DAL CINEMA ALLA WHITE HOUSE: LA STORIA DI RONALD REAGAN

Sulla scia delle imminenti elezioni presidenziali americane, l’Archivio di Storia delle Relazioni Internazionali intende ricostruire il profilo di uno dei Presidenti indiscutibilmente più famosi ed amati: il 40° Presidente americano, Ronald Reagan.

Ronald Reagan nasce il 6 febbraio 1911, a Tampico, Illinois, secondogenito di John Edward Reagan, di origini irlandesi, e di Nellie Clyde Wilson, la quale aveva antenati scozzesi, canadesi e inglesi (quando visita Ballyporeen nel 1984, a Reagan viene presentato un albero genealogico da cui risulta una lontanissima parentela sia con John F. Kennedy sia con Margaret Thatcher). Nel 1928, entra all’Eureka College a Eureka (Illinois). Le sue abilità oratorie lo aiutano a promuovere uno sciopero degli studenti e a diventarne rappresentante. Nel 1932, dopo aver ottenuto il Bachelor of Arts in economia e sociologia, Reagan è assunto dalla stazione radio WOC di Davenport, nell’Iowa e quindi alla WHO di Des Moines, come cronista per le partite di baseball dei Chicago Cubs. Nel 1937, mentre si trova in California come cronista radiofonico per seguire l’allenamento primaverile dei Chicago Cubs, Reagan svolge un provino che lo porta a firmare un contratto di sette anni con la Warner Bros. La carriera cinematografica di Reagan va avanti con vari successi, oltre che con pellicole più o meno famose, fino agli anni ‘50. Il poliziesco Contratto per uccidere (1964), diretto da Don Siegel, è la sua ultima apparizione; gli viene dedicata una stella nell’Hollywood Walk of Fame, al n. 6374 di Hollywood Boulevard.

L’ascesa politica di Reagan

La sua carriera politica inizia nel 1947: da sempre un simpatizzante Dem, del presidente Franklin D. Roosevelt e del suo New Deal, Reagan diviene fino al 1960 presidente della Screen Actors Guild (SAG), il sindacato che rappresenta la maggior parte degli attori di Hollywood. Tuttavia, gli anni della Guerra Fredda, del blocco dei paesi dell’est, del Patto di Varsavia e del Cominform fanno capire a Reagan che l’unico partito che avrebbe potuto stroncare la “paura rossa” dei regimi comunisti è quello Repubblicano: per questo motivo, si schiera a favore delle candidature alla presidenza dei repubblicani Dwight D. Eisenhower (nel 1952 e nel 1956) e Richard Nixon (1960).

Reagan alla White House

Nel 1966, i Repubblicani decidono di candidarlo alla carica di Governatore della California: Reagan sconfigge il suo avversario Pat Brown, assumendo la carica il 3 gennaio 1967. Viene rieletto per un secondo mandato nel 1970, in cui riforma il welfare, aumenta gli aiuti per le classi più svantaggiate e riduce la pressione fiscale. Nel 1976, Reagan sfida il Presidente Gerald Ford, subentrato a Richard Nixon dopo le sue dimissioni, tentando di diventare il candidato alla presidenza per i Repubblicani. Ford è un repubblicano moderato, mentre Reagan si presenta come il candidato dell’ala conservatrice del partito. Reagan viene eletto Presidente nel 1980, battendo l’avversario George H. W. Bush che verrà nominato suo Vicepresidente. Indiscutibilmente, Reagan rivoluziona le strategie di marketing politico, proponendosi, come già aveva fatto da governatore, come “Citizen politician”, cittadino fra i cittadini, vicino alla gente, contrapposto ai politici “di professione”; ripristina nella maggioranza dell’elettorato la fiducia nella rinnovata capacità di leadership statunitense a livello globale.

Reagan si insedia alla Casa Bianca il 20 gennaio 1981. Nel suo discorso inaugurale pone come priorità i problemi economici del Paese e, in proposito, pronuncia la famosa frase:

«Nella crisi presente, il Governo non è la soluzione al nostro problema; il Governo è il problema».

Il 30 marzo 1981, a soli 69 giorni dall’inizio della sua carica, a Washington John Hinckley Jr., un folle spara a Reagan, perforandogli il polmone sinistro. Il Presidente viene subito condotto al George Washington University Hospital, dove viene operato dal chirurgo Ben Aaron. L’intervento, che avrebbe condotto il presidente alla morte se qualcosa fosse andato storto, ha fortunatamente successo, e l’11 aprile Reagan viene dimesso dall’ospedale.

“Reaganomics” per risollevare l’America

All’inizio della presidenza reaganiana, l’inflazione in America è all’11,83% e la disoccupazione al 7,5%. Per risollevare il paese dalla lunga stagnazione, Reagan sostiene la nuova teoria economica denominata supply-side economics, o più semplicemente “Reaganomics“: tale teoria si basa sulla Curva di Laffer, un modello che studia la relazione fra aliquota e gettito fiscale. Supponendo in maniera molto elementare che, quando le tasse sono pari a 0, le entrate sono 0, e che, quando sono pari a 100, il gettito è sempre 0, in quanto ogni attività economica viene paralizzata, tra questi due punti deve esserci un punto in cui le entrate sono al loro massimo; in quel punto aumentare le tasse farebbe paradossalmente diminuire le entrate. Reagan, quindi, è fermamente convinto che le tasse americane siano troppo alte, perciò una loro diminuzione avrebbe portato a una crescita delle entrate e a maggiori investimenti, con un effetto benefico per l’economia. Già nel 1981, riesce a far approvare al Congresso una drastica riduzione delle tasse: il 25% in 4 anni. La misura economica fortemente voluta da Reagan ha i suoi frutti e dal 1982 al 1990 gli USA assistono ad un periodo di crescita economica ininterrotto. Tuttavia, la ripresa dell’economia americana viene giovata anche dal conflitto tra Iran e Iraq, che scatena una sorta di crisi petrolifera alla rovescia. Le due nazioni – entrambe produttrici di petrolio – iniziano, infatti, a svendere sempre più oro nero per finanziare la propria guerra. Di conseguenza, il costo dell’energia viene abbattuto e l’economia del dollaro subisce un’impennata.

Le tensioni con l’URSS

In ambito di politica estera, essendo nel bel mezzo della Guerra Fredda, i rapporti con l’Unione sovietica sono critici. I rapporti tra le due potenze toccano il picco negativo nel 1983, quando Reagan si riferisce all’Unione sovietica con l’espressione “Impero del Male” e quando annuncia piani per il riarmo nucleare, durante il famoso discorso pronunciato l’8 marzo 1983 davanti all’Associazione Evangelica Nazionale a Orlando:

«Nelle vostre discussioni relative al congelamento dell’arsenale nucleare, vi esorto a guardarvi dalla tentazione dell’orgoglio – la tentazione di dichiararvi serenamente al di sopra di tutto questo e di etichettare entrambe le parti come egualmente in torto; la tentazione di ignorare i fatti storici, gli impulsi aggressivi di un impero del male, chiamando la corsa al riarmo ‘un enorme fraintendimento’, e così sottrarvi alla lotta tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene ed il male».

Nei primi anni ’80, l’amministrazione Reagan si oppone alle sanzioni chieste dalla comunità internazionale contro l’Apartheid in Sudafrica e intraprende una politica di impegno costruttivo. Il fallimento di questa strategia rispetto agli scopi dichiarati attira forti contestazioni da parte degli attivisti anti-apartheid, spingendo il Congresso ad approvare l’introduzione di sanzioni. Reagan oppone il veto presidenziale per osteggiare l’iniziativa, ma il Congresso reagisce riapprovando la legge a maggioranza qualificata e sancendo, così, la fine del constructive engagement.

Reagan Presidente per la seconda volta

La presidenza di Reagan non si ferma: nel 1984, egli viene rieletto per il secondo mandato, battendo il suo avversario dem Walter Mondale. Il suo secondo mandato è caratterizzato soprattutto dalla distensione con l’URSS: a partire dal 1985, Reagan dimostra un certo realismo politico, promuovendo una serie di incontri con Gorbaciov, col quale addirittura stringe un’amicizia personale. Rimane alla storia il discorso “Tear down this wall!”, letto davanti alla Porta di Brandeburgo il 12 giugno 1987, in cui Reagan invita Gorbaciov ad abbattere il Muro di Berlino:

«Segretario generale Gorbačëv, se cerca la pace, se cerca prosperità per l’Unione Sovietica e per l’Europa orientale, se cerca la liberalizzazione: venga qui a questa porta. Signor Gorbačëv, apra questa porta. Signor Gorbačëv, Signor Gorbačëv, abbatta questo muro!».

Irangate

La presidenza di Reagan, a metà del suo secondo mandato, è chiamata a resistere ad un duro colpo: lo scandalo Iran-Contras, conosciuto anche come Irangate, esplode tra il 1985 e il 1986 coinvolgendo alcuni alti dirigenti politici e militari dell’amministrazione Reagan accusati di un traffico d’armi con l’Iran (su cui vigeva l’embargo), allo scopo di facilitare il rilascio di sette ostaggi statunitensi in quel momento nelle mani di Hezbollah (storicamente legato all’Iran), in Libano. Anche se Reagan viene soltanto sfiorato dalla vicenda, per la sua amministrazione è un duro colpo in quanto non solo alcuni suoi elementi avevano commerciato con l’acerrimo nemico Iran, rompendo il principio che esclude ogni trattativa coi terroristi, ma avevano anche finanziato un gruppo armato senza il consenso necessario del Congresso, consenso che lo stesso aveva già respinto nel 1984. Nel 1992, il Presidente George Bush sr., allora vicepresidente di Reagan e sospettato di essere coinvolto, concederà la grazia a sei alti ufficiali indiziati e condannati per la questione Iran-Contras.

La lotta al terrorismo di Reagan

Nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale, Reagan porta avanti una decisa politica di pressione militare sulla Libia di Mu’ammar Gheddafi. Dopo il dirottamento del volo EgyptAir 648 il 23 novembre 1985 e gli attacchi agli aeroporti di Roma e Vienna il 27 dicembre seguente, azioni attribuite a terroristi sostenuti dalla Libia, Reagan autorizza per il gennaio-marzo 1986 una serie di manovre militari da parte di navi e aerei della US Navy nelle acque del golfo della Sirte, unilateralmente e illegalmente rivendicate come proprie dai libici; queste azioni (operazione Attain Document) degenerano in una battaglia aperta il 24-25 marzo 1986, nel corso della quale varie unità navali libiche vengono attaccate e affondate dagli aerei statunitensi. In risposta, agenti libici organizzano il 5 aprile seguente un attentato alla discoteca La Belle di Berlino Ovest, frequentata da soldati statunitensi, che provoca tre morti e 250 feriti. Gli Stati Uniti, a questo punto, il 15 aprile rispondono con l’operazione El Dorado Canyon: 24 bombardieri attaccano Tripoli e altri obiettivi militari lungo la costa della Libia, distruggendo la residenza di Gheddafi.

L’eredità politica di Reagan

A partire dal 1989, pochi mesi dopo l’insediamento alla Presidenza del suo successore, il suo Vicepresidente George H. W. Bush, l’impero sovietico inizia a collassare e l’ex presidente Reagan viene salutato come un eroe in molti paesi dell’Europa Orientale.

Nell’agosto 1994, gli viene diagnosticata la sindrome di Alzheimer; decide di darne pubblica notizia nel mese di novembre mediante una lettera autografa:

«Mi è stato recentemente comunicato che sono uno dei milioni di cittadini americani affetti dal morbo di Alzheimer … Per il momento mi sento bene. Intendo vivere il resto degli anni che Dio mi concederà su questa terra facendo le cose che ho sempre fatto … Inizio ora il viaggio che mi porterà al tramonto della mia vita. So che per l’America seguirà sempre una splendida alba. Grazie, amici miei. Possa Dio sempre benedirvi».

Colpito da una polmonite acuta, Ronald Reagan si spegne nella sua casa di Bel Air, all’età di 93 anni, il 5 giugno 2004 dopo aver combattuto contro l’Alzheimer per quasi un decennio, con sua moglie, l’amata First Lady Nancy Reagan, al suo fianco fino alla fine.

Martina Ratta per Questione Civile – XXI

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