Il novecento in Portogallo e la dittatura di António Salazar
Quella guidata da Salazar in Portogallo fu una delle dittature più lunghe del ‘900 europeo, per quanto meno ricordata di altre. Iniziata e finita con un colpo di Stato, attraversò il secolo dagli anni ’30 alla metà degli anni ’70.
“Dittature europee nel secondo dopoguerra”
– N. 3
Questo è il terzo numero della Rubrica di Area dal titolo “Dittature europee nel secondo dopoguerra”, appartenente all’Area di Storia Moderna e Contemporanea
Il Portogallo di inizio ‘900
Tralasciata, messa da parte e spesso dimenticata anche dai programmi scolastici, la dittatura di António de Oliveira Salazar governò il Portogallo per quasi quarant’anni. Non come il Fascismo, non simile come il Franchismo e non storicamente forte come il Nazismo, eppure anche dopo la fine dei regimi in Italia e in Germania, il Portogallo è stato in dittatura.
Questa storia ha le sue origini nella difficile situazione economica e sociale dell’Europa all’inizio del XX Secolo. Prima una crisi economica e poi la Prima Guerra Mondiale, da cui il Portogallo sarebbe uscito vincitore ma ferito. Dopo ancora, tra le due guerre, il crollo di Wall Street e la crisi globale, che tanto avrebbe inciso sul futuro del mondo. Una situazione del genere era capace di creare il clima ideale per la dittatura in mezza Europa, e il Paese più a ovest non fece eccezione.
Il secolo si era aperto con un colpo di Stato, avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1910. A guidarlo era stato il Partito Repubblicano, desideroso di deporre il re Manuele II per instaurare la Repubblica. L’azione funziona, il re viene cacciato e nel 1911 il Portogallo ha la sua prima Costituzione repubblicana. È la così detta Prima Repubblica, guidata tra gli altri da un forte principio di laicismo. La sua diretta conseguenza è la promulgazione di leggi progressiste – viene legittimato il divorzio – e la riduzione del potere ecclesiastico.
Questa ondata di modernità non si accompagna però a una vera stabilità politica: le forze repubblicane iniziano a entrare in crisi e si creano delle spaccature. La stessa Prima Guerra Mondiale non è vissuta in modo univoco dall’intero movimento e anche dopo il conflitto, complici le sue conseguenze, il Portogallo vive un momento di forte instabilità.
Il secondo Golpe e António Salazar
Il secondo colpo di Stato che vive il Portogallo è quello del 28 maggio 1926. Si trattò di un golpe militare in piena regola, al quale parteciparono oltre 25mila uomini dell’esercito portoghese. Partirono da Braga, nel nord del paese, e viaggiarono per quasi 400 chilometri fino alla capitale Lisbona. Qui chiesero e ottennero le dimissioni del governo di Antonio Maria da Silva, decretando la fine dell’esperienza della Prima Repubblica.
Il periodo che si apre per il Paese è quello della Ditatura Nacional. Nasce come sorta di triumvirato, con alla guida José Mendes Cabeçadas, comandante della marina, che ha però vita breve. Neanche un mese dopo si dimette, portando al governo del generale Gomes da Costa, che a sua volta cadrà a luglio. Sarà il generale Antonio Oscar Carmona a prendere le redini del paese dopo questa confusa fase iniziale, assieme all’uomo che sceglierà come Ministro dell’Economia: António de Oliveira Salazar.
Nato nel 1889, António de Oliveira Salazar sembrava destinato alla carriera ecclesiastica, un po’ in ragione delle origini e un po’ per la forte fede. Appena undicenne fu inviato dai genitori al Seminario di Viseu, dove rimase per tutta l’adolescenza e continuò la formazione scolastica fino ai diciotto anni. Quando termina gli studi il Portogallo è sull’orlo del primo colpo di Stato, quello che porterà alla Repubblica.
Abbandonato il percorso religioso, Salazar prosegue con l’istruzione universitaria a Coimbra, dove si laurea in Giurisprudenza. Non è però nel diritto puro che trova la sua strada: dopo la laurea, infatti, intraprende la strada per la docenza, arrivando intorno ai trent’anni ad essere titolare della cattedra di Scienze Economiche. È proprio grazie al suo ruolo di docente di economia che la vita di Salazar si incontra con la storia politica del Paese. Nel 1928, dopo una prima rinuncia nel 1926, diviene Ministro dell’Economia.
L’ascesa di Salazar in Portogallo e l’Estado Novo
La scelta che fa Carmona nominando Salazar come Ministro dell’economia ha uno scopo: risanare la disastrosa situazione finanziaria del paese. In due anni il miracolo richiesto da Carmona riesce e il debito pubblico portoghese viene pressoché azzerato. Da lì l’ascesa politica fu rapida e nel 1932 Salazar divenne primo Ministro. Con la sua nomina terminò di fatto la dittatura militare in senso stretto, ma non il regime.
Un anno dopo, nel 1933, venne promulgata la Costituzione che avrebbe retto la dittatura di Salazar fino alla sua fine: l’Estado Novo. Il nuovo stato, la nuova visione del Portogallo. Si tratta di un totalitarismo con tratti peculiari, a cominciare dal rapporto con la fede cattolica, rinsaldato dopo quanto accaduto durante la Repubblica. I suoi nemici sono i comunisti, i socialisti e i liberali. Lo Stato deve essere al centro e tutti devono aiutarne lo sviluppo.
Dio, Patria e Famiglia sono i precetti su cui si basa la dittatura di Salazar, coadiuvati dalla spinta al corporativismo. Sulla carta il Portogallo resta una Repubblica e Carmona ne è il Presidente. Le elezioni politiche si svolgono puntualmente, ma sono organizzate in modo da non consentire una vera espressione democratica del popolo. Il partito, come nell’Italia Fascista, era unico. Le libertà civili furono ridotte fino all’abolizione, a cominciare da quelle connesse alla stampa e all’informazione. Il regime si serviva di una propria polizia politica segreta.
Per quanto riguarda l’economia, quella risanata dallo stesso Salazar pochi anni prima, tutto era ora volto all’autosufficienza e all’autarchia. Il regime di Salazar non era nato da sé: da un lato era figlio di una storia, quella dell’Europa cattolica; dall’altro era fratello delle dittature a lui contemporanee, e diversi furono gli scambi e le connessioni con queste, in particolare con Italia e Spagna.
Salazar, la Seconda guerra mondiale e il dopoguerra
Con l’avanzare degli anni ’30 sono proprio i rapporti internazionali a interessare la vita del regime di Salazar. Il primo evento fu la guerra civile in Spagna, a cui il Portogallo contribuì con l’invio di volontari in favore delle truppe di Francisco Franco. Pochi anni più tardi toccò al secondo conflitto mondiale. Anche in questo caso, come era avvenuto per la Prima Guerra Mondiale, il Paese tentò la strada della neutralità. Per Salazar era importante evitare di portare il Paese nel conflitto attivo, ma ciò non gli impedì di lavorare come stratega a livello diplomatico.
Il dittatore instaurò relazioni economiche al contempo con la Germania, con l’Inghilterra e con gli Stati Uniti. Quest’abilità in politica internazionale gli consentì di rimanere fuori dalla guerra e di poter trattare anche dopo la sua fine. Così, il Portogallo di Salazar, al termine del conflitto, riuscì ad essere ammesso nella Nato e nell’ONU.
Mentre l’Europa si ricostruiva dopo la devastazione della guerra, in senso fisico e politico, la penisola iberica continuava con le due dittature: Franco in Spagna e Salazar in Portogallo.
Le capacità diplomatiche del dittatore portoghese, già messe a frutto durante il conflitto, non portarono a un’apertura verso l’estero. L’autarchia e la chiusura in sé che l’Estado Novo richiedevano per il Paese continuarono anche con l’andare degli anni ’50, e lo stesso valse per la politica repressiva del dissenso. Sulla sponda più occidentale del vecchio continente le violenze nei confronti degli oppositori continuavano e la democrazia sembrava un miraggio lontano.
A questo si aggiunse la guerra per il mantenimento delle ultime tre colonie africane del paese, sopravvissute dopo le perdite coloniali di inizio secolo: Guinea, Mozambico e Angola.
La morte di Salazar e la Rivoluzione dei Garofani
Nell’estate del 1968 la salute di Salazar subì un tracollo. L’uomo cadde da una sedia sbattendo la testa, colpo che provocò un’emorragia cerebrale e lo mandò in coma. Si risvegliò dopo poche settimane, ma il ruolo di Presidente del consiglio fu assunto da Marcelo Caetano. Per Salazar fu architettata una sorta di grande bugia: nessuno gli disse che era stato deposto, e fino alla sua morte nel 1970 il dittatore continuò a credere che nulla fosse cambiato.
Nel frattempo l’insoddisfazione popolare cominciava a crescere, arrivando anche ai ranghi dell’esercito. La guerra in Africa, logorante, aveva avvicinato alcuni soldati alle ideologie proibite, soprattutto al marxismo, e all’idea che qualcosa potesse e dovesse cambiare. Il regime nato da un colpo di Stato stava per spegnersi nello stesso modo: nel 1973 è proprio tra le fila dell’esercito che inizia a covare il seme della rivolta.
Il segnale convenuto è una canzone, Grândola, vila morena. È quando questa risuona in radio, nella notte tra il 24 e il 25 aprile 1974, che il colpo di stato ha inizio. Una sorta di contro-colpo di stato, con tutte le caratteristiche del golpe, ma per ottenere il ritorno alla democrazia. Le strade sono occupate e le infrastrutture e i mezzi di comunicazione messi sotto il contro dei militari. In breve la notizia si espande, il golpe entusiasma il popolo e le strade si riempiono di uomini e donne comuni.
È la Rivoluzione dei Garofani, dai fiori che a Lisbona accolgono l’esercito. Circondato, Marcelo Caetano si arrende. La dittatura è finita. Dopo oltre quarant’anni il Paese è libero e si può aprire la strada alla Democrazia. Tra i sostenitori della rivoluzione c’è un generale, Antonio de Spinola: sarà lui a diventare il primo Presidente della Repubblica del Portogallo dopo la fine della dittatura.
Dopo la dittatura
Nel primo anniversario della Rivoluzione dei Garofani, il 25 aprile 1975, il Portogallo votò per la sua Assemblea costituente. Un anno più tardi, nella primavera del 1976, con la nuova Costituzione promulgata andò a libere elezioni. Vinsero i socialisti di Mário Soares, che guidò il primo governo del post dittatura, diventando poi, qualche anno più tardi, Presidente della Repubblica.
La via per la democratizzazione del Paese era avviata; la parabola novecentesca dei Golpe e della dittatura era finita. Nel 1986 il Paese entrò nell’Unione Europea, completando quel percorso di integrazione internazionale già intrapreso con Salazar.
Francesca Romana Moretti per Questione Civile
Sitografia
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