Grecia: storia di una dittatura del secondo novecento

Grecia

I sette anni dei Colonnelli: la dittatura in Grecia nel secondo dopoguerra

Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 anche la Grecia visse il suo periodo dittatoriale, figlio dell’instabilità politica post-bellica e della posizione geografia a metà tra i due blocchi della Guerra Fredda.

“Dittature europee nel secondo dopoguerra”
– N. 4
Questo è il quarto numero della Rubrica di Area dal titolo Dittature europee nel secondo dopoguerra, appartenente all’Area di Storia Moderna e Contemporanea

L’invasione italiana e la Guerra Civile

Culla della civiltà occidentale, la Grecia moderna è stata vittima, come diversi stati europei, di una dittatura nel corso del XX Secolo, che però non attraversò la metà del secolo e la Seconda guerra mondiale, ma che arrivò dopo, successivamente agli eventi di quegli anni. Bisogna fare un passo indietro, ritornare alla Grecia invasa dagli italiani di Mussolini alla fine del 1940, e all’intervento della Germania pochi mesi più tardi. L’occupazione durò fino al 1944, dando vita a una resistenza che non sarebbe però stata in grado di ricostruire da sola la democrazia nel Paese.
Inserita in una sfera di controllo britannico a partire dal 1944, la Grecia dovette fronteggiare fin da subito un’intensa Guerra Civile basata sulla contrapposizione tra forze Comuniste e anticomuniste. Questo anche in ragione della posizione geografica del paese, posto a metà tra i due blocchi in formazione, quello americano-britannico e quello dell’Unione Sovietica.

Furono le potenze straniere a influenzare i blocchi che si fronteggiavano all’interno del Paese. Mentre in occidente e in oriente i paesi cercavano di riprendersi dal conflitto mondiale, la Grecia era teatro di una violenta guerra interna.
Da un lato il governo, appoggiato dal blocco occidentale che aveva aiutato il rientro in patria del Re Giorgio II, fuggito al Cairo durante l’occupazione, mentre dall’altro la guerriglia comunista, appoggiata dai Sovietici e dalla Jugoslavia di Tito.
A cambiare le sorti del conflitto fu, nel 1947, la Dottrina Truman, che metteva la Grecia sotto il controllo statunitense. In quest’occasione gli USA si occuparono anche di sostenere l’esercito regolare del paese, inviando aiuti economici e bellici. La crisi della guerriglia comunista peggiorò l’anno successivo, quando la rottura tra Tito e Stalin segnò la fine del supporto Jugoslavo ai comunisti greci.
La guerra civile finì nel 1949, lasciando dietro sé centinaia di migliaia di morti.

La crisi politica del secondo dopoguerra in Grecia e l’omicidio Lambrakis

Quasi dieci anni di occupazione e conflitto avevano distrutto la Grecia dal punto di vista civile ed economico.
Il Partito Comunista era stato dichiarato fuorilegge e la Monarchia parlamentare restaurata, ma ciò non sarebbe stato sufficiente a garantire la stabilità politica. I primi anni cinquanta furono, al contrario, un periodo di forte instabilità, a cui pose fine, in parte, l’imposizione statunitense di un sistema elettorale maggioritario nel 1952.
Questo permise al nuovo Governo, guidato da Alexandros Papagos, che rimase Primo Ministro fino alla sua morte nel 1955, quando gli succederà Kōnstantinos Karamanlīs.

Gli anni del Governo conservatore di Karamanlīs furono il primo momento di stabilità politica e ripresa economica della Grecia post guerra civile. Tuttavia le tensioni interne, soprattutto tra le ali più estremiste del paese, non erano solo un ricordo. A far precipitare la situazione fu la morte di Gregoris Lambrakis, parlamentare di sinistra ucciso a Salonicco nel 1963: colpito alla testa da due uomini su una moto il 22 maggio 1963, morì cinque giorni più tardi. L’evento fu inizialmente definito incidente stradale, ma la matrice politica, supportata anche da alcune alte cariche del corpo di polizia, fu chiara dopo poco.

L’assassinio di Lambrakis e la verità sulla morte del parlamentare diedero vita a uno scandalo che obbligò Karamanlīs alle dimissioni. Nel febbraio del 1964 il governo passò nelle mani del centrista Georgios Papandreou, che meno di un anno e mezzo più tardi entro in contrasto con il Re, il giovane Costantino II, salito al trono appena ventitreenne.
Il contrasto tra il Governo e la Monarchia si fece in breve tempo insanabile. Papandreou fu costretto a lasciare la guida dell’esecutivo nel luglio del 1965. La situazione politica greca si fece nuovamente instabile. Cinque governi in meno di due anni.
Si preparava il terreno al golpe militare del 1967.

Grecia: Il golpe del 1967 e i Colonnelli

La notte che diede inizio alla dittatura fu quella tra il 20 e il 21 aprile 1967.
In quelle ore, mentre la Grecia dormiva, un gruppo di militari occupò la sede dello Stato Maggiore dell’esercito dando il via al golpe. A guidarli erano il generale Stylianos Pattakos e i colonnelli Georgios Papadopoulos e Nikolaos Makarezos.
Era ormai tardi per tornare indietro, e a poche ore dal colpo di Stato il re Costantino II diede mandato al governo di Kōnstantinos Kollias. Costantino II rimase sul trono fino a dicembre, quando tentò di sovvertire gli esiti del golpe di aprile e ripristinare la democrazia. Un’operazione che fallì e obbligò la casa reale a un nuovo esilio, prima in Italia e poi in Danimarca. Formalmente la Grecia rimase Monarchia fino al 1973, quando la stessa giunta militare proclamò la Repubblica, ma di fatto erano ormai anni che il sovrano era fuori dal Paese.

Via le libertà politiche, via le libertà civili, al bando la libertà di espressione e i partiti politici, soprattutto quelli di sinistra.
Fine delle riforme messe in atto dai pochi governi stabili che avevano inaugurato gli anni ’60.
La Grecia era precipitata in un regime basato sul nazionalismo e sull’anticomunismo: ogni forma di dissenso, soprattutto di sinistra, era repressa con la forza e la violenza. Dall’altro lato, però, la Dittatura dei Colonnelli non ricercava il consenso nel modo in cui si era già visto in altre forme totalitarie novecentesche. Ciò che premeva era estromettere dal contesto politico nazionale ogni tentativo di avvicinamento alla sinistra, soprattutto estrema e di matrice comunista o sovietica. Ogni forma di organizzazione democratica diventava così nemica, dovendosi dare alla clandestinità al di là di un presunto legame con Urss e blocco socialista.
Gli arresti si moltiplicarono, e gli oppositori finiti in carcere furono decine di migliaia.

La resistenza di Panagulis e l’occupazione dell’Università di Atene

I tentativi di resistenza si fecero ben presto più organizzati e non si limitarono alla riflessione politica.
Un primo attentato nei confronti del Colonnello Georgios Papadopoulos fu pensato e messo in atto nell’estate del 1968 ad opera del gruppo Resistenza Greca di Alexandros Panagulis.

Panagulis, all’epoca non ancora trentenne, aveva passato i primi mesi della dittatura a Cipro, organizzando da lontano la resistenza. Il piano contro Papadopoulos, messo in atto il 13 agosto 1968, aveva come scopo l’omicidio del Colonnello tramite un attentato dinamitardo all’auto su cui viaggiava. Dal gruppo di resistenti erano state predisposte due mine da far esplodere: tuttavia, all’atto del passaggio della macchina, ne era partita solo una. Papadopoulos non rimase quindi colpito dall’attacco, mentre Panagulis venne in breve tempo riconosciuto quale responsabile materiale e arrestato.
Si tratta di uno degli atti più conosciuti e ricordati della resistenza greca anche al di là dei confini del Paese.

L’evento di resistenza che più di tutti influì sulle sorti del regime risale al novembre 1973, oltre sei anni dopo l’avvento dei Colonnelli. A dare il via alle proteste il 14 novembre furono gli studenti ateniesi, che decisero di occupare l’Università. Quella che iniziò come una rivolta studentesca (a pochi anni dal movimento del ’68), diventa in breve un movimento di popolo. I giovani occupanti parlano ad Atene attraverso una radio libera, il messaggio degli studenti arriva anche a chi è fuori dall’università. Giovani, adulti, studenti e lavoratori, chiunque era a conoscenza di quel che stava accadendo: la protesta universitaria stava montando anche fuori dalle mura dell’istituzione.
Il tentativo di ribellione durò tre giorni, fino al 17 novembre. Quel giorno il governo dei Colonnelli scelse di agire con la forza, abbattendo i cancelli dell’università con un carrarmato, e di fatto iniziando un violento scontro, in cui morirono ventiquattro studenti.

La fine della dittatura, la democrazia e Alba Dorata

La strada per la fine della dittatura si era aperta a fatica, passando sopra ai corpi dei ragazzi dell’Università di Atene.
A peggiorare la stabilità del governo dei Colonnelli arrivò però un altro evento, questa volta esterno. Nell’estate del 1974 il regime aveva deciso di invadere Cipro, da tempo contesa con la Turchia. La risposta del contendente però non si fece attendere: poco dopo il tentativo di conquistare l’isola, il governo di Ankara la invase a sua volta. Il rischio di una guerra con la Turchia portò diversi membri a mettere in dubbio le politiche dell’esecutivo, aprendo di fatto la strada agli ultimi giorni della giunta militare. Dopo più di sette anni la Grecia, che l’anno precedente era diventata Repubblica grazie ad un plebiscito, si preparava a tornare alla democrazia.
In meno di dieci giorni, nel mese di luglio, il regime finì.

Dopo il crollo dei Colonnelli si ristabilì per un breve periodo la Monarchia, permettendo il rientro in patria di Costantino II, che durò poco più di un anno.

Nel 1975 un libero referendum diede parola ai cittadini che decisero per la forma repubblicana.
Il ritorno della democrazia diede di nuovo spazio alle forze socialiste, e nel 1981 Andra Papandreou guidò il primo governo di sinistra della Nazione. L’anno precedente, il 5 maggio 1980, la Presidenza della Repubblica fu assunta da Karamanlīs, che aveva guidato l’esecutivo pochi anni prima del golpe del 1967.
Per la Grecia si apriva un nuovo periodo di democrazia, che la portò nell’Unione Europea nel 1981 e nella zona Euro nel 2002.

Nell’attuale politica greca è stato attivo un partito di estrema destra, Alba Dorata, legata a ideali ultranazionalisti, costretto a sciogliersi dopo una sentenza della Corte di Atene, che l’ha indicata come organizzazione a delinquere.

Francesca Romana Moretti per Questione Civile

Sitografia

storico.org

greecewebtravel.it

fattiperlastoria.it

piemonte-grecia.org

storicamente.org

treccani.it

ilpost.it

osservatoriorepressione.info

storicang.it

fondazionefeltrinelli.it

+ posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *