia viva dell’Ombra: ciò che la coscienza teme ma di cui necessita per essere intera. Lorca con la sua arte non ripudia l’ombra, l’abbraccia.

Bellezza barocca, teatralità ed eccesso sensuale, fanno dei dipinti di Lorca un teatro del pericolo. Manifestando l’arte quale rituale di equilibrio tra luce e oscurità: tra Eros e Distruzione.

Il “magico” psichico di Guillermo Lorca

Nel cosmo di Lorca il magico è una forma visibile dell’invisibile psichico, i suoi quadri conservano una concretezza sensuale, quasi corporea. La presenza di questo doppio registro- realistico e onirico, carnale e mistico- è segno di una realtà psichica che si manifesta tramite l’immaginazione.

La pittura è per Lorca un rituale di evocazione: ogni figura, animale o gesto sembra emergere dal buio come da un rito d’invocazione dell’inconscio collettivo. Il magico è il linguaggio stesso dell’archetipo: capacità dell’immagine di parlare direttamente all’anima, aldilà della ragione.

Jung ritenne l’immaginazione dotata di una propria autonomia ontologica: le immagini interiori sono dei reali eventi psichici. In Lorca la potenza dell’immagine agisce sulla coscienza, che suscita emozioni numinose. Nel pensiero junghiano le esperienze del numinoso sono quelle del sacro che attrae e spaventa simultaneamente.

I dipinti di Lorca si risolvono in teatri di metamorfosi, sospese tra la grazia e l’orrore, riflettono il cammino junghiano dell’individuazione. Durante esso l’Io attraversa l’inconscio per incontrare il Sé. Nel magico lorchiano la trasformazione è un’esperienza simbolica che coinvolge chi guarda. Le figure femminili, gli animali e gli oggetti rituali divengono strumenti alchemici: gli stessi della magnum opus dell’anima.

Lorca si inserisce in quella tradizione di arte alchemica ove il magico è il modo in cui la psiche si auto rivela. Nelle sue opere il magico è legato al femminile. In Lorca il magico si manifesta quando la coscienza maschile si apre al potere oscuro e intuitivo dell’Anima. Il risultato è un equilibrio fragile e misterioso, ove la realtà appare trasfigurata e carica di simboli.

Funzione immaginativa dell’essere umano, il magico è quella capacità di vedere oltre il visibile, di trasformare la materia in spirito, il quotidiano in mito.

Maria Domenica Ferlazzo per Questione Civile

Sitografia:

italia.tattoolife.com

mocomuseum.com

psicolinea.it

it.bibisco.com

eroicafenice.com

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